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titolo: Chianti e dintorni
   

Proverbi toscani
Usanze, credenze e folklore toscano

“Se l’Otto ‘un è arrivato o è morto o è malato”
“Cuccù, cuccù, il fòco ‘un si mette più”

Nel folklore toscano, il segno della primavera è dato dal ritorno degli uccelli. Qui il cuculo si dice che arrivi ai primi di aprile. Il suo termine ultimo di arrivo secondo il proverbio è l’8 aprile, che indica la fine della pratica invernale di riscaldare i letti con la brace delle ‘caldanelle’, ossia mettere il fuoco a letto.
[Vedi anche: proverbi sugli animali]

“Arrivare dopo i fòchi di San Giovanni”
A Firenze, a giugno, si festeggia la festa del santo patrono (San Giovanni Battista). Questa festa comprendeva tornei, un palio di cavalli (ricordato da Dante e Boccaccio),una fiera. Alla fine c’erano i fuochi sui quali si facevano saltare uomini e bestie in base alla tradizione della benedizione ‘per ignem’. Arrivare a fuochi spenti significa arrivare a cose fatte.

cigliegio in fiore e antico lume

 

 

 

“L’Estate di San Martino dura tre giorni e un pochino”
Secondo la leggenda il Santo in viaggio, avendo incontrato due poveri prima donò loro la metà del suo mantello e poi la metà della metà che gli era rimasta. Così il tempo divenne all’improvviso sereno per permettere al Santo di concludere l suo viaggio.

“Il buon vino non ha bisogno di frasca”
Sulle antiche insegne delle osterie toscane veniva disegnata la frasca di leccio o di quercia (l’uso è rimasto nel nome di ‘Malafrasca’ cioè ‘Osteria malfamata’ di alcune osterie toscane). Chi però serviva buon vino non aveva bisogno di farsi pubblicità. In senso generale il proverbio significa che chi fa le cose bene, si fa buon nome senza doversi sforzare.
[Vedi anche: proverbi sul vino]

“La vanga ha la punta d’oro”
Secondo una storia popolare toscana un capo famiglia in punto di morte disse ai suoi figli di aver nascosto un tesoro nel campo, senza dire dove. I ragazzi misero sottosopra l’intero podere senza trovare nulla. Quando però giunse il raccolto, più abbondante di sempre, i figli capirono che il padre aveva parlato per metafora.

[Vedi anche: proverbi sulla campagna]

“Non ti mettere in cammino se la bocca ‘un sa di vino”
E’ antica usanza toscana bere prima di mettersi in viaggio. Alla fine di una visita, il padrone di casa accompagnava il visitatore fino al cavallo e gli offriva un bicchiere del miglior vino che aveva, per brindare letteralmente quando aveva già il piede nella staffa del cavallo: così si augurava buon viaggio. Ne resta segno nel modo di dire del ‘bicchiere della staffa’.
[Vedi anche: proverbi sul vino]

“Le querci fanno i limoni”
Esclamazione usata quando una persona fa qualcosa opposto alle sue abitudini. Quando ritorna alle sue abitudini (specie se negative) viene commentato con “Ah mi pareva. Le querci non fanno i limoni” perché ogni persona si comporta secondo il suo carattere.
Il proverbio ebbe fortuna nel periodo giolittiano durante la campagna elettorale che vedeva opposti Luzzatto e Frisoni. I sostenitori del primo affermavano che ‘quando le querci faranno limoni, passerà deputato il Cavalier Frisoni’.

“Dare un colpo al cerchio ed uno alla botte”
Metafora ripresa dal lavoro dei bottai che, per mettere in opera le doghe della botte dovevano battere leggermente con il mazzuolo di legno e allo stesso tempo battere il cerchio di ferro. Così ottenevano la massima aderenza fra le due parti. Il proverbio significa destreggiarsi tra due situazioni o persone per ottenere un buon equilibrio.

“Quando il tu’ diavolo era piccino, il mio andava ritto in panca”
Il diavolo cioè era già a scuola (“in panca”), quindi io sono più furbo di te.
Il proverbio si riferisce aduna antica credenza secondo la quale ogni persona ha alla sua destra un angelo e alla sinistra un diavolo che annota su un libro nero le malefatte. Al capezzale del morente si presentavano entrambi per mostrare il loro diritto sull’anima.

“ ‘O pesce più corto o pastrano più lungo!’ Disse il Granduca”
La leggenda vuole che il Granduca di Toscana sorprese un cuoco a rubare un pesce e a metterselo sotto il pastrano. Il pesce però era più lungo e ne usciva un pezzo da sotto il pastrano. Così il Granduca lo ammonì a nascondere meglio le sue malefatte.

“L’eclissi sia del sole o della luna freddo la porta e mai buona fortuna”
Eventi eccezionali sono messi in relazione a eventi meteorologici straordinari come l’eclissi avvenuta quando Gesù morì, o la tempesta che si abbattè su Firenze quando morì Lorenzo il Magnifico.
[Vedi anche: proverbi sulle stagioni e meteorologia]

“Fare come Papa Sisto, che non la perdonò nemmeno a Cristo”
Si racconta che Papa Sisto V (Francesco della Rovere-1414/1484) chiamato a vedere un crocefisso che si credeva miracoloso perché piangeva (o sudava sangue), disse: “come Cristo ti adoro, come legno ti spacco!” e ruppe il crocefisso per mostrare il meccanismo nascosto che rendeva possibile il falso miracolo.
Nell’uso comune si usa questo proverbio per indicare persona che non si ferma di fronte a niente.

“Pensa oggi e parla domani”
“La parola è d’argento, il silenzio è d’oro”

Secondo la tradizione la parola è sacra: ogni parola spesa è ufficiale e impegna. Quindi meglio parlare a ragion veduta.

“Esser tanto cieco da non vedere la Misericordia nella neve”
Nelle città toscane i confratelli della Misericordia indossavano delle cappe nere, quindi ben visibili sullo sfondo della neve. Chi non fosse riuscito a distinguerle contro quel fondale poteva dirsi certamente cieco.

“Essere come l’esercito di Franceschiello”
Il proverbio si riferisce all’armata del Re di Napoli famosa per le ritirate e le battaglie perse, in cui si diceva che ci fossero più generali che soldati. Il proverbio è usato per indicare un gruppo in cui tutti vogliono comandare.

“L’infermo mentre spira sempre spera”
Si racconta che Pio II Piccolomini (papa umanista senese) in punto di morte fosse assistito da un Cardinale che, per consolarlo, gli citò il proverbio: “la vita è una valle di lacrime”. Pio II rispose: “sì, ma ci si piangeva così bene!”.
[Vedi anche: proverbi sulla morte]

  Tutti i proverbi qui riportati sono tratti da: Alessandro Falassi, “Proverbi toscani commentati”, ed. Mida, 1990
 
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Le immagini sono di Tiziana Valtolina
Ultimo aggiornamento: 26-Apr-2004
   
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