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Arthur Rimbaud

Biografia
Il padre era capitano di fanteria,
la madre apparteneva ad una famiglia di proprietari terrieri. La sua
infanzia dovette risentire delle lunghe assenze e poi del definitivo
abbandono della faglia da parte del padre. Determinante per la formazione
del carattere di Rimbaud dovette però essere il temperamento autoritario
della madre, la quale fu sempre preoccupata fino all'ossessione della
rispettabilità borghese: nella poesia " I poeti di sette anni"
egli ha consegnato la testimonianza delle prime ribellioni, della
solitudine morale, dell'inevitabile ipocrisia provocate
dall'incomprensione materna.
I suoi studi primari e secondari li fece sempre a Charleville,
dimostrandosi un ottimo allievo e ottenendo molte attestazioni di merito e
perfino l'autorizzazione a saltare una classe. Dimostrò pute assai presto
le sue attitudini quasi virtuosistiche alle composizioni in verso, in
latino e in francese.
L'anno 1870 è per molti riguardi decisivo per Rimbaud che scopre nuovi
orizzonti di poesia per i consigli del giovane professore Georges Izambard
di cui diviene amico. Nel maggio manda a Banville tre poesie nella
speranza ( delusa) di vederle pubblicate nel secondo Parnasse contemporain.
Scoppiata la guerra con la Prussia, fugge una prima volta verso Parigi, ma
viene incarcerato per qualche giorno e poi costretto a tornare a casa, e
una seconda volta verso il Belgio nella speranza (vana) di diventare
giornalista. Costretto ancora una volta a rientrare a Charleville, vi
frequenta assiduamente la biblioteca: legge romanzi del XVIII secolo,
libri d'occultismo e, specialmente, le opere degli scrittori francesi
"progressisti". Alla fine di febbraio dell'anno successivo tenta
la terza breve fuga. Attraversa una profonda crisi antireligiosa e quando
apprende che la Comune è stata instaurata a Parigi dimostra la sua gioia
e i suoi sentimenti comunardi. Non si sa con certezza se poté raggiungere
Parigi e arruolarsi nei corpi franche della Comune fra la fine di aprile e
il principio di maggio del 1871, ma è certa la sua adesione morale alla
lotta dei comunardi. Astraendo dalla produzione letteraria di quel periodo
e di quello immediatamente successivo altrettanto esplicita e
significativa, il documento essenziale della crisi attraversata, del
rifiuto anarchico di ogni conformismo, della intuizione di un nuovo modo
di essere poeta e di fare poesia è la cosiddetta " lettera del
veggente", inviata il 15 maggio all'amico Demeny.
Rinnegando tutte le poesie scritte in precedenza, inizia per Rimbaud una
nuova epoca con l'invio a Verlaine di alcune poesie scritte dopo la
folgorante scoperta della teoria della "veggenza" e con la sua
andata a Parigi, col manoscritto del "Battello ebbro", su invito
dello stesso Verlaine. Ha inizio allora un periodo d'"encrapulement"
che lo porterà al "drôle de menage" con Verlaine, al soggiorno
a Londra, a rotture e a riconciliazioni che dovevano culminare nel colpo
di pistola sparatogli a Bruxelles il 10 luglio 1873, per cui Verlaine
venne arrestato e condannato a due anni di prigione. Rimbaud, ritornato in
famiglia, nella fattoria di Roche, presso Vouziers, termina Una stagione
all'Inferno, che fa stampare, ma, dopo aver mandato qualche esemplare agli
amici, abbandona nell'impossibilità di pagare l'editore.
Nel '74 ritroviamo Rimbaud in Inghilterra dove vive dando lezioni di
francese e dove la madre e la sorella Vitalie vanno a trovarlo. Da allora
comincia un periodo di continui spostamenti in Europa con frequenti
ritorni a Charleville; s'ingaggia nell'armata coloniale olandese e arriva
fino a Batavia, ma diserta e torna a casa; alla fine del '78 lo troviamo
capocantiere a Cipro, dove ritorna nel 1880 dopo aver trascorso l'inverno
in famiglia. Finalmente nello stesso anno parte per l'Egitto, raggiunge
Aden e poi Harar, dove si dedicherà ad ogni sorta di commerci ( ma non al
commercio degli schiavi, come, per molto tempo si è creduto). Esplora
anche regioni sconosciute dell'Etiopia e manda la relativa relazione alla
Società di Geografia di Parigi. Da molto tempo non dimostra più alcun
interesse per la letteratura. Al principio del 1891 accusa i primi dolori
al ginocchio, sintomi del tumore che lo obbliga a rimpatriare e a farsi
ricoverare all'ospedale di Marsiglia, dove gli viene amputata la gamba
destra e dove muore, dopo un breve soggiorno a Roche, il 10 novembre 1891,
all'età di 37 anni.
