19° Reggimento Cavalleggeri "Guide"

Tradizione e innovazione 3

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GUIDE

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Importanti riconoscimenti
Parole ugualmente accorate, appena due giorni dopo, rivolgeva il comandante della Brigata Pinerolo, Maggiore Generale Sani, in un altro Ordine del Giorno:

 

“Da stamane i Lancieri “Novara” hanno sostituito nelle trincee del sotto settore sud i Cavalleggeri “Guide”, che fra breve si porteranno ad occupare altro settore. Durante il servizio prestato ai miei ordini, i Cavalleggeri “Guide” seppero tener alto il nome del loro glorioso reggimento, forti sempre delle belle tradizioni di cui si sentono a ragione così fieri. Volenterosi, sprezzanti del pericolo, svolsero dapprima opera efficacissima, per quanto modesta, di cooperazione nell’apprestare o portare materiali di offesa e difesa a chi combatteva in prima linea e fuori delle trincee nostre. Sostituirono poi in trincea i Cavalleggeri di Treviso e qui vi stettero sereni, vigili ed impavidi, sempre a pochi passi dal nemico, pagando non piccolo tributo di sangue in pochi giorni. Ad essi il mio saluto ed il rimpianto di vederli partire [...].

Zona di guerra, 18 luglio 1916.

 

Alcuni mesi dopo, il comandante della 3a Armata, Tenente Generale Emanuele Filiberto di Savoia, così elogiava le imprese di vari reparti di cavalleria, tra cui le “Guide”:

 

Sempre fieramente memore delle prove di valore e di tenacia che la 4a Divisione di Cavalleria ha dato sulle alture di Monfalcone durante le sanguinose giornate del maggio, giugno e luglio 1916 - dolente di non aver potuto riunirla a me dinanzi, nel momento del suo distacco da Noi, per darle il mio saluto e per evocare i suoi eroici caduti - prego V.S. di voler esprimere ai valorosi “Dragoni di Nizza”, ai fieri “Lancieri di Vercelli” ed ai prodi Cavalleggeri di “Treviso” e “Guide” - la mia ammirazione e la mia riconoscenza di Comandante e di Principe ed, insieme, l’augurio che i loro Stendardi, che già conobbero le glorie di Goito, di Novara, di Mortara e di Custoza, possano spiegarsi presto ancora al vento della vittoria, per la grandezza della Patria.

Gennaio 1917.

 

 

 

Arrivano i corazzati

Un altro capitolo assai interessante per la storia delle “Guide” si aprì negli anni Trenta, quando ebbe inizio l'adozione di nuovi mezzi corazzati. In realtà, i primi carri armati pesanti della storia furono usati dagli Assiri nell’assedio di Lakhish, nel 701 a.C.: si trattava di macchine d’assedio su quattro ruote, con lastre di metallo a protezione degli uomini che le montavano e che manovravano un grosso sperone installato sul davanti, col quale si cercava di frantumare le mura della città. Una funzione analoga svolsero, negli eserciti di Alessandro il Macedone, gli elefanti, di cui egli aveva appreso l’uso in India: oltre che per trasportare alcuni arcieri protetti in una torretta, essi venivano anche lanciati al trotto come terrificante forza d’urto contro le linee nemiche.

I nuovi mezzi corazzati degli ani ‘30, invece, costituivano una innovazione tecnologica capace di rivoluzionare completamente le tecniche di combattimento dell’epoca, in quanto i nuovi mezzi offrivano miglioramenti enormi per quanto riguardava la resistenza al volume di fuoco delle fanterie, nonché indubbie doti di velocità, manovrabilità e incisività di penetrazione. Fu quasi scelta obbligata sperimentare tali armamenti nei reparti di cavalleria, proprio per alcune affinità d’uso che si potettero riscontrare tra il cavallo ed il corazzato, e che del resto richiamavano l’uso del carro da guerra, diffuso, come visto, presso un gran numero di popoli antichi.

