19° Reggimento Cavalleggeri "Guide"

Tradizione e innovazione 2

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GUIDE

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L'arma della velocità

I testi classici ci consentono di ritenere che già gli antichi avessero ben definito i diversi usi della cavalleria e della fanteria. Plutarco, ad esempio, a proposito della grande battaglia di Isso del novembre 333 a.C., combattuta tra Dario e Alessandro, riporta un dialogo tra Dario e Aminta, un soldato di origine macedone. Il re persiano si disponeva ad attaccare Alessandro muovendo verso i Monti Amani; il re macedone si mosse in direzione opposta senza che i due eserciti si incontrassero e perciò ritornarono sui propri passi. Adesso però la situazione era ribaltata, visto che l’esercito di Dario, assai più consistente, era costretto ad operare in territorio meno adatto “ad una battaglia di cavalleria” perché angusto, stretto tra il mare, i monti ed il fiume Pinaro, perciò più vantaggioso per il meno numeroso esercito di Alessandro.

La cavalleria era, quindi, l’arma della velocità, della rapidità: Tacito, ad esempio, testimonia la piena comprensione della caratteristica principale della cavalleria e del suo impiego precipuo, anche se se ne serve, in questo caso, per proporre sue considerazioni moralistiche su un certo popolo germanico: “E’ veramente, infatti, proprio della cavalleria giungere presto alla vittoria e presto ritirarsi: nella fanteria la rapidità è più simile alla paura, la lentezza al fermo coraggio”.

 

 

Carica ed esplorazione

La velocità, comunque, rese la cavalleria l’arma principale di tutti gli eserciti: con lo stesso Alessandro il Macedone la cavalleria fu messa in prima fila nello schieramento per essere lanciata alla carica e guidata alla vittoria dal futuro imperatore, ma anche usata all’avanguardia con funzione “esplorante”. Del resto, era diffuso almeno dal III millennio l’uso del carro da guerra, che soprattutto nella versione “leggera” proposto dagli Hyksos a partire dal 1300 a.C., si prestava moltissimo per l’attacco con rapidità e, al contempo, con una notevole violenza d’urto.

Orbene, se era assodata sin dai tempi più lontani la velocità insita nella cavalleria, con il Medioevo sembra venire preferita e privilegiata un’altra caratteristica del combattimento a cavallo, ed ancor più sul carro: la pesantezza della massa d’urto. In analogia con l’uso degli antichi carri da guerra, cavalli e cavalieri preferivano ricoprirsi di pesantissime armature, che ovviamente impacciavano i movimenti, ma che in combattimento assicuravano ben più cospicua protezione. E’ tuttavia strano ed apparentemente contraddittorio che, pur essendo spesso coinvolti in combattimenti di massa, la più spiccata predilezione andava, per tutto il Medioevo, al combattimento individuale ed alle sue complesse regole, attorno a cui ruotava tutta la scienza cavalleresca. 

Dismessa gradualmente l’armatura, oramai inutile di fronte al fuoco degli archibugi, la cavalleria sembra voler nuovamente recuperare anche la velocità. Inizia quasi una rincorsa lungo i decenni ed i secoli, con la cavalleria che gareggia con la fanteria in una perenne ricerca dell’innovazione tecnologica o, piuttosto, tattica e strategica. Tra Sette ed Ottocento furono perciò introdotte, o, in qualche caso, reintrodotte sempre più sofisticate funzioni, dal semplice attacco alle colonne nemiche, alla carica, ai collegamenti, all’esplorazione. I Cavalieri dell’Ordine di Malta, ad esempio, tra le milizie che difendevano Malta dall’assedio di Napoleone, avevano gli antesignani degli attuali marines, ovvero battaglioni di fanti da sbarco imbarcati sui vascelli.

 

 

Un'antica tradizione di innovazione

Il Reggimento “Guide” si inserisce pienamente in questo filone di progresso. Esso stesso, anzi, dimostra pienamente di essere frutto e risultato di un’innovazione continua. Si potrebbe quasi ipotizzare il consolidamento di una antica tradizione di innovazione.

Era stato durante l’epoca napoleonica che si era cominciato a diffondere, negli eserciti del Generale Murat, l’uso sistematico di reparti o di singole unità di cavalleria per compiti diversi dalla tradizionale carica: la ricognizione del terreno davanti ad una colonna in movimento, la ricerca ed il primo contatto con il nemico, la copertura di una ritirata etc.

