Oggetto di questa mia trattazione saranno le modalità seguite da Eugenio Montale nell�atto di tradurre uno dei testi più noti di Gerard Manley Hopkins, Pied Beauty. Questa versione montaliana risulta secondo Lonardi, il cui testo Il vecchio e il giovane mi è stato molto utile nel mettere a fuoco l�oggetto di questo studio, molto interessante se inserito nel contesto di quel rapporto che è intrinseco all�atto della traduzione, mi riferisco a quella relazione reciproca che intercorre tra l�autore traduttore e l�autore poeta. Lonardi si chiede infatti fino a che punto questa traduzione possa essere considerata spia di una possibile discendenza della poetica di Montale dalla poesia di G.M. Hopkins o se ci troviamo invece innanzi a un testo che permette il rafforzamento di quello che dobbiamo considerare un comune registro poetico. Nell�ambito della relazione cui accennavo prima è ovviamente preponderante l�influenza del poeta sul traduttore che non può evitare di infondere nel testo tradotto gli elementi linguistici che costituiscono il suo universo poetico, ma forse nel caso di Montale un merito particolare spetta all�autore traduttore e cioè il merito, di aver avvicinato il poeta alla poesia anglosassone che risulterà molto utile al nostro nel superamento di quello che era da lui visto come un limite per la poesia, �il pesante linguaggio polisillabico italiano�. La lingua italiana è infatti assai povera di parole brevi a differenza della lingua inglese la cui brevità lessicale risulta intraducibile proprio in quanto tale; il Montale poeta cerca di ovviare a questo problema non solo ricorrendo alla misura bisillabica e all�uso di parole tronche, ma cerca, e ci riesce divinamente, di convertire il dinamismo lessicale inglese in dinamismo ritmico. Questi accorgimenti si riverseranno peraltro sulla produzione originale del poeta, una prova ne sono infatti i Mottetti , caratterizzati da brevità e concentrazione e composti tra il �33 e il �40 proprio qualche anno dopo l�incontro di Montale con gli inglesi, che avviene nel 1928 . Grazie ai Mottetti possiamo passare ad analizzare un altro aspetto dell�incontro del poeta con i testi stranieri, mi riferisco al rapporto che questa volta intercorre direttamente tra l�autore straniero e il poeta in proprio. Avviene infatti che il poeta nell�atto della traduzione trattenga mentalmente aspetti e spunti che non vengono riversati, o lo sono solo in parte, nella pagina scritta. Sono questi elementi che andranno ad agire direttamente sulla produzione originale del poeta. L�esempio più chiaro di questo fenomeno è, come già detto, rappresentato dai Mottetti , i quali risentono di quell�aiuto che forse la poesia anglosassone fornisce a Montale nel superamento della pesantezza del linguaggio italiano; quel dinamismo ritmico che prima era infatti stato utile e anzi indispensabile per esigenza di traduzione viene a manifestarsi nell�opera in proprio. Analizziamo i due motteti: �Ti libero la fronte� e �Infuria sale o grandine�, e vediamo subito il primo:
Ti libero la fronte dai ghiaccioli che raccogliesti traversando l�alte nebulose; hai le penne lacerate dai cicloni, ti desti a soprassalti. Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo l�ombra nera, s�ostina in cielo un sole freddoloso; e l�altre ombre che scantonano nel vicolo non sanno che sei qui.
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