 

 

La Scuola carri veloci

Ed infatti fu proprio il 19° Cavalleggeri “Guide” ad essere trasformato in Scuola Carri Veloci, destinata appunto all’addestramento del personale da impiegare sui nuovi mezzi. In conseguenza di tale innovazione, ad esempio, furono riorganizzate anche le Divisioni di cavalleria: con la nuova denominazione di Celeri comprendevano reparti di bersaglieri, artiglieri a cavallo e cavalieri su carri veloci, tutte unità appunto assai veloci nei movimenti. Alcuni plotoni furono definiti poi “esploranti”, proprio in riferimento alla funzione particolare che essi svolgevano, assai simile a quella per lungo tempo svolta anche dalla cavalleria.

La massiccia opera di creazione di reparti meccanizzati si ebbe, tuttavia, durante la guerra in Africa Orientale, nel 1935-36, dove furono anche ampiamente sperimentate le possibilità di impiego dei nuovi mezzi sul terreno desertico, e poi nel corso del Secondo Conflitto Mondiale: fino ad allora, infatti, esistettero solo i tre Gruppi Squadroni carri leggeri gemmati dal 19° Cavalleggeri “Guide”.

 

 

I Gruppi appiedati

Del resto, sempre in tema di capacità di adattamento, dimostrata in ogni occasione dalla cavalleria, giova ricordare che, sin dal 1940, tutti i depositi reggimentali erano stati trasformati in unità operative, più esattamente in Gruppi Appiedati, uno per ogni reggimento corrispondente, da destinare a compiti di vigilanza costiera e di sicurezza interna per la guardia alle infrastrutture civili di interesse strategico. In Puglia, ad esempio, presso Brindisi, operava il XIV Gruppo appiedato Cavalleggeri “Guide”, che fu, poi il nucleo su cui si riorganizzò il Reggimento “Guide” nel 1944. Una volta inseriti nel Corpo Italiano di Liberazione, essi furono definiti XIV Reparto Salmerie Cavalleggeri “Guide” e destinati, questa volta, al rifornimento di materiali alle prime linee: si trattava di una vera e propria funzione logistica, che fu svolta con la dedizione di sempre, anche se essa era forse poco appariscente per un’Arma che aveva sempre fatto dei più indomiti attacchi e delle più veloci cariche la sua stessa ragion d’essere.

 

 

Il secondo Dopoguerra

Nel dopoguerra, praticamente tutti i reparti montati furono meccanizzati o corazzati: “il mezzo da combattimento mutava così completamente mentre quello spirito indomito e battagliero che da sempre aveva animato il cavaliere sopravviveva intatto”.

Occorre tuttavia tenere presente che il difficile compito di ridare all’Esercito Italiano, sfiancato dopo la sconfitta, una dignitosa dotazione di mezzi corazzati fu svolto percorrendo due strade in parte parallele. I nuovi carri M-47 Patton furono infatti inizialmente assegnati ai nuovi reggimenti carristi, ma anche ad alcuni reggimenti di cavalleria, tra cui le “Guide”. Solo dopo una certa quale sperimentazione si preferì specializzare i carristi nell’impiego prevalente di carri pesanti, nei quali fosse quindi dominante l’aspetto massa d’urto, mentre alle “Guide” (e poi agli altri reparti di cavalleria) furono assegnati prevalentemente blindati e corazzati leggeri e carri medi, privilegiando, dunque, la mobilità all terrain. Così facendo, la cavalleria ha di fatto solo cambiato il mezzo bellico con cui eseguire la carica, il carro in vece del cavallo, ma salvaguardando, forse addirittura privilegiando, la capacità di spostamento rapido. Ad esso si aggiungono, del resto, le potenziate possibilità esploranti, ancor più in condizioni ambientali difficili ed ostili, quali boscaglie, jungle, foreste, ma anche centri abitati. Sono state inoltre aumentate le stesse possibilità di rapido e sicuro spostamento delle truppe, mediante blindo leggere e trasporti blindati, non solo con ogni tipo di terreno, ma anche nel vivo di uno scontro a fuoco, suggerendo di fatto modifiche all’impiego delle semplici truppe appiedate ed autotrasportate, che possono essere così inviate alla conquista di piccoli obbiettivi tattici (una collina, per esempio) senza grosse perdite di effettivi, o controllare e presidiare una porzione di territorio ostile in condizioni di relativa maggiore sicurezza.