 

Gioacchino Murat

re di Napoli

 Tali funzioni si accentuarono e si diffusero, poi, nel corso del secolo XIX in tutti gli eserciti europei, ed anche italiani.

 

 

Le Guide in Italia

In Italia le “Guide” furono introdotte, in pratica, dagli eserciti napoleonici: le troviamo, perciò, sin dagli inizi dell’800 nella Lega degli Stati dell’Italia Centrale (le “Guide” dell’Emilia) ed a Napoli, durante il regno di Gioacchino Murat, cioè sin dal 1808. Nell’Esercito savoiardo fanno la loro prima comparsa un po’ più tardi, nel 1848. Prevalse, all’inizio, un compito leggermente diverso da affidare alla Cavalleria leggera: lo Stato Maggiore dell’Esercito savoiardo, alla vigilia della guerra contro l’Austria del 1848 fece dislocare le “Guide” presso i vari Comandi delle Grandi Unità e delle Unità minori, allo scopo di fornire i collegamenti necessari. Vistosa novità è che si evitò sin dall’inizio, di ricorrere al nome di una città o di una regione, preferendo invece servirsi di quello inerente alla funzione. La loro utilità fu apprezzata ed il reparto fu mantenuto in vita fino al 1849. Il 3 gennaio 1850, invece, un Regio Decreto ne sanzionò lo scioglimento.

 

 

La cavalleria diventa leggera

Nel frattempo, tuttavia, si era avvertita anche in Italia, come nel resto d’Europa, l’esigenza di riorganizzare una cavalleria leggera, capace di svolgere il compito svolto fino ad allora dalle “Guide”, quello dei collegamenti, ma anche di eseguire azioni tattiche e strategiche in zone montuose e boschive e di effettuare azioni di ricognizione in territorio nemico. Si trattava, evidentemente di compiti abbastanza diversi da quelli tradizionali della Cavalleria, da sempre utilizzata per veloci cariche contro postazioni nemiche o contro eserciti dispiegati su campo aperto. Si avvertì, cioè, la necessità di differenziare l’impiego dei vari reparti di cavalleria. Fu così che con la riorganizzazione dell’Arma di Cavalleria nel 1850 si mantennero quattro reggimenti di cavalleria di linea (quelli più antichi) e si organizzarono gli altri cinque come cavalleria leggera, sostituendo la pesante lancia usata durante la carica con un più leggero moschetto e il pesante elmo d’acciaio con un leggero chepì. Più tardi (R.D. del 10 aprile 1859) venne, perciò, ricreato lo Squadrone “Guide”, con il solito compito di assicurare i collegamenti. Anche per quanto riguarda la composizione del reparto, le “Guide” conservarono per lungo tempo una consistenza particolare: nel 1859, ogni squadrone “Guide”, a differenza di quelli degli altri reggimenti, era articolato su sei plotoni e non su cinque e l’intero reggimento era su cinque squadroni e non su quattro. Ancora nel 1860, allorché tutti i reggimenti furono portati a sei Squadroni, le “Guide” arrivarono alla consistenza di sette Squadroni, consistenza che fu mantenuta fino al febbraio 1866. Più in generale, comunque, l’introduzione delle “Guide” avviene in un periodo di complessivo ripensamento dell’intera cavalleria, nel tentativo incessante di migliorarla e di renderla all’altezza di quella delle più grandi potenze europee. In particolare, buona parte del secolo XIX vede il progressivo ridimensionamento dell’importanza della cavalleria pesante, tradizionalmente destinata per lo più all’impiego in linea, e la contemporanea rivalutazione della cavalleria leggera, destinata sì alla tradizionale carica, ma anche a compiti più leggeri, quali la ricognizione, il piccolo scontro col nemico, l’avanguardia, il fiancheggiamento, e perciò armati alla leggera. 

 

 

Il combattimento moderno

Le particolari doti di mobilità e manovrabilità delle “Guide” si rivelarono, in particolare, assai utili durante la repressione del brigantaggio in Italia meridionale, in quanto le operazioni si svolgevano per lo più in impervie zone appenniniche, montagnose e boschive: in tale occasione furono, infatti, utilizzati i reparti più mobili, come i bersaglieri ed i cavalleggeri. All’approssimarsi della Prima Guerra Mondiale, anche in cavalleria si sperimentarono moderni elementi del combattimento, basti pensare ai nuovi reparti di mitragliatrici a cavallo, ai ciclisti, ai dirigibilisti, agli avieri (giovani Ufficiali del “Guide” e piloti della nascente aviazione militare furono Andrea Valfrè di Bonzo, Alberto Comellini, Umberto Cannoniere, Paolo Avogadro, Ruggero Ubertalli, Giulio Carlo Cavalli, Marco Aurelio Ripamonti e Carlo Tappi).

