Il
“paradosso di Fermi” è un falso! di
Bruno Moretti Turri IK2WQA membro:
TeamSETI del SETI
Institute, IARA, SETI Italia Team G. Cocconi, SdR Radioastronomia UAI
“Solo
due cose sono infinite, l'universo e la stupidità umana, e
non sono sicuro sulla prima.” Albert
Einstein “Un
extraterrestre che cercasse dei terrestri intelligenti avrebbe una
possibilità su mille di trovarli, mentre se andasse a cercare
gli stupidi terrestri ne troverebbe 99 su 100.”
Sylvie Coyaud
Chiariamo
subito che non parliamo di cose serie, ma di un volgare pettegolezzo
che è stato strumentalizzato
fino a trasformarlo in una pessima leggenda metropolitana. Una bufala
di grande successo visto che,
abbagliate dall’autorevole nome di Fermi, anche molte persone
“colte” se la bevono acriticamente. Chiariamo subito che
Enrico Fermi non ha mai scritto nessun “paradosso di
Fermi”.
Non lo ha mai pubblicato su Nature
o su Science,
non lo ha mai presentato a nessun convegno scientifico.
Ci occupiamo della questione solo perché essa è
assai sintomatica di un certo squallido modo di fare
informazione, infangando senza alcun rispetto, dopo la sua morte, la
memoria di uno dei più grandi fisici
italiani del XX° secolo. Si dice (il che è
già tutto dire) che riferendosi all’ipotesi
dell’esistenza di eventuali
civiltà extraterrestri Fermi abbia chiosato: “Where
are they?”, traduzione letterale: “Dove
sono loro?”.
Ammesso che Fermi abbia effettivamente proferito tali parole in tale
contesto si tratterebbe solo di una
battuta divertente sulla quale farci una risata. Una battuta, solo una
battuta, niente di più.
Fermi è morto nel 1955 quando ancora si elucubrava su
marziani e venusiani i quali, se in possesso
della tecnologia nucleare, avrebbero potuto “essere
già quì”. Nel contesto storico
dell’epoca l’eventuale
battuta di Fermi assumeva quindi il sapore di sonora presa per i
fondelli dei seguaci di Percival Lowell,
fanaticamente credenti nell’artificialità dei
“canali di Marte” (poi rivelatisi inesistenti) e
degli UFOti che
giusto a quei tempi incominciavano a neurodelirare di teiere marziane.
Poi “riciclate” in…
“aliene”!
E’ da sottolineare il fatto che nel 1955 la radioastronomia
stava muovendo i primi passi e Radio-SETI
non era ancora nata. Radio-SETI vedrà la luce solo nel 1959
con “Cercando
comunicazioni interstellari”
di Cocconi e Morrison [1]
e inizierà nel 1960 con il Progetto Ozma di Frank
Drake[2].
L’eventuale battuta
di Fermi strumentalizzata a tabù-dogma antropocentrico Diversi
anni dopo la morte di Fermi, i narcisistici sostenitori del principio
antropocentrico[3]
(o
rotiferocentrico?) [4]
dell’uomo “über alles in der
Welt” (trad. it.: sopra tutto nel mondo. Allusione
all’inno
nazista “Deutschland Deutschland über alles in der
Welt”), cioè i sostenitori del
tabù-dogma che l’unica
specie intelligente esistente nell’Universo è
quella umana e che non accettano nemmeno a livello ipotetico
l’eventualità dell’esistenza di
“concorrenti” su altri mondi, hanno usato (e
continuano a usare) l’eventuale
e presunta battuta di Fermi come foglia di fico che dimostrerebbe
“scientificamente” la loro tesi
puerilmente autoconsolatoria. A tale fine gli orfani della
“Terra al centro dell’Universo”
(freudianamente
sé stessi al centro di tutto) hanno inventato il cosiddetto
“paradosso di Fermi” (che Fermi non ha mai
scritto) e per dargli dignità intellettuale e
“scientifica” hanno inventato pure le
“implicazioni del paradosso
di Fermi” (che Fermi non ha mai scritto). Manco fossero dei
corollari del teorema di Pitagora.
Queste “implicazioni del paradosso” che Fermi non
ha mai scritto, sono state elucubrate da filosofi
“in libris” che ricordano molto il personaggio del Simplicio (sempliciotto)
nel libro di Galileo Galilei “Dialogo sopra
i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano”.
A quattro secoli di distanza questi filosofi “in
libris” sono purtroppo ancora molti e diffusi anche in certe
baronìe universitarie (magari oxfordiane) e non solo in
alcune facoltà di filosofia, ma anche di fisica.
Confutazione delle
“implicazioni del paradosso di Simplicio” Secondo
questi discendenti di Simplicio il “paradosso”
(loro, non di Fermi) implica, in estrema sintesi, che: A) in un periodo di
diversi milioni di anni (NB: non specificati) una civiltà
aliena avrebbe già colonizzato
l’intera galassia con astronavi e/o sonde robotiche tipo
“macchine autoreplicanti di Von Neumann” (NB:
come “dimostrazione” invocano fantomatici
“modelli matematici” talmente metafisici che
nessun matematico li ha mai visti). B) Se questa
civiltà non è già arrivata da noi
ciò dimostra “scientificamente” (sic!)
che non esiste nessuna
civiltà aliena e noi siamo l’unica specie
intelligente dell’Universo. Non
occorre essere Perry Mason o Carl Sagan
per smantellare facilmente questo castello di tarocchi.