 

 

Blindo Centauro per i professionisti

Il “Guide” va fiero, inoltre, per altre due innovazioni attuali assai significative: l’introduzione delle Blindo “Centauro”, le più avanzate e moderne, adatte a compiti leggeri e “veloci”, di esplorazione, di attacco rapido (antico pregio della cavalleria “a cavallo”), di spostamento assai più rapido del mezzo corazzato; e la massiccia introduzione di militari a ferma lunga (VFP), per la sempre maggiore professionalizzazione del personale. Tali innovazioni vanno assai accuratamente considerate, per il particolare utilizzo tattico della moderna cavalleria rispetto, ad esempio, ai reparti di “carristi” e perché anticipano e sperimentano le nuove concezioni sulla configurazione dell’Esercito del 2000, il Nuovo Modello di Difesa

 

 

 

L’esperienza somala, soprattutto, ha ampiamente dimostrato le ampie possibilità di impiego delle blindo “Centauro”, indubbiamente versatili ed utili innanzitutto per le doti di manovrabilità e di mobilità su qualsiasi terreno, nonché per la sicurezza che offrono, accoppiata alla capacità di fuoco, utile, in particolare, per le delicate operazioni di presidio del territorio, di pattugliamento, di rastrellamento (nella jungla, come nella savana, come nella foresta, come anche in un villaggio infestato da cecchini). Del resto, la stessa presenza massiccia di personale a ferma lunga (due-tre anni) offre nuove possibilità di sperimentare ed innovare ad esempio le procedure di addestramento, ma impone di affrontare e risolvere complessi ed articolati problemi amministrativi, burocratici, organizzativi, infrastrutturali.

 

 

Un reggimento laboratorio

Il Reggimento diventa, quindi, di fatto un laboratorio, nel quale si rende necessario rivedere completamente, e modificare, la mentalità degli operatori, rivedere, le norme relative ai gradi ed agli avanzamenti di carriera, alle tecniche addestrative (queste ultime specie in rapporto ai nuovi compiti). Se, infatti, il Reggimento “Guide” (e pochi altri) deve continuamente contribuire allo svolgimento di operazioni all’estero, che vengono definite “fuori area”, al punto che si è persino suggerito di inserirlo stabilmente nella FIR, la Forza di Intervento Rapido nel quadro dei nuovi modelli difensivi della NATO, occorre rimodulare completamente i corsi di addestramento, impartendo, ad esempio, lezioni di lingue straniere, necessarie per una sempre più stretta collaborazione con gli alleati, ma anche per “dialogare” quotidianamente con le popolazioni tra cui si opera. Così come occorre ripensare le modalità con cui si esplica la funzione militare nel quadro delle missioni di pace all’estero, allorché il soldato, di qualunque grado ed a qualsiasi livello di responsabilità, si trova di fatto, quasi inconsapevolmente, a svolgere delicatissimi compiti diplomatici, anche col semplice contatto quotidiano con le popolazioni civili, o, addirittura, a dover ricucire rapporti di convivenza tra opposte fazioni, o etnie, in lotta durante una guerra civile. 

 

 

Compiti delicatissimi

Tali apparentemente banali compiti, sono in realtà delicatissimi, e possono seriamente compromettere il buon esito di una missione del genere, come si è potuto verificare proprio in Somalia. Impongono perciò un addestramento specifico di tutto il personale, in varie modalità che spesso sono ancora da individuare completamente. Ed è, ad esempio, in questo quadro che si collocano i corsi di sociologia, recentemente introdotti nel piano di studi delle accademie militari. Ma anche, occorre intensificare sempre più lo svolgimento di operazioni addestrative congiunte, insieme, cioè a truppe alleate, allo scopo di omogeneizzare sempre più le stesse procedure tecnico-tattiche. Ed anche in questo campo le “Guide” sono senz’altro all’avanguardia, in virtù del cospicuo numero di collaborazioni con gli eserciti alleati collezionate negli ultimi anni, dagli scambi bilaterali coi francesi del 1° Reggimento “Spahis” e coi “Granaderos” argentini, alle esercitazioni NATO (Turchia 1993), perfino la Boeselager Cup, “gara di pattuglia” con finalità addestrative, che si è svolta qualche anno fa in Germania.


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Ultimo aggiornamento: 16/07/2004

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