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Nel testo tradotto la congestione propria dell�originale si allenta parzialmente a livello fonico e evidenti sono le insistenze sui gruppi fonici F/FF/FR; T/TR; STR/SPR/PR; ZZ , i versi che erano 11 nella versione originale diventano 14 nel testo tradotto e sono principalmente endecasillabi, la sintassi è ancora più serrata tant�è che viene cancellata la pausa che nell�originale è presente al v.6, e più frequente è il ricorso all� enjambement.

Le modifiche apportate da Montale coinvolgono anche la struttura stessa del testo e di conseguenza il livello semantico e concettuale, il testo tradotto vede infatti l�eliminazione della cornice proposta da Hopkins con un conseguente spostamento della Lode a Dio a metà del penultimo verso, il che fa in modo che questa espressione perda il carattere di punto d�arrivo come avviene invece nell�originale.

Qui è invece la bellezza ad assumere questa posizione di rilievo, ne consegue che il tema religioso fortemente riflesso nella struttura poetica originale viene sostituito da un approccio che esalta maggiormente il lato estetico.

Ci ritroviamo a mio avviso quasi di fronte a un tradimento dell�intenzione poetica di Hopkins.

Passiamo ora all�analisi del primo verso, dove Montale introduce il soggetto ottenendo quindi un effetto di immediata rivelazione della figura di Dio creatore, alla quale Hopkins giunge invece progressivamente e successivamente la contemplazione della bellezza e della varietà della creazione divina.

Viene comunque conservato da Montale l�uso delle alliterazioni e in particolare al verso 11 e al verso 12 quel parallelismo fonico-semantico di riconciliazione degli opposti che tanta parte ha avuto nella caratterizzazione del testo originale.

Da sottolineare nell�edizione montaliana la presenza di espressioni tipiche del mondo poetico di Montale, a partire dal � cangiante � presente nel titolo passando per la �striscia roseo-biliottata del v.2 , i �tizzi � del v.5 e via scorrendo fino a giungere alla fine di un testo che potremmo definire nuovo, indipendente e originale.

Mi è sembrato interessante operare un confronto tra la versione montaliana del testo di Hopkins e la versione, la traduzione curata da Guidi, curatore tra l�altro di diverse raccolte poetiche di G.M. Hopkins.

Si può in questo modo mettere maggiormente in evidenza quanto Eugenio Montale abbia fatto propria l�edizione di Hopkins e l�abbia resa secondo i canoni del suo universo linguistico e semantico, dando vita come dicevo prima ad un testo che potremo definire �originale�.

Ecco dunque la traduzione che di Pied Beauty fa Guidi :

 

 

BELLEZZA MULTICOLORE

Sia gloria a Dio per le cose variegate,

per i cieli pezzati come una mucca maculata;

per le rosee macchie punteggianti sulle nuotanti trote;

per le castagne cadute dai rami in tizzoni accesi, le ali del fringuello;

il paesaggio tutto pezzato e spartito, stazzo, maggese e terra arata;

e tutti i mestieri, congegni e attrezzi e il loro assetto.

Tutte le opposte cose, originali, esigue, strane;

Tutto ciò che è mutevole, maculato (chissà come ?)

Dal veloce, dal lento; il dolce, l�agro; l�abbagliante, l�opaco;

Colui le ingenera la cui bellezza non muta; lodate Lui.

 

 

La scelta di Guidi è per una traduzione che si può definire letterale, infatti il numero dei versi rimane invariato così come i concetti, che vengono riprodotti esattamente come nell�originale.

Guidi mantiene nella sua versione anche la cornice di apertura e chiusura hopkinsoniana, facendo così in modo che Dio rimanga l�elemento centrale anche in traduzione e perpetuando così le intenzioni poetiche del poeta inglese e le sue esigenze di progressiva enucleazione della struttura semantica del testo poetico.

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