Umberto Galimberti dice che l’origine della parola pubblicità è la donna pubblica. La prostituta. Io faccio fatica a crederci. Forse la parola pubicità. Io sono un uomo pubico. Faccio la danza della pioggia intorno al pube. La pubblicità è la poesia prostituita. Cosa c’è di meglio? Cogito virgo rosas. La bellezza alla portata di tutti. La pubblicità è un gioco d’azzardo. Vado all’agenzia ippica e punto tutti i miei soldi sul rosso. Ridono tutti. Mi dicono che non è la roulette, che là corrono i cavalli. Punto sul cavallo più lento, più vecchio, più brutto... come farebbero gli inseguitori dell’economia del nobile pensiero. Ridono ancora. E se vince?, gli domando. Non vince. Nel frattempo, la ragazza con occhi da pazza che annuncia, seminuda, intimissimi batte i marciapiedi di tutta la città. Preghiera e manifesto di un tempo di siccità. Continuo a danzare.
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