ATTIVITà DI COMPRENSIONE (II anno di latino)
Viene proposto il racconto del lupo mannaro [ Link ad allegato schede. Sat.61-62 sch 2], tratto dal lungo frammento La cena di Trimalchione del Satyricon di Petronio [Link ad allegato schede. Sat.61-62, sch 1] l’argomento dei passi proposti è probabilmente conosciuto dagli studenti: avranno già letto racconti gotici o dell’orrore, avranno quindi familiarità con la stile, il lessico, le situazioni, i personaggi e i luoghi tipici di questo genere letterario [link a illustrazione moduli, mod. 6, 7. 8]. Sarà bene fare leva sul loro interesse per motivarli alla lettura, invitarli a ricorrere alla loro enciclopedia personale nel processo di comprensione, mettere a loro disposizione schede di approfondimento sull’argomento [Link a allegato schede].
Ognuno dei tre testi è corredato da alcuni assistenti di lettura: un titolo, un’analitica introduzione che orienta nella lettura, chiarisce il contesto e suggerisce il significato di parole o sintagmi, e infine un apparato di note sintattiche, semantiche e testuali.
Il racconto è diviso in tre parti: il primo testo, introduttivo, è centrato sul contesto in cui la storia viene raccontata; il secondo e il terzo sono il racconto vero e proprio:la trasformazione di un uomo in lupo che, dopo aver creato scompigli e danni, torna uomo.
Il primo testo immerge lo studente nell’atmosfera in cui la storia è raccontata e gli offre alcune chiavi per interpretarlo, delinea il contesto sociale e culturale nel quale il narratore, Nicerote, racconta una storia che assicura vera perché capitata a lui, definisce i destinatari immediati del racconto, i convitati della cena a casa di Trimalchione, liberti arricchiti, che amano le storie popolari dalle tinte un po’ forti e guardano con sospetto alla prosopea degli intellettuali, dà indicazioni più generali sul pubblico a cui l’autore destina il libro, presenta alcuni personaggi della storia, per altro ben conosciuti dai destinatari immediati, gli ascoltatori: Nicerote stesso, protagonista dell’incredibile avventura e Melissa, l’amica che ha perso il marito, e, sola con qualche servo, in un podere isolato, ha bisogno di conforto,
Attraverso la lettura di questo primo testo lo studente può attivare schemi di conoscenza appropriati, riconoscere la situazione comunicativa, prevedere il lessico, ricorrere alla sua enciclopedia, cercare ulteriori informazioni, lasciarsi catturare dal racconto, disporsi insomma alla comprensione. Una parafrasi o un particolareggiato riassunto [Link allegato attività1] potranno in questa fase essergli molto utili. La lettura del primo testo ha anche la funzione di accostarlo alla lingua e allo stile di Petronio. Il sermo plebeius utilizzato, a parte qualche espressione idiomatica, non è di difficile comprensione, dopo un’ attenta lettura, guidata dall’insegnante che al limite potrà, leggendo, tradurre o parafrasare il testo, lo studente si accorgerà di poter comprendere buona parte di ciò che legge; e, benché non sia abituato alla lingua del romanzo, una lingua latina zeppa di solecismi, grecismi, volgarismi, ma anche di riferimenti dotti, di citazioni (haec ubi dicta dedit , Verg. Aen. II 790) si accorgerà di aver già incontrato molti sintagmi di cui riconosce il significato e scoprirà che il testo, di andamento colloquiale, è scritto in una lingua accessibile, soprattutto per chi parla la lingua italiana e ha familiarità con altri testi del genere.
Il docente, distribuito alla classe il testo in latino, corredato da un puntuale riassunto [ link allegato attività1][1], e da un buon apparato di note[2] (da utilizzare in modo mirato per una comprensione via via più analitica e approfondita), inviterà gli studenti a rileggere più volte il passo, a consultarsi con i compagni per chiarire qualche passaggio più complesso e a verificare la comprensione attraverso gli esercizi proposti [Link allegato attività 2 a. b.] [3] .
