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Gottinga
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Edith Stein e il problema della filosofia cristiana Biografia di Edith Stein2. Gottinga (1913-1916)Edith Stein arriv� a Gottinga nella primavera del 1913, e questa citt� divenne ben presto la sua patria intellettuale. La fenomenologia insegnata da Husserl era veramente un pensiero innovativo: la concezione della filosofia come scienza rigorosa contrastava con i riduttivismi scientifici soprattutto di tendenza psicologista allora in voga, mentre linvito a riportare lattenzione sulle cose sembrava rompere con i vari tipi di idealismo, ripristinando le condizioni per svolgere una filosofia realista. Fra i giovani fenomenologi si percepiva lentusiasmo dei pionieri. La descrizione che le aveva fatto Moskiewicz corrispondeva alla realt�: a Gottinga si parlava veramente di filosofia �giorno e notte, a pranzo, per la strada, ovunque�[1]. Il suo inserimento nellambiente universitario avvenne senza difficolt�: Moskiewicz la present� ad Adolf Reinach, giovane professore e collaboratore di Husserl, che di fatto si occupava di facilitare laccesso degli studenti alla fenomenologia e al suo maestro; questultimo essendo meno portato per le relazioni umane. La buona impressione che fece a Reinach, e soprattutto a Husserl, le apr� poi le porte della Societ� Filosofica, una sorta di seminario creato dagli stessi studenti, al quale erano ammessi solo i discepoli maggiormente iniziati alla fenomenologia. Dopo poche settimane si muoveva nellambiente fenomenologico di Gottinga come se avesse sempre vissuto l�. Fra le persone con cui strinse amicizia in quel periodo possiamo menzionare Roman Ingarden, Hans Lipps, Fritz Kaufmann. Frequent� molto anche i coniugi Reinach, ma tard� un poco ad accorgersi della loro sincera amicizia, fatto comprensibile se si considera che Adolf Reinach, bench� giovane, era suo professore e non un compagno di studi come gli altri. Edith attribuiva molta importanza a queste amicizie e fece tutto il possibile per conservarle per tutta la vita. Un incontro importante per la maturazione intellettuale e spirituale della giovane filosofa fu quello con Max Scheler. Questi era stato diffidato dallinsegnamento nelluniversit� di Gottinga, per lo scandalo causato dalla sua causa di divorzio, ma la Societ� Filosofica lo invit� a tenere in un caff� delle conferenze private[2]. In questi incontri Edith Stein pot� constatare le divergenze fra Husserl e Scheler: �Scheler naturalmente era aspramente contrario alla svolta idealistica e si esprimeva quasi in tono di superiorit� (...). I rapporti tra Husserl e Scheler non erano del tutto sereni. Scheler non perdeva occasione di ribadire che non era allievo di Husserl, ma aveva trovato personalmente il metodo fenomenologico. Per quanto egli non fosse stato suo allievo, Husserl era tuttavia convinto della sua dipendenza da lui. (...) [Scheler] accoglieva da altri delle idee che poi trovavano sviluppo dentro di lui, senza che lui stesso si accorgesse di essere stato influenzato. In tutta coscienza poteva affermare che era tutta farina del suo sacco�[3]. Dai ricordi della Stein emerge il ritratto di un filosofo affascinante[4]. Ma di particolare interesse risulta limpatto che ebbe sulla giovane filosofa la sua maniera di difendere la fede si era convertito al cattolicesimo che, sebbene non port� Edith Stein ad esaminare seriamente il tema, per lo meno le trasmise lidea della dignit� filosofica dellar�go�mento[5], cosa che veniva invece esclusa dal pur credente Husserl, per il quale la religione poteva essere solo oggetto di fede, non di speculazione filosofica. Si vedr� pi� avanti come questo porter� la Stein a concludere che la fenomenologia secondo la concezione di Husserl � incompatibile con la fede. La nuova fenomenologa decise di rimanere a Gottinga per terminare l� gli studi universitari. Quasi subito aveva abbandonato lidea della tesi con Stern, e chiese a Husserl di farle da relatore, per studiare il tema dellem�pa�tia (Einf�hlung). Cos� lei stessa spiega la sua tesi:
Si trattava di un argomento chiave per il metodo fenomenologico, ma non era stato ancora sviluppato, solo Scheler vi faceva riferimento, ma pi� per una comprensione intuitiva del problema che per averlo approfondito; Husserl lo esaminer� molti anni pi� tardi. Questo � indicativo della tendenza di Edith Stein ad andare a fondo nelle questioni e del suo costante interesse per gli aspetti umani dei problemi; allo stesso tempo � un primo indice di quel certo disordine di Husserl, che contribu� a rendere difficile la comprensione con i suoi discepoli, come vedremo pi� avanti. Il relatore la orient� verso unimpostazione che aumentava di molto il lavoro necessario, costringendola a studiare la voluminosa produzione di Theodor Lipps, il quale aveva parlato di empatia, ma in un senso piuttosto diverso da come lo intendevano i fenomenologi. La mole di lavoro e lo scarso aiuto da parte di Husserl la stancarono fino quasi allesaurimento. Quando per� iniziava a disperare della possibilit� di portare a termine lopera, le venne in aiuto Adolf Reinach, che la incoraggi�, valorizzando il lavoro fin l� svolto, e le diede un consiglio prezioso: ormai aveva gi� studiato abbastanza il tema ed era arrivato il momento di chiudere i libri ed applicare il metodo fenomenologico per svolgere una riflessione personale[7]. Nel frattempo era iniziata la prima guerra mondiale e tutti i suoi amici si stavano sparpagliando sui vari fronti. Il suo spirito patriottico le faceva sembrare un tradimento loccuparsi dei suoi problemi filosofici mentre la gente moriva per il suo paese[8], e decise cos� di presentarsi come infermiera volontaria nella Croce Rossa. Roman Ingarden, ricordando il grande patriottismo che animava la Stein, osservava: �Questo � importante per un motivo: accresce la tragedia di essere stata vittima di quello che accadde in seguito�[9]. Paragrafo precedente | Torna su | Paragrafo successivo NOTE [2] Cfr. ibidem, 236: �Inizialmente vennero fissate alcune serate a settimana, ma egli non riusc� a organizzare bene il proprio tempo, e alla conclusione gli argomenti si affollavano a tal punto che dovevamo andare l� tutti i giorni. Finita la parte ufficiale, rimaneva per ore nel caff� a parlare con una cerchia pi� ristretta�. [4] Penso che valga la pena riportare qui la pagina che gli dedica: �La maniera che aveva Scheler di diffondere sollecitazioni geniali senza approfondirle sistematicamente aveva qualcosa di brillante e seducente. Per di pi�, egli parlava di questioni aderenti alla realt�, che sono importanti per ognuno e che agitano in particolare lanimo dei giovani, non come Husserl che trattava di cose astratte e fredde. (...)
[8] Sul suo atteggiamento rispetto alla guerra, scriveva in questi termini: �Capii con chiarezza che da quel giorno la mia vita individuale era finita. Tutto quello che sono appartiene allo Stato, mi dissi; se sopravvivo alla guerra, voglio accettare la vita come se mi fosse nuovamente donata� (Lettera 9/2/1917, SB 7/20).
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