Giornate
fiacche e lagnose di pioggia continua il passato discende con l'acqua da tetti e da mura
riempie le fogne si ferma ribolle sotto la crosta di strade risveglia memorie; Silvio
Nocentini ricorda autunni di quando ragazzo andava al canale e orinava nello spacco di un
giovane pioppo e con la nebbia la pioggia e il tepore di orina il taglio si faceva ogni
giorno pi� morbido di carne esile donna dei sogni: erano sere di lenta via crucis e padre
Luca con gli occhi a santomartire belava i misteri di prima e seconda stazione lungo il
calvario polvere e incenso gli penetravano a fondo nel sangue la chiesa era scatola da
bachi da seta tiepido bozzolo di preghiera in quei giorni viziosi di autunno padre Luca
raccontava cadute e lui pensava allo spacco dell'albero lo stimolo dell'orina si faceva
irresistibile ma le tazze alla turca erano sotto nel buio d'inferno allora offriva il
fioretto al Signore; i santini raccontavano di anime in pena le donne urlavano nenie di
fratelli immersi nel fuoco di un carcere orrendo padre Luca chiedeva il peccato quante
volte con maschi o con femmine la voce del prete era maschia e sonora nel chiuso legno e
gli metteva addosso la voglia d'inventare una donna, femmine padre! non osava confessare
la colpa al canale e sussurrava, da solo ma il peccato restava appiccicoso come colla di
Sputalumache e la penitenza di tre ave e tre gloria era inutile si sentiva dannato vecchio
di sangue e di bava quando il prete alzava la mano per dire ti assolvo fissava lo sguardo
sui peli che la manica lasciava indifesi e pensava il punteruolo di Sputalumache da
infilare l� in mezzo; mi pento e mi dolgo, ma non levava lo sguardo dal braccio peloso;
mi propongo col vostro santo aiuto, ma vedeva la punta nella carne e il sangue colava tra
i peli, anche la scuola penetrava nelle fibre con l'odore di carte nuova e matite e bocche
rotonde di compagni pi� bravi e il canale era indifeso perch� l'autunno aveva ridotto e
a poco a poco succhiato e annullato la lunga striscia di campagna anche l'albero della
colpa era nudo e offerto a sguardi indiscreti e bastava un ciclista per la paura o un
rumore di foglie e lo spacco aveva bisogno di calve per essere vero nei sogni: orinava
fingendo indifferenza con occhi a ipotetiche lune triste e sconfitto e neanche un insetto
un verme un ramarro quelle vite arroganti che schiacciava in estate come Dio che punisce
il peccato: le piene avevano strappato dal greto i cimiteri di rane tra fantasmi di pioppi
Dio tremava smarrito nell'incerto futuro; era un giorno di solita noia e sbadiglio di
tetti di l� da vetri incollati sul gelo vide il maschio che batteva la femmina con
irritante frenesia il cuore cominci� una corsa di rabbia e d'invidia li guard� a lungo
dall'alto incerto e confuso poi decise la pena e scese gi� per le scale di muffa le scale
non finivano mai pensava parole di Bibbia rosari di Sputalumache v�stiti e vattene! come
disse il Signore iddiotuo e l'angelo vendicatore sollev� la spada di fiamma quando gi�
avevano finito immobili nel binario morto del peccato lev� in alto il bastone nodoso di
Sputalumache e picchi� con rabbia sul punto dei sessi e il cane fugg� con un urlo di
pena e la cagna rest� a gambe larghe mentre il sangue le macchiava la coscia pelosa.