 

 

I primi anni della I Guerra Mondiale, caratterizzati, come è noto dalla sostanziale immobilità della linea del fronte, dimostrarono l’assoluta impossibilità dell’impiego della Cavalleria: dopo un certo tempo di inattività, cui sfuggì solo la sezione mitragliatrici, tutti i reparti di cavalleria furono fatti smontare da cavallo e destinati al normale combattimento di trincea. Ovviamente, non appena le condizioni lo consentirono, le “Guide” ripresero possesso delle cavalcature e parteciparono alla controffensiva successiva alla disfatta di Caporetto, riprendendo le tradizionali modalità d’impiego; già alla fine del mese di maggio 1916, del resto, una divisione di cavalleria era stata rapidamente rimessa a cavallo ed inviata a contrastare l’offensiva austriaca sugli altipiani, dimostrando, ancora una volta, notevoli abilità di rapida riconversione.

 

Nel frattempo, quindi, tutta la Cavalleria italiana aveva ampiamente dimostrato una versatilità ed una capacità di adattamento a nuovi modi d’impiego che aveva sorpreso non pochi osservatori e che fu giustamente sottolineata nel discorso pronunciato dal generale Gaetano Giardino il 20 maggio 1923 a Torino, nel corso di una solenne cerimonia per l’inaugurazione del monumento al cavaliere d’Italia:

 

“... Tutti sono qui ad attestare come i cavalieri d’Italia, nelle nuove forme di lotta, per essi difficilissime, della Grande Guerra, abbiano ancora una volta saputo, come sempre sapranno, duttilmente e genialmente plasmarsi alla necessità, per servire ad ogni costo la Patria...”
 

Analogo riconoscimento venne espresso anche nella motivazione della medaglia d’oro al valor militare conferita all’intera Arma di cavalleria dallo stesso Sovrano:

 

“In 41 mesi di guerra diede mirabile esempio di abnegazione e di sacrificio, prodigandosi nei vari campi della cruenta lotta. Rinnovò a cavallo i fasti della sua più nobile tradizione; emulò, appiedata, fanti, artiglieri e bombardieri; fornì per i duri cimenti dell’aria piloti di rara perizia e di singolare eroismo”

Il comandante della 16a Divisione di Fanteria, Maggiore Generale Martinelli, così si espresse in un suo Ordine del Giorno:

 

“Ufficiali, sottufficiali, caporali e soldati delle “Guide” e di “Treviso”. Dopo quasi due mesi di fattiva generosa collaborazione con le truppe di fanteria dipendenti da questo Comando, voi siete chiamati ad altri luoghi ad altre prove. Nel rivolgervi il mio saluto caldo di affetto e di riconoscenza, voglio non si ignori fra voi l’ammirazione ed il plauso che vi siete meritati dai superiori e dai commilitoni delle altre Armi. Chiamati a combattere in formazioni ed in luoghi ardui per voi, atti all’impeto dell’assalto travolgente ed alle audacie della carica, avete presto emulato le Armi sorelle nelle pazienti, tenaci, eroiche virtù della guerra di trincea, ne avete divise le fatiche e le glorie durante i giorni della tregua operosa, durante i giorni sanguinosi della lotta. Sulle uniformi dei nostri eroi anche i colori vostri sono ormai ben noti e temuti dal nemico. Cavalleggeri delle “Guide” e del “Treviso”! Io vi veggo partire con rimpianto, ma con la ferma fede che andate a cogliere allori anche maggiori su altri campi. Lasciandovi, vi assicuro che la 16a Divisione di Fanteria non si dimenticherà mai di voi; conto che nemmeno voi la dimenticherete; auspico il giorno, più vicino e più certo che mai, della completa disfatta nemica, vi prometto che su questo fronte dove noi restiamo, pronti a balzare ancora e sempre sull’odiato nemico, il prezioso sangue, che voi avete commisto al sangue dei commilitoni, avrà nuova vendetta! 

Zona di guerra, 16 luglio 1916”.

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 16/07/2004

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