Conclusioni
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Edith Stein e il problema della filosofia cristiana
di Mario Filippa

Conclusioni

Come si diceva nell'introduzione, il tema della filosofia cristiana nel pensiero di Edith Stein � stato poco trattato nella letteratura e quasi mai come oggetto di uno studio approfondito. La ricerca per questa tesi � stata pertanto stimolata dalla sensazione, a volte causa di timore, di trovarsi ad esplorare territori poco frequentati; oltre che dal piacere di approfondire la conoscenza della personalit� attraente, tanto nella dimensione umana come in quella filosofica, di santa Teresa Benedetta della Croce.

Al termine di una "esplorazione" viene il momento di riesaminare il materiale raccolto: anche per noi, ora, � tempo di riepilogare le principali conclusioni gi� viste nel corso dello studio, formularne altre rimaste un po' implicite nel discorso e, soprattutto, cercare un'interpretazione che consenta una visione il pi� possibile unitaria della materia trattata.

 

La prima cosa da osservare � che quello della filosofia cristiana � un autentico problema, con una grande variet� di opinioni, anche all'interno del solo ambito cattolico. Risulta pertanto scientificamente poco rigoroso qualsiasi discorso sulla filosofia cristiana (quindi anche uno su Edith Stein come filosofa cristiana) che non chiarisca previamente il significato con cui si sta utilizzando l'espressione.

Quanto alle varie concezioni viste, due risultano di particolare interesse rispetto al pensiero di Edith Stein. La prima, che chiamerei "neotomista", � quella sostenuta da Maritain e Gilson all'epoca del dibattito francese, secondo i quali � cristiana una filosofia che viene esercitata in una situazione esistenziale cristiana. Con ci� intendono una filosofia che riceve dalla fede un sostegno soggettivo ed un orientamento e stimolo alla ricerca, ma senza penetrare nei contenuti della filosofia stessa, che nella sua essenza si mantiene "pura" e indistinguibile da qualsiasi altra pratica di una "vera" filosofia. La seconda concezione, che chiamerei "agostiniana", � una meno sensibile alle distinzioni teoriche, e sottolinea piuttosto l'unit� della conoscenza umana. Pi� che all' "essenza" della filosofia, questa impostazione fa appello alla sua dimensione di ricerca sapienziale, e trova ragionevole che la fede influisca sulla filosofia anche dall'interno. Semplificando molto, si pu� dire che la prima posizione � pi� tomista, mentre la seconda pi� agostiniana. Si � visto che l'enciclica Fides et ratio sembra propendere per la prospettiva "agostiniana". Questa � anche la posizione cui approd� Gilson negli ultimi anni della sua vita, come la descrive Joseph de Finance, ricordando i loro ultimi incontri:

"La filosofia cristiana, qui, � una visione del mondo, dell'uomo, dell'essere, attinta da tutte le sorgenti disponibili di informazione, compresa la Rivelazione: perch� infatti escluderla? Ci si pu� chiedere se, secondo questa interpretazione, ci sia ancora da distinguere tra filosofia e teologia (...). Rimane per� una differenza di prospettiva e di intenzionalit�. La teologia (cristiana) � centrata sul mistero di Dio e considera tutto nel suo rapporto a Dio. La filosofia, anche cristiana, � centrata sull'essere, e "usa" la Rivelazione come fonte di informazione sull'essere".

 

Per quanto riguarda la posizione di Edith Stein, possiamo riepilogare le principali conclusioni nei punti che seguono.

a) Il presente lavoro � servito a chiarire che in Essere finito e Essere eterno vengono proposte due concezioni di filosofia cristiana, basate sulla distinzione fra un'accezione rigorosa del termine "filosofia" contrapposta ad un'accezione pi� intuitiva. Come idea di filosofia cristiana che rispetti la nozione rigorosa di filosofia, ella accetta esplicitamente la concezione di Jacques Maritain. Per la sua attivit� filosofica, per�, ella preferisce una concezione meno "rigorosa" di filosofia e di conseguenza esprime le sue idee circa il rapporto tra filosofia e fede in termini decisamente "agostiniani". Con terminologia steiniana possiamo dire che la differenza fondamentale fra le due concezioni � che quella "tomista" riconosce solo una dipendenza formale della filosofia dalla fede, mentre quella "agostiniana" ammette anche una dipendenza materiale.

b) La riflessione steiniana sul problema dei rapporti tra fede e filosofia inizi� molto prima del suo contatto con i membri della "Soci�t� Thomiste". Ne sono prova l'assenza dell'espressione "filosofia cristiana" negli scritti anteriori a Essere finito e Essere eterno, contrapposta alla sostanziale continuit� delle opinioni espresse nonostante il cambiamento di terminologia.