Cielo uguale e uniforme che distende la pioggia gi� lungo colonne di portici le chiaviche
gonfie gi� premono con forza l'asfalto di strade ma in un ampio giro velato un po' dalla
pioggia i cartelli della sua impresa si levano in alto sui tralicci e contemplarli gli d�
un senso di forza: Silvio Nocentini ripetuti pi� volte e costruzioni edili e nomi di
famosi architetti piccoli uomini al suo servizio; ma � inquieto perch� sente che quella
pioggia incessante potrebbe schiantare le chiaviche e allargare la citt�: i patiti del
paesaggio da anni pongono limiti ai piani pi� alti l'impresa deve scavare a fondo le
autorimesse gli scarichi di fogne cadono troppo in basso dal greto e con la piena
minacciosa il canale respinge anche la putredine del passato i ricordi fermentano lo
rendono fiacco e indeciso; una mattina fu come di atroce delitto da raccontare in notizia
di cronaca: prese l'ascia dal banco di zio Giuseppe detto Sputalumache e con l'arma
involtata in carta di giornale mentre i suoi compagni di scuola facevano il loro dovere di
bravi studenti pass� tra la folla ignara and� al canalone raggiunse l'albero che ormai
era carne di femmina soffice e rosea picchi� con furia omicida sul punto del sesso
finch� l'albero cadde mentre in cielo saliva quel puzzo di orina. Dopo ricorda giorni di
quiete sul letto a guardare le nubi e un placido scivolare di via crucis prima e seconda
stazione ma dur� solo un poco e subito venne l'odore di donna: fu un altro mattino di
sosta all'eterno canale in tre o quattro fra i tronchi nella noia di sempre usc� dalla
nebbia un tale indifeso e beccato da tutti nel pollaio dei ragazzi veniva avanti pian
piano porgeva qualcosa di bianco e quando volle la nebbia uno sguardo ruffiano; mutande di
donna, diceva appena tolte e le offriva come fossero frittelle di banco erano ancora
tiepide chiss� se di madre o sorella o cugina e se le passarono e risero pallidi e
annusarono tutti al punto del sesso e lui finse interesse a un passaggio lontano perch�
il cuore gli batteva con forza quando gli dissero, tocca a te Nocentini! poggi� il volto
sul bianco le gambe gli tremavano poi di l� da una siepe vomit� su vetri e su cocci. E
cadevano i giorni dei morti zio Giuseppe Sputalumache attaccava la nenia dei lunghi rosari
dalla bottega di falegname saliva quel puzzo di colla che in cucina si fondeva con le
candele di chiesa e una trama sottile univa la Ditta al Signore nel sangue in eterno corpo
mistico di gloria e di requie; zio Giuseppe sapeva il latino e se diceva speranza o
pronobis la lumaca gli cadeva dal labbro dense rimaneva a lungo sul marmo ne cadevano
altre e altre ancora le contava per ingannare il sonno che insidiava Ges�: trentanove
quaranta mai fino a cinquanta la testa crollava zio Giuseppe non tollerava inganni: su
svegliati pigro ripeti le opere di misericordia! confondeva affamati assetati o zoppi
sussurrava, bastonare gli zoppi! ma no lo diceva zio Giuseppe a volte ma solo di carnevale
quando ogni scherzo vale. Notte: le figure del libro degli sposi intrecciavano danze coi
fantasmi; c'era una donna che porgeva ai monatti la sue figlioletta e diceva sistematela
con cure o qualcosa di simile e tornava l'ombra pi� fitta e zio Giuseppe minacciava
ospedali se ti ammali, diceva e lui sputava nel sonno per gli stracci infetti che i
monatti tiravano addosso e al mattino il cuscino era intriso di bava. Caligine smog di
grande citt�: la pioggia nasconde un poco la nebbia la nebbia nasconde la pioggia e
l'umido gli penetra le ossa decide che � l'ultima vertebra o lo stereo o come si chiamano
le ossa a destra o a sinistra forse � febbre che dicono in giro Asia o Russia di l�
viene il male controlla al cronometro le pulsazioni e decide che non � febbre; ma le dita
continuano da ore a trasmettere i segnali dei sordomuti per un legame interrotto tanti
anni fa quando amava una ragazza muta e a lei disegnava parole e gli pare che lei debba
