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Il
Messaggero del 20 gennaio 1999
Balcani
in fiamme/ Bersaglieri “Guide” ed elicotteristi i primi a
intervenire se la situazione precipitasse.
E
gli italiani sono pronti a partire.
La
Difesa: «Allestiremo campi profughi in Albania». L’Aeronautica
proteggerà le basi Nato!
di
Carlo Mercuriroma
Nel caso di
un attacco militare Nato alla Serbia nessun jet italiano si leverà in
volo. Lo ha ribadito il ministro della Difesa Carlo Scognamiglio
ricordando che «nell’ Activation order dello scorso settembre non era
prevista una partecipazione italiana alla forza di attacco. Era invece
prevista una partecipazione italiana alla difesa delle nostre basi. E
nulla è cambiato rispetto a questo». Non toccherebbe dunque
all’Aeronautica toglier direttamente le castagne dal fuoco ma ad altri
militari italiani. I primi che in caso di conflitto si troverebbero ad
entrare nel territorio del Kosovo sono quelli del contingente
multinazionale della ”Extraction force”. Millecinquecento uomini di
stanza a Skopje al comando del generale francese Valentin e di cui fanno
parte circa trecento italiani (bersaglieri della ”Garibaldi”, Reggimento
”Guide” ed elicotteristi). A questi militari è stato
assegnato il compito di portare in salvo i quasi ottocento osservatori
dell’Osce attualmente dislocati in Kosovo. E tale operazione avrebbe
sicuramente la precedenza su eventuali raid aerei dell’Alleanza.
L’evacuazione degli osservatori Osce anche se avverrebbe in accordo
con il governo di Belgrado non è priva di rischi. I servizi di
sicurezza hanno infatti allertato i rispettivi governi su possibili
azioni terroristiche dell’Uck contro la ”Extraction force” con lo
scopo di attribuirne la responsabilità ai serbi e provocare
l’intervento Nato in Kosovo. Ma a questo proposito il ministro
Scognamiglio ha ostentato tranquillità: «La brigata leggera della
”Forza di estrazione” non costituisce una forza di invasione - ha
detto - Deve recuperare il personale dell’Osce in condizioni di
rischio ma in un ambiente non ostile visto che se si dovesse
eventualmente procedere a un ritiro dei verificatori ritengo che questo
avverrebbe d’accordo con i serbi e con l’Uck. Ci sarebbero cioè
quelle condizioni per un intervento in ”ambiente non ostile” per cui
la ”Forza di estrazione” è stata progettata e per cui resta in
Macedonia».Un altro intervento italiano nel caso di conflitto in Kosovo
è quello che vedrebbe mobilitati militari italiani nel Nord
dell’Albania nei pressi del confine con il Kosovo. Il contingente
spedito lì avrebbe il solo scopo di fornire supporto logistico ai
profughi kosovari che lasciassero il proprio Paese. Si tratterebbe di
creare una sorta di ”centri di accoglienza” per i fuggiaschi non più
in Italia ma direttamente sul territorio albanese. «Sia chiaro - ha
avvertito il ministro della Difesa - non è un intervento militare
quello a cui stiamo pensando. E’ piuttosto un intervento della
logistica militare italiana a sostegno di quello che potrebbe esserci
chiesto per realizzare i centri d’accoglienza nel Nord dell’Albania
centri che sono dell’Onu dell’Osce e delle altre organizzazioni
internazionali». Scognamiglio ha detto che in quest’operazione
potrebbero essere coinvolti anche militari di altri Paesi poi ha
aggiunto: «Se vengono sono i benvenuti. Ma noi sappiamo bene che la
maggior parte dell’intervento per motivi che è inutile spiegare
ricadrà sulle spalle italiane. E’ stato già chiesto al nostro Stato
maggiore di predisporre un intervento a sostegno delle organizzazioni
internazionali che operano in Albania per impedire che il degenerare
della situazione in Kosovo possa provocare la fuoruscita di grandi masse
di persone forse centinaia di migliaia che non si sa dove potranno
andare». I militari italiani dovranno predisporre le strutture per
potervi poi trasportare «generi alimentari coperte medicinali ospedali
da campo tende e quant’altro» come ha detto il ministro.Attualmente
la presenza militare italiana in Albania è limitata ad un’aliquota di
”esperti” (circa venti ufficiali) che hanno il compito di aiutare la
ricostruzione delle Forze armate albanesi e della loro polizia militare
(«una specie di carabinieri d’Albania» come li ha definiti
Scognamiglio). In più ci sono i finanzieri e i marinai del 28mo gruppo
navale di stanza a Durazzo e sull’isola di Saseno all’imbocco della
baia di Valona dove sta per essere ultimata una stazione radar che ha lo
scopo di monitorare il traffico di clandestini in partenza per
l’Italia.
http://www.ilmessaggero.it/hermes/19990120/SRC/19990120.01_NAZIONALE.7.A.htm
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