Il mondo spirituale di Rimbaud è
straordinariamente ricco di motivi: e la poesia sua testimonia la
complessità psicologica di quello spirito spesso dilaniato da sentimenti
esasperati. Rimbaud sperimento l'euforica voluttà della rivolta (tutta
romantica) contro un Dio che vuole prostrarci e contro una società che
tende a distruggere le virtù più genuine della personalità: E imprecò
allora contro la società e bestemmiò Dio e il Cristo; ma conobbe anche
lo sgomento per tanta sfida. Dalla ribellione usciva prostrato e trovava
le parole della suprema rassegnazione: "Pitié! Seigneur, j'ai peur.
J'ai soif, si soif !".
L'ansia di rinnovamento, in tutti i sensi gli diede l'ebbrezza delle
audacie inaudite, delle ambizioni supreme, per uscire schiantato dalle sue
stesse prometeiche aspirazioni. Ebbe fortissimo il sentimento che forze
oscure reggono e dominano la nostra vita spirituale; fu convinto, cioè,
che una profonda realtà è in noi, di là da ciò di cui siamo coscienti,
e che attende di venir liberata, svelata: "Je est un autre";
"La vraie vie est absente". Si capisce, allora, la volontà
disperata e lucida di farsi veggente in tutti i modi ( lettera del
Veggente): " Le Poète se fait voyant par un long, immense et raisonné
dérèglement de tous les sens".
Ma il poeta precocemente maturo ebbe una struggente nostalgia
dell'infanzia perduta, dell'età della purezza e delle impressioni
vergini. Il Rimbaud che volle conquistarsi l'allucinazione
"ragionata", che volle scoprire i "paradisi
artificiali", fu un incantato osservatore degli spettacoli più
familiari della natura: sapeva insomma "vedere" con occhi puri e
commossi; e le cose più umili parlavano a lui un linguaggio fraterno.
Dopo le più audaci esperienze dovette rinunciare al fortissimo bisogno di
farsi comprendere. Non per aridità di cuore, ma per suo destino egli ebbe
a soffrire più di tutto forse a causa dell'angoscioso senso di
solitudine, prima, durante e dopo l'esaltante sogno per cui fu poeta: si
pensi all'ironica affermazione messa in bocca alla Vergine folle e
ripetuta per due volte: "Je te comprends".
Ma quel turbato mondo psicologico ( in cui ebbero posto le esperienze più
pericolose per l'equilibrio interiore: la voluttà della "discesa
agli inferi", della scoperta, cioè, dell'animalità e dell'inconscio
che sono in noi; le audacie del pensiero che auspicava radicali
rivoluzioni sociali, morali, religiose, scientifiche) trovò spesso bella
compiuta espressione il modo di rasserenarsi.
