|
Il testo inizia e finisce con due monosillabi � ti� e �qui�, all�inizio della seconda quartina e quindi in posizione centrale, abbiamo la tronca �mezzodì�. Ora, se noi consideriamo la sequenza �ti, mezzodì, qui� ci rendiamo conto di come questa agisca sulle altre toniche in �i� presenti nel testo, le quali vengono coinvolte nella creazione di una maglia timbrico-ritmica portante: � Tì, lìbero, tì, mezzodì, s�ostìna, vìcolo, qui�. Trascinate in quella che Lonardi definisce una frustata ritmica sono anche le sdrucciole �liberi� e �vicolo�, le quali interagendo con le tronche presenti sono soggette ad una perdita di corpo. Lo stesso fenomeno si può osservare sull�altro motteto e in partocolare nella seconda strofa:
Infuria sale o grandine? Fa strage di campanule, svelle la cedrina. un rintocco subaqueo s�avvicina, quale tu lo destavi, e s�allontana. La pianola degl�inferi da sé accelera i registri, sale nelle sfere del gelo�- brilla come te quando fingevi col tuo trillo d�aria Lakmè nell�Aria delle Campanelle.
Il fenomeno è lo stesso del testo precedente, la struttura monosillabica-tronca �sé, tè, Lakmè�, trascina in una struttura ritmico timbrica le altre toniche in �e� presenti nel testo e qui sottolineate. Come nell�esempio precedente, comprese nella sequenza sono anche le sdrucciole che pur essendo più lunghe vengono trascinate nel ritmo incalzante del testo. E� questo quindi il modo in cui Montale riesce a superare gli scogli della nostra lingua, grazie all�incontro con la poesia inglese e alla sua opera di traduttore, ma grazie soprattutto al suo genio poetico, che gli permette, ora mediante assonanze, ora attraverso l�interazione dinamica di parole anche molto diverse tra loro, di scavare e appropriarsi del �pesante linguaggio polisillabico italiano�. Passiamo ora ad analizzare più da vicino il vero oggetto del mio studio, e se forse superflua in questo contesto mi sembra essere ogni precisazione riguardo la vita e l�opera di Eugenio Montale, note ovviamente ai più, ritengo invece oppurtuno qualche cenno riguardo la figura di Gerard Manley Hopkins (1844- 1889), che è da considerarsi l�unico apportatore di novità e cambiamenti in seno all�espressione poetica vittoriana. Hopkins si distaccò infatti dai virtuosismi, da quelle continue rielaborazioni di forme, rime e ritmi tradizionali che caratterizzarono gran parte della poesia vittoriana. La sua produzione poetica, sconosciuta ai suoi contemporanei e pubblicata postuma nel 1918 per opera dell�amico e poeta Robert Bridges, consta di una dozzina di componimenti destinati ad esercitare grande attrazione e influenza sui poeti del ventesimo secolo, in particolare su coloro che vengono considerati i padri del modernismo poetico, Ezra Pound e T.S. Eliot, ai quali per altro si avvicinò anche il nostro Montale. I testi poetici di Hopkins, degni della migliore produzione poetica inglese, sono caratterizzati da elisioni, assonanze, alliterazioni e omissioni dei pronomi personali che insieme contribuiscono a rendere il testo estremamente ritmato e a dare vita allo Sprung Rhytm, quella singolare struttura metrica che il nostro mette a punto prendendo le mosse da una personale interpretazione metrica dei cori tragici greci e da una profonda conoscenza della poesia anglosassone antica e di quella gallese. |
|