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Le equazioni di Maxwell
di Carl Sagan [1]


Maxwell [2] escogitò un modo per mettere per iscritto ciò che si sapeva al suo tempo sull'elettricità e sul
magnetismo, un metodo per compendiare esattamente tutti quegli esperimenti con fili, correnti e magneti.

Ecco le quattro equazioni di Maxwell per il comportamento dell'elettricità e del magnetismo nella materia:

Occorrono alcuni anni di fisica a livello universitario per capire davvero queste equazioni.
Esse si scrivono usando una branca della matematica nota come calcolo vettoriale.

Un vettore, scritto in grassetto, è una quantità che ha sia una grandezza sia una direzione.
Novanta chilometri all'ora non sono un vettore, ma novanta chilometri all'ora sull'autostrada 1 in
direzione nord sì.

E
e B rappresentano il campo elettrico e il campo magnetico.

Il triangolo con un vertice verso il basso, chiamato nabla
(a causa della sua somiglianza con un tipo di
arpa del Vicino Oriente antico), esprime le variazioni dei campi elettrico o magnetico nello spazio
tridimensionale.

I segni per "prodotto interno" o "prodotto scalare" (rappresentato dal punto) e per "prodotto esterno" o
"prodotto vettoriale" (rappresentato dal segno x), dopo il nabla, esprimono due diversi tipi di variazione
spaziale.

E sovrapuntato e B sovrapuntato rappresentano la variazione nel tempo, il ritmo di mutamento dei
campi elettrico e magnetico.
j sta per una corrente elettrica.
La lettera greca minuscola 
ρ rho rappresenta la densità delle cariche elettriche,
mentre 
ε0 epsilon con zeroμ0 mu con zero non sono variabili, bensì sono proprietà della sostanza
in cui sono misurati E e B, e sono determinate dall'esperimento.
In un vuoto, 
ε0 epsilon con zeroμ0 mu con zero sono costanti della natura.
Se consideriamo quante quantità diverse sono riunite in queste equazioni, sorprende la loro semplicità.
Esse avrebbero potuto richiedere pagine e pagine, ma come vediamo non è così.

La prima delle quattro equazioni di Maxwell dice in che modo un campo elettrico dovuto a cariche
elettriche (per esempio elettroni) varia con la distanza (esso diventa tanto più debole quanto più cresce
la distanza).
Il campo, inoltre, è tanto più intenso quanto maggiore è la densità di carica (qunto più
grande è il numero di elettroni contenuti in uno spazio dato).

La seconda equazione ci dice che nel magnetismo non c'è una proporzione paragonabile alla prima,
in quanto le "cariche" magnetiche (o "monopoli" magnetici) di Mesmer non esistono:
se tagliamo in due parti un magnete a barra, non otterremo un polo "nord" e un polo "sud" isolati,
ma ogni pezzo della calamita avrà un suo polo "nord" e un suo polo "sud".
La terza equazione ci dice in che modo un campo magnetico variabile induca un campo elettrico.
La quarta equazione descrive l'inverso: in che modo un campo elettrico variabile (o una corrente
elettrica) induca un campo magnetico

Le quattro equazioni sono essenzialmente formulazioni distillate dai risultati di numerosissimi
esperimenti
di laboratorio, eseguiti principalmente da scienziati francesi e britannici.
Le equazioni definiscono in modo esatto e quantitativo ciò che io ho descritto in modo vago e qualitativo.

Maxwell si pose poi una strana domanda: che aspetto avrebbero queste equazioni
in uno spazio vuoto, in cui non ci fossero cariche elettriche e correnti elettriche?

