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ma è stato anche uno dei più elettrizzanti animali da palcoscenico nella storia del blues moderno. Come Sonny Boy Williamson II, Little Walter, Willie Dixon e l'eterno rivale Muddy Waters va considerato come uno dei pilastri della scena blues di Chicago nel periodo d'oro a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Con l'immagine inquietante di uomo massiccio e minaccioso alto quasi due metri e pesante ben più di un quintale, il Lupo era un istrione che sapeva come rendere esplicita l'atavica fisicità del blues, con i suoi richiami sessuali a volte insinuanti a volte volgari e l'aggressività repressa che finalmente trova libero sfogo. Dal vivo Wolf era incontenibile: saltava per il palco, si arrampicava sugli amplificatori e si lanciava ululando verso il pubblico come se fosse in preda al peggiore dei demoni, il blues appunto. Rappresentava l'incarnazione della potenza di un genere musicale ancora in gran parte incontaminato e il suo approccio musicale evidenziava l'amalgama di stili diversi che aveva fatto propri irrobustendoli con il suo immenso vigore atletico. E' strano, ma da qualche tempo la critica più intransigente ha voltato le spalle a Wolf: una fredda analisi retrospettiva del suo lavoro evidenzierebbe infatti troppe commistioni con la musica bianca, soprattutto con l'odiato rock. Può essere, ma non è il caso di assumere una posizione così categorica. Il Lupo nel bene e nel male è stato uno dei protagonisti di un'epoca irripetibile e affascinante, quella della nascita dei gruppi elettrici a Chicago, evidenziando, pur con tutti i suoi sbandamenti comunque vissuti sempre con estrema sincerità, sia gli aspetti negativi sia quelli positivi del rinnovamento. Non bisogna poi dimenticare che il Grande lupo inizia a incidere quando è già in età matura, avendo avuto cioè tutto il tempo di assimilare lezioni diverse dei protagonisti del blues. E i suoi maestri sono indubbiamente stati insegnanti d'eccezione. Impara infatti a suonare la chitarra niente di meno che da Charley Patton e apprende i segreti dell'armonica da Sonny Boy Williamson II. Poi c'è la voce rauca e sporca che deve molto al grande Charlie, ma anche alle tonalità più pulite di Tommy Johnson e del cantante country Jimmie Rogers, un bianco che ha guardato sempre con grande attenzione e rispetto al blues. Inutile comunque imbarcarsi in ragionamenti troppo sofisticati che tradiscono lo spirito di una musica che sofisticata non avrebbe voluto essere: quando Wolf riusciva ad amalgamare questi elementi e li proponeva con tutta l'aggressività bestiale che gli consentiva la sua sagoma massiccia nemmeno i più scettici potevano resistergli. Se
proprio si vuole essere pignoli c'è
da ammettere che attorno al suo stile permangono
non poche zone d'ombra.
A partire appunto da un'eccessiva disponibilità all'inquinamento del suo approccio con discepoli non sempre all'altezza della sua fama e delle sue capacità. Inoltre, sebbene suonasse sia la chitarra sia l'armonica, non era certo un fenomeno di questi due strumenti. Ma a suo modo il Lupo può essere considerato anche un tradizionalista: era infatti convinto che il suo blues estremamente fisico e vitale fosse senza tempo e lo dimostrò, anche se il suo stile fu costretto a pagare un prezzo elevato. In ogni caso Howlin' Wolf nasce a West Point, vicino ad Aberdeen, nella Clay County del Mississippi, il 10 giugno 1910. E' il primo dei sei figli di Dock e Gertrude Burnett e, quasi a ribadire un senso di appartenenza agli States che non sempre veniva riconosciuto gli individui di colore, viene battezzato Chester Arthur, come un presidente degli Stati Uniti. Lupo Ululante: nonostante alcuni storici ritengano che il suo soprannome sia da attribuire ai racconti di John "Funny Papa" Smith, un songster itinerante che passava spesso da quelle parti, è stato il nonno John Jones per primo a chiamare il piccolo Chester "Howlin' Wolf" probabilmente a causa delle sue intemperanze infantili (e comunque il giovane Wolf viene anche chiamato "Bull Cow" e "Big Foot Chester" a causa della sua taglia fuori dalla norma). Quando è ancora un ragazzo la sua famiglia si sposta vicino alla piantagione Young e Myers a Ruleville, in Mississippi, ed è qui che il Lupo impara ad amare il blues. Charley Patton e Willie Brown, in particolare, spesso si esibiscono da quelle parti, e Burnett è desideroso di apprendere i segreti della musica del Diavolo. Presto