Il secondo e il terzo testo sono il racconto diviso in sequenze narrative: il viaggio notturno di Nicerote con lo strano compagno, il soldato forte come un orco che con i suoi comportamenti lo terrorizza ( T2), l’arrivo di Nicerote a casa di Melissa, che gli racconta dell’irruzione del lupo e della strage di pecore, e il viaggio di ritorno di Nicerote che ritrova a casa il soldato ferito e capisce che il soldato è il lupo mannaro (T3). L’insegnante potrà leggere e in parte spiegare ciascuno dei testi, inviterà poi gli studenti a lavorare in modo autonomo secondo le indicazioni
Anche per questi due passi si è scelto di invitare lo studente a porre particolare attenzione alle rappresentazioni mentali, alle aspettative che la lettura gli sollecita, a fare ipotesi e previsioni sul testo, a cooperare con il testo per attribuirgli, sulla base dell’attivazione di significati, di relazioni concettuali, di schemi, di modelli narrativi, significati da verificare con la lettura stessa.
Le attività di comprensione [Link allegato attività 3, 4] proposte sollecitano lo studente ad interrogare il testo per cercare le informazioni, a lavorare sul tessuto linguistico a livello sia lessicale che morfosintattico, a riconoscere significato natura e funzione di ogni parola, ad individuare la predicazione verbale (generalmente rispettata nelle domande) e il rapporto tra la predicazione e gli altri argomenti della frase. Struttura e tipologia delle domande, poi, sollecitano lo studente a fare inferenze, a precisare significati, a ripercorrere il testo per verificare le ipotesi fatte.
L’attività 5 presenta un’ipotesi interpretativa della struttura narratologica del racconto ed invita lo studente a verificarne la validità individuando nel testo i dati che la suffragano. L’attività 6 è un’attività di riscrittura volta a verificare la comprensione del testo e delle sue caratteristiche ( tipologia, genere).
Una storia di lupi Mannari
Ciò che stai per leggere è un racconto horror, inserito nel romanzo di Petronio Satyricon.[link a scheda][4]
“ Durante un’allegra cena Nicerote, uno dei commensali, inizia a raccontare…”
Sat.61,1-5; 61, 6-9
Durante una cena nella splendida e opulenta casa di Trimalchione, Nicerote, noto tra gli amici per il suo spirito e per i suoi racconti, sembra non essere del solito umore. Trimalchione se ne accorge, lo riprende affettuosamente e lo invita a raccontare una delle sue avventure. Lusingato, Nicerote, pur intimidito dalla presenza di qualche persona colta (sicuramente Encolpio e Eumolpo, due dei protagonisti del romanzo di Petronio) decide di raccontare un fatto accadutogli quando era ancora un giovane schiavo e “abitava in Vicolo Stretto dove ora è la casa di Gavilla”. Protagonisti della storia sono lo stesso Nicerote, un soldato che sembra essere ospite del padrone di Nicerote e Melissa , moglie di un oste, e amica di Nicerote. La storia narra di un fatto terribile accaduto a Nicerote: un incontro ravvicinato con un lupo mannaro[ Link a scheda][5] nella notte
Postquam ergo omnes bonam mentem bonamque valetitudinem sibi optarunt, Trimalchio ad Nicerotem respexit et: ' solebas ' inquìt .Suavius esse in convictu; ncscio quid nunc taces nec muttis. oro te, sic felicem me videas, narra illud quod tibi usu venit !. Niceros delectatus affabilitate amici: 'omne me. inquit .lucrum transeat, nisi iam dudum gaudimonio dissilio, quod te talem video. Itaque hilaria mera sint. Etsi timeo istos scholastìcos, ne me rideant. viderint: narrabo tamen; quid enim mihi aufert qui ridet? satius est rideri quam derideri'.' haec ubi dicta dedit', talem fabulam exorsus est .Cum adhuc servirem, habitabamus in vico angusto; nunc Gavillae domus est, ibi quomodo dii volunt, amare coepi uxorem Terentii coponis: noveratis Melissam Tarentinam, pulcherrimum bacciballum. Sed ego non mehercules corporaliter aut propter res venerias curavi, sed magis quod benemoria fuit. si quid ab illa petii, nunquam mihi negatum; fecit assem, semissem habui; in illius sinum demandavi, nec unquam fefellitus sum. Huius contubernalis ad villam supremum diem obiit. Itaque per scutum per ocream ego aginavi, quemadmodum ad illam pervenirem, < nam ut > aiunt, in angustiis amici apparent.
