Capitolo Uno

Blogosfere del Medio Oriente

 

 

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CAPITOLO UNO

Blogosfere del Medio Oriente

 

 

 

I popoli dei paesi del Medio Oriente hanno conosciuto in passato pochi strumenti realmente efficaci per esprimere il proprio dissenso di fronte alla totale o quasi totale mancanza di libertà di espressione e di pensiero a cui sono stati sottoposti. Tra i mezzi più diffusi prima dell’arrivo di Internet si ricordano principalmente i ciclostilati, come i samiszdat, la cui produzione e diffusione è, com’è noto, “artigianale” e indipendente, e in misura minore, la radio. Tra le più grandi novità  apportate agli strumenti per esprimere il proprio dissenso e al mondo delle comunicazioni in generale si conta senz’altro l’arrivo sulla scena mediatica dei canali satellitari panarabi come la ben nota Al Jazeera – tanto da parlare del fenomeno proprio come “rivoluzione di Al Jazeera”. Il sorgere di questi canali televisivi ha portato ad una generale liberalizzazione dai regimi totalitari che hanno sempre controllato le televisioni locali da un lato, e dalle rigide restrizioni imposte dalla religione nella maggior parte dei paesi musulmani dall’altro. Dando per la prima volta una voce autonoma e unica al popolo arabo, Al Jazeera e le sue sorelle, si può supporre che siano state anche in qualche modo determinanti per la nascita degli stessi blog nel Medio Oriente, nel senso che esse hanno spronato i giovani ad esprimersi autonomamente e a diffondere notizie da un punto di vista alternativo.[1]

Tuttavia è con la nascita e la diffusione su scala mondiale delle reti informatiche che il quadro degli strumenti per il dissenso politico vero e proprio è  stato radicalmente rivoluzionato. Internet ha cambiato in Medio Oriente, come nel resto del mondo, il modo di relazionarsi con tutto ciò che è al di fuori dei mezzi di comunicazione “tradizionali”, e ha permesso un livello di comunicazione interna ed esterna inedito ed esclusivo. Siti internet, forum e blog hanno dato una forte spinta innovatrice nei paesi arabi e musulmani, nel contesto sociale, politico, religioso e culturale. Affermare dunque che Internet sia stato utilizzato nei paesi musulmani esclusivamente per la diffusione di ideologie estremiste religiose, per l’apertura di scuole coraniche online, per la rivendicazione di attentati o per compiere attentati “cyberfondamentalisti” non è corretto: soprattutto grazie allo sviluppo dei blog infatti esso è diventato anche mezzo di diffusione di ideologie diverse e di comunicazione tra i giovani arabi con il resto del mondo.

Il fenomeno dei blog nel Medio Oriente non è ancora stato trattato, ad esclusione di alcuni casi specifici, con molta attenzione dalla stampa mondiale né è mai stato affrontato in maniera scientifica. Alcune ricerche sono state compiute da parte di associazioni per la difesa dei diritti umani su argomenti specifici quali il problema della censura. Questo mancato approfondimento è dovuto forse anche al fatto che si tratta di un fenomeno troppo recente e ancora in fase di pieno sviluppo; ad ogni modo, pochi sono stati i giornalisti che se ne sono occupati, peraltro su iniziativa individuale e autonoma.[2]

I diari virtuali sono giunti in Medio Oriente relativamente in ritardo rispetto alla nascita stessa del fenomeno nei paesi occidentali, vale a dire intorno al 1997. Le prime manifestazioni si può dire abbiano avuto luogo tra la fine del 2002 e l’inizio del 2003. Il primo arabo ad aver aperto un blog è generalmente considerato Salam Pax, giovane iracheno che grazie al suo blog ha riscosso successo in tutto il mondo e stimolato moltissimi coetanei all’apertura di una propria pagina web personale. La prima vera comunità virtuale di blogger arabi ad essere apparsa sul web è invece considerata quella tunisina, nata grazie soprattutto all’iniziativa di Zouhair Yahyaoui, il cui caso ha spinto altrettanti giovani a utilizzare il blog come mezzo di dissidenza politica.[3] Per quanto riguarda la comunità virtuale iraniana, essa si è sviluppata, con modalità e dimensioni molto diverse, parallelamente a quelle arabe.

