articolo 2
Immigrazione
Quei bambini con lo sguardo smarrito, quelle donne lacrimose quegli uomini dallaspetto sinistro che irrompono ogni giorno sulle nostre sponde, sui nostri teleschermi e sui sonni tremebondi delle nazioni prospere non vengono da noi a portare miseria e crimine, vengono da noi a portare ricchezza. E non lo dicono un discorso retorico di un politico o un saggio di scrittori dai buoni sentimenti: lo dice la realtà fredda dei conti economici che finalmente, dopo tante chiacchiere, spaventi e comizi, lAmerica ha provato a fare, ottenendo dal primo studio ufficiale sullimmigrazione risultati che sorprenderanno soltanto coloro che preferiscono ignorare le lezioni della storia e speculare invece sulle angosce della cronaca. Il popolo degli immigrati legali e illegali aggiunge ogni anno, al prodotto interno lordo americano, almeno 17 mila miliardi di lire in ricchezza netta, "gli immigrati di questi anni - scrive lo studio sono coloro che permetteranno di pagare i conti sociali e previdenziali della popolazione americana che sta invecchiando". Il costo dellimmigrazione, il peso fiscale del milione e mezzo di nuovi americani legali che in media si aggiungono ogni anno alla popolazione esistente, sono da tempo un football demagogico che destra e sinistra si palleggiano tra xenofobia e pietismo senza in realtà sapere bene di che cosa stiano parlando. Per questo, nel 97, quando il Parlamento americano decise di ridurre drasticamente i benefici previdenziali estesi agli immigrati, gli stessi legislatori lanciarono uno studio complessivo affidato a una commissione di esperti.
La ricerca smentisce uno per uno e senza alcuna intenzione di parte tanti miti negativi che agitano tutte le nazioni occidentali esposte ai fenomeni migratori e alla sindrome "mandiamo a casa gli immigrati": 1.Limmigrazione è la stampella demografica di popoli ormai in crescita negativa (cioè ci sono più vecchi che giovani) e dunque incapaci di reggere il peso di Stati sociali costruiti sulla crescita demografica e sul lavoro dei giovani; se tutti diventiamo vecchi e nascono sempre meno bambini, chi pagherà la nostre pensioni?. 2.Gli immigrati non sottraggono lavoro ai residenti, al contrario occupano posizioni che i residenti non vogliono più ricoprire e si accontentano di salari molto inferiori a quelli percepiti anche dai meno pagati di casa nostra. 3.I nuovi arrivati producono beni e servizi a costi inferiori rispetto a quelli prodotti dai residenti, ma pur sempre accettabili per loro che vengono da situazioni di estrema povertà o di vera fame. Limmigrato è soggetto a sfruttamento, indirizzato a lavori miserabili e mal pagati (ma lasciati vacanti dai locali), a sopravvivere in condizioni di vita marginali. Ma quello che sicuramente gli immigrati non fanno è proprio quello che i residenti più temono, cioè sottrarre ricchezza. La miopia si spiega con il fatto che inizialmente i nuovi arrivati sono in effetti un peso e un passivo per la collettività. Sono quasi sempre giovani, uomini e donne figli di culture dove la procreazione è al centro della famiglia e della coppia, dunque portano con sé, o generano, molti bambini, che abbisognano di cure mediche, che vanno a scuola, che pesano sullistruzione pubblica, mentre i genitori pagano, poche o nessuna, tassa. Tutto ciò fa nascere la reazione emotiva anti-immigrazione. Ma, sempre dallo studio americano, si è ricavato che dopo dieci anni di permanenza, la quasi totalità degli immigrati passa dallessere un passivo allessere un attivo per la collettività, producendo e pagando in tasse dirette e indirette, molto più di quel che costa.
In conclusione, il vero segreto della migrazione è un segreto tanto ovvio quanto difficile da digerire: quando una nazione prospera, efficiente e ben ordinata accoglie nuovi cittadini immigrati, essa crede di fare un favore a loro, come lAmerica credette di farlo a irlandesi, italiani, ebrei, cinesi allinizio del secolo. Ma nel lungo periodo sono loro, i bambini con il naso che cola e le donne con gli occhi gonfi di lacrime, a fare un favore a chi si degna di accettarli.