intercettare i messaggi da qualche angolo remoto e sente che � viva perch� i morti non
danno calore non fanno muovere le dita ai vivi i morti sono come zio Giuseppe Sputalumache
e la bionda Milena e la madre di lei sono freddo e preghiera; le trasmette KAPUTT la
parole che lei riceveva con gli occhi stupidi di fragile bionda e cos� aveva voglia di
farla soffrire e quando lei porgeva la bocca in cerca di aria o di Parole o per fare
all'amore con lento movimento di labbra le diceva, puttana. Le fa quei segnali e ha voglia
di lei e decide che la cercher� per fuggire gli intrighi futuri del tempo malato riprende
intanto le fila della vita normale e telefona in teleselezione e ordinativi di consegna e
tre camion di mattonelle e spedizione urgente esamina la corrispondenza a pregiata vostra
del venti corrente o ultimo scorso cellofan plexiglas ten can trax vult e lunghi elenchi
di nuovi prodotti da costruzioni e vernici e cristalli un infarto di roba che entrer� nei
nuovi edifici su in alto gi� in basso anche verso le fogne cittadine se i fanatici del
paesaggio negano il cielo; la terra laggi� � gi� intrisa di rosso mattone il vecchio
che porge granturco ai piccioni � sconfitto sorgeranno i nuovi magazzini dedicati alla
santa e verr� sua eminenza a benedire e forse anche il ministro oggi un onorevole bianco
non basta pi� come nella r�clame dei grandi saponi; pensa la lunga ascesa dai tempi di
impresa nascente, quando un saluto di pretore era gi� una conquista, il pericolo rosso
faceva paura e bisognava beccare e beccare per farsi pi� largo perch� il mondo � un
grande pollaio e lo sa da quando metteva nel recinto di Sputalumache un pollo di campagna
e osservava come i polli cittadini gli davano addosso a colpi di becco finch� cadeva in
un grumo di sangue ma una volta un giovane gallo reag� e rimase padrone e lui non lo
uccise come Dio che decide; beccare al momento giusto perch� gli errori del passato
ritornano: da ieri mattina difatti lo tormenta una vecchia inquietudine da quando ha
incrociato tra funi di pioggia lo sguardo di un muratore che credeva morto da un pezzo e
dietro le sue lenti incrostate un po' dal cemento ha riconosciuto l'antico ricatto; tre
volte scrive INNOCENTE alla muta perch� tre � quasi giuramento e poi scrive FATALE
DISGRAZIA il titolo grande quanto unghia di pollice come apparve in notizia di cronaca e
pensa parole che scrissero in note e verbali, innocente a domanda risponde rimozione di
salme e quant'altro a norma di legge e quando quell'operaio disse, le due donne laggi� e
l'occhio era freddo dietro le lenti insolitamente pulite e lui ebbe paura e lo fece capo
operaio perch� erano i tempi delle bandiere rosse quando il sole tramontava nel dubbio ma
ora quei tempi sono finiti da un pezzo e bisogna beccare; s'infila l'impermeabile forte di
spalline tipo militare e decide che licenzier� quell'uomo oggi stesso due novembre di
morti. Nubi nere di gonfia minaccia: nei frutteti di pianura il pesco � fiorito ma i
braccianti pi� giovani non sanno che il pesco fiorito in autunno � indizio di grandi
sciagure e il vento attraversa le stalle abbandonate percuote ginepri attaccati ai travi
dai vecchi braccianti per le notti di streghe trascina in citt� tra i portici antichi
viluppi di mal�e; sulle colonne tra lesso e defunti si affacciano a tratti manifesti di
patria imminenza di quattro novembre visitate le caserme il generale comandante vi invita
eroici soldati e lui sente l'armoniosa fusione di ditta e di patria e scrive alla muta,
LICENZIARE NEL SUPERIORE INTERESSE DELLA DITTA. Il bar dell'ebreo non � difeso da portici
e l'acqua batte con forza sui vetri chiede un espresso con voce autoritaria non ha niente
contro gli ebrei ma quell'uomo � troppo arrogante gli grida, basso il caff�! poi scrive
alla muta, GEOMETRICO per l'abitudine a misurare superfici e pareti e traccia un netto
