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processi
di elettrodeposizione: finiture e trattamenti speciali
PVD -Tecniche di rivestimento sotto vuoto
Per venire incontro alle richieste di un mercato sempre più
esigente sia per le prestazioni di resistenza che di
inalterabilità delle finiture per gli accessori in vista del
serramento (maniglie e cerniere) e per la disponibilità di
colorazioni di tipo metallico, si è andata affermando
l'applicazione della tecniche galvaniche sotto vuoto.
Nel settore decorativo (maniglieria, rubinetteria,
bigiotteria) le tecniche di rivestimento sotto vuoto stanno
raccogliendo crescente interesse grazie alla loro capacità di
realizzare rivestimenti esteticamente validi, dotati di
superiori caratteristiche di resistenza all'usura.
Produzione Savio con finitura PVD
Un'altra importante ragione per cui le tecniche PVD ricevono
notevole attenzione in questo settore risiede nel loro impatto
ambientale praticamente nullo, ben diverso pertanto da quello
tipico delle lavorazioni galvaniche.
Le tecniche PVD attualmente di interesse nel settore
decorativo sono l'evaporazione ad arco e lo sputtering. Esse
consentono la realizzazione di rivestimenti con funzione
spiccatamente decorativa, mettendo a disposizione una adeguata
gamma di colori e garantendo la brillantezza necessaria. Tra i
rivestimenti più diffusi a questo scopo si possono citare i
nitruri di titanio (TiN) e di zirconio (ZrN), il carbonitruro
di titanio (TICN) e, in minore misura, i nitruri di cromo (CrN)
e di titanio-alluminio (AlTiN).
Ci si riferisce a queste tecniche di rivestimento sotto vuoto
con la sigla PVD, acronimo di Physical Vapor Deposition, in
cui i rivestimenti vengono deposti a partire da vapori
generati con mezzi fisici.
Cercheremo di seguito di fornire alcuni elementi di conoscenza
di questa tecnologia precisando che in talune applicazioni, le
tecnologie sotto vuoto possono validamente sostituire quelle
galvaniche, in molti altri casi le due famiglie di tecnologie
risultano invece complementari, come avviene nel settore dei
rivestimenti antiusura e quello decorativo, tipico per
l'adozione delle tecnologie galvaniche nelle quali possono
operare anche le tecnologie sotto vuoto.
Cos'è un riporto PVD
Con P.V.D. (Physical Vapour Deposition) si indicano i processi
di deposizione del riporto ottenuti evaporando un metallo in
vuoto
Nella pratica industriale i rivestimenti utilizzati sono
costituti da materiali molto duri (2000 HV e oltre). Il più
conosciuto è il nitruro di titanio (TiN), color giallo oro.
Spessi alcuni micron, sono depositati su pezzi finiti e non ne
alterano la finitura
L'applicazione principale è come antiusura abrasiva.
Le applicazioni dei rivestimenti sottili attraverso le
differenti tecniche PVD sviluppate industrialmente negli
ultimi venti anni hanno nell'utensile la loro destinazione
naturale, ma stanno trovando largo impiego nei campi più
svariati, dalla deformazione a freddo della lamiera, allo
stampaggio ed estrusione della plastica, all'industria
alimentare.
le seguenti aree sono quelle dove attualmente vengono
impiegate:
Ottica: ottice laser, vetri e specchi architettonici ,
rivestimenti assorbenti e riflettenti, vetri selettivi,etc.
Elettronica :conduttori, contatti, isolatori, celle
solari,etc.
Meccanica : film lubrificanti, rivestimenti anti-usura ,
anti-erosione e anti-frizione, barriere di diffusione,
rivestimenti duri per utensili.
Chimica : rivestimenti anti-corrosione e catalitici,
componenti batterie, componenti per uso marino,etc.
Decorativo : orologi, occhiali, bigiotteria, rubinetteria,
edilizia, attrezzi cucina,etc.
Biomateriali :rivestimenti biocompatibili o bioneutrali per
protesi (es.protesi dentali), strumenti chirurgici
Nel campo meccanico In particolare l'applicazione del riporto
PVD-TiN (Nitruro di Titanio) è estesa ormai a quasi tutti gli
utensili da taglio in acciaio rapido e in metallo duro, in
particolare per gli utensili a geometria complessa e costo
elevato (brocce, creatori, frese, maschi,etc.)ottenendo una
maggiore durabilità degli stessi anche perchè un'altra
caratteristica molto importante dei riporti PVD è la
possibilità di rivestire più volte lo stesso utensile, anche
dopo le varie affilature senza che l'incremento di spessore
del rivestimento sia eccessivo e permettendo che l'utensile
venga utilizzato sempre in maniera ottimale e mantenendone la
produttività costante ottenendo, in base a calcoli effettuati,
risparmi molto elevati.
