ORIGINI DELLA COSMOLOGIA
Presso i primi popoli civili l'osservazione
del cielo, ancora puramente contemplativa e dominata dalle prime rudimentali
impressioni imposte dalle apparenze, si mescolò alle idee fantastiche
suggerite dalla mitologia e dalle varie religioni nella ricerca delle prime
spiegazioni dei fenomeni naturali e nella costruzione delle prime rozze immagini
dell'universo.
Da principio ogni popolo dovette credersi posto al centro del mondo abitato
e pensare che la Terra fosse una grande superficie piana, resa irregolare
dalle montagne e dalle valli e poggiata a fondamenta di infinita
profondità. Sulla Terra poggiava la volta del Cielo portante gli astri:
Terra e Cielo assumevano nomi diversi nei quali si manifestavano le rudimentali
impressioni che sulla loro forma e sulla loro funzione ricevevano i primi
antichi osservatori.
Più tardi, la necessità di spiegare il sorgere ed il tramontare
del Sole e degli altri astri doverono
costringere a
pensare che le fondamenta della Terra fossero forate, onde permettere il
passaggio degli astri da occidente ad oriente. Allora i sostegni della Terra
assunsero le più strane forme, come quella di dodici colonne immaginata
dai sacerdoti Vedici, o quella di quattro elefanti, poggianti alla loro volta
su una tartaruga, degli Indù.
Sarebbe vano cercare in quelle antiche età una qualche traccia di
ricerca scientifica sulla forma e la posizione della Terra o sulla struttura
del Cosmo. Le prime idee sui fenomeni celesti aventi un qualche carattere
scientifico, ricavate da osservazioni compiute a scopo di indagine, si trovano,
insieme ad una cultura già molto avanzata, presso gli antichi popoli
orientali dell'Asia Minore.
I
Babilonesi furono diligenti osservatori e possedettero notevoli
nozioni matematiche, ma si limitarono ad usare metodi empirici per determinare
le posizioni degli astri e scoprire le leggi di periodicità dei vari
moti celesti nell'intento di stabilire delle regole per le previsioni necessarie
alle pratiche astrologiche. Presso quei popoli l'astrologia fu assiduamente
coltivata e formò lo scopo essenziale degli studi astronomici.
Le nozioni dei Babilonesi sui movimenti degli astri rimasero ristrette alla
conoscenza dei periodi astronomici più importanti; tuttavia le
osservazioni compiute assiduamente dai sacerd6ti ed un abile uso di quei
periodi nella predizione delle posizioni del Sole, della Luna e dei pianeti
fra le stelle, dettero all'astronomia babilonese un certo carattere matematico
per il quale essa può essere considerata come
la prima astronomia fondata su basi
scientifiche.
Erano giunti a trovare qualche regola per la previsione delle eclissi lunari,
ed anche dei moti apparenti dei pianeti avevano individuato le principali
particolarità. Negli ultimi cinque secoli che precedettero l'era volgare
l'astronomia babilonese segnò notevoli progressi, pur senza perdere
il carattere puramente empirico ed aritmetico dei secoli precedenti: furono
determinate, con precisione poco diversa da quella moderna, le durate delle
varie rivoluzioni lunari; per i pianeti si pervenne alla scoperta dei cicli
che riconducono tali astri ad occupare la stessa posizione rispetto al Sole
e rispetto alle stelle; e più tardi, verso il secondo secolo a.C.,
si ebbero i primi tentativi di calcolo delle posizioni planetarie. Ma nessuna
indicazione c'è pervenuta di idee teoriche sulle posizioni e sui movimenti
dei pianeti, tali da far pensare all'esistenza presso quei popoli di un vero
e proprio sistema planetario inteso nel senso usato oggi e nel senso usato
dai Greci.
Basi scientifiche mancarono totalmente nell'astronomia degli antichi Ebrei. Le idee cosmologiche di quel popolo s'ispirarono soprattutto al sentimento religioso e si manifestarono in forme altamente poetiche nelle quali il mondo appare come l'espressione vivente della potenza di un Dio sempre presente in tutte le cose. L'interpretazione che gli antichi Ebrei dettero dei fenomeni naturali si trova in numerosi passi dell'Antico Testamento, nei quali il cielo, gli astri, la Terra, le acque, l'aria, gli abissi ispirano immagini primitive, ma suggestive ed arcane, come di cose inaccessibili al pensiero umano? Ad alcune di tali immagini, ovviamente prive di ogni senso scientifico, toccò uno strano destino in secoli successivi, quando furono opposte, e non senza gravi conseguenze, come Scritture Sacre da, accettarsi alla lettera, alle prime ardite affermazioni sulla sfericità e sul moto della Terra.
Presso gli antichi
Egizi vennero compiute accurate osservazioni di posizioni celesti.
Nelle piramidi, orientate esattamente con i quattro lati rivolti ai punti
cardinali, era osservabile alla sua culminazione inferiore la stella del
Dragone, che allora era la Stella Polare.
Ma a tanta precisione nella astronomia di osservazione fecero contra-sto
idee cosmologiche primitive sulla forma della Terra e sulla natura ed i movimenti
degli astri. La Terra era il fondo di una grande scatola a forma rettangolare
che racchiudeva l'universo ed i cui spigoli erano formati da alte montagne;
il Sole era il Dio Ra che veniva trasportato su una barca lungo il corso
di un grande fiume che scorreva intorno alla Terra, la Luna era trasportata
lungo lo stesso fiume da un'altra barca. Nessuna notizia di indagini teoriche
sui moti celesti ci è pervenuta dall'epoca faraonica.
E' certo che i primi tentativi di ordinare i moti celesti in veri sistemi planetari furono dei Greci, e che nella Grecia nacque quella cosmologia essenzialmente geometrica che rappresentò tutto il sapere astronomico fino ai tempi di Keplero e di Galileo; e che soltanto col Newton si trasformò nella astronomia fisica e meccanica dei nostri giorni.
Liceo Scientifico Statale A.Sabin, Bologna
Marco Fabbri
Classe VB
Esame
di stato 2000