Opere presentate in questo sito:

Date

La coda nell'acqua

Il santo assassino

Le donne - controcanto

Il manuale dello scrittore

 

Lascia una traccia del tuo passaggio:

Firma il Registro

Visiona il Registro

 

La coda nell'acqua

di Silvano Zoi

Nuovi Quaderni, Parma 1972

Il primo capitolo

Giornate fiacche e lagnose di pioggia continua il passato discende con l'acqua da tetti e da mura riempie le fogne si ferma ribolle sotto la crosta di strade risveglia memorie; Silvio Nocentini ricorda autunni di quando ragazzo andava al canale e orinava nello spacco di un giovane pioppo e con la nebbia la pioggia e il tepore di orina il taglio si faceva ogni giorno pi� morbido di carne esile donna dei sogni: erano sere di lenta via crucis e padre Luca con gli occhi a santomartire belava i misteri di prima e seconda stazione lungo il calvario polvere e incenso gli penetravano a fondo nel sangue la chiesa era scatola da bachi da seta tiepido bozzolo di preghiera in quei giorni viziosi di autunno padre Luca raccontava cadute e lui pensava allo spacco dell'albero lo stimolo dell'orina si faceva irresistibile ma le tazze alla turca erano sotto nel buio d'inferno allora offriva il fioretto al Signore; i santini raccontavano di anime in pena le donne urlavano nenie di fratelli immersi nel fuoco di un carcere orrendo padre Luca chiedeva il peccato quante volte con maschi o con femmine la voce del prete era maschia e sonora nel chiuso legno e gli metteva addosso la voglia d'inventare una donna, femmine padre! non osava confessare la colpa al canale e sussurrava, da solo ma il peccato restava appiccicoso come colla di Sputalumache e la penitenza di tre ave e tre gloria era inutile si sentiva dannato vecchio di sangue e di bava quando il prete alzava la mano per dire ti assolvo fissava lo sguardo sui peli che la manica lasciava indifesi e pensava il punteruolo di Sputalumache da infilare l� in mezzo; mi pento e mi dolgo, ma non levava lo sguardo dal braccio peloso; mi propongo col vostro santo aiuto, ma vedeva la punta nella carne e il sangue colava tra i peli, anche la scuola penetrava nelle fibre con l'odore di carte nuova e matite e bocche rotonde di compagni pi� bravi e il canale era indifeso perch� l'autunno aveva ridotto e a poco a poco succhiato e annullato la lunga striscia di campagna anche l'albero della colpa era nudo e offerto a sguardi indiscreti e bastava un ciclista per la paura o un rumore di foglie e lo spacco aveva bisogno di calve per essere vero nei sogni: orinava fingendo indifferenza con occhi a ipotetiche lune triste e sconfitto e neanche un insetto un verme un ramarro quelle vite arroganti che schiacciava in estate come Dio che punisce il peccato: le piene avevano strappato dal greto i cimiteri di rane tra fantasmi di pioppi Dio tremava smarrito nell'incerto futuro; era un giorno di solita noia e sbadiglio di tetti di l� da vetri incollati sul gelo vide il maschio che batteva la femmina con irritante frenesia il cuore cominci� una corsa di rabbia e d'invidia li guard� a lungo dall'alto incerto e confuso poi decise la pena e scese gi� per le scale di muffa le scale non finivano mai pensava parole di Bibbia rosari di Sputalumache v�stiti e vattene! come disse il Signore iddiotuo e l'angelo vendicatore sollev� la spada di fiamma quando gi� avevano finito immobili nel binario morto del peccato lev� in alto il bastone nodoso di Sputalumache e picchi� con rabbia sul punto dei sessi e il cane fugg� con un urlo di pena e la cagna rest� a gambe larghe mentre il sangue le macchiava la coscia pelosa. Cielo uguale e uniforme che distende la pioggia gi� lungo colonne di portici le chiaviche gonfie gi� premono con forza l'asfalto di strade ma in un ampio giro velato un po' dalla pioggia i cartelli della sua impresa si levano in alto sui tralicci e contemplarli gli d� un senso di forza: Silvio