FRANCO
DAL CIN:
Senza
tutte le vicende giudiziarie, nostre
e di tutto il calcio, a Venezia
Si poteva varare
un progetto ambizioso
di MASSIMILIANO GOATTIN
Da “traghettatore” della
società arancioneroverde dalla
gestione Zamparini a quella Carrano,
il quale vanta la firma di un preliminare
d’acquisto, ad amministratore
unico del Venezia Calcio, con un vero
e proprio colpo a sorpresa che ha risolto
una telenovela durata troppi mesi. Il
presente in laguna è targato
Franco Dal Cin, l’imprenditore
friulano che in questi giorni ha costruito
la nuova squadra con saggia ed equilibrata
economia, attingendo a piene mani dal
Sudamerica. Nell’immediato futuro,
però, incombe la risoluzione
dell’arbitrato sulla presidenza
contesa.
Franco
Dal Cin, l’imprenditore milanese
Claudio Carrano sostiene che il Venezia
sarà suo il prossimo 29 ottobre
e lei dovrà andarsene…
Non rispondo più a Carrano, penso
solo al Venezia. Continuo a fare quello
che ho fatto fino ad ora, costruendo
un futuro alla società nei limiti
che mi sono imposti dal blocco delle
azioni e dal budget di sette milioni
di euro.
Intanto
la serie B si è allargata addirittura
a 24 squadre, dopo il decreto salva-calcio
del Governo che ha “risolto”
una situazione a dir poco ingarbugliata,
con corsi e ricorsi alla giustizia sportiva
e a quella amministrativa a partire
dal caso Catania.
Sono profondamente deluso di questa
soluzione, a cui sono sempre stato contrario:
è un atto da regime dittatoriale,
orchestrato dai signori Galliani, Carraro
e Giraudo. Ora non serve certo dimettersi
come ha minacciato Zamparini, bisogna
invece battersi contro quest’ingiustizia
clamorosa.
Secondo
lei, c’è una via d’uscita?
Credo che bisognerebbe cominciare a
cambiare i vertici della Lega e della
Federazione, che ci hanno veramente
preso in giro. Qualcuno, col senno di
poi, ha detto che la cosa migliore da
fare sarebbe stata lo spareggio tra
Napoli e Venezia. Io non sono affatto
d’accordo, visto che la mia squadra
è riuscita a conquistare 48 punti
in classifica.
Quali
sono gli obiettivi stagionali del Venezia?
Spero di mantenere la presenza nella
serie cadetta, mentre non ho aspettative
particolari in Coppa Italia: non le
ho mai dato troppa importanza, dal momento
che toglie energie ad una squadra che
lotta per la salvezza. Inoltre intendo
migliorare il patrimonio tecnico della
squadra e raggiungere il pareggio di
bilancio: nella scorsa stagione, infatti,
vi sono state delle perdite, peraltro
previste all’atto di acquisto
del Venezia.
Il
suo commento sul calciomercato?
Abbiamo attinto molto dal mercato sudamericano,
che offre qualità a basso costo,
oltre alla possibilità di rendere
comunitari i giocatori figli di immigrati
europei. Dalle prime amichevoli sembra
che la nuova squadra sia sulla strada
giusta, comunque non è escluso
che ci siano nuovi arrivi. Per quanto
riguarda la proposta dell’Associazione
Veneziana Albergatori di acquistare
un calciatore giapponese per rilanciare
il turismo nipponico in laguna, non
ho avuto nessun contatto in merito.
La pista di giocatori del Sol Levante
o degli Stati Uniti, in ogni caso, resta
sempre valida per lo sfruttamento del
“marchio” mondiale di Venezia.
Come
mai la scelta del nuovo allenatore è
caduta su Angelo Gregucci?
Angelo ha finito di giocare e ha iniziato
ad allenare con me alla Reggiana. E’
un amico, nonché una persona
di qualità che ha certamente
un futuro come tecnico, e il cui ingaggio
rientra nel nostro budget di basso costo.
Secondo
lei quale sarà il protagonista
della stagione?
Mi aspetto una grande prestazione collettiva:
l’arma migliore di Gregucci è
l’organizzazione di gioco. Tra
le individualità che sicuramente
emergeranno vedo in pole position Ciro
Ginestra, un giovane attaccante che
spero venga valorizzato pienamente.
La sua grande volontà lo rimetterà
in pista quanto prima e la seconda parte
del campionato, sono sicuro, gli riserverà
grosse e meritate soddisfazioni.
Come
procede l’iter della costruzione
del nuovo stadio in terraferma?
Sembra che finalmente sia in dirittura
d’arrivo, ma compete all’amministrazione
comunale. Mi sono offerto di contribuire
alla realizzazione dell’impianto,
ma con amarezza ho dovuto constatare
che la mia esperienza nel settore non
serve, pur avendo messo a posto lo stadio
di Udine e costruito quello di Reggio
Emilia. Non bisogna dimenticarsi pure
il progetto del Nuovo Penzo, adeguatamente
ristrutturato; in ogni caso l’importante
è che lo stadio venga realizzato
al più presto, perché
senza di esso il Venezia non ha futuro.
Parliamo
di diritti televisivi, con l’ingresso
di Sky e il difficile lancio di Gioco
Calcio…
Stiamo ancora combattendo con Plus Media
Trading per ottenere diritti televisivi
adeguati. E’ una battaglia importante,
perché questi soldi insieme alla
mutualità della serie B rappresentano
l’80% del nostro budget. Gli spettatori
allo stadio, con 2.500 presenze di media
al Penzo nello scorso campionato, non
garantiscono certo una voce significativa
nelle entrate.
Sul
fronte dei tifosi continua la diatriba
sul nome della squadra e sui colori
sociali, che si trascina sin dai tempi
della fusione: ancora oggi lei a Venezia
parla di Venezia, a Mestre di VeneziaMestre.
Bisogna intendersi: è giusto
che il nome sia Venezia per l’immagine
internazionale che porta con sé
e i ritorni economici che se ne ricavano,
anche se questa potenzialità
non è mai stata sfruttata. Dall’altro
lato, però, ci vuole rispetto
per l’altra componente che la
società rappresenta, molto importante
visto che raggruppa il 60% della tifoseria.
Non dobbiamo discutere sui dieci centimetri
di colore arancione o verde in più
sulle maglie, quello che conta è
stare vicini alla squadra.
Non
le è passata l’idea di
coinvolgere la tifoseria nella vita
societaria con l’azionariato popolare?
Assolutamente no, io penso che la squadra
sia della città e di tutti, e
che sia giusto far partecipare in prima
persona il tifoso. A Udine avevo 25.000
abbonati, a Reggio Emilia ho costruito
lo stadio con 1.500 azionisti. Sono
convinto che anche a Venezia si possa
fare un buon lavoro, bisogna però
aspettare che vengano superati gli attuali
vincoli giuridici.
Come
giudica la sua esperienza veneziana,
prima come “traghettatore”
e poi come proprietario dal 7 novembre
scorso?
E’ comunque un bilancio positivo:
non bisogna dimenticare che finora abbiamo
fatto una cosa davvero importante, dando
continuità a questa società
che era vicina alla morte. Se avessi
saputo di tutte le difficoltà
giudiziarie, però, non mi sarei
fatto coinvolgere. Sono davvero pesanti,
e m’impediscono di sviluppare
un progetto più ambizioso.
Tratto dal
mensile VE.Sport
n. 99, settembre 2003