Nessuno può attribuire la potenza, la forza della sua voce ad una
scomposta e quasi "automatica" traduzione dei sentimenti che
prepotentemente urgevano in lui. Le ardite immagini, le metafore inattese,
la frase articolata secondo un ritmo originalissimo (tuttavia nemmeno
Rimbaud aveva dimenticato la lezione dei classici) e tutto aderente
all'interiore ritmo dello spirito, tutte le componenti, insomma, del suo
stile danno alla sua opera un posto eminente nella poesia moderna. Certo,
anche a Rimbaud come a tutti i poeti, anche ai sommi, accade talvolta
d'essere velleitario, nel senso che, consapevolmente o meno, forza la
sincerità del proprio sentire e vuole dar voce poetica a ciò che in lui
è ancora allo stato grezzo. D'altra parte neppure Rimbaud è sfuggito
alla regola per cui nessuno, neanche il genio più alto, può esimersi
dall' "apprentissage". Nei suoi versi si riscontrano echi o veri
e propri prestiti di immagini, di metafore, di forme sintattiche di poeti
come Hugo e Baudelaire, Vigny e Musset, Leconte de Lisle e Banville, e
altri ancora. Ma va pure detto che, indipendentemente dal Bateau ivre che
ha una sua originalità reale per cui non può ridursi ad un centone del
Parnasse come qualcuno ha preteso, Rimbaud è stato poeta autentico oltre
che nei due capolavori, la Saison en enfer e le Illuminations, in molti
versi, che consentono appunto di seguire la sua formazione letteraria. Le
Illuminations, pubblicate ne La Vague nel 1886 ad insaputa dell'autore (
ma quasi tutte le sue poesie furono stampate senza il suo consenso) sono
ormai concordemente considerate il capolavoro assoluto di Rimbaud, mentre
manca un accordo sull'interpretazione da dare alle singole
"illuminazione" e alla raccolta nel suo complesso. Il problema
non ancora risolto in maniera definitiva della datazione delle
Illuminations ( si tratta di un vero e proprio "enigma") è
importante perché una risposta sicura consentirebbe questa o quella
interpretazione particolare e consentirebbe anche di conoscere meglio
l'itinerario umano e poetico della "meteora" Rimbaud. resta il
fatto che la raccolta, così com'è, pur dando l'impressione di un'opera
stilisticamente abbastanza omogenea, appare il risultato di ispirazioni
diverse: alcune "illuminazioni" traducono momenti di gioia
intensa e di speranza, altre rivelano momenti di disperato pessimismo e
altre ancora appaiono eminentemente descrittive. Resta pure il fatto che
qualsivoglia interpretazione esse suscitino e quale che sia la data della
loro composizione, tutti subiscono il fascino di una poesia altissima, di
una voce non prima udita.
D'altra parte Une Saison en Enfer, datata da Rimbaud: aprile-agosto 1873,
anche se, forse, il poeta continuò a scrivere altre composizioni o almeno
a nutrire per qualche tempo dei reali interessi per la sua opera, ha un
senso generale che colpisce con la forza dell'evidenza. Né le oscurità,
che non sono poche, né le contraddizioni, né gli improvvisi, frequenti
cambiamenti di prospettiva riescono a distogliere il lettore dal tema
centrale, pur costringendolo ad uno sforzo continuo di attenzione per non
essere fuorviato. Rimbaud dice il suo "male" o meglio lo
"scacco" il "fallimento" delle troppo ardite, più che
umane speranze e aspirazioni. Egli "narra" l'inferno per cui è
passato durante una turbinosa epoca della sua esistenza, non
discorsivamente e logicamente, bensì allusivamente; per scorci e
suggestioni. Appena uscito dal magma incandescente di un irripetibile
esperienza umana e poetica, vissuta con totale abnegazione di spirito e di
corpo, Rimbaud rievoca gli eccessi, i deliri, le speranze pazze, e da essi
si congeda. Molte frasi, le più chiare e le più patetiche, rivelano chi
è costretto ad ammettere che l'evasione in un "altro mondo" non
gli è più consentita, chi ha presunto troppo di sé e dei propri poteri:
"Moi! moi qui me suis dit mage ou ange, dispensé de toute morale, je
suis rendu au sol, avec un devoir à chercher, et la réalité rugueuse à
étreindre! Paysan!".
Molte, e lacune celebri, sono le definizioni che la personalità di
Rimbaud ha suggerito: poeta maledetto, mistico allo stato selvaggio,
angelo decaduto, ecc. Egli è stato, insomma, mitizzato. Ma i miti di
Rimbaud comunardo, cattolico, mago, mistico cristiano oppure indù,
borghese o antiborghese, e così via, vanno trascurati per fare attenzione
soltanto all'opera che ha lasciato e al significato ch'essa ha avuto nella
storia della poesia moderna e contemporanea. Infatti l'attualità e
validità della sua poesia sono sufficientemente provate dalla sua
perdurante influenza sui poeti venuti dopo di lui. Il particolare suo
linguaggio lo colloca accanto ai poeti creatori o suscitatori di nuove
poetiche, accanto a Baudelaire e a Mallarmé, per esempio. Il linguaggio
di Rimbaud, specie quello delle Illuminations, ha offerto alla sensibilità
moderna i moduli ad essa più consoni per esprimersi liricamente fuori
delle forme tradizionali o convenzionali.
FONTE: Le Muse - Enciclopedia
delle Arti - Istituto Geografico de Agostini - 1968
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