Nocentini ripetuti pi� volte e costruzioni edili e nomi di famosi architetti piccoli uomini al suo servizio; ma � inquieto perch� sente che quella pioggia incessante potrebbe schiantare le chiaviche e allargare la citt�: i patiti del paesaggio da anni pongono limiti ai piani pi� alti l'impresa deve scavare a fondo le autorimesse gli scarichi di fogne cadono troppo in basso dal greto e con la piena minacciosa il canale respinge anche la putredine del passato i ricordi fermentano lo rendono fiacco e indeciso; una mattina fu come di atroce delitto da raccontare in notizia di cronaca: prese l'ascia dal banco di zio Giuseppe detto Sputalumache e con l'arma involtata in carta di giornale mentre i suoi compagni di scuola facevano il loro dovere di bravi studenti pass� tra la folla ignara and� al canalone raggiunse l'albero che ormai era carne di femmina soffice e rosea picchi� con furia omicida sul punto del sesso finch� l'albero cadde mentre in cielo saliva quel puzzo di orina. Dopo ricorda giorni di quiete sul letto a guardare le nubi e un placido scivolare di via crucis prima e seconda stazione ma dur� solo un poco e subito venne l'odore di donna: fu un altro mattino di sosta all'eterno canale in tre o quattro fra i tronchi nella noia di sempre usc� dalla nebbia un tale indifeso e beccato da tutti nel pollaio dei ragazzi veniva avanti pian piano porgeva qualcosa di bianco e quando volle la nebbia uno sguardo ruffiano; mutande di donna, diceva appena tolte e le offriva come fossero frittelle di banco erano ancora tiepide chiss� se di madre o sorella o cugina e se le passarono e risero pallidi e annusarono tutti al punto del sesso e lui finse interesse a un passaggio lontano perch� il cuore gli batteva con forza quando gli dissero, tocca a te Nocentini! poggi� il volto sul bianco le gambe gli tremavano poi di l� da una siepe vomit� su vetri e su cocci. E cadevano i giorni dei morti zio Giuseppe Sputalumache attaccava la nenia dei lunghi rosari dalla bottega di falegname saliva quel puzzo di colla che in cucina si fondeva con le candele di chiesa e una trama sottile univa la Ditta al Signore nel sangue in eterno corpo mistico di gloria e di requie; zio Giuseppe sapeva il latino e se diceva speranza o pronobis la lumaca gli cadeva dal labbro dense rimaneva a lungo sul marmo ne cadevano altre e altre ancora le contava per ingannare il sonno che insidiava Ges�: trentanove quaranta mai fino a cinquanta la testa crollava zio Giuseppe non tollerava inganni: su svegliati pigro ripeti le opere di misericordia! confondeva affamati assetati o zoppi sussurrava, bastonare gli zoppi! ma no lo diceva zio Giuseppe a volte ma solo di carnevale quando ogni scherzo vale. Notte: le figure del libro degli sposi intrecciavano danze coi fantasmi; c'era una donna che porgeva ai monatti la sue figlioletta e diceva sistematela con cure o qualcosa di simile e tornava l'ombra pi� fitta e zio Giuseppe minacciava ospedali se ti ammali, diceva e lui sputava nel sonno per gli stracci infetti che i monatti tiravano addosso e al mattino il cuscino era intriso di bava. Caligine smog di grande citt�: la pioggia nasconde un poco la nebbia la nebbia nasconde la pioggia e l'umido gli penetra le ossa decide che � l'ultima vertebra o lo stereo o come si chiamano le ossa a destra o a sinistra forse � febbre che dicono in giro Asia o Russia di l� viene il male controlla al cronometro le pulsazioni e decide che non � febbre; ma le dita continuano da ore a trasmettere i segnali dei sordomuti per un legame interrotto tanti anni fa quando amava una ragazza muta e a lei disegnava parole e gli pare che lei debba intercettare i messaggi da qualche angolo remoto e sente che � viva perch� i morti non danno calore non fanno muovere le dita ai vivi i morti sono come zio Giuseppe Sputalumache e la bionda Milena e la madre di lei sono freddo e preghiera; le