|
GUIDE
Tradizione
e innovazione
Storia
della cavalleria
Storia
dell'unità
Guide
negli eserciti preunitari
Imprese
civili
Imprese
militari
Uniformi
Armi
Sedi
Comandanti
Testimonianze
Foto
Onorificenze
Echi
di stampa
Bibliografia
Glossario
Link
Contatti
Leggi
i commenti
Invia
i tuoi commenti
AVVISO
Per
segnalare testi e materiale documentario non inserito in questa pagina e contribuire allo sviluppo di questo
sito-progetto, inviare un'e-mail al coordinatore del
progetto. Per contatti:

|
|
Importanti riconoscimenti
| Parole
ugualmente accorate, appena due giorni dopo, rivolgeva il comandante
della Brigata Pinerolo, Maggiore Generale Sani, in un altro Ordine
del Giorno:
|
|
|
|
“Da
stamane i Lancieri “Novara” hanno sostituito nelle trincee del
sotto settore sud i Cavalleggeri “Guide”, che fra breve si
porteranno ad occupare altro settore. Durante il servizio prestato
ai miei ordini, i Cavalleggeri “Guide” seppero tener alto il
nome del loro glorioso reggimento, forti sempre delle belle
tradizioni di cui si sentono a ragione così fieri. Volenterosi,
sprezzanti del pericolo, svolsero dapprima opera efficacissima, per
quanto modesta, di cooperazione nell’apprestare o portare
materiali di offesa e difesa a chi combatteva in prima linea e fuori
delle trincee nostre. Sostituirono poi in trincea i Cavalleggeri di
Treviso e qui vi stettero sereni, vigili ed impavidi, sempre a pochi
passi dal nemico, pagando non piccolo tributo di sangue in pochi
giorni. Ad essi il mio saluto ed il rimpianto di vederli partire
[...].
Zona
di guerra, 18 luglio 1916. |
|
|
|
Alcuni
mesi dopo, il comandante della 3a Armata, Tenente Generale Emanuele
Filiberto di Savoia, così elogiava le imprese di vari reparti di
cavalleria, tra cui le “Guide”:
|
|
“Sempre
fieramente memore delle prove di valore e di tenacia che la 4a
Divisione di Cavalleria ha dato sulle alture di Monfalcone durante
le sanguinose giornate del maggio, giugno e luglio 1916 - dolente di
non aver potuto riunirla a me dinanzi, nel momento del suo distacco
da Noi, per darle il mio saluto e per evocare i suoi eroici caduti -
prego V.S. di voler esprimere ai valorosi “Dragoni di Nizza”, ai
fieri “Lancieri di Vercelli” ed ai prodi Cavalleggeri di
“Treviso” e “Guide” - la mia ammirazione e la mia
riconoscenza di Comandante e di Principe ed, insieme, l’augurio
che i loro Stendardi, che già conobbero le glorie di Goito, di
Novara, di Mortara e di Custoza, possano spiegarsi presto ancora al
vento della vittoria, per la grandezza della Patria.
Gennaio 1917.
|
|
|
Arrivano
i corazzati
Un
altro capitolo assai interessante per la storia delle “Guide” si aprì
negli anni Trenta, quando ebbe inizio l'adozione di nuovi mezzi corazzati.
In realtà, i primi carri armati pesanti della storia furono usati dagli
Assiri nell’assedio di Lakhish, nel 701 a.C.: si trattava di macchine
d’assedio su quattro ruote, con lastre di metallo a protezione degli
uomini che le montavano e che manovravano un grosso sperone installato sul
davanti, col quale si cercava di frantumare le mura della città. Una
funzione analoga svolsero, negli eserciti di Alessandro il Macedone, gli
elefanti, di cui egli aveva appreso l’uso in India: oltre che per
trasportare alcuni arcieri protetti in una torretta, essi venivano anche
lanciati al trotto come terrificante forza d’urto contro le linee
nemiche.
I
nuovi mezzi corazzati degli ani ‘30, invece, costituivano una
innovazione tecnologica capace di rivoluzionare completamente le tecniche
di combattimento dell’epoca, in quanto i nuovi mezzi offrivano
miglioramenti enormi per quanto riguardava la resistenza al volume di
fuoco delle fanterie, nonché indubbie doti di velocità, manovrabilità e
incisività di penetrazione. Fu quasi scelta obbligata sperimentare tali
armamenti nei reparti di cavalleria, proprio per alcune affinità d’uso
che si potettero riscontrare tra il cavallo ed il corazzato, e che del
resto richiamavano l’uso del carro da guerra, diffuso, come visto,
presso un gran numero di popoli antichi.