L’arrivo ritardato sulla scena virtuale dei blog in Medio Oriente, in particolare nel mondo arabo, può essere spiegato anche per un semplice fattore tecnico: l’impossibilità per i giovani mediorientali di aprire un proprio diario virtuale per la mancanza del servizio telematico necessario all’apertura di un blog. Con l’arrivo nel 2002 di blog provider come Blogger della società Google, e in seguito di portali creati appositamente per il mondo arabo come Maktoob o PersianBlog nel caso dell’Iran, si è resa estremamente facile ed immediata la possibilità di aprire un diario virtuale. Particolarmente utile per la diffusione e la lettura dei blog è stata anche la nascita del servizio RSS[4], un software che permette di monitorare quotidianamente dal proprio desktop gli aggiornamenti su una o più pagine a scelta dal web, compresi quindi anche i blog che si ritengono più interessanti.

Col diffondersi dei diari virtuali in Medio Oriente è nata la necessità, come nelle blogosfere di altre parti del mondo, di aggregarsi, di creare una comunità virtuale attorno alla quale raccogliersi, attraverso la quale potersi identificare come entità nascente autonoma. Sono fiorite per questi motivi, nei paesi in cui i blog si sono diffusi, i già citati metablog, atti a raccogliere gli interventi da ogni blog divisi per argomenti. La nascita delle blogosfere intese come comunità autonome e auto-coscienti è stata in Medio Oriente particolarmente rapida: i blogger in genere si conoscono tutti tra di loro, ogni blog contiene i collegamenti alla maggior parte delle pagine dei conterranei virtuali e non mancano le citazioni reciproche. Ciò forse è dovuto alla comune provenienza sociale e culturale, alla condivisione di valori e ideali, nonché alla situazione comune vissuta in ciascun paese. Nel caso del mondo arabo, bisogna notare tuttavia che questo senso di comunità si riscontra prevalentemente a livello interno del singolo stato più che a livello panarabo: i blogger soltanto in tempi recenti hanno cominciato ad entrare a contatto tra un paese e l’altro. Fino a poco tempo fa i contatti si sono avuti per lo più a livello personale, attraverso la posta elettronica e la chat, ma molto di recente blogger arabi dell’intera regione mediorientale si sono messi in contatto per dibattere su questioni politiche, in particolar modo dopo la recente guerra in Libano. Un tentativo di creare una comunità panaraba è stato compiuto di recente con il metablog iToot[5], in arabo e in inglese, che raccoglie interventi scelti da blog provenienti da tutto il mondo arabo. Un altro sforzo è stato fatto nel 2005, quando alcuni blogger si sono dedicati all’organizzazione di un concorso per il migliore blog arabo.[6] In ogni caso bisognerà attendere ancora qualche tempo per capire se il mondo arabo sarà disposto a creare una meta-comunità virtuale in grado di rappresentare con forza un nuovo punto di vista e degli obiettivi in comune.

Per comprendere la novità apportata ai rapporti comunicativi tra il Medio Oriente e il resto del mondo dai blog si può anche prendere in considerazione il caso del più imponente metablog presente sulla rete, vale a dire Global Voices Online.[7] Si tratta di un sito gestito da un team di volontari provenienti da varie parti del mondo che raccoglie in maniera efficace ed approfondita gli interventi dalle blogosfere di una quantità enorme di paesi di tutto il mondo, in particolare di quelli in via di sviluppo o in situazioni di conflitto. È in effetti l’unico metablog attualmente esistente a suddividere gli interventi dei blog non soltanto per argomenti ma anche per provenienza geografica, il che naturalmente permette di capire con molta più facilità l’atmosfera che si respira in una o nell’altra blogosfera. Un altro esempio per comprendere la facilità con cui si crea un senso di comunità sul web o con cui si può trasmettere la volontà di esprimere le proprie idee è quello di Wikipedia. Conosciuta anche come “l’enciclopedia libera”, Wikipedia è un vasto archivio in cui si raccolgono definizioni enciclopediche che possono essere inserite e modificate da chiunque, in qualsiasi lingua. Pur mancando inevitabilmente di affidabilità, questo esperimento rappresenta un efficacissimo mezzo di libertà di espressione e di diffusione di informazioni su una vastissima gamma di argomenti. Anche nel caso del Medio Oriente Wikipedia rappresenta ormai una risorsa importante per esprimere il proprio dissenso politico: aumentano di giorno in giorno le pagine in arabo o in persiano dedicate ad esempio a definizioni come “Guerra in Libano nel 2006” o “tortura”.[8]