Note
Postquam..optarunt: "dopo che, dunque, tutti si furono augurata la buona salute dell'anima e del corpo" Bonam mentem bonam valetitudinem endiadi
Suavius esse: " più brillante" l'intensivo ius utilizzato fuori dalla comparazione indica l'intensità media (piuttosto, alquanto). Talune grammatiche definiscono tali forme comparativo assoluto.
Nescio quid: non capisco, locuzione (letteralmente "non so che") non va collegata sintatticamente a nunc taces, nec muttis..
Nunc taces nec muttis: "ora stai zitto e non dici una parola". L'allitterazione nunc, nec sottolinea l'espressione idiomatica, in cui muttis, voce onomatopeica (cfr. in italiano mugulare, mugugnare), sottolinea l'inusuale comportamento di Nicerote durante il convito
Oro te…narra: "ti prego, racconta". Il testo scritto riprende l'andamento del parlato
Me…lucrum transeat: " Possa perdere ogni guadagno" letteralmente " Possa ogni guadagno passare oltre me". Espressione colorita. Il denaro è, tra i liberti, la misura di tutte le cose, anche degli affetti. L'apodosi al congiuntivo del periodo ipotetico omne me lucrum transeat..nisi gaudimonio dissilio sottolinea la soggettività dell'affermazione
Nisi …video:"se io già da un pezzo non scoppio dalla contentezza nel vederti così in forma" . " la protasi all'indicativo sottolinea invece l'oggettività della situazione. Gaudimonium attestato solo in Petronio da gaudium e monium il suffisso monium serve a formare sostantivi denominali di significato astratto.
Hilaria mera sint: "che i nostri divertimenti siano semplici"
Scholasticos: gli intellettuali.
Narrabo …ridet: Nicerote reagisce al suo complesso di inferirità nei confronti degli Scholasticos, rivendicando, anche con una certa aggressività, il diritto ad operare nell'immaginario.
Quid…ridet: "che cosa mi può togliere infatti chi mi prende in giro?"
Satius …derideri "E' meglio che di uno si rida, piuttosto che lo si derida". Rideor, come deponente è attestato solo in Petronio. La gnome, o sententia, "Satius est rideri quam derideri, rimanda al Simposio di Platone in cui si discute la differenza tra i due verbi. Il rimando filosofico, come pure la seguente citazione dell'epica proiettano Nicerote sul piano dell'arte: il liberto coglie, comprende e rifiuta le cavillose distinzioni degli scolastici creando uno splendido racconto .
Haec ubi dicta dedit la clausola di collegamento che introduce la narrazione ha l'andamento di un emistichio luciliano (Luc, fr.,18M), probabilmente di ascendenza enniana e ripreso più volte da Virgilio (cfr. Aen.2,780). Con divertita ironia, Petronio, accosta e mischia due realtà culturali in antitesi: racconto epico e racconto popolare e proietta in maniera ridicola il racconto di Nicerote nell'atmosfera dei grandi resoconti epici ottenendo un effetto di parodia.
In vico…domus est i luoghi e le persone sono ri- conosciuti dai convitati, il riferimento a luoghi e a persone reali rende credibile il racconto
amare coepi uxorem … coepi+infinito perifrasi assai utilizzata in Petronio, al posto del perfetto incoativo
Noveratis. Il verbo nosco ha un sistema del presente e un sistema del perfetto. Il perfetto novi, "sono venuto a conoscenza", conosco, sul piano del significato era accostato ai difettivi odi e memini e ,come loro, ha sempre valore di perfetto logico (azione conclusa che si è svolta nel passato, ma le cui conseguenze sono nel presente). In questo caso l'uso del piuccheperfetto noverat, sentito come imperfetto, rende più circostanziata e dettagliata la narrazione, sottolineandone l'aspetto durativo (c.f.r. anche Habitabamus).
