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leggende, mentre per i fans del rock si era ormai spenta l'eco delle epoche d'oro del blues revival e del rock blues rispettivamente negli anni Sessanta e Settanta. Stevie Ray Vaughan nasce il 3 ottobre 1954 a Dallas. E' il fratello maggiore Jimmie a insegnargli a suonare la chitarra e a fargli amare il blues. E' proprio per seguire lui che Stevie Ray abbandona la scuola. Meglio di Dallas gli sembra la placida Austin, cittadina universitaria che calamita giovani e musicisti da tutto il circondario e dove si è già stabilito il fratello maggiore. E' il '72 e destreggiandosi a fatica tra le insidie delle droghe e dell'alcol Stevie Ray fonda i Cobras dei quali fanno parte anche il chitarrista Denny Freeman e il bassista Tommy Shannon. Nel '76 crea il trio acustico Triple Thest Revue, poi i Triple Threat con Chris Layton alla batteria, la cantante Lou Ann Barton e Jackie Newhouse al basso (quest'ultimo sarà rimpiazzato da Tommy Shannon nell'81). Nel '78 i Triple Threat diventano Double Trouble, ispirandosi all'omonima canzone di Otis Rush. Ne fanno parte Tommy Shannon e Chris Layton. Presto con i Fabulous Thunderbirds del fratello Jimmie e Lou Ann Barton, la band capitanata da Stevie Ray contribuisce a fare della cittadina texana uno dei centri nervosi blues più eccitanti degli States. La voce inizia a circolare e Mick Jagger vuole che il gruppo suoni a un suo party a New York nell'82 e quello stesso anno il produttore Jerry Wexler li porta in trasferta al festival jazz di Montreux in Svizzera (è la prima volta che un gruppo senza contratto né registrazioni alle spalle partecipa alla prestigiosa rassegna e ne vale la pena). E' il leggendario talent scout John Hammond a procurare un contratto con la Epic. L'album di debutto, Texas Flood, viene inciso in meno di una settimana a Los Angeles e rilancia gli aggressivi suoni elettrici del blues in un momento in cui le classifiche e i gusti del pubblico di massa sono dominati dalla techno dance inglese. Il disco riceve due nomination al Grammy (migliore registrazione di blues tradizionale e miglior strumentale rock con il brano Rude Mood) mentre i lettori di Guitar Player lo nominano album dell'anno con Vaughan che viene considerato il miglior nuovo talento e il miglior strumentista elettrico di blues (Stevie Ray sarà primo in quest'ultima classifica anche nell'85, nell'86, nell'88 e nell'89). Anche l'album seguente Couldn't Stand The Weather viene accolto molto bene sia dalla critica sia dal pubblico (diventa disco d'oro) e tra l'altro contiene il tributo a una delle principali fonti d'ispirazione di Vaughan - Jimi Hendrix - con una tirata ma rispettosa versione di Voodoo Chile. L'accoppiata dei primi due dischi stabilisce subito le coordinate del discorso, con l'intenzione di Stevie Ray che va da Hendrix a Buddy Guy passando per Otis Rush. A contribuire a rendere subito mitico il chitarrista ci sono anche il suo look e la fama di artista maledetto. In effetti gli elementi per affascinare ci sono tutti: chitarra Stratocaster vissuta (il corpo è del '59 e il manico del '61), cappellaccio da indiano
rinnegato, collane e anelli Navajo, stivali in pelle di serpente.
Dell'abilità alla sei corde elettrica si è già detto.
La
voce è calda e roca, ma distaccata e contribuisce a disegnare la figura romantica di uno zingaro del deserto che suona blues di fuoco. Però nella vita di Vaughan ci sono troppa cocaina e tequila. Disintossicato una prima volta, pubblica Soul To Soul nell'85, ma l'aggiunta di un sax e delle tastiere annacquano un po' il sound bollente che l'ha reso famoso. Questo non impedisce all'album di diventare il suo terzo disco d'oro e fruttargli l'ennesima nomination al Grammy con Say What? come miglior strumentale rock (Stevie Ray ha vinto il suo primo Grammy con la versione live di Texas Flood registrata nella mitica partecipazione al festival di Montreux e pubblicata dall'Atlantic sull'antologia Blues Explosion). Sempre nell'85 fa da produttore per Strike Like Lightning, l'album di ritorno di uno dei suoi vecchi eroi, il chitarrista Lonnie Mack. Le cose però non vanno granché bene e nemmeno Live Alive pubblicato l'anno seguente suona come dovrebbe, eccessivamente rimaneggiato in studio. Ma continuano a fioccare le nomination al Grammy e Stevie Ray diventa addirittura il primo musicista a venire proposto due volte per la medesima categoria - la migliore performance strumentale di rock - per la versione di Pipeline al fianco del vecchio eroe surf Dick Dale inserita nella colonna sonora di Back To The Beach, e per la sua Say What? su Live Alive. Cresce dunque il successo, ma per Stevie Ray è un momento duro. Nell'86 a Londra ha un collasso sul palco. Viene dunque il tempo di lasciare amici pericolosi come la coca e il whiskey e per lui e per Tommy Shannon è necessaria la disintossicazione in un ospedale di Atlanta per ripiegare su uno stile di vita più moderato fino a In Step dell'89, quinto album per la Epic che