trasmette KAPUTT la parole che lei riceveva con gli occhi stupidi di fragile bionda e cos� aveva voglia di farla soffrire e quando lei porgeva la bocca in cerca di aria o di Parole o per fare all'amore con lento movimento di labbra le diceva, puttana. Le fa quei segnali e ha voglia di lei e decide che la cercher� per fuggire gli intrighi futuri del tempo malato riprende intanto le fila della vita normale e telefona in teleselezione e ordinativi di consegna e tre camion di mattonelle e spedizione urgente esamina la corrispondenza a pregiata vostra del venti corrente o ultimo scorso cellofan plexiglas ten can trax vult e lunghi elenchi di nuovi prodotti da costruzioni e vernici e cristalli un infarto di roba che entrer� nei nuovi edifici su in alto gi� in basso anche verso le fogne cittadine se i fanatici del paesaggio negano il cielo; la terra laggi� � gi� intrisa di rosso mattone il vecchio che porge granturco ai piccioni � sconfitto sorgeranno i nuovi magazzini dedicati alla santa e verr� sua eminenza a benedire e forse anche il ministro oggi un onorevole bianco non basta pi� come nella r�clame dei grandi saponi; pensa la lunga ascesa dai tempi di impresa nascente, quando un saluto di pretore era gi� una conquista, il pericolo rosso faceva paura e bisognava beccare e beccare per farsi pi� largo perch� il mondo � un grande pollaio e lo sa da quando metteva nel recinto di Sputalumache un pollo di campagna e osservava come i polli cittadini gli davano addosso a colpi di becco finch� cadeva in un grumo di sangue ma una volta un giovane gallo reag� e rimase padrone e lui non lo uccise come Dio che decide; beccare al momento giusto perch� gli errori del passato ritornano: da ieri mattina difatti lo tormenta una vecchia inquietudine da quando ha incrociato tra funi di pioggia lo sguardo di un muratore che credeva morto da un pezzo e dietro le sue lenti incrostate un po' dal cemento ha riconosciuto l'antico ricatto; tre volte scrive INNOCENTE alla muta perch� tre � quasi giuramento e poi scrive FATALE DISGRAZIA il titolo grande quanto unghia di pollice come apparve in notizia di cronaca e pensa parole che scrissero in note e verbali, innocente a domanda risponde rimozione di salme e quant'altro a norma di legge e quando quell'operaio disse, le due donne laggi� e l'occhio era freddo dietro le lenti insolitamente pulite e lui ebbe paura e lo fece capo operaio perch� erano i tempi delle bandiere rosse quando il sole tramontava nel dubbio ma ora quei tempi sono finiti da un pezzo e bisogna beccare; s'infila l'impermeabile forte di spalline tipo militare e decide che licenzier� quell'uomo oggi stesso due novembre di morti. Nubi nere di gonfia minaccia: nei frutteti di pianura il pesco � fiorito ma i braccianti pi� giovani non sanno che il pesco fiorito in autunno � indizio di grandi sciagure e il vento attraversa le stalle abbandonate percuote ginepri attaccati ai travi dai vecchi braccianti per le notti di streghe trascina in citt� tra i portici antichi viluppi di mal�e; sulle colonne tra lesso e defunti si affacciano a tratti manifesti di patria imminenza di quattro novembre visitate le caserme il generale comandante vi invita eroici soldati e lui sente l'armoniosa fusione di ditta e di patria e scrive alla muta, LICENZIARE NEL SUPERIORE INTERESSE DELLA DITTA. Il bar dell'ebreo non � difeso da portici e l'acqua batte con forza sui vetri chiede un espresso con voce autoritaria non ha niente contro gli ebrei ma quell'uomo � troppo arrogante gli grida, basso il caff�! poi scrive alla muta, GEOMETRICO per l'abitudine a misurare superfici e pareti e traccia un netto confine tra fantasmi e verit� ma il magico cerchio lo prende e le dita scrivono sotto il tavolo, SEPPELLIRE I MORTI e ricorda il tram ferrigno che si fermava alla fila dei cipressi capolinea dei vivi lungo i fiori senza profumo il ghigno