| |
|
|
|
Chianti
tra storia e leggenda.
Origine
di un nome, di un territorio e di un vino
“Il
vino nel sasso e il popone nel terren grasso”
(proverbio toscano)
Quando
si parla di Chianti un po’ in tutto il mondo viene in mente il
vino. Non a torto, diremmo, dato che il Chianti è senza dubbio
uno dei più noti e apprezzati vini rossi italiani, cui va anche
il merito di avere saputo tenere sempre alto il prestigio della
nostra enologia sui principali mercati di consumo stranieri. Come
scriveva A. Marescalchi, infatti, “sono certo più di sei
secoli che esso [il Chianti] e' noto e stimato nel nostro Paese;
da trecento anni poi varcati i confini della patria, e' conosciuto
e ricercato, prima in Inghilterra, poi in quasi tutti gli stati
del mondo ove vi sono dei veri buongustai”. Invece
forse non tutti sanno che
il Chianti è anche una regione storica che si estende tra
il bacino dell’Arno, a sud di Firenze, e quello dell’Ombrone,
a nord di Siena. È una zona caratterizzata da ridenti colline,
ricche di vigneti, di boschi di querce, lecci, castagni e oliveti
alternati a zone di arido calcare, e punteggiata da quei cipressi
che rappresentano in modo inconfondibile il paesaggio toscano.
|
|
| |
La forma abitativa più diffusa della campagna chiantigiana è il villaggio.
I villaggi sorgevano sui fianchi della collina e erano di dimensioni
molto ridotte. L'elemento di coesione e di socializzazione era rappresentato
dall'edificio religioso e spesso il Santo titolare della Chiesa
dava il nome al popolo. Dalla proprietà contadina si è poi passati al
sistema poderile. Nascono le case da signore che i proprietari terrieri
erigevano a dimora per la villeggiatura e per il controllo dell'attività
del mezzadro. Dopo il 200, dalla tipica forma medioevale delle case
torri si passa alle costruzioni di tipo orizzontale che testimoniano
il passaggio ad un epoca di minor conflitti.
A
guardarlo ben il Chianti sembra un enorme affresco del Rinascimento.
Castelli, vigneti, prati, colline, campagne, olivi, sentieri, torrenti,
pietre sono esattamente quelli che sono stati immortalati dai grandi
del Rinascimento che disegnavano e affrescavano avendo in mente quel
paesaggio. Lo stesso Leonardo così si esprime sulla bellezza
del posto: “et però credo che molta felicità sia agli uomini che
nascono dove si trovano vini buoni”.
Il fascino di questo territorio sta appunto in questa perfetta armonia
fra declivi dalle forme morbide, la natura dai mille colori, e antichi
castelli e pievi secolari. Tra i castelli più noti basti ricordare
quelli di Cintola, Lamole, Montefili, Montefioralle, Panzano, Terrazzano,
Uzzano, Vicchiomaggio, Cacchiano, Brolio, Meleto, Tornano, Vertine,
Aiola, sorti intorno al Mille e posti per la maggior parte su colline
in posizioni militarmente strategiche.
Per quanto riguarda la denominazione “Chianti”, secondo gli
storici essa è presente già nel VIII secolo. Secondo alcuni studiosi
deriverebbe dal latino clangor “squillo di tromba”, riferito
al suono prodotto dallo strumento durante le battute di caccia; per
altri il nome potrebbe addirittura derivare dall’etrusco Clante,
nome appartenente a certe famiglie etrusche. i Tusci, infatti, localizzarono
nel VI secolo a.C. in Etruria (Toscana) la fioritura delle più importanti
manifestazioni di civiltà e le più intense colture vinicole.
Il termine Chianti appare per la
prima volta in alcuni documenti della seconda metà del XIII secolo per
indicare l’odierna zona dei Monti del Chianti.
Molte sono le leggende che riguardano questa terra. Tra queste quella
che fa nascere il gallo nero in una singolare
tenzone medievale; ma è dato storico che proprio il gallo nero,
simbolo della pace raggiunta tra le due repubbliche toscane, fu a partire
dal 1300 l'insegna della Lega militare del Chianti.
Tuttavia il Chianti viene messo in relazione con il vino solo nel XVI
secolo, quando si tracciano i confini della regione del Chianti. Nel
settembre dell’anno 1716 si ha il primo atto legislativo a difesa del
vino e della denominazione d’origine con un decreto di
Cosimo III dei Medici Granduca di Toscana, noto poi come il “Bando”,
che può essere considerato il precursore dell’attuale sistema della
Denominazione di Origine Controllata. Infatti la zona che Cosimo voleva
preservare come regione del Chianti coincide in gran parte con l’attuale
regione DOC del Chianti.
Nel 1932 sul territorio della Regione chiantigiana viene delimitata
una zona compresa fra la città di Firenze per 304 Km2 e Siena
per 414 Km2 con il riconoscimento e la difesa della produzione
del vino Chianti Classico. Il provvedimento, a due secoli di distanza,
segue l’iniziativa medicea che aveva racchiuso nel “Barco Reale” cinto
da una muraglia di 32 miglia, la produzione del Vino Carmignano.
Nel 1964, con la promulgazione della legge per la tutela dei vini iniziano
i riconoscimenti che oggi investono quindici zone a D.O.C. entro cinque
provincie (Siena, Firenze, Arezzo, Pistoia, Pisa). Qui vengono coltivati
vari vitigni sia a frutto rosso come il Sangiovese e il Canaiolo nero,
che bianco, come il Trebbiano Toscano e la Malvasia del Chianti, cui
si aggiungono i vitigni locali: il Colorino e il Prugnolo. A queste
varietà si possono aggiungere altre cultivar quali il Prugnolo gentile
(Sangiovese grosso) coltivato nel Comune di Montalcino, il Ciliegiolo
ed il Montepulciano, vitigno diffuso maggiormente nella zona sud orientale
della Toscana.
|