|
|
hanno esplorato e codificato e possibilità espressive della chitarra elettrica. Ha influenzato praticamente tutti i chitarristi più importanti del blues del dopoguerra, compresi i neri B.B. King, Freddie King, Albert King, Buddy Guy, Otis Rush, Jimi Hendrix e i bianchi Eric Clapton e Stevie Ray Vaughan. Tra i primissimi a elettrificare lo strumento (suonava collegato a un'amplificatore già nel lontano '35) ha rivoluzionato l'approccio alla sei corde ed è uno dei fondatori del blues moderno. Aaron
Thibeaux Walker nasce a Linden, nel Texas nordorientale, il
28 maggio 1910. La madre
Movelia un anno dopo torna a Dallas per stare più vicina ai suoi religiosissimi parenti e lo porta con sè. E' proprio da lei (alla quale resterà sempre molto legato) che T-Bone eredita la passione per la musica. Quando ha dieci anni gli arriva in casa un patrigno, Marco Washington, che suona il violino in una string band e presto il piccolo T-Bone (lo chiamano così per la sua magrezza) partecipa agli spettacoli della sua nuova famiglia e diventa già in tenera età uno showman consumato. Riceve comunque la sua vera educazione blues dal cieco Jefferson, che è anche un amico di famiglia e al quale fa da guida per le strade di Dallas dal '20 al '23, tenendo la lattina per le offerte e facendo la guardia agli incassi. Inizia poco dopo a suonare la chitarra. Sull'esempio di Blind Lemon e della musica che sentiva in casa impara presto a suonare abbastanza bene da aggregarsi al medicine show del Dr. Breeding e ad altri circhi itineranti che battono lo sterminato territorio del Texas a metà degli anni Venti. Poi va in tour con il gruppo di Ida Cox e suona il banjo in un disco di Ma Rainey del '26, fino a quando le autorità lo riportano a casa perché è ancora minorenne. Ha già fatto però in tempo a far circolare il proprio nome e nel '29 la Columbia gli offre l'occasione di incidere due canzoni sotto il nome Oak Cliff T-Bone (Oak Cliff è il quartiere di Dallas dove vive): Wichita Falls Bluese Trinity River Blues. L'anno seguente vince un concorso per giovani talenti (il premio consiste in una performance con la big band di Cab Calloway). Segue la collaborazione con altre band texane come la Count Biloski Band (da notare che il suo posto nel gruppo viene preso dall'amico C harlie Christian, considerato uno dei chitarristi seminali del jazz). Poi l'inquieto Walker si aggrega a una compagnia di bianchi e riprende la strada. Si mette nei guai con la legge a Oklahoma City e ripara nella ribollente Kansas City dove frequenta ancora compagnie sbagliate e peggiora la sua pericolosa propensione per le bevande alcoliche, già manifestatasi da tempo nella sua vicenda di bambino prodigio cresciuto troppo in fretta. Il primo segnale d'allarme del vizio che lo porterà a una fine precoce è un ricovero in ospedale per un'ulcera gastrica, che è il primo di una lunga serie. Nel '34 è a capo di un quartetto che si esibisce al Gem Hotel di Fort Worth e qui incontra quella che sarà la compagna della sua vita, Vida Lee. Campare però è duro e T-Bone fa rotta verso la Terra promessa. Arriva sulla costa, a Los Angeles, con solo un dollaro in tasca. Incontra Big Jim Wynn e si unisce al suo gruppo, facendo fruttare le abilità apprese nell'adolescenza quando girava con i carrozzoni itineranti: si guadagna la pagnotta come ballerino e mimo, solo secondariamente come cantante e chitarrista. Il pubblico californiano adotta subito quel nero smilzo e pieno di risorse, al punto che Marili Morden nel '40 gli offre un sostanzioso ingaggio. E T-Bone pretende che alle sue esibizioni possa assistere anche il pubblico di colore, contribuendo così all'inaugurazione del primo spettacolo che non discrimina le razze. E' un grande successo e poco dopo Walker viene chiamato a New York da Les Hite per fare il cantante nel suo gruppo di swing al Cotton Club e nel '39 registra T-Bone Blues, uno dei clasici del blues moderno, con Frank Palsey alla chitarra. Il grande riscontro che ottiene lo convince a mettere in piedi un gruppo in proprio nel '41 e l'anno dopo inizia a incidere per la Capitol. Trova anche diversi ingaggi al Rhumboogie Club di Chicago, registrando anche per l'etichetta del locale. Nel '46 torna a Los Angeles dove domina la scena cittadina e incide diversi grandi brani per la Black & White, tra cui lo strumentale T-Bone Jumps Again e quello che diventerà il suo cavallo di battaglia Call It Stormy Monday, una delle più grandi canzoni di tutti i tempi e che secondo molti rappresenta il momento di partenza del blues moderno. In una session appena successiva incide invece T-Bone Shuffle che diventa presto un must del repertorio di ogni chitarrista blues. In