Sembra ovvio prevedere che in un vuoto non ci siano nè campi elettrici nè campi magnetici.
Maxwell suggerì invece che la forma delle equazioni per il comportamento dell'elettricità
e del magnetismo nello spazio vuoto sia la seguente:

Maxwell fissò 
ρ rho uguale a zero, per indicare che non ci sono cariche elettriche.
Pose uguale a zero anche j, per indicare che non ci sono correnti elettriche.
Non eliminò però l'ultimo termine nella quarta equazione,
μ0 mu con zero ε0 epsilon con zero E sovrapuntato,
la debole corrente di spostamento nei materiali isolanti.
Perchè no? Come si può vedere dalle equazioni, l'intuizione di Maxwell conservò la simmetria fra
i campi magnetico ed elettrico.  

Persino in un vuoto, nella totale assenza di elettricità, o addirittura di materia, Maxwell suggerì che un
campo magnetico variabile suscita un campo elettrico e viceversa.
Le equazioni dovevano rappresentare la natura,
e la natura, secondo Maxwell,
doveva essere bella ed elegante.

(Per conservare la corrente di spostamento in un vuoto c'era anche un'altra ragione, più tecnica,
su cui qui sorvoleremo.)
Questo giudizio, in parte estetico, da parte di un fisico secchione, del tutto sconosciuto
tranne
che a pochi altri scienziati accademici,
ha fatto di più per plasmare la nostra civiltà
di dieci presidenti e primi ministri scelti a piacere.


In breve, le quattro equazioni di Maxwell per un vuoto dicono che in un vuoto:

1) non ci sono cariche elettriche
2) non ci sono monopoli magnetici
3) un campo magnetico variabile genera un campo elettrico
4) e viceversa: un campo elettrico variabile genera un campo magnetico
Scritte così le equazioni, Maxwell riuscì a mostrare facilmente che E e B si propagano
nello spazio vuoto
come se fossero onde.
Egli potè inoltre calcolare la velocità dell'onda.

Essa era esattamente 1 diviso per la radice quadrata di 
ε0 epsilon con zeroμ0 mu con zero.
Ma 
ε0 epsilon con zeroμ0 mu con zero erano stati misurati in laboratorio.
Introducendo i valori per 
ε0 epsilon con zeroμ0 mu con zero, Maxwell trovò che la velocità a cui
il campo elettrico e il campo magnetico dovrebbero propagarsi in un vuoto era,
sorprendentemente, la stessa già misurata per la luce!
L'accordo era troppo preciso per essere casuale.


D'improvviso, in modo sconcertante, elettricità e magnetismo risultarono essere profondamente
implicati nella natura della luce. Poichè la luce sembrava comportarsi come un'onda e derivare
dai campi elettrico e magnetico, Maxwell la descrisse come un'onda elettromagnetica.
Quegli oscuri esperimenti con batterie di pile e fili avevano qualcosa a che fare con la luminosità
del Sole, col meccanismo della visione, con la natura della luce.
Molti anni dopo, meditando sulla natura della luce, Albert Einstein scrisse:
"A pochi uomini nel mondo tale esperienza avrebbe potuto dire qualcosa"
.
Lo stesso Maxwell fu sconcertato dai risultati. Il vuoto sembrava agire come un dielettrico.
Egli disse che poteva essere "polarizzato elettricamente".
Vivendo in un'epoca meccanicistica, si sentì costretto a offrire un qualche tipo di modello meccanico
per la propagazione di un'onda elettromagnetica in un vuoto perfetto.
Immaginò perciò che lo spazio fosse riempito da una misteriosa sostanza che chiamò etere, la quale
sosteneva e conteneva i campi elettrici e magnetici variabili nel tempo, come una pulsante ma invisibile
gelatina permeante l'universo. Le vibrazioni dell'etere erano la ragione per cui la luce si propagava
attraverso di esso, proprio come le onde dell'acqua si propagano nell'acqua e le onde acustiche nell'aria.
Ma doveva essere una sostanza molto strana quest'etere, molto sottile, spettrale, quasi incorporea.
Il Sole e la Luna, i pianeti e le stelle dovevano passare attraverso di esso senza esserne rallentati,
senza neppure accorgersene. Eppure esso doveva essere abbastanza rigido da sostenere tutte queste
onde che si propagano a una velocità prodigiosa. La parola "etere" viene ancora usata saltuariamente,
senza che l'uso del termine implichi più l'accettazione del concetto. Quando nei primi tempi della radio,
si diceva che le sue onde si propagano "nell'aria", si intendeva dire nell'etere.
Oggi è però ovvio che le onde radio si propagano nel vuoto: uno dei principali risultati conseguiti
da Maxwell. Tali onde non hanno bisogno dell'aria per propagarsi.
La presenza dell'aria è per loro, semmai, un impedimento.
L'idea della luce e della materia in moto attraverso l'etere avrebbe condotto,
in capo ad altri 40 anni, alla teoria della relatività ristretta di Einstein,
alla formula 
E = mc2 e a molte altre cose.
La relatività e gli esperimenti che condussero a essa mostrarono in modo conclusivo che non c'è alcun
etere a sostenere la propagazione delle onde elettromagnetiche, come scrive Einstein nel suo
famoso articolo "Sull'elettrodinamica di corpi in movimento". Le onde si propagano da sè.
Il campo elettrico variabile genera un campo magnetico. Campo magnetico ed elettrico si sostengono
a vicenda, tirandosi sù per i legacci dei loro stivali (bootstraps).

