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MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA' |
ENNIO RONCHI
MUSSOLINI CREATORE D'ECONOMIA
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Lo storico dell'avvenire, per fare opera compiuta, quando dovrà delineare la storia di questo primo terzo del secolo in cui viviamo, ricco quanto altro mai di avvenimenti storici e di rivolgimenti sociali, non potrà non soffermarsi su tre concezioni fondamentali della vita sociale, espresse in modo veramente autonomo, con caratteri propri ed inconfondibili, come espressione di modi di intendere la civiltà. E quando dalla concezione dovrà risalire agli uomini che quasi le impersonano, egli dovrà scrivere tre nomi: Wilson, Lenin e Mussolini. È questa la possente trinità del secolo: Wilson rappresenta con il suo idealismo capitalistico-plutocratico, un po' scettico ed un po' razionalista, il trionfo di un solidarismo umanitario individualistico, la cui concezione non va al di là della Società delle Nazioni. Lenin è il simbolo della rivolta politica, economica e sociale, contro il capitalismo e l'individualismo. Con lui si afferma una concezione asiatica-europea che non può essere agli antipodi di quella europea vera e propria e con quella americana figlia solamente del dollaro. Mussolini rappresenta invece l'espressione meravigliosa e possente della rinnovata civiltà del mondo occidentale, che riportandosi alle concezioni romane della vita sociale, ridona un nuovo e più duraturo splendore alla vecchia Europa. Con Mussolini Roma riprende il suo primato e quando Roma fa risentire la sua voce, la civiltà continua nella sua ascesa. Questi tre nomi racchiudono tre concezioni, tre civiltà, tre ordinamenti sociali. Il mondo concepito da Wilson non ha sopravvissuto a lui nella forma almeno di come era stato costruito dalla fervida immaginazione del profeta di oltre Atlantico, ed è crollato; la concezione di Lenin, la società concepita alla sua maniera nemmeno ha sopravvissuto al suo autore che, mentre la veniva esplicando, si è dovuto spesse volte arrestare e ritornare indietro, su posizioni che aveva ritenuto sorpassate. Resta la terza forma: quella che Mussolini viene sempre più profondamente attuando e perfezionando nella Sua ardua azione decennale nella vita della Nazione e che le altre due supera nelle sue affermazioni dottrinarie e nelle sue attuazioni concrete. Le prime possono dirsi esaurite o fallite addirittura, in quanto rappresentavano la costruzione di due mondi, di due sistemi che se rispondevano nelle loro grandi linee ad un criterio razionalista, erano antisociali nei fini e nei metodi perseguiti. La storia è esperienza continua ed essa si realizza e si attua anche contro i fanatici che, infatuandosi della bontà di un sistema, lo vogliono imporre alla società ad ogni costo, poco curandosi di chiedere a loro stessi se il sistema proposto sia il migliore, il più realistico: quello cioè di cui la società ne senta il bisogno e ne veda la necessaria utilità politica-economica e sociale. La rivoluzione fascista guidata da Mussolini, non è stata solamente un rigoglioso e violento movimento di popolo per sostituire un regime ad un altro, ma ha voluto sopratutto significare l'instaurazione di un nuovo ordine politico economico e sociale, su quello preesistente, ma ha voluto segnare decisamente nella vita nazionale, l'avvento di nuove concezioni in derivazione appunto di quelle cui la rivoluzione stessa si è ispirata, nel permeare di sé la coscienza sociale del Paese. Una rivoluzione per poter improntare durevolmente di sé tutta un'epoca della storia deve saper esprimere un ordine nuovo nel suo triplice aspetto: politico, giuridico ed economico come ha operato il Fascismo sotto la guida personale di Mussolini. Chi vuole instaurare un nuovo Regime, senza tener conto delle tre realtà: la politica, la economica e la giuridica, che sono le tre facce di una stessa piramide, fallisce come sono falliti Wilson e Lenin, mentre Mussolini ha costruito, e durevolmente perché di questi tre aspetti ne ha fatto una realtà sola, messa al servizio della Nazione. Ed è per questo che Mussolini non è soltanto un Uomo Politico di Genio, ma anche un Economista, perché nella Sua concezione e nella Sua azione, i principii ed i motivi politici economici e giuridici si fondano in una possente sintesi. Fra le tante pregevoli opere e pubblicazioni su Mussolini, ho notato che la parte relativa alla Sua alta concezione economica, era poco o niente sviluppata, e pertanto mi sono indotto a trattarla io, richiamando l'attenzione degli studiosi dell'economia, uomini di dottrina, o della politica economica quotidiana, su questo aspetto della concezione stessa. E. R. |