GALILEO: DISTRUZIONE DELLA COSMOLOGIA ARISTOTELICA E AUTONOMIA DEL SAPERE SCIENTIFICO

 

 Nel dialogo Galileo, basandosi sulle osservazioni da lui effettuate per mezzo del cannocchiale, sostiene la cosmologia copernicana a discapito di quella aristotelica. Una delle argomentazioni é la presenza di macchie sulla superficie del sole : molte di esse si vedono comparire nel mezzo del disco solare e molte scomparire anche se lontane dalla circonferenza del sole, quindi li' si generano e li' si dissolvono. Le macchie appaiono molto ridotte verso la parte estrema della circonferenza del sole rispetto a come si vedono quando sono al centro : questo significa che le macchie sono sul corpo solare e si muovono con il sole . La diminuzione di forma e di movimento contraddice inesorabilmente la teoria aristotelica secondo la quale le macchie si troverebbero su orbite in movimento esterne al sole e può essere spiegata solo ammettendo la loro presenza sullo stesso corpo solare .

A coloro che si attenevano strettamente alla parola di Aristotele quale dogma assoluto, Galileo risponde con la stessa sentenza dello Stagirita, che occorre attenersi alle esperienze piuttosto che ai discorsi, sostenendo che, se lo stesso filosofo fosse stato in vita, avrebbe mutato opinione in base alle osservazioni fatte.

Queste ed altre questioni astronomiche non si trovano nella Bibbia: quale rapporto allora tra ricerca astronomica e S.Scritture?

Galileo difende e valorizza l'autonomia del sapere scientifico mettendo direttamente a confronto la dottrina copernicana sia con il sistema aristotelico tolemaico sia, soprattutto, con il testo della Scrittura.

Egli mette in evidenza il fatto che se gli autori delle S.Scritture fossero stati chiamati ad esporre contenuti scientifici non si sarebbero limitati a quei pochi accenni che in essa compaiono: la Bibbia pertanto non é confrontabile con la filosofia naturale per il semplice fatto che é orientata a valori di carattere teologico - catechistico e non gnoseologico.

Per quanto riguarda quella rara ed esplicita considerazione astronomica ripresa dalla Bibbia per la quale la Chiesa si oppone alla teoria eliocentrica, Galileo interviene con la proposta di un lavoro ermeneutico, interpretativo delle S. Scritture in quanto testo storico. Tale soluzione galileiana può essere ricondotta a questi presupposti:

* due verità non possono mai scontrarsi

* le S. Scritture e la natura (di qui la scienza) procedono di pari dal Verbo divino

* la natura é inesorabile e immutabile: ci é manifesto con le necessarie dimostrazioni

* il linguaggio biblico è piegato alla necessità di far comprendere anche al volgo proposizioni inspiegabili persino per la scienza (spirituali): la Scrittura é mutevole.

Con questa sua posizione Galileo amplia ed eleva la funzione della scienza e del linguaggio scientifico: questi diventano parametri di interpretazione universale. Ci si può avvalere della scienza come strumento di interpretazione delle S. Scritture in ciò che concerne quelle poche affermazioni di carattere fisico in essa contenute. Di qui scaturisce il timore della Chiesa Cattolica che nella sua funzione di unica interprete delle S. Scritture si ritrovi limitata e delegittimata proprio in quel momento in cui tentava con la Controriforma di recuperare quella autorevolezza della gerarchia ecclesiastica messa in discussione dal luteranesimo. Giustificabile, inoltre, la preoccupazione che Galileo estendesse questo principio di libera indagine dall'ambito della filosofia naturale a quello della morale e religione; lo scienziato, infatti, anche se riconoscendo pari diritto al linguaggio comune e a quello scientifico, era convinto della superiorità del secondo in quanto l'unico in grado di porci con evidenza, tramite la nostra ragione, di fronte alla verità.

 CONTINUA...


Liceo Scientifico Statale A.Sabin, Bologna
                       Marco Fabbri
                          Classe VB
                    Esame di stato 2000  

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