Coponis . sembra quasi che Petronio sia tra gli invitati e che registri anche, divertito, l'errore di pronuncia di Nicerote. La dizione esatta è cauponis. L'operazione letteraria è estremamente complessa e ricercata: vi è un forte stacco tra contenuto del racconto di tipo folclorico e registro stilistico: se la lingua usata è quella che ci aspettiamo da un liberto, la costruzione del racconto e lo stile seguono, al contrario, un andamento rigorosamente letterario
Bacciballum "Un pezzodi donna", "un tocco di donna", l'etimologia della parola è incerta
Curavi "Le stavo dietro". Perfetto aoristico: in questo caso il perfetto indica l'azione in sé ed esprime l'aspetto assoluto senza alcuna precisazione circa la sua durata o la sua compiutezza. In tali casi in italiano viene usato l'imperfetto; vedi anche i seguenti fecit, habui, demandavi.
benemoria ben costumata latino popolare bene avverbio moria aggettivo (morius) da mos-moris
Negatum l'ellissi del verbo esse nel participio dà agilità e sveltezza alla narrazione
Fecit assem …habui:" guadagnava un soldo, mezzo era mio".
In illius…fefellitus sum: "lo mettevo nel suo seno e mai rimasi turlupinato" Fefellitus sum forma "regolarizzata" di fallo. Nota l'opposizione tra Demandavi che ha valore aoristico e fefellitus sum che indica l'azione compiuta (perfetto storico).
Per scutum per ocream: " con le unghie e con i denti " lett. "con scudo e gambiera", l'immagine è ricavata dai gladiatori sanniti che, prima del combattimento si armavano di tutto punto, è dunque un modo di dire, equivale al nostro " armato di tutto punto"
Aginavi "mi diedi da fare" da agino attestato solo in Petronio.
Apparent: presente gnomico
Uno strano compagno di viaggio Sat. 62, 1- 6
Inizia la fabula del lupo mannaro; la storia è soprannaturale, inverosimile, ma assume i caratteri della storia vera, realmente accaduta, grazie all'espediente di riferire i fatti in prima persona: Nicerote racconta un' esperienza biografica e, in quanto tale, per forza vera. Lo strano comportamento di un compagno di viaggio un po’ eccentrico, grande e forte come un orco, che, improvvisamente si dilegua fra le tombe e l'apparizione nella notte di un lupo si trasformano nella mentalità superstiziosa del liberto in un incontro ravvicinato con sinistre forze magiche.
Il racconto è costruito tenendo conto delle tecniche narrative per la creazione del "perturbante": estrema chiarezza dello schema spaziale e dello sviluppo narrativo nell'intreccio.
Forte dominus Capuae exierat ad scruta scita expedienda. Nactus ego occasionem persuadeo hospitem nostrum, ut mecum ad quintum miliarium veniat. Erat autem miles, fortis tamquam Orcus. Apoculamus nos circa: gallicinia; luna lucebat tanquam meridie. venimus inter monimenta: homo meus coepit ad ste1las facere, sedeo ego cantabundus et stelas numero. deinde ut respexi ad comitem, ille exuit se et omnia vestimenta secundum viam posuit. mihi anima in naso esse, stabam tanquam mortuus. at ille circumminxit vestimenta sua, et subito lupus factus est. nolite me iocari putare; ut mentiar, nullius patrimonium tanti facio. Sed, quod coeperam dicere Postquam lupus factus est, ululare coepit et in silvas fugit.Ego primitus nesciebam ubi essem, deinde accessi, ut vestimenta eius tollerem: illa autem lapidea facta sunt. qui mori timore nisi ego? gladium tamen strinxi et matauitatau umbras cecidi, donec ad villam amicae meae pervenirem.
