Arriva
la guida. Un ragazzo che vive lì praticamente da sempre, tanto
che quelli del posto dicono sia nato in una botte. Chissà quante
storie sul castello conosce, magari anche passaggi segreti, una costante
dei castelli. Ahimè non ci rivela se ne esistono, ma ci racconta
che nel 1485 nacque al castello Giovanni da Verrazzano, scopritore
della Baia di New York e della maggior parte della Costa Americana
del Levante e che a New York si trova il famoso ponte sospeso a lui
intitolato.
Ammiriamo il giardino, la torre, le piante, il laghetto. Fuori comincia
a fare caldo, ma non ce ne ricordiamo più quando ci addentriamo
nelle cantine. Muri spessi tutti in pietra, corridoi stretti, luci
fioche, botti enormi, pavimenti in cotto antico che chissà
quanti piedi hanno calpestato. Un profumo di legno misto al mosto
in fermentazione permea tutti i luoghi. Anche le luci contribuiscono
a creare una atmosfera di altri tempi: scudi, stemmi, antichi attrezzi
addobbano i muri mentre storiche botti non più utilizzate da
tempo e armature fanno da corredo. Piccole stanzine fanno credere
di essere arrivati nelle segrete del castello: invece, guardando bene
dentro, ci si accorge che ci sono montagne di vecchie bottiglie, coperte
da uno strato di polvere a testimonianza del tempo trascorso. Si arriva
in un’altra piccola sala, il profumo cambia: siamo entrati nella zona
dedicata all’aceto balsamico.
Il tempo è volato tra una spiegazione e l’altra sulla preparazione
di un vino e la passeggiata tra antiche mura. Ritorniamo mal volentieri
alla realtà. Il sole ormai è alto, i colori della vegetazione
nitidi, i profumi dei fiori inebrianti. Lasciamo il castello ma una
strana sensazione ci accompagna: quella di aver fatto un salto nel
passato. Durato poco certo, ma affascinante. Una esperienza da rifare
vi assicuro.