si fa adottare, musicalmente parlando, proprio dal grande Patton (per stare più vicino a lui si trasferisce addirittura dalle parti della piantagione Dockery). E' un allievo zelante, ma non tanto promettente. Alla chitarra non sembra granché interessato - si applica di più all'armonica - ma è desideroso di apprendere le canzoni della tradizione, le storie che le accompagnano e soprattutto ha una voce incredibile, che colpisce il celebre Charlie. In quell'urlo rauco e selvaggio così simile al suo ma amplificato da un corpaccione che è il doppio per dimensioni, il grande maestro vede la possibilità di un erede musicale degno di lui. Attorno al '23 Howlin' Wolf suona frequentemente durante i banchetti locali e nei jukes nelle zone di Drew, Cleveland, Penton, West Point e Ruleville. Sposa la sorella di Willie Brown e durante gli anni Trenta frequenta il solito giro fatto di bettole clandestine e feste del sabato sera al fianco di Charlie Patton. Una volta che ha imparato decentemente a cavarsela con la chitarra inizia lui stesso a battere la zona da solo. Le cose però non maturano. Qualsiasi affidamento avesse fatto il Lupo sulle proprie possibilità nel campo della musica all'epoca dei suoi esordi, i risultati non arrivano. Questo convince il saggio Wolf a tornare al lavoro alla piantagione. Gli anni Venti e Trenta lo trovano così intento a coltivare la terra della fattoria del padre durante la settimana, per dedicarsi al blues nei weekend. Poi nella sua vita irrompe Sonny Boy Williamson II. L'aggressivo Rice Miller stava rapidamente diventando una figura molto nota della scena blues dell'alto Delta, nella zona cioè compresa tra Gulfport al Sud fino su a Brownsville, nel Tennessee, assieme a Robert Johnson e del suo figlioccio Robert Lockwood jr. In effetti Sonny Boy sposa la sorellastra di Wolf, Mary, e convince il Lupo ad accompagnarlo in un giro di esibizioni tra l'Arkansas e il Mississippi, lavorando accanto a personaggi come Johnson, Lockwood e Baby Boy Warren in posti come il Church's Park a Memphis (il parco dedicato a W.C. Handy), Robinsonville e Tunica. Ma Wolf non è della stessa pasta selvaggia di Miller, Johnson e Lockwood, ai quali piace la vita randagia fatta di whiskey, donne facili e ambienti malsani, spesso fuori dai confini imposti dalla legge. Preferisce quindi fare ritorno ai campi e scomparire dalla scena attiva del blues fino alla Seconda guerra mondiale. Negli
anni del conflitto viene inviato a Seattle con il compito essenzialmente
di intrattenere le truppe dirette nel Pacifico,
ma la disciplina militare non è tanto adatta allo spirito libero del Lupo che in questo periodo rischia addirittura un crollo nervoso. Quando viene congedato nel '45 torna nel Mississippi: riprende a fare il contadino e a suonare nel tempo libero. Presto però decide di portare la sua musica oltre i confini del Delta che incominciano ad andargli stretti. In realtà la sua tecnica strumentale, soprattutto alla chitarra, non ha fatto grandi progressi dai primi rudimenti che gli ha insegnato Charlie Patton, ma il suo vero punto di forza resta la voce, immediatamente riconoscibile per la sua potenza selvaggia. Per esprimersi al meglio ha dunque bisogno di una band. E così attorno al '46 forma un gruppo tutto suo con il quale inizia a esibirsi nelle bettole e nei bordelli, coprendo una zona che va da Lake Cummins, Mississippi, a West Memphis. Del nuovo branco del Lupo fanno parte comprimari di grande qualità: di volta in volta si tratta di personaggi come gli armonicisti James Cotton e Junior Parker e i chitarristi Pat Hare, Matt "Guitar" Murphy e Willie Johnson. L'occasione buona arriva nel '48 a West Memphis, Arkansas, sull'altra riva del fiume rispetto alla sua omonima nel Tennessee. Qui Wolf si assicura un contratto con la stazione radio KWEM suonando il blues e promuovendo attrezzature agricole, vendite di macchine usate e grossisti di sementi e farina. Come già era successo per il cognato Sonny Boy Williamson e per B.B. King è questa s ua attività via etere che lo lancia verso il successo. La chance di incidere dischi arriva invece per mezzo di Ike Turner, che in quel periodo faceva il talent scout per il produttore Sam Phillips: un tipo che all'epoca si arrabattava nel campo della musica nera ma che di lì a poco avrebbe lanciato Elvis Presley. Accompagnato al piano dal futuro marito di Tina Turner e da Willie Johnson alla chitarra, Wolf fa così il suo debutto in sala d'incisione