La
Scuola carri veloci
Ed
infatti fu proprio il 19° Cavalleggeri “Guide” ad essere trasformato
in Scuola Carri Veloci, destinata appunto all’addestramento del
personale da impiegare sui nuovi mezzi. In conseguenza di tale
innovazione, ad esempio, furono riorganizzate anche le Divisioni di
cavalleria: con la nuova denominazione di Celeri
comprendevano reparti di bersaglieri, artiglieri a cavallo e cavalieri
su carri veloci, tutte unità
appunto assai veloci nei movimenti. Alcuni plotoni furono definiti poi
“esploranti”, proprio in riferimento alla funzione particolare che
essi svolgevano, assai simile a quella per lungo tempo svolta anche dalla
cavalleria.
La
massiccia opera di creazione di reparti meccanizzati si ebbe, tuttavia,
durante la guerra in Africa Orientale, nel 1935-36, dove furono anche
ampiamente sperimentate le possibilità di impiego dei nuovi mezzi sul
terreno desertico, e poi nel corso del Secondo Conflitto Mondiale: fino ad
allora, infatti, esistettero solo i tre Gruppi Squadroni carri leggeri gemmati
dal 19° Cavalleggeri “Guide”.
I
Gruppi appiedati
Del
resto, sempre in tema di capacità di adattamento, dimostrata in ogni
occasione dalla cavalleria, giova ricordare che, sin dal 1940, tutti i
depositi reggimentali erano stati trasformati in unità operative, più
esattamente in Gruppi Appiedati, uno per ogni reggimento corrispondente,
da destinare a compiti di vigilanza costiera e di sicurezza interna per la
guardia alle infrastrutture civili di interesse strategico. In Puglia, ad
esempio, presso Brindisi, operava il XIV Gruppo appiedato Cavalleggeri
“Guide”, che fu, poi il nucleo su cui si riorganizzò il Reggimento
“Guide” nel 1944. Una volta inseriti nel Corpo Italiano di
Liberazione, essi furono definiti XIV Reparto Salmerie Cavalleggeri
“Guide” e destinati, questa volta, al rifornimento di materiali alle
prime linee: si trattava di una vera e propria funzione logistica, che fu
svolta con la dedizione di sempre, anche se essa era forse poco
appariscente per un’Arma che aveva sempre fatto dei più indomiti
attacchi e delle più veloci cariche la sua stessa ragion d’essere.
Il
secondo Dopoguerra
Nel
dopoguerra, praticamente tutti i reparti montati furono meccanizzati o
corazzati: “il mezzo da
combattimento mutava così completamente mentre quello spirito indomito e
battagliero che da sempre aveva animato il cavaliere sopravviveva
intatto”.
Occorre
tuttavia tenere presente che il difficile compito di ridare all’Esercito
Italiano, sfiancato dopo la sconfitta, una dignitosa dotazione di mezzi
corazzati fu svolto percorrendo due strade in parte parallele. I nuovi
carri M-47 Patton furono infatti inizialmente assegnati ai nuovi
reggimenti carristi, ma anche ad alcuni reggimenti di cavalleria, tra cui
le “Guide”. Solo dopo una certa quale sperimentazione si preferì
specializzare i carristi nell’impiego prevalente di carri pesanti, nei
quali fosse quindi dominante l’aspetto
massa d’urto, mentre alle “Guide” (e poi agli altri reparti di
cavalleria) furono assegnati prevalentemente blindati e corazzati leggeri
e carri medi, privilegiando, dunque, la mobilità all terrain. Così facendo, la cavalleria ha di fatto solo cambiato
il mezzo bellico con cui eseguire la carica, il carro in vece del cavallo,
ma salvaguardando, forse addirittura privilegiando, la capacità di
spostamento rapido. Ad esso si aggiungono, del resto, le potenziate
possibilità esploranti, ancor più in condizioni ambientali difficili ed
ostili, quali boscaglie, jungle, foreste, ma anche centri abitati. Sono
state inoltre aumentate le stesse possibilità di rapido e sicuro
spostamento delle truppe, mediante blindo leggere e trasporti blindati,
non solo con ogni tipo di terreno, ma anche nel vivo di uno scontro a
fuoco, suggerendo di fatto modifiche all’impiego delle semplici truppe
appiedate ed autotrasportate, che possono essere così inviate alla
conquista di piccoli obbiettivi tattici (una collina, per esempio) senza
grosse perdite di effettivi, o controllare e presidiare una porzione di
territorio ostile in condizioni di relativa maggiore sicurezza.