beffardo dello storpio gridava elemosina gli dava la moneta di Sputalumache calda ancora di tasca e attento alla pelle grinzosa poi era la lunga palude di volti distesi sul bianco di lapide gli ignoti parenti dagli occhi velati e il lento stillicidio di esequie i viali deserti e le ombre pi� lunghe si chiude defunti si chiude signori! gi� suonava isterica la campanella ma Sputalumache indugiava tra tombe toccava e ritoccava i fiori e i lumini preciso come donna allo specchio e gemevano i grossi cancelli ma Sputalumache era chiuso nel bozzolo delle preghiere lontano e impenetrabile e allora disperato levava anche lui una muta preghiera al Signore; ti prego Signore ti chiedo perdono e piet� ma lasciami vivo tra i vivi; c'era troppo silenzio ormai e calava la notte e anche gli ultimi passi si dissolvevano nell'ombra le tombe chiudevano i vivi per l'atroce delitto del medico Simone che toccava i malati col bastone finch� un giorno mand� al cimitero una donna viva e al mattino i guardiani scoprirono il sangue vicino alla bara; tremava e ancora levava un'incerta preghiera di cielo e di terra; ti prego zio Giuseppe padrone di legni e di garzoni e gli stringeva con forza la mano umidiccia di vasi lo tirava perch� facesse pi� in fretta lo amava perch� era il solo vivo e profumava di calla; ti prego signore abbiamo tutta la notte per il santo rosario e prometto di non dormire col vostro santo aiuto Signore. La pioggia martella a raffiche con le dita sotto il tavolo ripete alla muta INNOCENTE ancora tre volte perch� tre sono i morti afflitti e piangenti: la bionda Milena e la madre di lei e lo Sputalumache e scrive ancora parole e parole e le dita pescano rimorsi lontani e le erre e le zeta che pi� non sapeva e quei giorni di quando la muta scendeva gi� dal rionaccio vicinissimo al primo cantiere sicch� si levavano in aria i canti di rosse bandiere e comizi e pareva vicina la fine e tu puttanella sei una di loro! la pigiava con forza sui rossi mattoni la camicetta stirata dalla mamma ruffiana si sporcava ma lei non ci badava e porgeva la bocca in fregola di baci; femmine padre! e poter confessare il peccato a quel padre Luca che cantava il vespro con voce virile ma il padre era sparito da anni fuggito dopo il peccato con la moglie del pollaiolo nel grande armadio di paramenti e lui aveva frugato nell'armadio una mattina che i compagni di coro cantavano un salvam� col nuovo prete e aveva sentito tra ori e trine quelltodore di donna che un giorno il ragazzo port� al canale in mutande di madre o sorella o cugina e aveva vomitato come allora tra polvere e incenso; femmine padre! Trasmette messaggi alla muta con le dita sotto il tavolo e la voglia e la rabbia gli cresce nel sangue e le dice il KAPUTT nel ricordo dei tempi di furore quando coi camerati della repubblica sociale cercava i traditori tra pioppi e cascine della grande pianura e un giorno di mezza sbornia tra luce incerta di vino e tramonto vice anche un prete davanti alla chiesa in mezzo ai banditi e butt� la raffica del mitra in quel nero all'altezza del braccio peloso e intanto piangeva per il sacrilegio e diceva al Signore Signore iddiomio padre Luca ha peccato e quel prete laggi� ha tradito la patria e io soffro o Signore difatti lo tormentava l'eterno travaglio di stomaco una pena terribile. KAPUTT le diceva ma lei non capiva la rabbia; erano i giorni delle facce bandierarossa quando uno strillone bastardo buttava al mattino i titoli dell'Unit� sulla faccia ancora assonnata e uno non sapeva cos'era accaduto durante la notte e prendeva il giornale con mano tremante: dammene due copie compagno io sono dei vostri! tempi disperati quando lui doveva strappare al comune il millimetro di terra abbattere gli alberi con l'ascia il manico involtato nel panno per attutire i rumori il mondo � sempre pieno di spie e l'ebreo errante prepara insidie dai