all'età di 41 anni. E' il '51 e il Lupo incide due canzoni, Moanin' at Midnight e How Many More Years. I brani vengono ceduti alla Chess che li pubblica l'anno seguente. La sua versione di Moanin' At Midnight per la Chess, con la fusione di blues tradizionale del Delta con i nuovi suoni elettrici e un potente drive ritmico, catapulta Howlin' Wolf al centro della scena blues. Ma il Lupo registra altri brani con lo scriteriato Phillips, che li vende sia alla Chess sia alla RPM (una sussidiaria della Modern). Emerge così una grana legale che si risolverà a favore della Chess, ma che blocca l'ascesa di Wolf per un paio d'anni. Finalmente nel '53 il Lupo viene convinto ad abbandonare il Delta per recarsi a Chicago dove troverà la seconda casa - verrebbe da dire tana - della sua vita. Quasi subito si deve confrontare con la stella della Chess, Muddy Waters, con il quale condivide le canzoni del prolifico Willie Dixon (è da quest'ultimo che eredita classici come Spoonf, Little Red Rooster, Evil, Back Door Man e I Ain't Superstitious). Non che Wolf fosse incapace di scrivere: sebbene non sia mai stato considerato un grande compositore, gli si devono infatti attribuire grandi brani come Moanin' at Midnight, Smokestack Lightning e KillingFloor, solo per citarne alcuni; Dixon, comunque, sembra avere una penna d'oro: è l'autore di punta della casa discografica e la sua prolificità, oltre alla qualità del suo lavoro, danno ragione ai fratelli Chess. L'incontro con Willie Dixon - un altro peso massimo nel senso letterale della definizione - rappresenta un momento c ruciale per l'evoluzione della carriera di Wolf. Oltre alle decine di pezzi che gli fornisce come autore, il suono pulsante e preciso fornisce lo scheletro sul quale il Lupo imposta il rinnovamento del suo suono che dall'honky-tonk prevalentemente acustico dei tempi di Memphis si trasforma nella versione più moderna del blues elettrico di Chicago con la sua struttura di base ipnotica e ossessiva sulla quale il Lupo articola i suoi vocalizzi straziati. In realtà, tornando agli attriti tra Wolf e Waters, le incomprensioni vanno ben oltre la disputa per le migliori composizioni di Dixon e questa inconciliabilità caratterizzerà gli anni Sessanta e i Settanta. Si tratta in realtà di una rivalità tra numeri uno accentuata da personalità diametralmente contrapposte. Nonostante il suo carattere apparentemente estroverso, Wolf è infatti un uomo sospettoso. E' un contadino appena arrivato nella grande città e non si fida di nessuno, mentre Waters è molto più scafato e da tempo ha trovato gli agganci giusti nella Windy City. Il Lupo si sente minacciato ed è sempre inquieto, pronto alla rissa. Entrambi, poi, sono molto orgogliosi e trovano difficile ammettere la grandezza dell'altro. In più c'è il fatto che tutti e due figurano a pieno diritto tra gli iniziatori del suono elettrico dei gruppi di Chicago e anche questo li mette su un piano di concorrenza diretta che rende più problematica una pacifica convivenza. In effetti Wolf gestisce il suo gruppo in modo duro e intransigente, quasi dittatoriale: oltre alle direttive musicali, infatti, suggerisce ai suoi collaboratori anche gli abiti che devono indossare e lo stile di vita che devono seguire. Chi sgarra viene buttato fuori senza tanti complimenti. Alta tensione, quindi, che spicca in modo anche più significativo di fronte all'esempio dei gruppi aperti di Waters, nei quali gli esordienti e i musicisti già affermati fanno a gara per entrare. Peraltro, secondo alcuni fu proprio questa rivalità a spingere i due grandi bluesman a esprimersi al massimo, scrivendo pagine altissime nella storia del blues. Intanto nel gruppo di Wolf Hubert Sumlin sostituisce Willie Johnson alla chitarra e si avvia a diventare un punto fermo nella band, dato che sembra tra i pochi musicisti in grado di sopportare il suo carattere collerico e imprevedibile (certo ci saranno diversi screzi e scazzottate tra i due, ma il Lupo si riferirà spesso al fedele Sumlin come a un figlio). Nel
'62 Smokestack Lightnin' diventa il primo successo
inglese di Wolf per la Pye (l'etichetta che
distribuisce la
