MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA'
COORDINAMENTO REGIONALE
- MARCHE -

ENNIO RONCHI
MUSSOLINI CREATORE D'ECONOMIA

LO STATO CORPORATIVO IN FUNZIONE

Abbiamo visto che nel 1931 la macchina corporativa dello Stato fascista era già pronta con tutti i suoi quadri e i suoi congegni organici. Il Duce ha parlato di corporativismo prima della Marcia su Roma, immediatamente dopo la 'presa di possesso del Potere, e man mano in più riprese fino alla promulgazione della Carta del Lavoro. Soltanto nel 1931 noi vediamo lo Stato Corporativo formato nella sua vera struttura.

C'è stata, quindi, una lenta e laboriosa maturazione. Mussolini, e lo ha detto chiaro tutte le volte che ne ha avuto occasione, non ama le improvvisazioni in materia di politica economico-sociale. I suoi principii teorici scaturiscono dalla osservazione delle cose, e perciò è andato cauto nella applicazione dei principii corporativi. Tutto si è svolto con logica e metodica regolarità. L'organizzazione economica libero-borghese era in crisi da vari anni quando Mussolini studiava meticolosamente i congegni della organizzazione corporativa, e preparava la nuova macchina politica in funzione economica.

La crisi del sistema, in altri termini, non l'ha inventata Mussolini con aprioristica astrazione ideologica, ma l'ha soltanto denunciata con quella acuta e pronta percezione delle cose che è dono peculiare della sua mente quando essa crisi ora già in atto. E poiché Mussolini, da quel perfetto ricostruttore che è, non si è accontentato di limitarsi alla diagnosi del male, è passato senz'altro ai rimedi. Una volta entrata in giuoco la sua volontà che non conosce ostacoli, debolezze e scetticismi, la macchina corporativa, già intuita come sbocco naturale del sindacalismo fascista, ha preso corpo.

È utile per la storia ricordare le varie fasi di questa lenta e regolare maturazione dello Stato corporativo, che segnano come altrettanti punti fermi di una conquista entrata oramai nella coscienza del mondo intero, scosso dalle violente crisi sociali, deluso dal caotico disordine dall'economia liberista, scettico delle ingenue e generiche panacee socialiste e allarmato dalle rovinose distruzioni comuniste.

Il pensiero economico mussoliniano ha avuto precise manifestazioni costruttive dal 1919 al 1936. L'azione economica mussoliniana ha poi vittoriosamente superato le enormi difficoltà dell'assedio di cinquantadue Stati posto con l'intenzione di strangolare economicamente l'Italia impegnata nella conquista dell'Etiopia.

Dai primi tentativi, dunque, dall'incontro di Palazzo Chigi (Benni-Rossoni) al patto di Palazzo Vidoni, dalle grandi realizzazioni legislative del 1926 alla Carta del Lavoro del 1927 e quindi alla creazione del Consiglio Nazionale delle Corporazioni, preludio alla cessazione della Camera politica, fino alle dichiarazioni del novembre 1933 e del gennaio 1934 alla Camera e al Senato sulla costituzione delle Corporazioni, l'ordinamento corporativo è stato studiato, approfondito e finalmente attuato come la sintesi necessaria fra il liberalismo borghese e lo statalismo comunista per il raggiungimento di una "più alta giustizia sociale".

Dopo i lavori del Consiglio Nazionale delle Corporazioni del 13-14 novembre 1933 in cui Mussolini definì chiaramente la Corporazione, i suoi compiti, i suoi scopi e i suoi sviluppi, fu approvato per acclamazione il seguente ordine del giorno:

"Il Consiglio Nazionale delle Corporazioni definisce le Corporazioni come lo strumento che, sotto l'egida dello Stato, attua la disciplina integrale, organica ed unitaria delle forze produttive, in vista dello sviluppo della ricchezza, della potenza politica e del benessere del popolo italiano;

dichiara che il numero delle Corporazioni da costituire per grandi rami della produzione dev'essere di massima adeguato alle reali necessità dell'economia nazionale;

stabilisce che lo Stato Maggiore della Corporazione deve comprendere i rappresentanti delle Amministrazioni statali, del Partito, del capitale, del lavoro e della tecnica;

assegna quali compiti specifici delle Corporazioni i conciliativi, i consultivi con obbligatorietà nei problemi di maggiore importanza e attraverso il Consiglio Nazionale l'emanazione di leggi regolataci dell'attività economica dalla Nazione;

rimette al Gran Consiglio del Fascismo la decisione circa gli ulteriori sviluppi in senso politico costituzionale che dovranno determinarsi in conseguenza della costituzione effettiva e del funzionamento pratico delle Corporazioni".

Nel 1934 le Corporazioni erano costituite e nel 1935 hanno cominciato a funzionare. Tutte le riunioni inaugurali delle 22 Corporazioni sono state presiedute da Mussolini che ha dettato le rispettive direttive.

Dal 1° gennaio 1935 l'Italia ha trovato la vera spina dorsale del suo organismo economico e nel caos borghese, nell'anarchia economica liberale, la stabilizzazione italiana è apparsa come un punto d'appoggio solido e sicuro, al quale dovranno tutti ricorrere, prima o poi por non cadere nella dissoluzione catastrofica preannunciata dalla crisi del 1929.

