Si tratta di traduzioni che in parte erano precedentemente apparse nelle grandi riviste letterarie dell�epoca , in parte rappresentano isolati esercizi di traduzione. Passiamo ora all�analisi dei testi, l�originale e la sua traduzione, e vediamo in primo luogo come Montale rende il testo di Hopkins. LA BELLEZZA CANGIANTE Gloria a Dio per le cose che ha spruzzate: i cieli bicolori, pezzati come vacche, la striscia roseo-biliottata della trota in acqua, il tonfar delle castagne - crollo di tizzi giovani nel fuoco e l�ali del fringuello; per le toppe dei campi arati e dissodati, e tutti i traffici e gli arnesi, e tutto ch�è fuor di squadra, difforme, impari e strambo, tutto che muta, punto da lentiggini (chissà come?) di fretta o di lentezza, di dolce o d�aspro, di lucore o buio. Quegli le esprime lode a Lui ch�è sola Bellezza non mutabile. Vediamo innanzi tutto di procedere con un analisi del testo originale, in modo da poter poi confrontare quanto della struttura ritmica, metrica e semantica sia stato conservato nella versione montaliana. L� originale, caratterizzato da assonanze e alliterazioni, rappresenta in un inno alla grandezza di Dio che nella Sua bellezza e immutabilità riunisce la varietà del mondo naturale frutto della Sua creazione; è costituito da una cornice del messaggio poetico che è formata dal primo verso, �Glory be to God��, e dall�ultimo, �praise Him�, limiti entro i quali si snoda la descrizione della varietà e della bellezza esistenti in natura. Il primo verso, mancante di pronome relativo, insieme al v. 10 e al v.11 ci riconduce alla precisa concezione dell�esplicazione del linguaggio poetico propria di Hopkins; pur essendo infatti ovvio che il mondo circostante rappresenta il frutto della creazione divina, è solo dopo un serrato snodarsi di immagini che si giunge alla chiara affermazione che ciò che abbiamo letto verso dopo verso si deve all�opera di Colui che, unico principio unificatore, riunisce in Se la non-uniformità e gli opposti. E� solo alla fine del testo che ci ritroviamo innanzi alla compiutezza di un inno a Dio. Questo concetto morale e religioso di riunione degli opposti in un unico, viene reso anche a livello fonico e semantico attraverso l�uso delle alliterazioni, ciò è evidente al v.4 dove troviamo il termine composto inglese �fresh-firecoal�, che riunisce in sé termini che risultano opposti dal punto di vista semantico, ma che si attraggono a livello fonico, ma anche al v.9 che è costituito interamente da coppie di termini che sono opposti tra loro da un punto di vista puramente semantico ma che sono soggetti ad una reciproca attrazione dal punto di vista fonologico, abbiamo infatti: �swift� (veloce) e �slow� (lento); �sweet� (dolce) e �sour� (agro); �adazzle� (abbagliante) e �dim� (opaco). E� quindi evidente che quella che si può definire l�indissolubità fonico-semantica del testo poetico sia figura della riunificazione in Dio degli opposti presenti in natura. Ci spostiamo ora all�analisi della traduzione di Montale, il quale cerca di misurarsi con il testo originale emulandone la costruzione intasata e il dinamismo ritmico. |