Venerdì 26 novembre 2004, ore 03,24, l’intercity n° 1557 entra finalmente nella stazione di Napoli centrale e si arresta. Dal predellino discende Peppino Gagliardi, si avvia verso l’uscita, canticchia anem’ e core, e intanto si domanda - ma si scriverà i pneumatici o gli pneumatici ? - .
Giacomett.
Necrologi Riuscire dove gli altri non riescono, è una prerogativa della società umana. Se tutto il mondo ha come simbolo la corsia di sorpasso, noi abbiamo in mente ben altro. L'area di servizio, con i suoi neon stanchi, le sue pensiline, gli amori tra insetti nati agli angoli dei parabrezza, e il piccolo cimitero poco distante, dove le povere croci senza un braccio, ci ricordano la miseria e le comodità che avremmo se fossimo insetti (là, agli angoli dei parabrezza, a cantare amore con le ali, e posarsi distratti su un fanale, prima che faccia giorno, e si torni a soffrire).
Cap. I.1.
La nonna materna si chiamava Ersilia, sposata con Domenico Mazzini detto Menco,
aveva galline, conigli, un orto, una casa con il focolare, tre figli e 10
nipoti.
L’unico figlio si chiamava Giovanni, normalmente “Nanni”.
Le figlie si chiamavano uguale: Adrianamariagrazia; all’interno di questo
insieme è contemplata mia madre, la quale, idea personale, ha sempre
storto il naso a sentirsi come un sottoinsieme.
I nipoti maschi si chiamavano tutti nello stesso modo:
Giannisandrinomarcogiovanninomichelepietro.
Tutte le femmine si chiamavano Sandrasilviaerricamarta.
Non sbagliava mai il nome dei nipoti e delle nipoti, ma a volte usava per
essi il diminutivo di “coso” o “micittino”, per esse
il diminutivo “micittina”.
Ad esempio era usuale sentirsi dire “essibono micittino”…e
cose simili.
“Gnoni” era il gatto, unico animale della famiglia oltre a Nanni
per il quale Ersilia avesse stabilito un rapporto biunivoco tra cosa (o “coso”
) e nome della cosa.
Non so di fatto perché la memoria di mia nonna le facesse così difetto da non ricordarsi il nome dei parenti tutti, o da assurgere il gatto a categoria memoranda di pari dignità dell’umano. Mi sono però convinto che ritenesse stupido sciupare una parte del cervello per un uso così convenzionale quando aveva millaltre cose di cui preoccuparsi, e quando poi gli affetti umani, si sa, lasciano sempre il tempo che trovano. In questo avrebbe avuto ragione a posteriori.
Posso considerare Ersilia come una donna estremamente moderna, che interpretava e utilizzava la propria memoria in modo didattico e propedeutico, mai in modo consolatorio. Ad esempio, mi ha sempre raccontato le favole di Giuccamatta, dei Matti di Gello o il Giovanninsenzapaura………. , mai ha raccontato le sue cronache di donna che aveva attraversato più di due guerre, e si che di storie da raccontare ne avrebbe avute. La memoria di Ersilia era proiettata tutta verso il futuro, non aveva tempo per sciupare energie mentali a ricordare.
Oppure la ragione è un’altra, io credo che considerasse i suoi ricordi come oggetti non spendibili, di Lei riporto infatti una frase che mi disse una volta, ma non rammento dove e come: - Quando si vende qualcosa - e i ricordi lo sono - unn’ è più tuo -, e questo è, appunto, quello che avevo da dire riguardo la memoria di Ersilia Nasi sposata Mazzini.
Giacomett