Con la crescita in importanza e in dimensioni delle blogosfere del Medio Oriente il senso di unità delle comunità di blogger si è rafforzato e la voce del dissenso politico di questo nuovo strumento si è resa più forte. Regimi e governi dei paesi arabi e musulmani hanno reagito ben presto al fenomeno nel timore che esso raggiungesse strati più larghi della popolazione, ricorrendo principalmente alla censura di siti internet, e nei casi più gravi, all’arresto di giornalisti indipendenti o di studenti autori di blog. Il rapporto False Freedom di Human Rights Watch[9] analizza nel dettaglio il fenomeno della censura di Internet nel Medio Oriente e nel Nord Africa, dimostrando come attraverso apparati parastatali i governi abbiano cercato di ostacolare in ogni modo la libertà di espressione virtuale negando l’accesso delle pagine internet locali e internazionali all’interno del proprio territorio statale. Davanti a queste azioni i blogger si sono dimostrati particolarmente compatti e solidali, denunciando attraverso campagne virtuali e dimostrazioni pubbliche la violazione dei diritti umani come appunto la censura, la detenzione e la tortura. I blogger hanno inoltre ricevuto molta attenzione e un forte sostegno da parte di alcune associazioni per i diritti umani, tra cui si ricorda soprattutto Reporters sans Frontières, che regolarmente denuncia le violazioni della libertà di espressione, collaborando anche con alcuni blogger residenti all’estero. Molti giornalisti indipendenti di tutto il mondo, poi, si sono interessati al fenomeno blog raccogliendo interventi e opinioni dalle pagine dei blogger mediorientali, come nel caso dell’italiano Blogger senza Frontiere.[10]

 

 

1. Uno sguardo globale

Ad uno sguardo complessivo delle blogosfere del Medio Oriente ci si rende conto ben presto della grande disparità che c’è tra il numero di diari virtuali provenienti dal mondo arabo rispetto alle blogosfere dei paesi europei e occidentali in genere. Si suppone ad oggi – mancano del tutto stime ufficiali e realmente affidabili – che il totale dei blog provenienti dal mondo arabo, dal Marocco all’Iraq, si aggiri intorno ai 10.000 siti, ivi compresi i diari in lingua araba, inglese o francese. Una cifra ridottissima rispetto non soltanto ad un paese occidentale, come l’Italia – che ne conta circa 650.000 [11] -  ma anche rispetto ad un realtà molto particolare e relativamente vicina al mondo arabo come quella dell’Iran, che conta ormai (anche qui le cifre non sono mai ufficiali) oltre 100.000 blog. I motivi di questa disparità sono tuttora molto discussi tra gli stessi blogger arabi: si può supporre che al di là degli impedimenti tecnici per la connessione a Internet e della censura, i giovani arabi non si siano ancora pienamente resi conto delle potenzialità di questo mezzo di comunicazione individuale e collettivo.

La dimensione delle blogosfere e i tempi della diffusione dei blog dipendono, come si accennava, anche dalle possibilità materiali dei giovani mediorientali di collegarsi a Internet e usufruire dei servizi telematici per l’apertura di un diario virtuale. Di conseguenza si comprende come la diffusione dei blog è variata ed è ancora oggi molto varia a seconda del paese preso in considerazione. In alcuni stati come l’Iran o il Bahrein i diari virtuali sono ormai una realtà ben radicata e sviluppata che ha avuto o comincia ad avere una certa influenza sulla società e sulla vita politica. In altri come lo Yemen o l’Afghanistan essi sono del tutto o quasi completamente inesistenti. Anche il fattore censura è stato ed è tuttora determinante nell’espansione di alcune blogosfere, come si può notare in Arabia Saudita o in Tunisia.