Grande importanza assume il riporto superficiale PVD per gli
stampi per pressofusione dei metalli.
Per sopportare le condizioni di temperatura, pressione ecc.
cui sono sottoposti, vengono preparati con trattamenti mirati
e classificabili in due grandi categorie:
- trattamenti come ricottura, distensione, bonifica ecc. che
intervengono sulle proprietà dell'acciaio
- trattamenti superficiali, che invece modificano le proprietà
sulla sola superficie dello stampo.
La corrosione negli stampi per pressofusione, in particolare
per pressofusione di alluminio avviene per un danneggiamento
causato dall'affinità chimica tra l'acciaio ed il metallo fuso
iniettato. L'azione di corrosione nasce dalla formazione di
stati intermetallici nell'interfaccia tra metallo fuso e
acciaio e anche l'incollaggio sembra essere governato dalla
formazione di fasi intermetalliche Al-Fe. La presenza di
pirocriccature in superficie offre numerosi punti di innesco.
Ogni pressofonditore ne conosce le conseguenze pratiche:
l'alluminio fuso, introdotto ad elevata velocità e pressione,
penetra nelle cavità delle cricche aggrappandosi allo stampo.
Talvolta può essere necessaria una forza di estrazione
superiore al limite elastico del materiale stampato,
producendo deformazioni permanenti.
Un riporto superficiale PVD, sostituendosi all'acciaio nel
contatto con l'alluminio, si propone, grazie alle sue qualità
chimiche e fisiche, come una valida possibilità di ridurre
sensibilmente questo genere di inconvenienti. Il componente
base è il nitruro di zirconio (ZrN), e si è dimostrato il più
efficace rivestimento antiusura nelle applicazioni con
alluminio fuso o pastoso. Di colore giallo paglierino, spesso
circa 5 micron, viene applicato sul particolare finito e non
ha bisogno di ulteriori lavorazioni. La resistenza alle alte
temperature (oltre 800°C) consente di impiegarlo anche con
leghe ad alta temperatura di fusione. indicato in tutti quei
processi dove si realizza un contatto fra metallo fuso o
pastoso e acciaio dello stampo.
Il processo di elettrodeposizione
La deposizione dello strato per mezzo del procedimento PVD ha
luogo in una camera ermeticamente chiusa, alla temperatura di
circa 400° C in presenza di un plasma, ossia di una scarica
elettrica in seno ad un gas, che in questa cella si trova alla
pressione dell’ordine di 0,00003 bar. Il metallo in base del
rivestimento (titanio, titanio ed alluminio, cromo, zirconio)
viene trasformato in vapori metallici per mezzo di un arco
elettrico innescato tra un opportuno elettrodo ed una
pastiglia di metallo che viene dunque consumata durante il
processo, poiché "evaporata" grazie all’elevatissima
temperatura dell’arco elettrico e grazie al fatto che il
fenomeno avviene ad una pressione molto bassa (si lavora in
condizioni assai prossime al vuoto assoluto).La pastiglia dei
metalli da vaporizzare (che può essere a seconda degli
impianti rotonda o rettangolare) costituisce il polo negativo
del circuito elettrico che fa capo, come polo positivo, al
pezzo sul quale si deve applicare il rivestimento, in genere
nella cella si trova una griglia metallica (isolata dalle
pareti della camera) dove vengono disposti gli oggetti da
rivestire.
L'evoluzione tecnologica dei processi PVD ha portato alla
costruzione di impianti di dimensioni sempre maggiori con la
possibilità di rivestire utensili di lunghezza fino a 2-3 m.,
e un numero di componenti molto elevato nella stessa carica di
rivestimento
La tecnologia PVD ad arco "PLATIT"
La tecnologia PVD "PLATIT" è stata ideata nel 1987 dal Dr.
Hermann Curtins della "BLOESCH", Società svizzera
specializzata in rivestimenti sottili che ne ha in seguito
costruito gli impianti industriali.
Questa tecnologia PVD, del tipo ad arco catodico, è altamente
innovativa rispetto alle tecnologie PVD presenti sul mercato
mondiale e permette di ottenere dei rivestimenti sottili
antiusura e anticorrosione per differenti tipi di applicazione
con caratteristiche ottimali di adesione del rivestimento, di
rugosità superficiale e di proprietà dello strato depositato.
In particolare con il processo PLATIT è stata sviluppata un
nuovo tipo di sorgente ad arco, capace di superare i limiti
delle tecnologie PVD ad arco tradizionali e di ottenere
depositi, per esempio di TiN e TiCN, con tensioni interne
notevolmente ridotte e spessori elevati.
Le tecnologie PVD ad arco possiedono attualmente un elevato
potenziale di sviluppo industriale per differenti settori
quali l’industria degli utensili e degli stampi, per una serie
di fattori quali la semplicità di base del processo e l’economicità
del processo a livello industriale.
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