Giovedì 25 novembre 2004, ore 19.00, stazione di Firenze Santa Maria Novella.
Un vecchio cantante, oramai in pensione, passeggia sulla pensilina del binario numero 16. Stasera parte da qui l’Intercity n° 1557 delle 19,58; arriverà alla stazione di Napoli Centrale alle 00,04, se tutto va bene.
Fa freddo, tira vento, tempo da baveri alzati e colli rannicchiati dentro le spalle; a metà strada della pensilina c’è un giardino stile colonia fascista, giusto un’idea d’Africa persa tra le palme, le colonne, il vento gelido. Da una di queste palme, all’improvviso appare un ometto, è anziano, anzi è un nano, vestito come babbo natale, ma di colore verde.
Il vecchio cantante non trasale, - un altro barbone – si dice tra se e se, e continua a passeggiare coi pensieri immersi nel pentagramma. Come una semicroma dispettosa l’altro si accoda, zampetta, non tiene un ritmo regolare del passo, e guarda fisso il vecchio cantante con lo sguardo piegato sulle ventitré. Allora il vecchio cantante domanda - E te chi sei ? , – Io sono Berlusc Hood !! - esclama l’infelice, e intanto gonfia il petto, si alza sulle punte dei piedi, mostra la penna di fagiano infilata nella berretta. – Ma va ? - dialoga il vecchio cantante, - e qui che ci fai ? - . e il nano continua: – Io sono Berlusc Hood -, e intanto gonfia il petto, mostra la penna di fagiano, - io taglio le tasse ai ricchi per darle ai poveri !! -.
- E però - esclama il vecchio cantante, ma Berlusc hood lo incalza - E te sei dei ricchi o dei poveri ? –, - Ma ché Ricchi e Poveri ! - esclama il vecchio cantante - io sono Peppino Gagliardi !! - .
- A siii gagliardi - esclama berlusc Hood - bisogna restare gagliardi - , e se ne va a saltelloni di traverso lungo il binario sedici, fino alla fine, e con un balzo spiritato salta il muretto di cinta. Schiantatosi l’ometto nella sottostante circonvallazione, Peppino Gagliardi corre e fa appena in tempo a vedere un camion pietoso che passa con i pneumatici sopra le sue povere ossicine e le spottiglia definitivamente.

Venerdì 26 novembre 2004, ore 03,24, l’intercity n° 1557 entra finalmente nella stazione di Napoli centrale e si arresta. Dal predellino discende Peppino Gagliardi, si avvia verso l’uscita, canticchia anem’ e core, e intanto si domanda - ma si scriverà i pneumatici o gli pneumatici ? - .


Giacomett.

Necrologi

Riuscire dove gli altri non riescono, è una prerogativa della società umana. Se tutto il mondo ha come simbolo la corsia di sorpasso, noi abbiamo in mente ben altro. L'area di servizio, con i suoi neon stanchi, le sue pensiline, gli amori tra insetti nati agli angoli dei parabrezza, e il piccolo cimitero poco distante, dove le povere croci senza un braccio, ci ricordano la miseria e le comodità che avremmo se fossimo insetti (là, agli angoli dei parabrezza, a cantare amore con le ali, e posarsi distratti su un fanale, prima che faccia giorno, e si torni a soffrire).

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Appunti per la memoria di Ersilia Nasi sposata Mazzini (1889-1986)

Cap. I.1.


La nonna materna si chiamava Ersilia, sposata con Domenico Mazzini detto Menco, aveva galline, conigli, un orto, una casa con il focolare, tre figli e 10 nipoti.
L’unico figlio si chiamava Giovanni, normalmente “Nanni”.
Le figlie si chiamavano uguale: Adrianamariagrazia; all’interno di questo insieme è contemplata mia madre, la quale, idea personale, ha sempre storto il naso a sentirsi come un sottoinsieme.
I nipoti maschi si chiamavano tutti nello stesso modo:
Giannisandrinomarcogiovanninomichelepietro.
Tutte le femmine si chiamavano Sandrasilviaerricamarta.
Non sbagliava mai il nome dei nipoti e delle nipoti, ma a volte usava per essi il diminutivo di “coso” o “micittino”, per esse il diminutivo “micittina”.
Ad esempio era usuale sentirsi dire “essibono micittino”…e cose simili.
“Gnoni” era il gatto, unico animale della famiglia oltre a Nanni per il quale Ersilia avesse stabilito un rapporto biunivoco tra cosa (o “coso” ) e nome della cosa.

Non so di fatto perché la memoria di mia nonna le facesse così difetto da non ricordarsi il nome dei parenti tutti, o da assurgere il gatto a categoria memoranda di pari dignità dell’umano. Mi sono però convinto che ritenesse stupido sciupare una parte del cervello per un uso così convenzionale quando aveva millaltre cose di cui preoccuparsi, e quando poi gli affetti umani, si sa, lasciano sempre il tempo che trovano. In questo avrebbe avuto ragione a posteriori.

Posso considerare Ersilia come una donna estremamente moderna, che interpretava e utilizzava la propria memoria in modo didattico e propedeutico, mai in modo consolatorio. Ad esempio, mi ha sempre raccontato le favole di Giuccamatta, dei Matti di Gello o il Giovanninsenzapaura………. , mai ha raccontato le sue cronache di donna che aveva attraversato più di due guerre, e si che di storie da raccontare ne avrebbe avute. La memoria di Ersilia era proiettata tutta verso il futuro, non aveva tempo per sciupare energie mentali a ricordare.

Oppure la ragione è un’altra, io credo che considerasse i suoi ricordi come oggetti non spendibili, di Lei riporto infatti una frase che mi disse una volta, ma non rammento dove e come: - Quando si vende qualcosa - e i ricordi lo sono - unn’ è più tuo -, e questo è, appunto, quello che avevo da dire riguardo la memoria di Ersilia Nasi sposata Mazzini.

Giacomett

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