Egitto. Tra le blogosfere più attive e longeve del mondo arabo si registra certamente quella egiziana, che conta ad oggi circa 1.500 blog in arabo e in inglese. I protagonisti di questa blogosfera si sono resi famosi dentro e al di fuori dello spazio virtuale arabo attraverso il loro attivismo politico. Blogger come Baheyya e Manal e ‘Alaa nel loro Bit Bucket Blog[12] hanno attivamente partecipato alle manifestazioni contro il regime di Mubarak o contro i movimenti terroristici e ne hanno pagato le conseguenze: il governo egiziano non ha esitato a incarcerare i blogger e a censurarne i siti. Il caso di ‘Alaa al-Saif è stato particolarmente eclatante: il suo arresto nel 2005 ha scatenato una campagna da parte dei blogger egiziani per la liberazione dei blogger incarcerati. Pur nella sua dimensione ridotta dunque la blogosfera egiziana si può considerare tra le più mature ed influenti dell’intera area mediorientale, tanto da diventare modello di lotta per blogger di altri paesi arabi con obiettivi simili. Nonostante si possa parlare soltanto di una limitata influenza sull’opinione pubblica e sulla politica governativa, essa rappresenta comunque oggi una voce forte che partecipa e organizza i movimenti di protesta anti-regime e antiterroristici, tanto da essere più volte stata citata come voce indipendente e autorevole dalla stessa stampa locale.

Golfo Persico. L’area del Golfo Persico e in particolare il piccolo emirato del Bahrein rappresenta oggi insieme all’Egitto la comunità virtuale più attiva dal punto di vista politico e quella che ha più ha fatto parlare di sé nel mondo arabo per le vicende succedutesi in seguito all’apertura di alcuni blog. A dare l’impulso per la diffusione dei blog in Bahrein come nel Golfo si può dire siano stati i blog di Mahmud al-Yousif[13] e Chan’ad[14], che, insieme ad Ali Abdulemam[15] sono stati arrestati per alcune settimane all’inizio del 2005 per i contenuti troppo critici nei confronti del governo. Sembrerebbe che la loro repentina scarcerazione a qualche settimana dall’arresto sia dovuta alla forte pressione esercitata dal resto della blogosfera del paese attraverso manifestazioni e campagne virtuali. Il Bahrein ha fatto da modello per le altre blogosfere della penisola araba, che a parte alcune sporadiche manifestazioni si è sviluppata soltanto in Kuwait, in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti. Uno sguardo alla diffusione dei blog in Arabia Saudita verrà dato alla fine del terzo capitolo di questa tesi.

Libano. Il piccolo stato del Libano presenta una blogosfera non eccessivamente più consistente se paragonata a quelle degli altri paesi arabi, contando oggi un numero che non supera i 500 siti. È possibile tracciare una linea piuttosto distinta nella storia dei blog libanesi, se si considera come punto di riferimento l’evento che ha scosso l’intero Libano nel Marzo del 2005, l’assassinio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri: si può dire che da questo momento in poi la blogosfera libanese si sia progressivamente politicizzata dopo un primo momento caratterizzato da blog di tipo personale scritti prevalentemente da libanesi residenti all’estero. Oggi i blogger libanesi discutono animatamente esprimendo opinioni contrastanti sulle questioni più determinanti per il presente ed il futuro del loro paese. Al termine del secondo capitolo di questa tesi verrà dato un breve sguardo su come la recente guerra israelo-libanese sia stata vissuta e raccontata nei blog libanesi, mettendo in luce come giovani libanesi e israeliani abbiano avuto la possibilità di mettersi in contatto attraverso Internet.

Maghreb, Giordania e Siria. La già accennata situazione della Tunisia non è dissimile per le vicende relative alla censura di governo e per le dimensione alle altre blogosfere arabe. La differenza principale per questo paese come per il Marocco è che la maggior parte dei blog anziché essere scritta in inglese è scritta in francese. Tra le altre blogosfere da notare per dimensioni e attivismo quella giordana e in misura minore quella siriana. I blogger giordani, in particolare, hanno fatto sentire la loro voce in seguito agli attacchi terroristici ad Amman nel novembre del 2005, esprimendo con forza la loro contrarietà all’utilizzo della violenza e descrivendo minuziosamente attraverso foto e racconti poi pubblicati sulla stampa nazionale le conseguenze devastanti degli attacchi.

Afghanistan e Pakistan. In altri paesi del Medio Oriente come l’Afghanistan e il Pakistan i diari virtuali rappresentano una realtà ancora poco sviluppata. Il Pakistan offre al web una blogosfera in lingua inglese e urdu di una cinquantina di diari virtuali, una comunità abbastanza compatta che ha già conosciuto la pressione della censura e che riesce comunque a dare un’immagine alternativa e individuale delle vicende che toccano la regione, riportando anche veri e propri reportage indipendenti dalle zone più critiche, come quelli sulla descrizione delle zone terremotate del Kashmir.[16] In Afghanistan i blog sono ancora molto pochi: non superano la decina quelli in lingua inglese, mentre i blogger che scrivono in persiano, che, curiosamente, utilizzano quasi sempre i provider iraniani per aprire i propri blog, scrivono principalmente dall’estero, dall’Iran o dai paesi occidentali.[17] La situazione che riguarda infine Iraq, Palestina e Iran, che saranno parte dell’oggetto principale di analisi durante questa ricerca, rappresentano casi molto particolari rispetto alle altre realtà qui accennate.

