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M u s i c a

 

L'ETICHETTA "COMMERCIALE"

È veramente difficile definire cosa sia commerciale e cosa non lo sia. Nel disperato tentativo di dare una mia definizione personale, mi appoggio allo Zingarelli, anzi no, ad un dizionario in doppio volume (A-L,M-Z) che mia madre anni fa ha ricevuto in regalo al CAR (supermercato locale) dopo una estenuante raccolta punti: c...c...com....commerciale=che riguarda il commercio.Grazie, questo lo sapevo anche io, questo vocabolario fa schifo come era prevedibile. Comunque la definizione data mi basta: relativo al commercio. Quindi la musica commerciale sarebbe un prodotto creato per essere venduto, su un mercato. Ma tutte le canzoni devono vendere, altrimenti il musicista, a meno che non sia benestante od ereditiero, di cosa vivrebbe? Evidentemente bisogna guardare al target che i diversi artisti si prefiggono, o meglio, che le diverse case discografiche stabiliscono. Tutti vogliono vendere, ma alcuni vogliono vendere di più, o meglio, ad alcuni interessano maggiormente i proventi delle vendite piuttosto che la qualità della musica. Certo con le continue evoluzioni nel panorama musicale, oggi risulta veramente difficile analizzare qualitativamente le canzoni, eppure io personalmente distinguo in modo radicale i pezzi quantitativi dai pezzi qualitativi:

Pezzi quantitativi:fatti per un gran numero di persone, fatti per colpire trasversalmente una grandissima fetta di ascoltatori; questo target è costituito da individui che non pretendono un contatto particolarmente profondo con la musica; in virtù di ciò colui che produce pezzi quantitativi può non solo inserirsi sulla scia di altri produttori commerciali(questo è un eufemismo per non dire che in certi casi i pezzi quantitativi sono proprio identici l'uno all'altro), ma anche trattare temi assolutamente in linea con la povertà di significato, temi facili (es:I love you baby, love me tonite etc.), testi in grado di far impazzire questa massa che, ripeto, non desidera essere stimolata interiormente dalla musica e che si accontenta dei prodotti semplici, sostanzialmente usa e getta
Pezzi qualitativi: pezzi creati dall'interno, la cui struttura si basa sostanzialmente sulle sensazioni di una o più persone, tradotta in musica con l'obiettivo di comunicare qualcosa; forse l'obiettivo di questi pezzi è proprio la comunicazione dell'incomunicabile, ad ogni modo la creazione del pezzo nasce da un movimento interiore e trova un target che cerca questa musica perchè desidera profondamente ricevere stimoli interiori da tale musica. È la sensazione che fa muovere la vendita del pezzo qualitativo sensazione profondadel produttore+sensazione profonda del compratore=pezzo qualitativo venduto Io sarei completamente a favore della seconda tipologia, però ovviamente bisogna saper trovare un compromesso tra le proprie sensazioni e i gusti del pubblico. In questo caso quindi bisogna considerare che i gusti del pubblico variano geograficamente: e allora il concetto di commerciale è subordinato a determinate coordinate. Un piccolo esempio: riprendendo il discorso riguardo The fat of the land, la quinta traccia dell'album, Serial Thrilla, è caratterizzata dalla collaborazione con Skin, la cantante del gruppo pop rock Skunk Anansie: ora, li ho definiti pop perchè sono pop-ular,cioè conosciuti. Ma un giorno... Ma un giorno,proponendo la mia tesi in merito al carattere commerciale di the fat of the land, citavo anche alcune collaborazioni a mio avviso cercate solo per far diffondere più facilmente l'album: ebbene, ho trovato un ragazzo americano che mi ha negato la popolarità degli Skunk Anansie negli States. Quindi, anche il concetto di commerciale è relativo, e non può essere definito in base ad un determinato pubblico, perchè il pubblico varia. Ma c'è un pubblico ,cui ho accennato all'inizio e di cui ho parlavo a proposito dei pezzi quantitativi, che ho definito globale: cioè quel pubblico che possiede una serie di caratteristiche che travalicano le particolari situazioni: ed il pubblico globale è il vero destinatario del prodotto musicale commerciale. Quel pubblico che bada alla quantità piuttosto che alla qualità, quella massa di gente che ascolta la musica per non pensare ai problemi, senza rendersi conto di quanto un certo tipo di contenuti in realtà sia molto più razionalizzante di quanto non si pensi. Ma ora voglio considerare, nella terza ed ultima parte della mia analisi, i risvolti pratici di questa pericolosa contaminazione elettronica del mondo commerciale (o se vogliamo pericolosa contaminazione commerciale del mondo
elettronico).

A cura di SKYMIND

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