Chess in Gran Bretagna). Si tratta di un momento fondamentale per la carriera del Lupo: è lì che inizia la sua immensa fama tra i bianchi bluesman d'Oltremanica. All'inizio degli anni Sessanta Wolf attraversa l'Oceano con l'American Blues Festival e si esibisce regolarmente nei principali club di Chicago. Poi, così come la sua c arriera era stata lanciata dalla radio, la svolta americana arriva attraverso la tv. Nel '64, infatti, i Rolling Stones (che avevano interpretato alla grande la sua Little Red Rooster nel loro primo album) organizzano un'apparizione al Shinding show dell'emittente ABC in compagnia del Lupo. La fama negli Usa comporta una serie di impegni tra i quali la partecipazione al Newport Folk Festival, al Cafe A-Go- Go di New York City, al Mariposa Folk Festival di Toronto e allo spettacolo tv For Blacks Only TV che viene registrato a Chicago. Per il resto della decade il Lupo stringe i suoi rapporti con l'ambiente del rock e a sessant'anni viene il momento di capitalizzare il prestigio di cui gode Oltreatlantico. Si reca infatti a Londra dove incide un album molto commisto con la musica bianca The London Howlin' Wolf Sessions, al fianco di celebrità come Eric Clapton, Charlie Watts, Bill Wyman, Ringo Starr e Keith Richards che per loro stessa ammissione devono moltissimo al blues nero e considerano Howlin' Wolf come un padre spirituale. Le incisioni londinesi non sono eccezionali, ma rafforzano la fama di Wolf tra il giovane pubblico del rock. Il benessere economico è ormai raggiunto ma all'inizio degli anni Settanta per il Lupo inizia il declino. C'è già stato un attacco di cuore e nel '70 un incidente automobilistico gli danneggia irreparabilmente i reni e lo costringe a sottoporsi alla tortura della dialisi. Nonostante questi gravi problemi di salute continua a incidere dischi e a esibirsi in concerto. Nel '72 registra un album dal vivo a Chicago, Live and Cookin' At Alice 's Revisited. Appronta anche una seconda parte delle session londinesi, London Revisited, in compagnia dell'amico-rivale Muddy Waters. Poi arriva un altro disco in studio, Back Door Wolf. L'ultima sortita del Lupo ha luogo al 1815 Club, nel West Side di Chicago. E' il novembre del 1975. Due mesi dopo, il 10 gennaio 1976, al Veterans' Administration Hospital di Hines, a pochi passi dalla Windy City, un'insufficienza renale gli è fatale e spegne per sempre gli ululati dell'apparentemente invincibile Wolf che viene sepolto nell'Oakridge Cemetery di Hillside, un sobborgo della Windy City. A lui si deve una delle prime versioni amplificate del blues del Delta, che è stato fondamentale per la nascita e l'evoluzione del rock. Ancora sull'eterna rivalità con Waters, entrambi sono stati grandi, ma probabilmente il suono più grezzo e per molti aspetti volgare del Lupo Urlante ha lasciato maggiormente il segno sulle generazioni di giovani musicisti che si sono avvicinati al blues negli anni Sessanta e in seguito. Paradossalmente è stato proprio questo, insieme all'eccessiva spettacolarizza- zione delle sue rappresentazioni (anche in questo senso avrebbe fatto da caposcuola per il rock) e all'eccessiva disponibilità nei confronti di altri generi musicali come il rhythm and blues e il rock a far perdere a Burnett la stima di molta della critica blues più oltranzista, che ritiene avesse svilito le radici della propria musica d'origine. Ma se è vero che i suoi inizi avvennero all'insegna del blues acustico e incontaminato del Delta, il progressivo inserimento degli strumenti elettrici e del suono articolato di una band rappresentano un'evoluzione naturale del suo stile. Le stesse contaminazioni che hanno reso grande il suo maestro Charlie Patton, peraltro, sembrano quelle che al Lupo hanno fruttato le critiche più impietose. Non è giusto, perché proprio del vecchio Patton, soprattutto nell'urlo rauco della voce del
Lupo, il grosso Burnett sembra l'erede più
diretto, naturalmente aggiornato alla sua epoca
e alle influenze
musicali dei suoi tempi. La sua musica, peraltro, non mai perso de l tutto i legami con la tradizione rurale. Anzi, persino nei suoi brani meno riusciti e più retorici si respira ancora l'atmosfera pesante e gravida di superstizione delle zone del Delta profondo. La sua armonica grezza e aggressiva, in perfetta sintonia con i brutali vocalizzi, riporta sempre al blues più autentico e privo di compromessi delle origini. Ma c'è di più. Avendo trascorso gran parte della propria vita facendo convivere il suo blues con l'attività di coltivatore della terra, Wolf conosceva molto più di molti altri i legami di questa musica con le tradizioni rurali e il lavoro, una cosa che molti cosiddetti bluesman di oggi hanno dimenticato. O non hanno mai saputo. Onore al Lupo. |
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