Al punto A) non si parla di un’eventuale specie intelligente
extrasolare, di un’eventuale civiltà aliena
più
avanzata o molto più avanzata della nostra. Su assunti
assolutamente ascientifici si parla di una non
credibile civiltà di esseri soprannaturali onnipotenti da
cartoni animati giapponesi di bassa lega.
Esseri soprannaturali (esoterico-paranormali) e onnipotenti sia a
livello tecnologico che energetico.
Quanta energia ci vuole per far funzionare una sonda per molti milioni
di anni preservandone le
strumentazioni dal gelo interstellare a pochi gradi Kelvin? Con quale
tecnologia? Batterie a…
“moto perpetuo”? Questo solo per
l’alimentazione. E per la propulsione,
accelerazione/decelerazione?
Dopo l’accelerazione (avendo tempo da… buttare
via) è possibile sfruttare l’inerzia, ma senza
energia per
la decelerazione… “Ciao
ciao bambina” cantava il grande Domenico Modugno!
Le nostre sonde Pioneer e Voyager, con le batterie ormai totalmente
esauste, hanno superato il sistema
solare e sono in viaggio verso le stelle, sotto forma di sassi
metallici che nessuno troverà mai.
Ne era ben cosciente il mio amico Carl Sagan
che, come ha spiegato nel suo “The
cosmic connection”,
ha realizzato la famosa “targa di
Sagan” del Pioneer per ragioni
romantiche (“Bruno, I’m a dreamer,
but I'm not the only one” mi diceva canticchiando
“Imagine” di John Lennon) e per divulgare
l’idea del SETI
ai terrestri, non certo perché sperasse che il Pioneer
venisse ritrovato da alieni, partendo dalla
considerazione in base alla quale si calcolano in miliardi i meteoroidi
da un metro cubo presenti in un
sistema planetario. Quanto poi alle “macchine autoreplicanti
di Von Neumann” esse sono un simpatico
divertissement del noto matematico che quanto a voli pindarici e
fantasia faceva concorrenza al simpatico
astrofisico Fred Hoyle e alle sue “bio-comete
panspermatiche”. Le “macchine autoreplicanti di
Von Neumann” sono, fino a prova contraria, chimere
irrealizzabili, divertissement accademico.
Partendo
dalla constatazione che lo spazio non è vuoto, che il vacuum
assoluto è un’astrazione filosofica
che nulla ha a che spartire con la realtà fisica, poniamoci
una domanda: quando, dopo un viaggio durato
diverse centinaia di migliaia o milioni di anni (chissà se
noi umani esisteremo ancora?) i Pioneer e i
Voyager arriveranno nei pressi di una qualche stella, in che condizioni
saranno? Saranno ancora interi?
O saranno dei colabrodi? O saranno ridotti a una nuvoletta di limatura
metallica radioattiva dopo aver
urtato per milioni di miliardi di Km (“solo” 100
anni luce = 10^15 Km) contro micrometeoriti e materiale
interstellare vario del vuoto che non è vuoto? Mai dire mai,
ma, al di là di tutti i sogni fantascientifici,
tenendo i piedi per terra e per le ragioni sopra descritte, i viaggi
interstellari di materia artefatta (astronavi
e sonde) sono, ahimè, molto probabilmente impossibili. Altro
che astronavi con motori a “tachioni”!
“Tachioni” che fino a prova contraria non esistono!
I viaggi interstellari sono invece sicuramente possibili
per le onde elettromagnetiche artificiali (radio, laser, ecc.) che
viaggiano a velocità relativistica e che
sono almeno parzialmente insensibili alla materia interstellare.
E’ questo l’oggetto della ricerca SETI.
Ma anche quì gli estensori delle “implicazioni del
paradosso di Simplicio” hanno da berciare:
“se non abbiamo ancora mai ricevuto segnali
artificiali ET è perché ET non esiste”.
Ma questa è stupida ignoranza allo stato brado! Quanto a
mezzi il SETI è attualmente ancora
all’età della pietra. Con il nostro più
grande strumento, il radiotelescopio di Arecibo, possiamo
ragionevolmente sperare di individuare un forte segnale artificiale in
un raggio di sì e no 100 anni luce
che, in una Via Lattea avente un diametro di 100.000 anni luce,
rappresentano una cicca americana
rispetto a un’enorme mongolfiera. Radio-SETI
arriverà ad avere una capacità di ricezione di
segnali
candidati SETI con un raggio di 1.000 anni luce (che sono comunque
pochissimi) solo fra 2-3 anni
quando sarà completato il nuovo radiotelescopio Allen Telescope Array[5] che il
SETI Institute
sta costruendo in California. Per
arrivare ad avere una capacità di ricezione di segnali
candidati SETI
con un raggio di 25.000 anni luce, pari a solo la metà della
nostra Galassia, Radio-SETI dovrà
aspettare e sperare nella realizzazione di SKA, Square Kilometre Array,
un radiotelescopio da un chilometro quadrato).