confine tra fantasmi e verit� ma il magico cerchio lo prende e le dita scrivono sotto il
tavolo, SEPPELLIRE I MORTI e ricorda il tram ferrigno che si fermava alla fila dei
cipressi capolinea dei vivi lungo i fiori senza profumo il ghigno beffardo dello storpio
gridava elemosina gli dava la moneta di Sputalumache calda ancora di tasca e attento alla
pelle grinzosa poi era la lunga palude di volti distesi sul bianco di lapide gli ignoti
parenti dagli occhi velati e il lento stillicidio di esequie i viali deserti e le ombre
pi� lunghe si chiude defunti si chiude signori! gi� suonava isterica la campanella ma
Sputalumache indugiava tra tombe toccava e ritoccava i fiori e i lumini preciso come donna
allo specchio e gemevano i grossi cancelli ma Sputalumache era chiuso nel bozzolo delle
preghiere lontano e impenetrabile e allora disperato levava anche lui una muta preghiera
al Signore; ti prego Signore ti chiedo perdono e piet� ma lasciami vivo tra i vivi; c'era
troppo silenzio ormai e calava la notte e anche gli ultimi passi si dissolvevano
nell'ombra le tombe chiudevano i vivi per l'atroce delitto del medico Simone che toccava i
malati col bastone finch� un giorno mand� al cimitero una donna viva e al mattino i
guardiani scoprirono il sangue vicino alla bara; tremava e ancora levava un'incerta
preghiera di cielo e di terra; ti prego zio Giuseppe padrone di legni e di garzoni e gli
stringeva con forza la mano umidiccia di vasi lo tirava perch� facesse pi� in fretta lo
amava perch� era il solo vivo e profumava di calla; ti prego signore abbiamo tutta la
notte per il santo rosario e prometto di non dormire col vostro santo aiuto Signore. La
pioggia martella a raffiche con le dita sotto il tavolo ripete alla muta INNOCENTE ancora
tre volte perch� tre sono i morti afflitti e piangenti: la bionda Milena e la madre di
lei e lo Sputalumache e scrive ancora parole e parole e le dita pescano rimorsi lontani e
le erre e le zeta che pi� non sapeva e quei giorni di quando la muta scendeva gi� dal
rionaccio vicinissimo al primo cantiere sicch� si levavano in aria i canti di rosse
bandiere e comizi e pareva vicina la fine e tu puttanella sei una di loro! la pigiava con
forza sui rossi mattoni la camicetta stirata dalla mamma ruffiana si sporcava ma lei non
ci badava e porgeva la bocca in fregola di baci; femmine padre! e poter confessare il
peccato a quel padre Luca che cantava il vespro con voce virile ma il padre era sparito da
anni fuggito dopo il peccato con la moglie del pollaiolo nel grande armadio di paramenti e
lui aveva frugato nell'armadio una mattina che i compagni di coro cantavano un salvam�
col nuovo prete e aveva sentito tra ori e trine quelltodore di donna che un giorno il
ragazzo port� al canale in mutande di madre o sorella o cugina e aveva vomitato come
allora tra polvere e incenso; femmine padre! Trasmette messaggi alla muta con le dita
sotto il tavolo e la voglia e la rabbia gli cresce nel sangue e le dice il KAPUTT nel
ricordo dei tempi di furore quando coi camerati della repubblica sociale cercava i
traditori tra pioppi e cascine della grande pianura e un giorno di mezza sbornia tra luce
incerta di vino e tramonto vice anche un prete davanti alla chiesa in mezzo ai banditi e
butt� la raffica del mitra in quel nero all'altezza del braccio peloso e intanto piangeva
per il sacrilegio e diceva al Signore Signore iddiomio padre Luca ha peccato e quel prete
laggi� ha tradito la patria e io soffro o Signore difatti lo tormentava l'eterno
travaglio di stomaco una pena terribile. KAPUTT le diceva ma lei non capiva la rabbia;
erano i giorni delle facce bandierarossa quando uno strillone bastardo buttava al mattino
i titoli dell'Unit� sulla faccia ancora assonnata e uno non sapeva cos'era accaduto
durante la notte e prendeva il giornale con mano tremante: dammene due copie compagno io
sono dei vostri! tempi disperati quando lui doveva strappare al comune il millimetro di
