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Dove
se ne parla:
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K.
Popper
(Himmelhof,
Vienna 1092-Londra 1994)
Si è
occupato di: filosofia politica, del problema mente-corpo, del problema
della conoscenza.
Stabilisce rapporti con il Circolo
di Vienna, accettando dell'empirismo
logico soprattutto la convinzione dell'unità del metodo scientifico.
Tuttavia ne La logica della scoperta scientifica (1934) sottolinea
soprattutto i punti di dissenso nei confronti dell'empirismo logico. Critica,
infatti, la teoria verificazionista del significato: ad essa, intesa
dall'empirismo logico come criterio di significanza, Popper contrappone
la falsificabilità
intesa come criterio di demarcazione tra scienza e metafisica. Comunque,
anche se la conoscenza scientifica non è più fondata sulla
roccia, ma è come una palafitta nella palude, questo non esclude
(come vorrebbe invece Feyerabend) l'esistenza di un linguaggio comune
entro cui formulare le argomentazioni.
Concetti metodologici come 'falsificazionismo', 'corroborazione',
ecc. non sarebbero applicabili senza un linguaggio di sfondo e non si
potrebbe nemmeno parlare di approssimazione alla verità.
Definisce
le linee essenziali di una propria dottrina epistemologica, basata
sul:
- rifiuto
del valore logico dell'induzione (razionalismo
critico)
- tesi
del carattere congetturale di tutto il discorso scientifico
- idea
che la scienza progredisca non attraverso la verificazione ma attraverso
la progressiva falsificazione delle ipotesi sul campo
- sostiene
l'omogeneità delle scienze umane e delle scienze naturali, contestando
sul piano epistemologico la validità scientifica del marxismo
e della psicoanalisi.

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