Blindo
Centauro per i professionisti
Il
“Guide” va fiero, inoltre, per altre due innovazioni attuali assai
significative: l’introduzione delle Blindo “Centauro”, le più
avanzate e moderne, adatte a compiti leggeri e “veloci”, di
esplorazione, di attacco rapido (antico pregio della cavalleria “a
cavallo”), di spostamento assai più rapido del mezzo corazzato; e la
massiccia introduzione di militari a ferma lunga (VFP), per la sempre
maggiore professionalizzazione del personale. Tali innovazioni vanno assai
accuratamente considerate, per il particolare utilizzo tattico della
moderna cavalleria rispetto, ad esempio, ai reparti di “carristi” e
perché anticipano e sperimentano le nuove concezioni sulla configurazione
dell’Esercito del 2000, il Nuovo Modello di Difesa
L’esperienza
somala, soprattutto, ha ampiamente dimostrato le ampie possibilità di
impiego delle blindo “Centauro”, indubbiamente versatili ed utili
innanzitutto per le doti di manovrabilità e di mobilità su qualsiasi
terreno, nonché per la sicurezza che offrono, accoppiata alla capacità
di fuoco, utile, in particolare, per le delicate operazioni di presidio
del territorio, di pattugliamento, di rastrellamento (nella jungla, come
nella savana, come nella foresta, come anche in un villaggio infestato da
cecchini). Del resto, la stessa presenza massiccia di personale a ferma
lunga (due-tre anni) offre nuove possibilità di sperimentare ed innovare
ad esempio le procedure di addestramento, ma impone di affrontare e
risolvere complessi ed articolati problemi amministrativi, burocratici,
organizzativi, infrastrutturali.
Un
reggimento laboratorio
Il
Reggimento diventa, quindi, di fatto un laboratorio, nel quale si rende
necessario rivedere completamente, e modificare, la mentalità degli
operatori, rivedere, le norme relative ai gradi ed agli avanzamenti di
carriera, alle tecniche addestrative (queste ultime specie in rapporto ai
nuovi compiti). Se, infatti, il Reggimento “Guide” (e pochi altri)
deve continuamente contribuire allo svolgimento di operazioni
all’estero, che vengono definite “fuori area”, al punto che si è
persino suggerito di inserirlo stabilmente nella FIR, la Forza di
Intervento Rapido nel quadro dei nuovi modelli difensivi della NATO,
occorre rimodulare completamente i corsi di addestramento, impartendo, ad
esempio, lezioni di lingue straniere, necessarie per una sempre più
stretta collaborazione con gli alleati, ma anche per “dialogare”
quotidianamente con le popolazioni tra cui si opera. Così come occorre
ripensare le modalità con cui si esplica la funzione militare nel quadro
delle missioni di pace all’estero, allorché il soldato, di qualunque
grado ed a qualsiasi livello di responsabilità, si trova di fatto, quasi
inconsapevolmente, a svolgere delicatissimi compiti diplomatici, anche col semplice contatto quotidiano con le
popolazioni civili, o, addirittura, a dover ricucire rapporti di
convivenza tra opposte fazioni, o etnie, in lotta durante una guerra
civile.
Compiti
delicatissimi
Tali
apparentemente banali compiti, sono in realtà delicatissimi, e possono
seriamente compromettere il buon esito di una missione del genere, come si
è potuto verificare proprio in Somalia. Impongono perciò un
addestramento specifico di tutto il personale, in varie modalità che
spesso sono ancora da individuare completamente. Ed è, ad esempio, in
questo quadro che si collocano i corsi di sociologia, recentemente
introdotti nel piano di studi delle accademie militari. Ma anche, occorre
intensificare sempre più lo svolgimento di operazioni addestrative
congiunte, insieme, cioè a truppe alleate, allo scopo di omogeneizzare
sempre più le stesse procedure tecnico-tattiche. Ed anche in questo campo
le “Guide” sono senz’altro all’avanguardia, in virtù del cospicuo
numero di collaborazioni con gli eserciti alleati collezionate negli
ultimi anni, dagli scambi bilaterali coi francesi del 1° Reggimento
“Spahis” e coi “Granaderos” argentini, alle esercitazioni NATO
(Turchia 1993), perfino la Boeselager Cup, “gara
di pattuglia” con finalità addestrative, che si è svolta qualche
anno fa in Germania.
|