Note
Capuae il locativo non è direttamente legato al verbo exierat. Nicerote in questo modo mette l'accento sul fatto che il padrone stava a Capua (Capuae) ed era uscito (exierat) per affari
Ad …expedienda "a piazzare le sue raffinate chincaglierie"
Orcus: l'utilizzazione del termine Orcus, che in senso traslato rimanda a potenze e divinità infernali, proietta una luce sinistra e perturbante sulla figura del miles
Apoculamus il verbo apoculo solo in Petronio è utilizzato nel senso di svignarsela, muovere le chiappe
Circa gallicinia "ai primi canti dei galli" gallicinium è sostantivo composto da gallus, cano, più il suffisso denominale ium
Luna lucebat tamquam meridie (si noti l'allitterazione) quattro lapidarie parole per creare un'atmosfera carica di sottointesi La luna piena è una presenza fondamentale perché possano accadere particolari trasformazioni (cfr.Plinio Naturalis VIII,81)
Homo ..facere il mio uomo si mette a farla in mezzo alle pietre tombali Stellas steli funerarie , è un grecismo.
Deinde… posuit: Nicerote inizia ad attribuire un valore magico rituale alle azioni decisamente particolari che il Miles- Orcus compie.
Secundum viam : sul ciglio della strada
mihi anima in naso esse " mi pareva che l'anima mi scappasse dal naso". l'uso dell'infinito storico, spesso usato dagli storici e dagli epici, sottolinea la drammaticità della situazione così da innalzare il registro narrativo; tuttavia l'autore non rinuncia al realismo che viene attuato anche attraverso la puntuale descrizione degli effetti fisici provocati dalla sensazione di paura panica che pervade Nicerote
nolite me iocari putare: l' allocuzione, in funzione fatica, rivolta agli ascoltatori crea complicità e tende a rafforzare un clima di fiducia
ut mentiar l'effetto retorico dell'anticipazione della consecutiva (ut da correlare con tanti), rafforza l'espressione appena pronunciata da Nicerote : nolite me iocari putare: "non crediate che io scherzi"
nullius patrimonium tanti facio l’espressione vale "non direi una balla per tutto l'oro del mondo" di nuovo è il denaro la misura delle cose. tanti facio: facio accompagnato da tanti (avverbio con terminazione al genitivo), assume il significato di valuto a tal punto, considero tanto…da
Qui mori timore nisi ego? morire di paura, chi se non io?”o “ se uno può morire di paura, quello ero io (trad. Marzullo)”
matavitatau testo assai incerto, probabilmente una formula di scongiuro ad effetto onomatopeico. Può essere tradotto matavitatà o semplicemente zac zac
umbras cecidi: Nicerote uccide le ombre. Secondo una radicata credenza, ancora oggi diffusa nelle campagne del sud, la notte gli spiriti dei morti invadono le strade, dunque Nicerote procede agitando la spada davanti a sé per ucciderle.
Melissa, la strage delle pecore e la paura di Nicerote Sat.62, 7-14
Il racconto angosciato di Melissa, una notte insonne a rimuginare gli avvenimenti, la fuga al mattino verso casa, la scoperta di sangue lì dove nella notte giacevano i vestiti di pietra, la vista del soldato ferito. fanno il resto. Nicerote sa che il soldato è un versipelle.