Una civiltà aliena
più evoluta della nostra, cioè meno stupida ed
incivile Il 12
agosto 2006, durante una trasmissione
scaricabile online di Radio24 de “Il Sole 24
ORE” dedicata
a bioastronomia, SETI e calcolo distribuito, [6] giusto prima di
intervistarmi l’ottima giornalista scientifica
Sylvie Coyaud ha fatto un’amara constatazione: “Un extraterrestre che
cercasse dei terrestri
intelligenti avrebbe una possibilità su mille di trovarli,
mentre se andasse a cercare gli stupidi
terrestri ne troverebbe 99 su 100.” Partiamo da
questo “assioma
di Coyaud” (in epistemologia un
assioma è un teorema che non necessita di dimostrazione),
perché esso si presta a notevoli considerazioni
epistemologiche e sociologiche. Tutti gli studiosi e i ricercatori SETI
sono concordi nel ritenere che se
ricevessimo un segnale ET, esso sarebbe stato generato da una
civiltà extrasolare molto più evoluta della
nostra. Molto più evoluta, cioè più
intelligente e razionale, non solo sul piano tecnologico-scientifico,
ma
anche sul piano che noi definiremmo umanistico o, più
esattamente, epistemologico e politico-sociale.
Una civiltà che avrebbe già da tempi geologici
superato tutti i maggiori problemi che affliggono gli umani
e conseguenti al darwiniano retaggio della “bestia che
è ancora in noi”: homo homini lupus,
cioè l’uomo è
degli uomini il lupo (riferimento bibliografico lo STUPENDO libro “Maschi bestiali, basi
biologiche della
violenza” di Richard Wrangham & Dale
Peterson. Mi raccomando: non crepate prima di averlo letto!) [7].
Una civiltà che avrebbe già cancellato dal
proprio vocabolario le parolacce più volgari e schifose.
Che non sono certo cose naturalissime come il ca… e la fi..
che ci hanno generato, ma bensì le parolacce
oggettivamente più volgari e schifose che le persone colte e
raffinate non usano a tavola mentre stanno
mangiando e cioè (tappate le orecchie agli innocenti):
guerra, violenza, armi, bombe “intelligenti”,
pena di morte, tortura, sopraffazione, sfruttamento, oppressione,
autoritarismo, totalitarismo, inquinamento,
discriminazione, razzismo, maschilismo, stupro, sessismo,
sessuofobìa, ignoranza, superstizione,
colonialismo, imperialismo, fanatismo, fondamentalismo religioso, ecc.
Una civiltà molto più evoluta della nostra
coesisterebbe ecologicamente con il proprio ambiente avendo
risolto il problema dell’equilibrio demografico tra nascite e
morti (crescita zero), dedicherebbe al lavoro
necessario per il sostentamento il minor tempo possibile (lavorare
tutti per lavorare meno) onde avere
il massimo tempo libero per godersi la vita, realizzandosi nello
studio, nella ricerca scientifica, nell’arte,
nello sport, nell’amicizia e nell’amore; per lo
studio dell’Universo avrebbe interferometri orbitanti con
baseline da oltre 20 miliardi di Km per tutto lo spettro
elettromagnetico e sfrutterebbe l’effetto lente
gravitazionale (Einstein cross) della propria e delle stelle
più vicine per “guardare” ancora
più lontano [8]
senza muoversi dal proprio sistema planetario. Una civiltà
molto più evoluta e intelligente della nostra
inorridirebbe al solo pensiero di sporcare, inquinare, conquistare,
colonizzare l’intera galassia con
mostruose e deficenti “macchine autoreplicanti di Von
Neumann” perché, contrariamente a quegli
stupidi di cui all’ “assioma di Coyaud”,
non gliene fregherebbe un cavolo di sporcare, inquinare,
conquistare, colonizzare. Una
civiltà molto più evoluta e intelligente della
nostra preferirebbe starsene
a casa e, per la comunicazione interstellare con altre eventuali
civiltà intelligenti, userebbe le ecologiche
ed economiche onde elettromagnetiche. Quelle
che cerchiamo noi del SETI. Alla
faccia degli stupidi di cui all’ “assioma di
Coyaud” che hanno partorito il falso del “paradosso
di Simplicio”. NON
di Fermi! Rest
in peace Enrico.
Riferimenti:
[1]
Giuseppe Cocconi and Philip Morrison, Searching for Interstellar
Communications, Nature, Vol. 184,
Number 4690, pp. 844-846, September 19, 1959 (in italiano “Cercando
comunicazioni interstellari”)
[2]
Frank Drake, Project Ozma, Physics Today, 14 (1961), pp. 40 sgg.
[4]
Gerald Feinberg & Robert Shapiro, Una
parabola bioastronomica e SETI da
“Life Beyond Earth. The Intelligent Earthling’s
Guide to Life in the Universe”