La continua crescita
della popolazione mondiale e lo sviluppo dell’economia dei
paesi in via di sviluppo, che cercano di uniformarsi agli standard dei
paesi già industrializzati, sono la causa della crescente
richiesta di energia nonché della preoccupante e continua
emissione di gas serra.
La sfida tecnologica dei nostri giorni è certamente
soddisfare la richiesta energetica mantenendo l’emissione di
gas serra, in particolare della CO2, entro
limiti non preoccupanti per l’equilibrio ambientale. In
effetti la principale causa dell’effetto serra è
ritenuta essere proprio l’anidride carbonica, ovvero il
principale prodotto finale dell’uso di combustibili fossili
nella generazione di energia termica, meccanica ed elettrica.
All’inizio del ventesimo secolo la concentrazione della CO2
nell’aria era pari a 300 ppm mentre attualmente la stima
è di circa 380 ppm (Intergovernmental Panel on Climate
Change). Dalle figure 1 e 2 si può notare come
l’aumento della concentrazione di CO2
nell’atmosfera durante l’era industriale abbia
influenzato la temperatura globale.
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Figura 1:
Andamento dei livelli di CO2 in atmosfera negli
ultimi 1000 anni [fonte IPCC].
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Figura 2:
Andamento della temperatura media globale negli ultimi 140 anni [fonte
IPCC].
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A livello globale circa il 30% delle emissioni di CO2
in atmosfera è causato dai trasporti. Nel caso il livello
tecnologico per la produzione d’energia e per i trasporti
restasse quello attuale, si prevede, per il prossimo futuro, un
continuo aumento delle emissioni di CO2 con una
conseguente crescita della sua concentrazione in atmosfera. In figura 3
sono riportate le stime dell’IPCC [Intergovernmental Panel on
Climate Change] in uno scenario di pieno sviluppo economico; come si
può osservare lo scenario è tutt’altro
che rassicurante, con una previsione per il 2100 di una concentrazione
di anidride carbonica che va oltre il doppio rispetto alla
concentrazione preindustriale.
La sfida può essere vinta solo con l’aumento
dell’efficienza dei sistemi e la contemporanea riduzione del
consumo d’idrocarburi; con l’espansione
dell’impiego di fonti a basso o nullo contenuto di carbonio
quali gas naturale, rinnovabili, nucleare; con la separazione della CO2
prodotta nella trasformazione dei combustibili fossili e il
confinamento della stessa; con l’aumento del potenziale
d’assorbimento della stessa CO2 da
parte dell’ecosistema.
Un tale scenario dovrebbe idealmente essere basato su un vettore
energetico con le seguenti caratteristiche:
• di impatto ambientale, sia globale che locale, quasi nullo;
• producibile da più fonti energetiche primarie,
tra loro intercambiabili e disponibili su larga scala, anche in futuro;
• distribuibile preferenzialmente attraverso una rete.
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Figura 3:
Previsione per l'andamento della concentrazione di CO2 nei prossimi
anni [fonte IPCC].
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Il vettore energetico
che meglio si presta per questo scopo è ritenuto essere
l’idrogeno. I vantaggi dell’uso
dell’idrogeno sono diversi; tra questi il peso bassissimo; la
quantità di energia immagazzinabile ben superiore agli
attuali combustibili utilizzati su larga scala come gasolio, gas
naturale o benzina; la totale assenza nei gas combusti delle principali
fonti d’inquinamento dei centri urbani, cioè
anidride carbonica, polveri sottili e ossidi di zolfo
Tuttavia ci sono ancora parecchi ostacoli da superare
affinché l’idrogeno diventi il vettore energetico
del futuro. L’idrogeno non è presente in natura
come idrogeno molecolare immediatamente utilizzabile ma, anche essendo
uno degli elementi più abbondanti sulla crosta terrestre,
deve essere estratto dall’acqua o dagli idrocarburi. Si deve
spendere dunque dell’energia che viene in un certo senso
immagazzinata nell’idrogeno prodotto e riconvertita
successivamente attraverso sistemi quali motori a combustione interna o
attraverso le ben più efficienti celle a combustibile.
Oltre alla ricerca di sistemi di riconversione sempre più
efficienti, uno degli sforzi maggiori si sta facendo per la ricerca di
sistemi d’immagazzinamento e di trasporto
dell’idrogeno, in particolare per le applicazioni veicolari.
Gli attuali sistemi come l’immagazzinamento ad alta pressione
o per liquefazione presentano diversi problemi per le applicazioni
veicolari, legati essenzialmente alla sicurezza, alla
quantità d’idrogeno trasportabile, nel caso di
contenitori di gas ad alta pressione, oppure all’energia
necessaria a mantenere in forma liquida l’idrogeno, nel
secondo caso. Una valida alternativa è
l’immagazzinamento in stato solido come idruri metallici,
idruri complessi, nanotubi di carbonio, zeoliti, microsfere di
cristallo. Si deve tuttavia impiegare ancora molto lavoro di ricerca
per rendere migliori le proprietà di questi materiali.
Pressione e temperatura di esercizio in particolare dovrebbero rimanere
negli intervalli 1-10 atm e 20-100 °C, rispettivamente.
L’ulteriore difficoltà è il peso di
tali materiali, che in proporzione alla quantità
d’idrogeno immagazzinato è ancora troppo elevato
per applicazioni mobili efficienti.