 

 

2. Tratti fondamentali e tipologie di blog

Si è tentato finora di dare un quadro schematico della diffusione dei diari virtuali in Medio Oriente e di comprendere quale sia, se c’è stato, l’impatto sulla società e sulla cultura nei vari paesi, includendo anche la possibile reazione da parte dei regimi. Il quadro emerso è quello di una realtà, in termini soprattutto di impatto culturale interno all’ambiente mediorientale, ancora relativamente circoscritta al mondo virtuale e della comunicazione. Del resto bisogna sottolineare che a scrivere blog in Medio Oriente sono soprattutto i giovani provenienti da classi sociali benestanti e da un’élite culturale ben distinta, che dispongono di un computer connesso a Internet nella loro abitazione o possono frequentare regolarmente Internet Café. Molto spesso si tratta anche di giovani che hanno la possibilità di spostarsi all’estero, verso l’Europa o più spesso verso gli Stati Uniti, dove apprendono l’inglese ed entrano in contatto con una cultura molto diversa, che permette loro di dare uno sguardo più lucido e obiettivo sulla situazione del loro paese. Con tutto ciò non si vuole dire che i giovani blogger mediorientali vivano in un mondo a parte, o che essi non condividano almeno in parte i valori e le sensazioni dei loro conterranei. I blog rappresentano infatti un nuovo mezzo di espressione, originale ed efficace, che, anche se da un punto di vista più distaccato e influenzato dall’esterno, riesce a dipingere le sensazioni e le aspirazioni di un popolo.

Questioni linguistiche. Le lingue utilizzate dai blogger mediorientali sono, come si accennava, soprattutto l’inglese e il francese, e poi l’arabo, il persiano e le altre lingue autoctone. Anche l’utilizzo maggiore di lingue “importate” dall’esterno sembra indicare che l’origine socioculturale dei blogger sia quella delle classi più agiate e acculturate. Sull’utilizzo della lingua gli stessi arabi, in particolare, hanno discusso ed esposto le loro motivazioni. Il problema iniziale si presume sia stato ancora una volta di origine tecnica: la possibilità di scrivere e leggere in caratteri non occidentali sia sui personal computer, nei principali sistemi operativi, che su Internet, nei servizi dedicati all’apertura di un blog, è arrivata piuttosto tardivamente, cosicché i giovani arabi e mediorientali sono stati “costretti” ad utilizzare la lingua inglese o al massimo un arabo traslitterato piuttosto approssimativamente. Un’altra spiegazione può essere data nell’ambito storico, se si considera che le lingue inglese e francese sono ancora in qualche modo sentite proprie in quanto importate dalla colonizzazione. Sul piano ideologico tuttavia si trovano le spiegazioni più valide per la scelta di una o dell’altra lingua: non è difficile immaginare che chi scrive in inglese abbia un obiettivo, un pubblico ben diverso da chi sceglie di scrivere il proprio diario nella lingua madre. I blog come si diceva, nascono soprattutto come desiderio di comunicare a chi sta fuori il proprio punto di vista su una determinata situazione. Per questo l’inglese rappresenta il metodo più efficace per mettersi in contatto con l’altro. Si può dunque affermare che sono i giovani mediorientali che desiderano aprire il dialogo con l’esterno e che condividono una serie di ideali come la democrazia, la libertà di espressione, il laicismo e una religione riformista e moderata, a scegliere di utilizzare la lingua inglese. L’arabo, di conseguenza, diventa la lingua della comunicazione interna, dello scambio tra arabi di idee e opinioni. È la lingua, prevedibilmente, scelta dai più forti sostenitori della religione, prevalentemente dei membri dei movimenti estremisti in genere.