questo periodo T-Bone mette in piedi uno spettacolo che ha più protagonisti contemporaneamente sul palco, con Lowell Fulson e ospiti del calibro di Ray Charles, Wynonie Harris, Big Joe Turner. Walker lascia la Black & White nel '50 e firma un contratto con la Imperial, per la quale incide una cinquantina di brani in cinque anni. Nonostante il suo tocco non sia cambiato, non riesce a ottenere lo stesso successo degli anni Quaranta. Poi viene il capitolo Atlantic a Chicago che dura fino al '59, al fianco di protagonisti della scena locale come Jimmy Rogers, Willie Dixon e al giovane Junior Wells. E' di questo periodo il grande album T-Bone Blues, che rilancia anche la sua attività live, troppo spesso con l'accompagnamento di musicisti che non sono alla sua altezza e tra le mille difficoltà che gli causano l'ulcera e l'alcol. La sua sensibilità di chitarrista e le sue abilità di intrattenitore, comunque, lo rendono un'attrazione live molto seguita dal pubblico, che vuole vedere T-Bone in azione. Ma il suo periodo migliore è ormai definitivamente alle spalle, così come i suoi successi di vendita. Nel '62 sbarca in Europa con l'American Folk Blues Festival e il pubblico del Vecchio continente lo accoglie come un eroe. Walker ritrova un'insperata popolarità e varcherà l'Oceano diverse altre volte negli anni seguenti. Negli Usa partecipa all'Ann Arbor Blues Festival nel '69, al Berkeley Blues Festival nel '70 e si esibisce in concerto alla Carnegie Hall e al Fillmore East di NewYork, ma il business discografico non crede più in lui e non gli offre la possibilità di incidere altri dischi. Torna quindi a Parigi dove incide per la Black & Blue e diventa una presenza fissa al cabaret Les Trois Maillets con Memphis Slim. Arrivano guadagni consistenti che dilapida nella frizzante vita notturna parigina e arriva anche un contratto con la Polydor per la quale incide Good Feelin' ('68) e Fly Walker Airlines ('72) che gli fruttano un Grammy e lo convincono a tornare a Los Angeles. Nonostante abbia contratto la tubercolosi, è di nuovo in pista e si sente rinascere ma un incidente d'auto con Eddie "Cleanhead" Vinson lo costringe a stare in ospedale per diversi mesi, proprio mentre la versione degli Allman Brothers della sua Stormy Monday sta ottenendo un grande successo. Lontano dalla scena i soldi finiscono presto un'altra volta e, ormai provato nel fisico e nello spirito, lo sfortunato T-Bone riprende la strada. Non andrà lontano. La notte del Capodanno '74 deve smettere la sua attività a causa di uno stroke e il 16 marzo 1975 muore a Los Angeles a causa di una polmonite batterica. La sua storia è stata raccontata anche in Stormy Monday: The T-Bone Walker Story, di Helen Oakley Dance (Da Capo Press, New York 1990). Dietro di sè il magro T-Bone lascia in eredità centinaia di brani che spaziano dal blues al jazz con il suo stile chitarristico ricco e variegato, elegantissimo, e la sua voce ben impostata. Anche nelle registrazioni che soffrono di arrangiamenti troppo pretenziosi e pesanti - e la sua frammentata carriera ne comporta diverse - emerge tutta la classe di un interprete dalla grande sensibilità. Nessuno, nè prima nè dopo di lui è stato in grado di riprodurre il suo controllo cos" accurato dei toni, il complesso intreccio di accordi di provenienza jazzistica e un'analoga abilità di enfatizzare un passaggio. T-Bone Walker è stato il maestro dello shuffle e un solista incredibilmente dotato. Soltanto qualche fenomenale chitarrista jazz, ma sicuramente nessun musicista blues o rock è mai riuscito a suonare con altrettanta sicurezza e lucidità o ha esplorato così approfonditamente le possibilità delle sei corde. Tutti i chitarristi elettrici di blues hanno prima o poi dovuto fare i conti con il suo stile. E non è un caso che con Lonnie Johnson e Robert Lockwood sia uno dei pochi chitarristi blues rispettato anche dai jazzisti più esigenti. Artista dalla grande duttilità, si sentiva a proprio agio sia suonando in una big band come in gruppi più ristretti, sia come protagonista sia come accompagnatore. In più era anche un cantante e un intrattenitore smaliziato. La sua voce piena faceva da adeguato complemento al suono magico della sua chitarra e come avevano già fatto pionieri come Charlie Patton e Tommy Johnson e come avrebbero fatto in seguito legioni di chitarristi rock eccitava il pubblico suonando con lo strumento dietro la schiena o tra le cosce, esibendosi in spaccate e movimenti dinoccolati dai quali Chuck Berry avrebbe tratto il suo celebre duck walk, il passo d'anatra. Un caso in cui la spettacolarità coincideva con la sostanza. |
|
Consigli
per gli acquisti:
|
|
|
[email protected] |