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Delta che all'inizio del secolo Henry Sloan insegnò il blues a Charlie Patton, che istruì a sua volta Son House, il quale suonò con Robert Johnson. Muddy Waters ascoltò i dischi di Johnson poi andò a Chicago, elettrificò la chitarra e influenzò tutti coloro che vennero dopo di lui, compreso Chuck Berry che accelerò il ritmo dando vita al rock and roll che Elvis Presley ascoltò dalle parti di Memphis... Semplice, vero? E siamo soltanto alla linea principale di discendenza del blues, quella che parte dal Mississippi. Intanto, però, si erano sviluppati lo stile texano e quello della East Coast, con personaggi del calibro di Blind Lemon Jefferson, Blind Blake e Blind Boy Fuller, il suono sofisticato di T-Bone Walker, c'erano state le grandi orchestre di Count Basie, gli urlatori come Jimmy Rushing e Big Joe Turner, e gli intrecci di influenze assorbiti da un tale Riley King che sarebbe diventato poi noto in tutto il mondo come B.B. A sua volta il più grande esponente della musica del Delta, Robert Johnson, aveva probabilmente assorbito anche lezioni provenienti da zone lontane dal Mississippi. Senza contare il blues radiofonico trasmesso dalle emittenti dell'Arkansas, con Sonny Boy Williamson a dettare legge e i primi suoni urbani di Chicago legati all'etichetta Bluebird. E così via tra mille rivoli che portano dalle parti di New Orleans e delle paludi della Louisiana, alle infami prigioni del Sud e alle catene dei lavori forzati o ai bordelli con le pianole saltellanti e i pianoforti sgangherati ma ricchi di ritmo. Così è meno semplice. Da parte sua Willie Dixon, uno tra i protagonisti più influenti della storia del blues, si lasciava trasportare dalla sua propensione alle immagini liriche affermando che il blues risaliva a tempi di Adamo ed Eva nel giardino dell'Eden. Il grande Willie, però, aveva la passione per le metafore e probabilmente intendeva sottolineare che le origini del blues affondano nelle radici stesse dell'uomo. E sicuramente è così per il nero, e non solo di quello americano. Ma cerchiamo di procedere con ordine. Secondo la teoria classica il blues è una forma musicale e poetica propria dei nativi americani, senza diretti antecedenti europei e africani: si tratterebbe semmai di una fusione di queste due tradizioni che è però diventata qualcosa di completamente diverso nel corso della sua evoluzione. Dal canto suo l'etnomusicologo Alan Lomax cita alcuni esempi di brani simili al blues delle origini che appartengono alle tradizioni dell'Africa occidentale e in questa interpretazione è in buona compagnia dato che molti esperti la pensano come lui. Sia come sia, le tracce iniziali di questa musica che inizialmente era rigorosamente riservata alla gente di colore si possono far risalire alle prime deportazioni di schiavi dal continente africano e la sua divulgazione resta a lungo affidata alla tradizione orale. Sembra dunque che l'Europa ci abbia messo del suo fin dall'inizio, con i vascelli olandesi, portoghesi e spagnoli che conducevano le loro scorrerie a caccia di schiavi sulle coste africane già nel XV secolo. Già le primissime forme di blues, insomma, sgorgano dalla sofferenza della schiavitù, dalla deportazione, dallo sradicamento. Il resto si può attribuire alla durissima segregazione delle piantagioni.
Una delle prime risposte all'ambiente
oppressivo del Sud era rappresentata dai field holler, i richiami dei campi
che ufficialmente avevano il compito di
incitare gli schiavi al lavoro e che con
il loro suono atonale dichiarano la diretta provenienza dal Continente
nero. Vera e propria forma di comunicazione a distanza, gli holler si sdoppiarono
in due forme musicali distinte: la loro componente
più socializzante trovò un'ispirazione religiosa originando
gli spirituals, ma il gioco del doppio senso, l'allusione sessuale e
Fin dalle prime baracche di schiavi
il canto caratterizzava le occasioni sociali della comunità rurale
nera. Durante il lavoro nei campi, nei boschi, sulle strade, lungo la ferrovia
e sulle rive del Grande fiume, ai lavoratori era vietato
di cantare brani con parole di senso compiuto,
ma potevano elevare inni o lanciare richiami e
lamenti privi di significato. I canti di lavoro, impostati sullo
schema botta e risposta, svilupparono così una sorta di linguaggio
cifrato che consentiva di scambiarsi messaggi che risultavano incomprensibili
ai sorveglianti. Era l'alba del double talking, il doppio senso.
Un contributo significativo al consolidamento
dello stile rurale del blues è arrivato a nche da
una delle tante vergogne del Sud segregazionista: le sue prigioni.
L'ambiente che si veniva a creare nelle durissime carceri e negli infami
istituti per i lavori forzati rappresentava l'humus ideale
per amalgamare in quello che sarebbe diventato il blues
con le sue mille storie di lavoro, puttane, amore
e morte, vendetta e privazione della libertà.
Le celle malsane e i lavori forzati incatenati gli uni agli altri (le chain
gang) sono state a lungo le fonti d'ispirazione preziosa per gli
uomini blues.
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