Streghe e lupi mannari
Nella letteratura popolare latina le streghe hanno una doppia forma, quella di enormi uccelli rapaci che volano nella notte e quella di orride vecchie. Se esse nascano uccelli o se lo divengano per incantesimo rimane un mistero.
Il mito del lupo mannaro si perde nella notte dei tempi, sappiamo che la licantropia ha origine nella mitologia greca, trovando in seguito un proprio humus molto fertile anche nella tradizione nordica. Nelle saghe scandinave potrebbero essere individuati i primi segni concreti della credenza nella trasformazione dell’uomo in lupo, anche se ci troviamo davanti ad una panorama mitico ancora influenzato dalla pratica sciamanica. Nella saga irlandese dei Volsung (XIII secolo, ma forse più antica) e in quella di Egill si descrive chiaramente la trasformazione di uomini in lupi attraverso un catalizzatore magico costituito dalla pelle dell’animale. Lo troviamo anche tra i popoli Germani che, si racconta, realizzavano la trasformazione in lupo quando vestivano pelli di lupo, o una cintura di pelle umana.
Si può supporre che i Daci, chiamati lupi, traessero il loro nome da un dio o da un mitico antenato licantropo, che si era manifestato sotto sembianze di lupo.
In Asia era diffuso, con numerose varianti, il mito dell’unione fra lupo soprannaturale e una principessa e da tale unione poteva avere origine sia un popolo che una dinastia.
Il forte impulso dato al mito della licantropia dalla tradizione nordica è però secondario rispetto all’articolato panorama greco-latino che, partendo dalla vicenda di Licaone[1][ link a scheda, giunge fino ai sacrifici umani e ai culti in onore di Zeus, praticati sul monte Liceo: qui le vittime erano mangiate dai partecipanti che, a loro volta, per un effetto dell’antropofagia, potevano trasformarsi in lupi. Nell’antica tradizione latina, gli Hirpi Sorani, probabilmente sacerdoti del monte Soratte, erano ricordati come i lupi del Soratte, per una leggenda secondo la quale avevano assunto pelli e modi di lupi per liberare il loro paese dai miasmi lasciati da branchi di lupi che avevano assalito gli altari sacrificali del dio Padre (il re dei morti) e ne avevano sottratto brani di carne.
Lupi mannari e altre storie nella letteratura
Sicuramente sai che cos’è un lupo mannaro e conoscerai le tante storie che lo vedono protagonista. Ciò che forse non sai è che il mito del lupo mannaro è già presente nell’immaginario fantastico della cultura latina popolare. Il mondo antico delle primitive società contadine era pieno di storie di terrore ispirate a streghe e lupi mannari; tali credenze popolari, tradotte in immaginario fantastico finirono per penetrare nel mondo letterario e manifestarsi nei più svariati tipi di testi, in modo esplicito nei romanzi come il Satyricon di Petronio e le Metamorfosi di Apuleio, per cenni in altri testi[2], Il genere letterario romanzo , rifiutato dai cultori delle lettere, in quanto non portatore di messaggi culturali, appagava le aspettative di un pubblico non colto ma avido di storie da brivido, di temi magici e orrorosi da poter vivere nell'esperienza sedentaria e sicura della lettura nella propria tranquilla e conosciuta casa. Ecco allora apparire nei romanzi i racconti dell'orrore, del soprannaturale, figure di streghe capaci di sovvertire le forze del mondo a loro piacimento: tirare giù la luna, di placare o agitare i flutti del mare, di riportare in vita i morti.
Certo, nella letteratura latina alta e colta, espliciti racconti folclorici d'orrore e magia in genere, sono rari, ma, ogni tanto in qualche testo ne appaiono segnali in forma di barlume, o di rapida accensione. Solo Racconti? Storie per spaventare giovani ingenui? Leggendo il Liber Medicinalis di Quinto Sereno, dove vengono offerte serie indicazioni per neutralizzare le streghe o le "Defixio", tavolette in rame dove si invocavano sortilegi terribili, viene il dubbio che l'esistenza di questi esseri non fosse messa del tutto in discussione
Ma il mondo magico non è morto con le primitive società contadine, e le storie
sussurrate dalle vecchie davanti ai focolari e nei vicoli sul far della sera si sono ben presto trasformate in fiabe e nei secoli hanno trovato, rari ma persistenti, spazi letterari , basti pensare alla maga Alcina dell'Orlando Furioso o a Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenimento de' peccerille (1634) di G. Basile dove le streghe uccise dalla controriforma tornano a vivere dispiegandosi in tutto il loro inconmensurabile perfido potere. All'avvento delle fabriche e della rivoluzione industriale le streghe, i lupi mannari, i fantasmi e vampiri tornano: prima timidi personaggi di romanzi per il grande pubblico, proletariato alienato nel lavoro di serie, poi, più aggressivi. Si nutrono di quell'insopprimibile attrazione per il misterioso, il tenebroso,il terrifico che è nell'uomo. Il primo libro del genere è il romanzo gotico Il castello di Otranto di Walpol del 1764 iniziatore del filone "nero" che, in seguito incontra grande fortuna in ambiente romantico. È tra Ottocento e Novecento che la letteratura dell'orrore si diffonde anche nella cultura "alta" grazie agli studi sul folclore.
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[1] Potrebbe essere opportuna una scheda sul mito di Licaone, che qui , per ragioni di spazio, non si dà
[2] Virgilio nell’Eneide indugia a descrivere il rito magico celebrato da una maga Massìla (libro IV vv474-515) ma ritroviamo descrizioni di riti magici anche nelle Bucoliche (Egloga VIII) Orazio nelle Satire (I).e negli Epodi( III, V )dedica spazio ai sortilegi di un famigerato trio di streghe; Ovidio nei Fasti (VI,131-168) racconta il pianto del piccolo Proca aggredito nella culla da una strix e Lucano nel VI canto della Pharsalia dice del viaggio del figlio di Pompeo in Tessaglia per incontrare la strega Ericto che gli predirà un terribile futuro. Plinio, nella sua Naturalis historia L. VII, 81;L. VII, 34; L. XI,232, riferisce le leggende su Versipelle, i Lupi mannari, e streghe. Apuleio, infine nell’ Apologia (55) ci racconta della differenza fra magia bianca e nera e nelle Metamorfosi (I, 8-9;11.7-19. II, 21-30. III,17) terribili aneddoti di streghe in azione.)