L’arabo è però molto spesso anche la lingua di espressione personale, con cui i più giovani tra i blogger descrivono le loro giornate e parlano dei loro interessi. Capita tra l’altro molto spesso, leggendo le pagine di blog arabi, di trovare interventi alternativamente in arabo e in inglese, o, aspetto ancora più interessante, in una lingua che si fonde tra i due, chiamata dai suoi utilizzatori arablish o arabisi. Si tratta generalmente di un inglese a cui vengono sovrapposte le espressioni più tipiche dell’arabo, come esemplifica molto bene lo stesso Salam Pax sul suo blog raccontando come la parola ba3deen (dal classico “ba’dan”, “dopo”) venga sempre più utilizzata nei mesi prima dell’attacco dell’esercito americano in Iraq.[18] Molto interessante dal punto di vista linguistico è il fatto che la traslitterazione in caratteri occidentali dei termini arabi si realizzi attraverso un misto di traslitterazione di tipo inglese (ad esempio il segno “ee per la vocale “i” lunga, come in ba3deen) ed una serie di codici numerici che hanno la funzione di supplire alla mancanza nell’alfabeto latino delle consonanti enfatiche (ṡad, ḋaḋ, ṭa, ża, ecc.) e delle fricative (‘ayn, ġayn, hamza). L’utilizzo di questo tipo di traslitterazione, ereditato dalle chat, è altrettanto interessante poiché dimostra la capacità di adattamento e la flessibilità linguistica delle generazioni dei più giovani utenti di Internet.[19]

Controinformazione e Citizen Journalism. Si è già visto come i blogger di vari paesi arabi e mediorientali in genere si siano mobilitati politicamente nella lotta contro i regimi che negano la libertà di espressione, nelle campagne per la liberazione di blogger o nel manifestare il loro dissenso verso ogni forma di terrorismo. Essi hanno cercato di fare sentire la loro voce dentro e al di fuori delle blogosfere, utilizzando lo strumento blog principalmente come mezzo di diffusione di ideali e più in generale di informazione indipendente. Per il contenuto delle informazioni fornite, per lo stile descrittivo e per il materiale che sempre più spesso accompagna queste descrizioni – filmati, fotografie, interviste – si parla ormai di vero e proprio giornalismo alternativo, indipendente e spontaneo. Di controinformazione, quindi, compiuta nei confronti dei media locali e contro i regimi che la controllano; ma soprattutto nei confronti dei media internazionali, che secondo i blogger di tutto il Medio Oriente forniscono un’immagine fin troppo distorta e insufficiente della realtà. Stampa e televisioni di tutto il mondo, affermano infatti i blogger, non sono interessati ad approfondire adeguatamente la conoscenza sulle molteplici realtà del Medio Oriente, e sembrano anzi voler fomentare l’ignoranza e i pregiudizi tra Oriente e Occidente, generalizzando e interpretando la realtà secondo i propri interessi. Dice Sabbah, uno dei più autorevoli blogger arabi in un’intervista di Paola Caridi di Lettera 22: “Lo scopo principale dei blogger arabi è di aprire una nuova finestra sui paesi arabi, dall’interno della gente, per rappresentare la realtà come la vivono e la vedono”.[20]  Le descrizioni di situazioni particolari come conflitti o attentati terroristici sono state definite spesso come esempi di un genere giornalistico, il citizen journalism, il giornalismo scritto appunto dalla gente comune, che raccoglie le informazioni per come le vede con i propri occhi.

Anonimità. Per esprimere le loro idee senza correre necessariamente il rischio di essere arrestati, la maggior parte dei blogger mediorientali ha fatto ricorso all’anonimato. È questa infatti una delle caratteristiche salienti delle blogosfere del Medio Oriente. “L’anonimato ha creato un’attrazione per i blogger per il fatto di poter rivelare quanto essi volevano della loro identità, al contrario dei media pubblici” continua Sabbah nella sua intervista. Ciononostante non pochi sono stati i blogger che negli scorsi anni hanno scelto coraggiosamente di rivelare la loro identità per alzare con più forza la propria voce, come i già citati Salam Pax dall’Iraq, ‘Alaa dall’Egitto o Derakhshan dall’Iran.

