MARX UP

articolo 1

Cecenia

 

Poco tempo fa, terminava la guerra delle potenze occidentali contro la Serbia.

I cantori della guerra umanitaria gioivano, esultavano per il successo dell’iniziativa militare. Finalmente, ci dicevano, con i bombardamenti "filantropici" dei jet europei e statunitensi i Balcani erano pacificati e Milosevic ridotto a più miti consigli.

La realtà, invece, si è rivelata ben più tragica di quella zuccherata che ci avevano presentato: sotto gli occhi della KFOR, il contingente militare occidentale, è stata e viene attuata, con omicidi e distruzioni, una pulizia etnica contro la minoranza serba ad opera delle bande albanesi dell’UCK; le parti sono dunque invertite, con la tensione che si mantiene alta, ed i serbi che non aspettano altro che il momento della rivincita.

La "pace" conquistata non è altro che la "pace" dei vincitori, una tregua prima di altri conflitti, nell’area e altrove.

Nel frattempo, sempre i cantori della guerra umanitaria, non nascondono il loro imbarazzo di fronte ad un altro conflitto che si sta svolgendo poco più in là dei Balcani, sulle montagne caucasiche, in Cecenia. Lanciano parole di condanna della politica di Mosca, ma ben se ne guardano dall’invocare, contro l’orso russo e in appoggio ai civili ceceni massacrati ed espulsi dai loro villaggi e dalle loro città, quegli stessi bombardamenti umanitari che avevano invocato e attuato sulla Serbia.

La Russia, obiettano, è una potenza nucleare, quindi non possiamo pestarle i piedi.

Certamente è vero che la Russia non è la Serbia, ma, in verità, nemmeno uno straccio di embargo economico invocano o minacciano; evidentemente i civili ceceni non valgono gli investimenti diretti, i crediti finanziari, gli approvvigionamenti energetici e gli scambi commerciali che legano l’Occidente alla Russia.

Intanto la guerra in Cecenia prosegue, nonostante le affrettate dichiarazioni russe sulla sua conlusione, mentre ormai numerose sono le conferme sugli esodi, sugli internamenti in campi di concentramento, sui massacri, sulle torture inflitte ai civili ceceni dalle truppe di Mosca. Il capo del governo Putin, con l’appoggio di tutti i partiti russi, e con la benedizione della Chiesa ortodossa, cerca di "normalizzare" la Cecenia a tutti i costi. Questo gli serve per rafforzare la propria neo-presidenza, per piegare il separatismo e difendere l’integrità territoriale russa. Ma l’opera di bassa macelleria attuata dall’Armata russa nel Caucaso è anche un monito verso quel "vicino estero" tentato di far da sé ed un duro intervento nel "Grande Gioco" della politica energetica nell’area del Mar Caspio. In Occidente, a parte qualche lamento di circostanza subito cessato, non c’è nessuno che intenda in qualche modo intralciare l’operazione russa in Cecenia, perché tutte le potenze hanno interesse a che la Russia si stabilizzi e la "normalità" torni in quell’area petrolifera (anche l’italiana ENI è presente ). I governi occidentali (D’Alema compreso), che un anno fa facevano finta di stracciarsi le vesti di fronte alla pulizia etnica attuata da Milosevic in Kosovo (per giustificare il loro intervento militare "umanitario"), oggi non si scandalizzano di fronte al dramma ceceno; anzi, tacciono, così come avari di notizie sono i mass media occidentali. Anche i pacifisti sono fermi e zitti; nessuna mercia si è vista o è in programma contro l’imperialismo russo e il silenzio connivente dell’Occidente, il che la dice lunga sulla natura a senso unico del loro pacifismo.

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