terra abbattere gli alberi con l'ascia il manico involtato nel panno per attutire i rumori
il mondo � sempre pieno di spie e l'ebreo errante prepara insidie dai libri di
Sputalumache e tutti bisognava ammazzarli al momento opportuno ebrei e traditori; grida,
un altro caff�! Scendeva la madre della muta vecchia ruffiana ricattatrice e chiedeva i
soldi con la mano rigata di neri canali tanti soldi le dette quel giorno che disse, la
piccola � rimasta incinta e il cuore gli cominci� a battere con forza per l'antica
tachicardia ma fu forte e disse alla vecchia, eccovi i soldi per� sparite alla svelta
perch� io non vi conosco e vi denuncio per diffamazione ma poi passavano i giorni e
nessuno scendeva gi� dal rionaccio e lui aveva voglia della muta, ogni giorno una voglia
pi� intense e and� all'ospedale quando seppe del parto: and� in un'ora di visita aperta
per passare inosservato ma attorno al letto di lei c'erano tre o quattro di quel le facce
bandierarossa e uno diceva, chi sar� stato il mascalzone; fugg� tra siepi di fagotti e
di vene varicose per giorni e giorni a pensare, dio morissero tutti e tre la muta e il
bambino e la vecchia pensava con forza perch� un forte desiderio � quasi mal�a e chi
poteva sapere allora che non ci sarebbero state scosse in futuro e che il rosso era solo
fuoco di paglia; li avrebbe gi� presi con s� fin da allora ma li prender� la madre e il
bambino e gi� scrive. DITTA SILVIO NOCETINI E FIGLIO. Dice, buongiorno signor Milano e
calca la voce perch� l'ebreo ricordi i tempi del terrore che pu� sempre tornare ma
intanto � l'ora di licenziare l'operaio con gli occhiali e scrive alla muta parole che
hanno radici profonde nel pozzo della memoria, TAGLIARE IL RAMO SECCO le scrive e ancora,
BECCARE perch� impari a difendersi; passa portici e pioggia con quella rabbia schizza
acqua di asfalto con le ruote ancora vergini dell'ultima flavia; le chiaviche reggeranno!
e se non reggono muoia Sansone con tutti i filistei ! come diceva in memorie di Bibbia lo
Sputalumache sale scale di cemento senza fare rumore per coglierli in fallo quando nessuno
sorveglia il cuore gli baste con forza per antico monito di tachicardia ma � luce di
giorno anche sotto le nubi e li trova in sei o sette a scaldarsi al focherello di legna da
carpenteria perch� piove, dicono e non si pu� lavorare e dio poterli frustare per quanto
sono ladri e vagabondi! Si domina e dice che terr� chiuso quel settore tre o quattro
giorni tanto sono mezzefeste e fa cenno all'operaio con gli occhiali di seguirlo gi� in
basso perch� gli altri non sentano e gi� al primo piano gli dice che no cos� non pu�
andare dato che le lenti si sporcano di cemento e la sua resa � minima a quanto risulta
ma dio come gli appare indifeso e piccino non sapeva che fosse cos� ripiegato e con la
voce che bela e che dice di moglie e di figli sette o otto ma sicuro sono come conigli e
ne fanno a valanghe e provvede lo stato e provvedono gli enti gli dice, si pagano apposta
le tasse uniti per sempre tutti noi che paghiamo e la cassa mutua e la vecchiaia e questo
e quello sai quanti ne paghiamo opere di misericordia bastonare gli zoppi ma solo di
carnevale dar da mangiare agli affamati tutti gli enti assistenziali che una volta non
c'erano oggigiorno � diverso e la classe operaia ha tutti i diritti; dice, passa
dall'amministratore per la liquidazione e per quanto ti spetta anche di pi� arrivederci!
Ma non � soddisfatto credeva ci fosse pi� gusto pensava a un rilassamento che segue il
male e invece � ancora irrequieto forse ancora pi� di prima e il senso di imminente
sciagura � ancora pi� vivo potesse tornerebbe indietro dall'uomo con gli occhiali ma
ormai � troppo tardi e l'operaio potrebbe credere a una debolezza improvvisa e
ricomincerebbe il ricatto scrive, BECCARE ma non � soddisfatto.
� Silvano Zoi, La coda nell'acqua, Nuovi Quaderni,
nov. 1972 |