Sincretismo ed eterogeneità dei contenuti. Se i blogger arabi e mediorientali si fermassero a descrivere la realtà politica che vivono o ad esprimere il loro dissenso nei confronti del proprio regime, dell’estremismo religioso e del terrorismo, credo che l’interesse per i diari virtuali del Medio Oriente si esaurirebbe dopo non molto. I blog sono anche e soprattutto pagine di diari veri e propri, nel senso più comune del termine: racconti, descrizioni di vita, sfoghi personali, discussioni sugli argomenti più vari. Una fonte preziosissima dunque per comprendere cosa i ragazzi egiziani e persiani, iracheni e sauditi, giordani e pakistani provano nella vita di ogni giorno, come affrontano la quotidianità della situazione in cui vivono. Uno strumento per scoprire quali interessi e quali passioni nutrono, per capire cosa pensano - e cosa sanno - di una realtà così diversa come la nostra. Nell’analizzare i blog dei giovani del Medio Oriente l’aspetto più interessante che emerge è forse quello della loro capacità di saper discorrere alternando argomenti totalmente diversi con la massima naturalezza: si passa ad esempio nella stessa pagina dalla descrizione degli orrori del dopoguerra iracheno ad una collezione di gattini che è piaciuta particolarmente ad una giovanissima blogger; dall’ultimo cd del cantante preferito alle polemiche delle vignette danesi; dall’esposizione dei propri lavori di grafica alla dura condanna di Israele per le violenze compiute durante la guerra contro Hezbollah. Questa eterogeneità di contenuti dà alle blogosfere del Medio Oriente un aspetto estremamente originale e piacevole e permette molto bene di comprendere l’evolversi del pensiero e delle sensazioni provate dai giovani mediorientali. Si riscontra altrettanto spesso tra i blog una sorta di sincretismo negli ideali politici. Ha fatto storia qualche tempo fa tra i blogger egiziani un fotomontaggio che raffigura un personaggio con i tratti facciali di Che Guevara, i contorni di Gandhi e la capigliatura araba, e nella cui didascalia si legge il nome di Egyptian Gandhuevara.[21] Un’immagine che basta a spiegare come ideali politici e miti degli adolescenti e giovani arabi siano frutto di una non troppo meditata  selezione di miti e ideali tratti dal bagaglio storico-politico occidentale.

Tipologie. Nonostante la tendenza dei blogger, come si è visto, a trattare unitamente argomenti piuttosto disomogenei, si possono delineare delle tipologie di blog a cui i vari blogger a grandi linee si avvicinano. La scelta del genere di blog si distingue soprattutto in base al proprio interesse personale, alla propria origine socioculturale e al proprio background storico-politico. Determinanti sono certamente anche l’età e il sesso dell’autore del diario virtuale. Per la natura stessa dei blog, credo che il genere più diffuso in Medio Oriente sia quello personale, con una tendenza maggiore a scrivere diari personali da parte dei più giovani e delle donne. I diari di carattere intimistico-sentimentale sono particolarmente diffusi in Iran e Arabia Saudita e in misura minore in tutti i paesi che non vivono situazioni eccezionali, come la Palestina. In questi paesi si riscontra una maggiore presenza di blog di tipo politico o giornalistico. Gli autori di questi blog sono votati alla causa politica del paese in cui vivono, ne commentano regolarmente gli avvenimenti e ne dibattono le principali questioni politiche. Che esprimano essi dissenso nei confronti del loro governo, che critichino la presenza straniera, militare o politica, o dibattano sulle questioni che il loro paese deve affrontare e risolvere, ad ogni modo i blogger contribuiscono attivamente allo sviluppo del pensiero politico della loro nazione.

Altro genere diffuso e probabilmente nato proprio nel contesto mediorientale è quello dei cosiddetti blog di guerra, i warblog. Gli autori di questi diari si concentrano nel descrivere minuziosamente gli sviluppi delle guerre e gli orrori che spesso vivono personalmente. Si parla dunque di un limitato numero di paesi come l’Iraq, i Territori Occupati Palestinesi e, di recente, il Libano. Infine, per quanto riguarda il genere di blog religioso, esso non sembra godere oggi di particolare fortuna: dopo un periodo iniziale in cui i blog religiosi sembravano essere in maggioranza, la situazione oggi sembra essersi capovolta. Le organizzazioni estremiste islamiche non sembrano nutrire alcun interesse per la forma di espressione blog, preferendo forme già precedentemente esistenti, principalmente siti internet e forum di discussione. I mediorientali che fanno utilizzo dei blog per scopi religiosi si possono considerare casi isolati o in genere affini nelle idee ai movimenti fondamentalisti. In Egitto, per esempio, i blogger religiosi sono affiliati per le idee al movimento dei Fratelli Musulmani. Questi blogger preferiscono tuttavia lasciare da parte le argomentazioni politiche per dedicarsi maggiormente ad insegnamenti educativi e morali. Di recente è nata per esempio una campagna su iniziativa di questi blogger per la promozione di “blog senza linguaggio indecente”, attraverso la quale essi vogliono spronare i blogger egiziani a non utilizzare un linguaggio scurrile o troppo violento. L’iniziativa, derisa e ridicolizzata dal resto della blogosfera egiziana, rimane un esempio interessante di come il web sia divenuto per i promotori della religione musulmana uno strumento essenziale di diffusione di idee e di educazione. Del resto la rete è costellata da migliaia di iniziative per la promozione dell’Islam, dall’apertura di scuole coraniche online, ad agenzie per matrimoni musulmani, ai fortunati forum di discussione, terreno fertilissimo di raccolte di adesioni di volontari per i gruppi fondamentalisti. Musulmani più o meno radicali hanno trovato in Internet la forma di diffusione religiosa più efficace possibile, rappresentando tra l’altro l’unico vero tentativo riuscito di creare, anche se esclusivamente nel contesto religioso, un senso di unitarietà extra-statale a livello panarabo.