libri di Sputalumache e tutti bisognava ammazzarli al momento opportuno ebrei e traditori; grida, un altro caff�! Scendeva la madre della muta vecchia ruffiana ricattatrice e chiedeva i soldi con la mano rigata di neri canali tanti soldi le dette quel giorno che disse, la piccola � rimasta incinta e il cuore gli cominci� a battere con forza per l'antica tachicardia ma fu forte e disse alla vecchia, eccovi i soldi per� sparite alla svelta perch� io non vi conosco e vi denuncio per diffamazione ma poi passavano i giorni e nessuno scendeva gi� dal rionaccio e lui aveva voglia della muta, ogni giorno una voglia pi� intense e and� all'ospedale quando seppe del parto: and� in un'ora di visita aperta per passare inosservato ma attorno al letto di lei c'erano tre o quattro di quel le facce bandierarossa e uno diceva, chi sar� stato il mascalzone; fugg� tra siepi di fagotti e di vene varicose per giorni e giorni a pensare, dio morissero tutti e tre la muta e il bambino e la vecchia pensava con forza perch� un forte desiderio � quasi mal�a e chi poteva sapere allora che non ci sarebbero state scosse in futuro e che il rosso era solo fuoco di paglia; li avrebbe gi� presi con s� fin da allora ma li prender� la madre e il bambino e gi� scrive. DITTA SILVIO NOCETINI E FIGLIO. Dice, buongiorno signor Milano e calca la voce perch� l'ebreo ricordi i tempi del terrore che pu� sempre tornare ma intanto � l'ora di licenziare l'operaio con gli occhiali e scrive alla muta parole che hanno radici profonde nel pozzo della memoria, TAGLIARE IL RAMO SECCO le scrive e ancora, BECCARE perch� impari a difendersi; passa portici e pioggia con quella rabbia schizza acqua di asfalto con le ruote ancora vergini dell'ultima flavia; le chiaviche reggeranno! e se non reggono muoia Sansone con tutti i filistei ! come diceva in memorie di Bibbia lo Sputalumache sale scale di cemento senza fare rumore per coglierli in fallo quando nessuno sorveglia il cuore gli baste con forza per antico monito di tachicardia ma � luce di giorno anche sotto le nubi e li trova in sei o sette a scaldarsi al focherello di legna da carpenteria perch� piove, dicono e non si pu� lavorare e dio poterli frustare per quanto sono ladri e vagabondi! Si domina e dice che terr� chiuso quel settore tre o quattro giorni tanto sono mezzefeste e fa cenno all'operaio con gli occhiali di seguirlo gi� in basso perch� gli altri non sentano e gi� al primo piano gli dice che no cos� non pu� andare dato che le lenti si sporcano di cemento e la sua resa � minima a quanto risulta ma dio come gli appare indifeso e piccino non sapeva che fosse cos� ripiegato e con la voce che bela e che dice di moglie e di figli sette o otto ma sicuro sono come conigli e ne fanno a valanghe e provvede lo stato e provvedono gli enti gli dice, si pagano apposta le tasse uniti per sempre tutti noi che paghiamo e la cassa mutua e la vecchiaia e questo e quello sai quanti ne paghiamo opere di misericordia bastonare gli zoppi ma solo di carnevale dar da mangiare agli affamati tutti gli enti assistenziali che una volta non c'erano oggigiorno � diverso e la classe operaia ha tutti i diritti; dice, passa dall'amministratore per la liquidazione e per quanto ti spetta anche di pi� arrivederci! Ma non � soddisfatto credeva ci fosse pi� gusto pensava a un rilassamento che segue il male e invece � ancora irrequieto forse ancora pi� di prima e il senso di imminente sciagura � ancora pi� vivo potesse tornerebbe indietro dall'uomo con gli occhiali ma ormai � troppo tardi e l'operaio potrebbe credere a una debolezza improvvisa e ricomincerebbe il ricatto scrive, BECCARE ma non � soddisfatto.

Silvano Zoi, La coda nell'acqua, Nuovi Quaderni, nov. 1972

Torna all'indice

 

 

Vai al sito di Pier-Franco Donovan

Sito creato da Pier-Franco Donovan
http://www.geocities.com/tiretto/

 

Hosted by www.Geocities.ws

1