La valutazione del transfert
prevede che in fase di progettazione, progettista e
committente abbiano concordato insieme la possibilità
di effettuare a distanza di tempo dalla conclusione dell'intervento
(da un mese fino ad un periodo di 6-8 mesi) alcune attività di
verifica direttamente sul posto di lavoro. L’obiettivo
della valutazione è in questo caso quello di rilevare il livello
di rispondenza e di applicabilità al contesto lavorativo di quanto
appreso in aula.
Al fine di impostare
correttamente il problema, occorre in primo luogo distinguere
tra due tipi di impatto organizzativo della formazione:
-
la valutazione dell'impatto relativo ad
azioni di formazione finalizzate esplicitamente ad un miglioramento
di una performance individuale e collettiva o alla eliminazione
di un disfunzionamento (a breve termine).
-
la valutazione dell'impatto relativo ad
azioni di formazione che accompagnano una trasformazione organizzativa
a medio e lungo termine (investimenti tecnologici, innovazione
dei profili professionali, interventi sulla struttura, diffusione
della cultura di impresa, ecc.)
Sebbene in entrambi i casi l’oggetto diretto della valutazione
sia il cambiamento nelle prestazioni degli individui, diverso
è il grado di difficoltà che si incontra nell’interpretazione
dei risultati.Nel caso (1), infatti, la misura degli effetti
si ottiene sostanzialmente comparando gli obiettivi iniziali
ed i risultati di una valutazione delle prestazioni, effettuata
nell’ambito del contesto lavorativo dopo un certo periodo di
tempo.
Nel caso (2), invece, i risultati attesi non
saranno realmente valutabili se non dopo un periodo estremamente
lungo di tempo a causa del quale, diventa difficile isolare
la capacità di impatto della formazione, e può risultare arbitrario
attribuire l’origine di un determinato cambiamento esclusivamente
ad essa
Monica Perego, "Organizzare per processi
la piccola impresa", MilanoQuickly,
“Guida metodologica per il progettista di
formazione”