In 1arvam intravi paene ebbullivi, sudor mihi per bifurcum volabat, oculi mortui, vix unquam refectus sum. Melissa mea mirari coepit, quod tam sero ambularem, et: "si ante" inquit "venisses, saltem nobis adiutasses; lupus enim villam intravit et omnia pecora tanquam lanius sanguinem illis misit. nec tamen derisit, etiamsi fugit; servus enim noster lancea collum eius traiecit ». haec ut audivi, operire oculos amplius non potui, sed luce clara Gai nostri domum fugi tamquam copo compilatus; et postquam veni in illum locum, in quo lapidea vestimenta erant facta, nihil inveni nisi sanguinem. ut vero domum veni, iacebat miles meus in lecto tanquam bovis, et collum illius medicus curabat. Intellexi illum versipellem esse, nec postea cum illo panem gustare potui, non si me occidisses. Viderint quid de hoc alii exopinissent; ego si mentior, genios vestros iratos habeam
Note
in larvam intravi…..refectus sum: "entrai in casa che sembravo un fantasma, per poco non esalai l'anima,il sudore mi scendeva a fiotti fino in fondo alla schiena, gli occhi erano sbarrati; a stento, alla fine, riuscii a riavermi" Il patos è al culmine: Nicerote, sconvolto dalla paura, è più morto che vivo. Il termine larva, genericamente fantasma, è altrove utilizzato in Petronio anche nel significato di marionetta in forma di scheletro (Sat.34,8). Ebullivi verbo composto da ex, bullio. Bifurcum, biforcazione , è da Petronio utilizzato per indicare il mezzo della schiena
tam sero “tanto tardi”, “ad ora così avanzata”
lupus …misit: "infatti è entrato nel cascinale e tutte le pecore, come un macellaio, le ha colpite a sangue.
Omnia pecora: è un anacoluto che evidenzia l'angoscia e la confusione di Melissa (l'accusativo omnia pecora richiederebbe un verbo come occidit o lanciavit)
Nec…fugit: "Ma non se l'è goduta, anche se è riuscito a fuggire"
tanquam copo compilatus "come l'oste ripulito". Il riferimento è una favola di Esopo che racconta di un ladro che per derubare un oste si finse un lupo mannaro (Esopo, 196, Halm.)
versipellem il termine deriva da verso rivolto e pellis pelle: l'uomo lupo ha la pelliccia nascosta sotto lo strato inferiore della pelle e al momento della trasformazione rivolta il proprio involucro mostrando il pelo da animale
nec postea cum illo panem gustare potui, non si me occidisses: sappiamo da Euripide e Platone che era buona cura evitare di dividere il cibo con persone impure. L'apodosi all'indicativo esprime la determinazione del parlante.
Genios vestros iratos habeam: "Mi si possano rivoltare contro i vostri geni tutelari." Il sostantivo Genius, deriva da gigno, generare, dalla radice indeuropea gen-gn portatrice dell'idea di generare (in greco gignomai), indicava una divinità che governava la natura umana. Ogni uomo al momento della nascita veniva preso sottotutela da un suo genio personale. Poiché il genio doveva condividere con l'uomo il destino e la vita fino alla morte era particolarmente propizio a chi viveva in serenità e allegria, per cui l'espressione indulgere genio, "compiacere il genio", assunse il valore di "vivere allegramente, serenamente", il relativo aggettivo (genialius) assunse il significato di allegro, lieto, festoso. In italiano il sostantivo ha in parte conservato il significato di "carattere legato alla personalità individuale" si pensi alle espressioni "andare a genio" o "secondo il mio genio". In età romantica il termine ha assunto anche il valore di "personalità eccezionale"cioè "personalità capace di creare " recuperando così l'accezione latina genius nel significato di "generatore" .
[1] Link a scheda 1 Riassunto “ Durante un’allegra cena Nicerote, uno dei commensali, inizia a raccontare…”
[2] Uso delle note: in questa fase non è utile chiedere allo studente di soffermarsi troppo sull’analisi linguistica del testo; obiettivo dell’attività è leggere il racconto e comprendere la storia; per portare a termine il suo compito ha bisogno di utilizzare tutte le sue abilità di lettura per attribuire significati a quanto legge stabilendo tra le parole relazioni concettuali in parte indipendenti dalla struttura sintattica della frase; è bene comunque che abbia a disposizione un apparato di note a cui ricorerere per chiarimenti e approfondimenti.
[3] Link a scheda T1 esercizi di comprensione
[4] Link a scheda Il Satyricon di Petronio
[5] Link a scheda lupi mannari e altre storie nella letteratura classica