Con ferma coscienza Mussolini scriveva il 2 gennaio 1934 sul Popolo d'Italia:

"Ciò che conta di più, noi vedremo, nell'anno nuovo, è il rafforzamento dell'idea corporativa in tutti gli Stati. L'esempio dell'Italia in questo campo è stato già imitato, e lo sarà ancora di più nel 1934. Mentre i codici dalla N. R. A. non hanno raggiunta la perfezione che si è avuta sotto il nostro Ministero delle Corporazioni e che aumenterà ancora di più con la creazione delle Corporazioni di categoria, I codici, tuttavia, rappresentano l'espressione del medesimo principio, il quale proclama che il capitalismo, nella sua forma attuale, è il prodotto del liberalismo economico, che questa forma è ormai sorpassata, che il capitalismo necessita di controllo e che fra gli interessi dei datori di lavoro e quelli dei lavoratori, arbitro finale deve assidersi lo Stato, il quale rappresenta la giusta conciliazione degli interessi delle parti, nel supremo interesse generale.

"Col suo nuovo Consiglio delle Corporazioni l'Italia presenterà al mondo, nell'anno nuovo, la più radicale riforma nella storia dei tempi nuovi".

Le tavole della legge corporativa erano fatte: nell'atto di applicarle Mussolini le ravvivava con la potenza del suo spirito.

Ecco l'interpretazione autentica dell'ordinamento corporativo nella parola diretta da Mussolini al popolo milanese il 6 ottobre 1934. Egli spiegava la portata storica della riforma rievocando le rovine ancora fumanti della crisi economica mondiale, con queste parole:

"Che cosa c'era sotto queste macerie ? Non solo la rovina di pochi o molti individui, ma la fine di un periodo della storia contemporanea, la fine di quel periodo che si può chiamare l'economia liberale capitalistica. Coloro che guardano sempre più volentieri al passato, hanno parlato di crisi. Non si tratta di una crisi nel senso tradizionale, storico della parola, si tratta del trapasso da una fase di civiltà ad un'altra fase. Non più l'economia che mette l'accento sul profitto individuale, ma d'economia che si preoccupa dell'interesse collettivo.

"Davanti a questo declino constatato e irrevocabile vi sono due soluzioni, per dare la necessaria disciplina al fenomeno produttivo. La prima consisterebbe nello statizzare tutta l'economia della nazione.

È una soluzione che noi respingiamo, perché, tra l'altro, non intendiamo di moltiplicare per dieci il numero imponente degli impiegati dello Stato. L'altra soluzione è la soluzione che è imposta dalla logica e dallo sviluppo delle cose. È la soluzione corporativa, è questa la soluzione dell'autodisciplina della produzione affidata ai produttori. E quando dico produttori, non intendo soltanto gli industriali o datori di lavoro, intendo anche gli operai.

"Il Fascismo stabilisce l'eguaglianza verace e profonda di tutti gli individui di fronte alla Nazione. La differenza è soltanto nella scala e nell'ampiezza delle singole responsabilità.

"Parlando alle folle della popolosa e ardimentosa Bari ho detto che l’obbiettivo del Regime nel campo economico è la realizzazione di una più alta giustizia sociale per tutto, il popolo italiano. Tale dichiarazione, tale impegno solenne, io confermo dinanzi a voi e questo impegno sarà integralmente mantenuto.

"Che cosa significa questa più alta giustizia sociale? Significa il lavoro garantito, il salario equo, la casa decorosa; significa la possibilità di evolversi e di migliorare incessantemente; non basta: significa che gli operai, i lavoratori debbono entrare sempre più intimamente a conoscere il processo produttivo e a partecipare alla sua necessaria disciplina".

Parole chiare, parale definitive, che demoliscono parecchi artifici polemici, comodi por creare ed esasperare artificiosamente il malcontento interclassista; che fugano parecchie nebbie di illusioni utopistiche e che definiscono tutte le responsabilità stanche gravanti sull'edificio sociale libero-scambista profondamente sconquassato.

Parole sopratutto umane, che riscattano la nuova scienza economica e l'uomo politico, il lavoratore, il capitalista e il cittadino.

Un grande fatto storico, dunque, è nato. La Rivoluzione fascista lo ha generato dai suoi visceri incandescenti. Mussolini è stato il grande ostetrico; Con il funzionamento dolio Stato Corporativo la Rivoluzione delle Camicie Nere è diventata veramente sociale, ha fatto progredire di secoli il cammino delle idee e dei fatti nel campo sociale, ed ha assicurato alla civiltà occidentale l'onore e l'orgoglio di una iniziativa che per cecità di uomini, per colpa di errate ideologie, per superamento di regimi politici sembrava esserle caduta di mano.

Mussolini ha saputo dire al mondo disorientato: la fiaccola delle grandi illuminazioni storiche è ancora nelle nostre mani, e la terremo ferma per non abbandonarla mai più. Col Corporativismo è tornata nel mondo la mente di Roma, il diritto di Roma.

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