LA RIVOLTA DI ANCONA DEL GIUGNO 1920

("La rivolta dei bersaglieri")


Nell'80° anniversario della rivolta di Ancona del giugno 1920, l'Associazione culturale "Albano Corneli" di Camerano intende ricordare questa importante pagina di storia del proletariato anconetano attraverso le memorie narrate da tre testimoni diretti di quegli avvenimenti; Mario Alberto Zingaretti e Angelo Sorgoni, al tempo dirigenti della Camera del Lavoro di Ancona e del partito socialista marchigiano e Aristodemo Maniera che all'epoca dei fatti era un giovanissimo militante socialista. La rivolta di Ancona del 1920 è meglio nota come "la rivolta dei bersaglieri" in quanto prese avvio da un ammutinamento dei bersaglieri di stanza presso la caserma Villarey di Ancona, i quali si ribellarono all'ordine di imbarcarsi per andare a combattere in Albania, nuova avventura imperialista voluta dal governo Giolitti. La rivolta dei bersaglieri sfociò subito nelle strade di Ancona e fu prontamente appoggiata da una larga parte del  popolo anconetano (in particolare anarchici e socialisti rivoluzionari) che per tre gorni, armi in pugno, combattendo nelle strade, tenne in scacco le forze di polizia e le guardie regie. Alla fine le forze dell'ordine ebbero la meglio solo grazie alla superiorità numerica (giunsero rinforzi da varie città del centro-Italia) ed al migliore armamento (utilizzarono anche i cannoni) rispetto ai rivoltosi. La sconfitta dei moti di Ancona del giugno 1920 fu dovuta soprattutto alla fragilità del movimento operaio che in quel momento non poteva contare su un forte partito rivoluzionario che prendesse le redini della rivolta, ponendosi come centro organizzatore e direttivo del moto rivoluzionario. Lo spontaneismo della rivolta ne segnò in partenza l'insuccesso. Tuttavia, la rivolta di Ancona del 1920 è una testimonianza importante dello spirito rivoluzionario che caratterizzò il movimento operaio durante il cd. "Biennio Rosso" (1919-20) e suscitò notevole clamore all'epoca, a livello nazionale. Gramsci, nel luglio di quello stesso anno scrisse su "L'Ordine Nuovo" "…La parola d'ordine per il controllo dell'attività governativa ha portato agli scioperi ferroviari, ha portato all'insurrezione di Ancona". La rivolta del 1920 costituì forse l'ultima prova di forza del proletariato anconetano prima della vittoria del fascismo, che si impose in tutta Italia appena due anni dopo. Zingaretti, Sorgoni, Maniera. Tutti e tre pagarono duramente il loro antifascismo chi con la prigione ed il confino politico, chi con l'esilio (vi invitiamo a leggere le loro note biografiche che riportiamo a lato). Zingaretti e Maniera aderirono al Partito Comunista d'Italia sin dalla sua nascita nel 1921, mentre Sorgoni entrò nel partito solo successivamente, nel 1942. Tutti e tre parteciparono alla Liberazione d'Italia dal nazi-fascismo come partigiani.
 
Camerano, 25 giugno 2000

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