contiene anche l'autobiografica Wall Of Denial che descrive la sua battaglia con gli stupefacenti e l'alcol (come ammetterà lui stesso in un'intervista a Guitar World questo è il primo album che incide da sobrio). Praticamente inevitabile un'altra nomination come miglior incisione di blues contemporaneo. Nel '90 con il fratello Jimmie è il momento del progetto comune tanto atteso e sognato fin da ragazzi. Arriva così Family Style. Poco prima dell'uscita dell'album, però, c'è il concerto a East Troy, Wisconsin, il 27 agosto 1990 cui partecipano Buddy Guy, Eric Clapton, Robert Cray. Mentre è diretto a Chicago in elicottero dopo lo show avviene l'incidente in cui Stevie Ray Vaughan perde la vita. Il tanto atteso disco con il fratello passa così in secondo piano rispetto alla scomparsa della speranza bianca della chitarra blues. In effetti bisogna ammettere che il lavoro con Jimmie non è un granché. Anzi, irrita per la grande opportunità irrimediabilmente persa. Gran parte della colpa spetta alla ottusa produzione di Nile Rodgers, più a suo agio con le classifiche disco e con il funky che con il blues. E si sente, dato che le due chitarre dei fratelli Vaughan, così diverse ma potenzialmente complementari, vengono soffocate da arrangiamenti di lusso più adatti al rock per supermercati che alla musica del diavolo. A riprova che i Grammy Awards se ne infischiano della qualità, il disco viene premiato due volte: per il miglior strumentale rock con il brano D/FW e come miglior registrazione di blues contemporaneo. Per chi volesse approfondire la sua storia e la sua musica, oltre ai suoi dischi ci sono almeno due biografie da citare dedicate a SRV: quella di Keri Leigh, Stevie Ray: Soul To Soul (Taylor Publishing Company, Boston 1993) e quella di Joe Nick Patosky e Bill Crawford, Stevie Ray Vaughan: Caught In The Crossfire (Little Brown, Boston 1993). Tra le registrazioni postume si segnalano l'album The Sky Is Crying, pregevole raccolta di incisioni inedite in studio compilata con amore e competenza dal fratello Jimmie che diventa disco di platino e l'apprezzabile In the Beginning che contiene registrazioni live che risalgono all'80. Nel '96 la Epic ha pubblicato anche A Tribute To Stevie Ray Vaghan cui partecipano tra gli altri B.B. King, Buddy Guy, Robert Cray, Eric Clapton. Ma tra i lavori che sono arrivati dopo la sua morte merita una segnalazione soprattutto Live At Carnegie Hall, pubblicato nel '97 dalla Epic e registrato il 4 ottobre 1984, la notte del trentesimo compleanno di Stevie Ray: un lavoro che finalmente rende giustizia alle grandi performance del chitarrista e che rappresenta forse il suo disco più riuscito dopo quella Texa s Flood incisa a Montreux. Il concerto di New York, un'iniziativa benefica voluta dalla T.J. Martell Foundation a favore della ricerca sulla leucemia e il cancro, presenta il chitarrista texano in forma come non lo si è mai sentito, con una performance convinta e bruciante che conferma tutta la sua immensa fama, coadiuvato dai fedeli Double Trouble con l'aggiunta del secondo batterista George Rains, delle tastiere di Dr. John, della sezione fiati dei Roomful Of Blues (si fanno sentire anche la chitarra di Jimmie Vaughan e la voce di Algela Strehli). Pur essendo arrivato piuttosto tardi all'esordio discografico (all'epoca di Texas Flood aveva già ventotto anni) indubbiamente il peso dello sfortunato Stevie Ray nella storia del blues moderno è stato enorme. Contribuendo a riaccendere la passione per le note blue soprattutto con le sue leggendarie esibizioni dal vivo in cui faceva rivivere la grande eccitazione dei tempi antichi, con il tono indiscutibilmente rock della sua chitarra ha fatto conoscere il repertorio e l'approccio del blues anche al più giovane pubblico bianco che conosceva soltanto il rock più duro e la musica da discoteca. Nel suo stile tecnicamente prodigioso l'approccio visionario e immaginifico di Jimi Hendrix conviveva con la migliore tradizione delle sei corde texane e il sound aggressivo di Chicago. Ma, oltre al mancino di Seattle e agli ovvi Albert King e Muddy Waters, tra i suoi eroi e le sue fonti d'ispirazione si annoverano sul versante pop anche la twangin' guitar di Lonnie Mack e su quello più colto l'elegante suono jazzato di Kenny Burrell. E' invece impossibile tenere conto del peso che SRV ha avuto su tutti i chitarristi bianchi (e non) che sono venuti dopo di lui. La corsa al nuovo Stevie Ray Vaughan, infatti, era già stata aperta ben prima della sua morte ed è diventata quasi una farsa dopo l'incidente d'elicottero che gli ha stroncato la vita e la carriera. L'ennesimo segno della scarsa fantasia del music business, ma che si può leggere, però, come un'ulteriore conferma del valore di questa stella che troppo presto è diventata cadente. Probabilmente è anche la pletora di seguaci più o meno dotati che attribuisce a Vaughan il titolo di più grande chitarrista in circolazione negli anni Ottanta. |
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