The New Babel
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“Allora
tutta la terra aveva un medesimo linguaggio e usava le stesse parole. Or
avvenne che, emigrando dall’oriente, trovarono una pianura nella regione del
Sennaar e vi abitarono. E dissero gli uni agli altri: «Su, fabbrichiamo dei mattoni
e cociamoli al fuoco. […] Orsù, edifichiamoci una città e una torre con la
cima al cielo. Fabbrichiamoci così un segno di unione, altrimenti saremo
dispersi sulla faccia della terra.» Ma il Signore scese a vedere la città e
la torre, che i figli degli uomini costruivano, e disse: «Ecco, essi sono un
popolo solo e hanno tutti un medesimo linguaggio: questo è il principio delle
loro imprese. Niente ormai impedirà loro di condurre a termine tutto quello
che vorranno. Orsù dunque, scendiamo e proprio lì confondiamo il loro
linguaggio, in modo che non s’intendano più gli uni con gli altri.» Così il
Signore di là li disperse sulla faccia di tutta la terra, ed essi cessarono
di costruire la città, alla quale fu dato perciò il nome di Babele, perché
ivi il Signore aveva confuso il linguaggio di tutta la terra e di là li aveva
dispersi per il mondo intero.” |
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(Bereshith,
11, 1-9) “Oggi è,
dunque, per un fatto storico d’una importanza in qualche modo superiore a
quella dell’unità italiana del 1870 e della susseguente unificazione
statale-burocratica, che ci troviamo in una diacronia linguistica in atto,
assolutamente senza precedenti: la nuova stratificazione linguistica, la
lingua tecnico-scientifica, non si allinea secondo la tradizione con tutte le
stratificazioni precedenti, ma si presenta come omologatrice delle
altre stratificazioni linguistiche e addirittura come modificatrice
all’interno dei linguaggi. Ora, «il principio dell’omologazione» sta
evidentemente in una nuova forma sociale della lingua - in una cultura
tecnica anziché umanistica – e il «principio della modifica» sta
nell’escatologia linguistica, ossia nella tendenza alla strumentalizzazione e
alla comunicazione. […] Qual è la base strutturale, economico-politica, da
cui emana questo principio unico, regolamentatore e omologante di tutti i
linguaggi nazionali, sotto il segno del tecnicismo e della comunicazione? Non
è difficile a questo punto avanzare l’ipotesi che si tratti del momento
ideale in cui la borghesia paleoindustriale si fa neocapitalistica almeno in
nuce, e il linguaggio padronale è sostituito dal linguaggio
tecnocratico.” (P.P. PASOLINI, Nuove
questioni linguistiche, in ID., Empirismo eretico,
Milano, Garzanti, 2000, pp. 19-20)
Secondo
il dettato del discorso mitico della Bibbia, in tempi
primordiali si sarebbe avuto un passaggio dall’unicità alla molteplicità
linguistica. In base al discorso sociologico di Pier Paolo Pasolini, invece,
nel contesto linguistico italiano sarebbe in fase di attuazione un passaggio
per certi versi contrario: dalla molteplicità all’uniformità espressiva. Il
racconto biblico, attribuendo alla realtà umana attuale lo stato di caos
linguistico, ha fornito il supporto ideologico alle disquisizioni sulla
finitezza circostanziale del logos: la “differentia
linguarum” funziona infatti come presupposto di ogni pratica cabalistica,
ovvero come garanzia della creatività della traduzione, proprio in quanto afferma
una mancanza di corrispondenza assoluta tra i codici. Infatti, il principio
logico sotteso dal racconto di Babele è che ormai nella comunicazione umana
non si dà più alcuna equivalenza esatta: le varie lingue attivano parametri
diversi ed arbitrari della Lingua Perfetta, perduta per sempre. Il
discorso critico di Pisolini, invece, ammette la molteplicità caotica (dovuta
a ragioni di ordine storico e culturale) come punto di partenza linguistico,
ma accenna ad una possibilità di nuova unificazione delle differenze
espressive sotto l’insegna della funzionalità comunicativa, nella quale si
realizzerebbero le esigenze della tecnica. Pasolini analizza la situazione
italiana e parla del linguaggio televisivo e pubblicitario come referente
principale dell’omologazione. La tendenza omologante procederebbe nella
direzione di un Antilatino, in cui la linearità e la semplicità delle
strutture (semantiche e sintattiche) si propongono come criterio-guida di
elaborazione linguistica. L’inglese internazionale della “new economy”
potrebbe costituire un’ulteriore conferma delle intuizioni pasoliniane,
questa volta applicate su vasta scala. Non
c’è dubbio che entrambe queste tesi presentano il loro grado di
attendibilità. Ci sono argomenti a favore dell’una, come pure prove a
sostegno dell’altra. Forse tutt’e due, nel quadro di una dialettica positiva
e superiore che sappia conciliarle, oppure nell’affermazione del semplice
confronto negativo che le coinvolge, sono “vere”. Occorre tuttavia ricordare
sempre che cos’è la “verità”, specie quando si parla di linguaggio. A tale
proposito, la riflessione di Nietzsche sembra la più illuminante: «Che cos’è dunque la verità? Un mobile esercito di
metafore, metonimie, antropomorfismi, in breve una somma di relazioni umane
che sono state potenziate poeticamente e retoricamente, che sono state
trasferite e abbellite, e che dopo un lungo uso sembrano ad un popolo solide,
canoniche e vincolanti: le verità sono illusioni di cui ci si è dimenticata
la natura illusoria, sono metafore che si sono logorate e hanno perduto ogni
forza sensibile, sono monete la cui immagine si è consumata e che vengono
prese in considerazione soltanto come metallo, non più come monete.»
(F. NIETZSCHE, Su verità e menzogna in senso extramorale.)
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Dizionario on-line
di SLANG americano. |
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Educazione linguistica nella
scuola elementare (perché l’INGLESE). |
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|
Programmazione didattica di
lingua INGLESE per la scuola elementare. |
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|
Il compito del traduttore.
Kabbalàh e “dialettica negativa”. |
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|
La traduzione e la “parte
maledetta” delle lingue. Filosofia dello scarto. |
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|
Mito, tradizione, traduzione. |
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