 

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[1] Molte ricerche sono state compiute sull’argomento. Oltre all’abbondante materiale disponibile sulla rete, si consiglia la lettura di: Al Jazeera e la rivoluzione dei media arabi di A. Cervi, Sellerio di Giorgianni, 2005.

[2] Per una lista completa degli articoli presenti sul web si veda la Bibliografia.

[3] Zouhair Yahyaoui è stato arrestato e torturato dal governo tunisino per i contenuti critici del suo blog. È morto nel 2005, all’età di 36 anni, per un attacco cardiaco. Il suo blog, Tunezine, diventato adesso un sito di informazione indipendente, è visitabile al link: http://www.tunezine.com .

[4] acronimo di Really Simple Syndication.

[5] http://itoot.net

[6] Best Arab Blogs Awards: http://arablogger.com/

[7] http://www.globalvoicesonline.org

[8] La pagina di accesso principale a Wikipedia è http://www.wikipedia.org .

[9] Il rapporto è consultabile alla pagina: http://hrw.org/reports/2005/mena1105

[10] http://bloggersenzafrontiere.blogosfere.it/index.html

[11] Dati della ricerca GFK Eurisko New Media di Luglio 2006.

[12] http://www.manalaa.net

[13] http://www.mahmood.tv

[14] http://chanad.weblogs.us

[15] I tre bahrainiti sono moderatori di un’attiva comunità virtuale, BahrainOnline:

http://www.bahrainonline.org .

[16] Per accedere alla blogosfera pakistana si consiglia di visitare l’unico blog-aggregator disponibile, vale a dire Bloggers.Pakistan: http://bloggers.pk .

[17] Per uno sguardo sulla blogosfera afghana si consiglia di visitare la pagina di Global Voices Online che ne segue regolarmente interventi e discussioni: http://www.globalvoicesonline.org/-/world/central-asia-caucasus/afghanistan/

[18] Si veda la pagina: http://where_is_raed.blogspot.com/2002_09_01_where_is_raed_archive.html, nell’intervento del 28 Settembre 2002.

[19] Un esempio molto efficace per comprendere la natura dell’arablish si può trovare nell’intervento di una giovane blogger saudita quando esprime gli auguri per il nuovo anno, utilizzando un’espressione molto tipica dell’arabo. La frase utilizzata dall’autrice è “kl 3am w everyone b5air” la cui versione originale in arabo standard sarebbe: “kullu ‘ām wa anta biḥair” (letteralmente “che tu stia bene tutto l’anno”). Si può notare che: le vocali brevi non vengono trascritte; i numeri 3 e 5 indicano le lettere dell’alfabeto arabo ‘ayn e ḥa difficilmente traslitterabili in quello latino; viene inserita all’interno di un’espressione araba una parola inglese.

Il sistema viene utilizzato in larga parte nelle chat e sui blog del Golfo Persico. Una descrizione di questo tipo di traslitterazione è disponibile alla pagina di Wikipedia:

http://en.wikipedia.org/wiki/IM_Arabic .

[20] L’intervista completa è disponibile sul blog di Sabbah alla pagina:

http://sabbah.biz/mt/archives/2005/10/06/blogging-in-the-arab-world/

[21] Notizia raccolta dall’articolo di Paola Caridi, Lettera 22, del 24 Giugno 2006:

http://www.lettera22.it/showart.php?id=5189&rubrica=80 .

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