c) I termini del dibattito francese sono diversi dalla problematica che ha in mente la Stein. L� si trattava dell'interpretazione da dare a certi fatti della storia medievale, mentre lei, invece, rifletteva sui criteri da seguire nella propria attivit� filosofica. In questo senso la duplice proposta di filosofia cristiana che si trova in Essere finito e Essere eterno corrisponderebbe alla diversa problematica affrontata: l'adesione alla teoria di Maritain risponde al problema - teorico - del dibattito, mentre il "superamento" di Maritain � la risposta ad un problema personale praticata fin dalla sua conversione, e teorizzata gi� nel saggio su Husserl e san Tommaso. Di fatto, nella sua attivit� di filosofa, Edith Stein non sembra fare mai riferimento alla concezione maritainiana di filosofia cristiana ma soltanto alla sua idea pi� estesa.

d) I riferimenti della Stein ad un duplice significato di filosofia rimandano ad un problema terminologico che ella non sembra avere del tutto risolto. Da una parte, infatti, distingue la "filosofia" dalla "metafisica", quest'ultima intesa come qualcosa che supera i limiti consentiti alla filosofia; dall'altra, quando parla di filosofia cristiana o fa accenni alla necessit� di utilizzare nella pratica un concetto meno restrittivo di filosofia, sembra adottare una nozione di filosofia che includerebbe senza difficolt� la metafisica come lei la concepisce. Sembrerebbe che la questione fondamentale sia se nella definizione di filosofia si debba dare maggiore importanza alla metodologia (cio� al ricorso alla sola ragione naturale), oppure agli obiettivi (la visione pi� completa possibile del mondo, dell'uomo e dell'essere).

e) Si � cercato di mostrare che in nessun momento Edith Stein fa confusione tra filosofia e teologia. � evidente che per chi individua la distinzione tra filosofia e teologia nel fatto di fare ricorso o meno alle verit� di fede, l'idea della dipendenza materiale della filosofia dalla fede risulta inaccettabile ed equivale ad una snaturazione della filosofia. Per� la Stein (e ritengo condivisibile la sua opinione) respinge questo criterio e pensa invece che la distinzione tra le due scienze sia un problema ben pi� complesso e di non facile soluzione. In ogni caso, si � visto dall'esame delle opere filosofiche della Stein che l'interesse dello studio � sempre filosofico, e quando viene fatto appello a verit� di fede e a questioni teologiche � sempre con l'intento di portare avanti una concreta ricerca filosofica.

f) Nella pratica, la filosofia cristiana di Edith Stein risulta abitualmente pi� moderata di quanto ci si sarebbe aspettati in base alle formulazioni teoriche. Nella maggior parte degli scritti esaminati, infatti, non si trovano applicazioni di quella "dipendenza materiale" che la distinguerebbe da Maritain: il rapporto con i dati di fede viene mantenuto sotto controllo perch� la filosofia possa riceverne spunti di riflessione e orientamento, senza mai limitarsi all'accettazione di una verit� per la sola autorit� della fede. A questo, per�, fanno eccezione gli ultimi due capitoli di Essere finito e Essere eterno: l� la Stein applica le sue idee fino alle ultime conseguenze, sviluppando un discorso filosofico strettamente intrecciato con argomenti della fede.

 

Per completare il riepilogo delle principali questioni viste in questo studio, bisogna ricordare il tema dell' "ortodossia" steiniana, sia come tomista che come fenomenologa. Pi� volte si � avuta occasione di notare come il duplice retroterra culturale di Edith Stein comporti che i filosofi di formazione tomista tendano ad evidenziarne la fedelt� alla fenomenologia anche dopo la conversione, ritenendo che il suo rapporto con il pensiero di san Tommaso si sia invece limitato ad un'operazione eclettica di inserimento di alcuni concetti tommasiani nel sistema husserliano. Al contrario, filosofi di estrazione fenomenologica fanno osservazioni esattamente opposte. Credo che in questa tesi siano stati offerti gli elementi sufficienti per comprendere che la Stein - fedele in questo aspetto agli insegnamenti ricevuti da Husserl - non intendeva aderire a nessun sistema di pensiero precostituito, nemmeno a quello di san Tommaso, bench� lo studiasse e ammirasse molto. In varie occasioni ella afferma di ricorrere alla fenomenologia come metodo di indagine e a san Tommaso come guida nell'impostazione dei problemi, ma con altrettanta facilit� riconosce anche la sua dipendenza da molti altri filosofi, in particolare Platone, sant'Agostino e Duns Scoto. La questione del tomismo di Edith Stein pu� essere senz'altro un interessante tema di studio, e nonostante i numerosi articoli sull'argomento l'indagine pu� essere approfondita ancora molto; questi studi, per�, vanno svolti partendo dal dato di fatto che la Stein era, s�, una esperta conoscitrice di san Tommaso, ma non una sua ripetitrice.

 

Contemplando il lavoro fatto � inevitabile che un pensiero vada anche a quanto ancora si poteva fare e a quanto poteva essere fatto meglio. Rimane pertanto il desiderio di continuare lo studio su Edith Stein e la speranza che il lettore possa trovare di qualche utilit� il presente lavoro per approfondire la conoscenza di questa santa filosofa.

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