Rugby
e finzione letteraria
Il questa sezione, le riflessioni e i parallelismi
di un ramo non tanto nuovo della critica letteraria (cfr Squarrazzini 1976;
Mannarellis 1985; Eco 1990; Griffen 1993), ma secondo la nostra redazione ricco
comunque di spunti interessanti. Ribadiamo, contro critiche che potrebbero sorgere,
che il nostro interesse non nasce assolutamente dall'improvvisa passione nata
nel cuore del nostro capitano d'azienda. Nell'Asfidanken, la libertà
intellettuale rispetto all'editore, è un principio inviolabile.
In questa prima parte, sebbene possa
rivelarsi scontato, i chiari parallelismi tra regole base del rugby e regole
letterarie. Seguiranno presto bibliografie ragionate, e forse, a fine anno,
una conferenza su Rugby e letteratura regionale, di così grande interesse
negli ultimi anni.
1) Nel gioco del rugby la palla può essere passata
ad un altro giocatore della propria squadra solo con un passaggio indietro rispetto
al giocatore che lo effettua.
Così, nella creazione romanzesca, il passaggio
troppo repentino in avanti è considerato da un buon lettore (non ideale,
solo buono) un'esagerazione, un gioco sleale dello scrittore. Voglio sapere
solo alla fine che l'assassino è il maggiordomo. Chiunque tenti di farmelo
sapere prima, verrebbe fischiato come in avanti, e al terzo fallo, espulso per
dieci minuti o per sempre (in quel caso, si capisce che è proprio lui
l'assassino).
2) La palla può essere passata in avanti solo
con un calcio e può essere recuperata solo da due giocatori che erano
dietro la linea della palla al momento del calcio.
Nessuno può dirmi, al di fuori dello scrittore
o del mio intuito, ciò che accadrà nel campo del romanzo. Tutti
coloro che corrono a riferirmi la vera identità del Conte di Montecristo
prima che il mio intuito e Dumas me lo dicano, è un nemico della mia
lettura, e ho diritto ad un calcio in touche dal punto in cui mi ha fermato
(cioè, ad avvalermi su di lui con lo stesso metodo: rivelandogli la fine
del romanzo che in quel momento sta leggendo).
3) I giocatori che si trovavano davanti la palla, nel
momento del calcio, devono essere sorpassati dai propri compagni per essere
di nuovo in gioco e potervi partecipare, perchè le due squadre devono
essere sempre divise dalla palla. I giocatori che sono oltre questa linea immaginaria,
lunga tutta la larghezza del campo, sono in fuori gioco.
La mia squadra (lettore) e la squadra avversaria (lo
scrittore) devono essere sempre divise dal mezzo letterario. Posso interessarmi
morbosamente alla vita di Aldo Busi, ma non gli permetterò di spiegarmi
i suoi libri, se non dopo averli letti. In quel caso, e solo allora, saremo
già al dopo partita (il terzo tempo birra e salsicce). Tenendo presente
che non ho alcuna intenzione di leggere un libro di Aldo Busi.
4) I giocatori per fermare gli avversari devono ricorrere
al placcaggio, che può essere effettuato dalle spalle in giù.
Il placcaggio al collo viene punito con una punizione contro chi lo effettua.
La palla deve essere visibiìle e giocabile e se questo non avviene l'arbitro
ferma il gioco e decreta una mischia.
Non posso saltare le pagine al di là della linea
immaginaria delle spalle del romanzo, cioè circa dove la trama tende
a trovare una propria direzione. Non posso andare a cercare la fine decisa dallo
scrittore, ma lo devo fermare là, sulla pagina, e chiedergli conto del
senso (della palla) di ciò che ha scritto. Non posso scrivergli, per
chiedere come andrà a finire, nè accusare le sue tendenze sessuali
o i suoi genitori violenti per ciò che ha scritto. Lo devo atterrare,
secondo le regole, sul campo, e attendere che abbandoni la palla, cercando comunque
di prenderla.Uno scrittore che tenga la palla in mano, senza rimetterla in gioco,
commette una scorrettezza, e deve essere punito con un calcio in avanti. Se
l'azione è ripetuta, può anche essere espulso (chiuderò
il libro e lo eliminerò dal mio comodino, anche se ha una bella copertina). |