Carmelo
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Edith Stein e il problema della filosofia cristiana
di Mario Filippa

Biografia di Edith Stein

6. Carmelo (1933-1942)

Intorno al 1931-32 le si presentarono due nuove possibilit� di tentare la strada dell’insegnamento universitario: a Friburgo, dove vari professori le avevano promesso il loro appoggio, e nella stessa Breslavia, dove le si offriva di tenere un corso di introduzione alla filosofia fenomenologica. Anche queste due opportunit� sfumarono, ma di questo nuovo tentativo ci restano i lavori preparati per l’occasione: Potenz und Akt [1], e Introduzione alla filosofia [2]. Si concret� invece un’offerta di lavoro dell’ “Istituto tedesco di pedagogia scientifica” di M�nster[3], dove insegn� nell’anno accademico 1932/33.

L’inizio del successivo anno accademico fu preceduto da una nuova legge del Reich, che impediva l’accesso all’inse�gna�mento alle persone di origine ebrea. Edith Stein si licenzi� dall’Istituto[4]. Trovandosi di nuovo a dover decidere del suo futuro, aveva davanti a s� due principali alternative: un’offerta di lavoro dall’America Latina[5] o la possibilit� di ritentare la strada del convento, che le era stata negata dieci anni prima. Dopo aver chiesto luci al Signore, e comprendendo abbastanza bene i rischi che correva rimanendo in Germania, chiese di essere ammessa nel carmelo di Colonia, dove prese il nome di Teresa Benedetta della Croce.

Entr� al carmelo disposta ad abbandonare del tutto la sua attivit� filosofica, ma ben presto i suoi superiori iniziarono ad affidarle incarichi intellettuali: opuscoli commemorativi di vari santi, studi sulla spiritualit� carmelitana, uno studio su Dionigi l’Areopagita. Con l’intento di fare un’apologia degli ebrei tedeschi, gi� prima di entrare al carmelo aveva iniziato a scrivere la storia della sua famiglia, ed a pi� riprese la continu� anche nel carmelo[6]. Infine venne incoraggiata, forse anche per distrarla dal crescente clima di persecuzione che si stava producendo in Germania, a riprendere e completare il lavoro iniziato con Potenz und Akt. Esaminando i suoi appunti decise di riscriverlo daccapo, e verso il 1936 era pronta per le stampe la sua pi� importante opera filosofica: Essere finito e Essere eterno [7]. Non riusc� per� a pubblicarla, perch� anche le case editrici pi� coraggiose non osavano ospitare l’opera di un’ebrea, e pubblicare sotto falso nome un’opera cos� personale le parve una soluzione inaccettabile.

Nel 1938 la situazione in Germania era deteriorata tanto che il carmelo non offriva pi� alcuna garanzia di sicurezza. Venne pertanto deciso di trasferire Edith Stein in Olanda, nel vicino e affiliato carmelo di Echt, dove la raggiunse anche la sorella Rosa, convertitasi al cattolicesimo dopo la morte della madre. Qui Edith si mise a studiare la spiritualit� di san Giovanni della Croce ed inizi� a scrivere il saggio Scientia Crucis[8]. Con l’invasione tedesca del 1940, anche l’Olanda smise di rappresentare un rifugio sicuro per le due sorelle, sebbene le autorit� tedesche avessero assicurato che non avrebbero incluso nella persecuzione gli ebrei cristiani, purch� convertiti prima dell’invasione. Per questo si iniziarono le pratiche per tentare un trasferimento in Svizzera[9].

Nel frattempo (26/7/1942) i vescovi olandesi pubblicarono un documento di condanna della persecuzione antisemita. La risposta tedesca fu immediata: la domenica seguente (2/8/1942) vennero deportati i cattolici olandesi di origine ebrea, comprese le due sorelle Stein, ed uccisi ad Auschwitz il 9 agosto 1942[10]. Fu un atto compiuto con l’evidente intenzione di offendere la Chiesa Cattolica, per questo l’11 ottobre 1998 Edith Stein � stata canonizzata come martire della fede, e viene venerata con il nome carmelitano di santa Teresa Benedetta della Croce.

Il 1 ottobre 1999 Giovanni Paolo II l’ha nominata co-patrona d’Europa, insieme con santa Caterina da Siena e santa Brigida di Svezia.

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NOTE


    [1]    Potenz und Akt. Studien zu einer Philosophie des Seins (Potenza e atto. Studio per una filosofia dell’essere) (ESW 18), Herder, Freiburg im Br. — Basel 1998. Non esiste traduzione italiana.

    [2]    Einf�hrung in die Philosophie (ESW 13), Herder, Freiburg im Br. — Basel — Wien 1991; tr. it.: Introduzione alla filosofia, Citt� Nuova, Roma 1998. Non ci sono dati certi sul motivo di composizione di questo manoscritto, tranne che si tratta della rielaborazione e unificazione di appunti risalenti ad epoche diverse dell’attivit� della Stein. L’ipotesi che ella abbia riorganizzato questo materiale per prepararsi alla possibile docenza a Breslavia viene avanzata dalla curatrice, Lucy Gelber, nell’introduzione.

    [3]    Il “Deutsches Institut f�r Wissenschaftliche P�dagogik” era un centro cattolico di studi e di insegnamento di livello universitario che godeva di fama inter�nazionale.

    [4]    Le autorit� dell’Istituto le proponevano di rimanere per svolgere solo attivit� di ricerca, in attesa che si calmassero le acque. Edith non accett� comprendendo, con eccezionale lungimiranza — aveva previsto qualcosa del genere gi� dal 1930 (cfr. NotaEdith Stein and Martin Heidegger, 51) —, che questo era solo l’inizio dei problemi e avvertendo i suoi colleghi che, dopo gli ebrei, il regime avrebbe iniziato a prendersela anche con i cattolici. Di fatto l’Istituto fu obbligato a chiudere l’anno seguente.

    [5]    Purtroppo sappiamo solo, da un suo accenno nelle lettere, che si sarebbe trattato di un lavoro di insegnamento; a che livello e presso quale istituzione non lo sappiamo.

    [6]    Questo lavoro, mai terminato, venne pubblicato postumo: Aus dem Leben einer j�dischen Familie (ESW 7), Nauwelaerts, Louvain — Herder, Freiburg 1965; tr. it.: Storia di una famiglia ebrea. Lineamenti autobiografici: l’infanzia e gli anni giovanili, Citt� Nuova, Roma 1992.

    [7]    Endliches und Ewiges Sein. Versuch eines Aufstiegs zum Sinn des Seins (ESW 2), Nauwelaerts, Louvain — Herder, Freiburg 1950; tr. it.: Essere finito e Essere eterno. Per una elevazione al senso dell’essere, Citt� Nuova, Roma 1988.

    [8]      Kreuzeswissenschaft. Studie �ber Joannes a Cruce (ESW 1), Nauwelaerts, Louvain — Herder, Freiburg 1950; tr. it.: Scientia Crucis. Studio su san Giovanni della Croce, Ancora, Milano 1960; seconda ed. a cura della Postulazione Generale O.C.D., Roma 1982.

    [9]    Cfr. testimonianza di Beatrice Eichmann-Leutenegger, in HerbstrithEdith Stein. Vita e testimonianze, 137-140.

   [10]    Tutta la vicenda dei problemi di Edith Stein con il nazismo si trova dettagliatamente ricostruita in Stefano Cavallotto, La “Via Crucis” di Edith Stein nel quadro storico della Germania religiosa sotto il nazismo, in Luigi Borriello (a cura di), Edith Stein: mistica e martire, 21-88 (si vedano in particolare le pagine 24-30).

 

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