Molti fisici furono profondamente turbati dalla fine dell'etere "luminifero".
Essi avevano bisogno di un qualche modello meccanico per rendere ragionevole, plausibile,
comprensibile l'intera nozione della propagazione della luce nel vuoto.
Un tale modello è però un espediente, un sintomo delle nostre difficoltà a riconoscere ambiti in cui
il senso comune non serve più.

Il fisico Richard Feynman lo descrisse così: "Oggi noi comprendiamo meglio che ciò che conta
sono le equazioni stesse, e non il modello usato per ottenerle. Possiamo soltanto chiederci
se le equazioni siano vere o false. Otteniamo la risposta a questa domanda facendo esperimenti,
e un gran numero di esperimenti hanno confermato le equazioni di Maxwell. Se togliamo
le impalcature usate per costruirlo, troviamo che il bell'edificio di Maxwell sta in piedi da solo."
 
Ma che cosa sono questi campi elettrici e magnetici che permeano tutto lo spazio?
Che cosa significano E sovrapuntato e B sovrapuntato?
Noi ci sentiamo molto più a nostro agio con l'idea di cose che si toccano e oscillano, che spingono e
tirano, piuttosto che con "campi" che muovono come per magia degli oggetti a distanza, o con
semplici astrazioni matematiche. Ma, come sottolineò Feynman, la nostra sensazione che nella vita
quotidiana ci siano effettivamente contatti fisici solidi, sensibili - come quando, per esempio,
prendiamo e usiamo un coltello - è erronea. Che cosa significa un contatto fisico?
Che cosa accade esattamente quando prendiamo un coltello, o spingiamo un'altalena, o produciamo
un'onda in un materasso d'acqua premendo periodicamente su di esso?
Se consideriamo la cosa in profondità, troviamo che non c'è alcun contatto fisico.
Sono le cariche elettriche presenti sulla nostra mano a influire sulle cariche elettriche
sul coltello o sull'altalena o sul materasso d'acqua, e viceversa.

Nonostante quanto sembrano dirci l'esperienza quotidiana e il senso comune, anche qui c'è solo
interazione di campi elettrici. Nulla tocca nulla. Nessun fisico ha mai preso l'avvio da un senso
d'impazienza nei confronti delle nozioni del senso comune, o dal desiderio di sostituirle con
qualche astrazione matematica comprensibile solo da raffinati fisici teorici.

I fisici partono, come tutti noi, da un'esperienza fondata su confortevoli nozioni del senso comune.
Il guaio è che la natura non accondiscende ai nostri desideri. Se noi rinunciamo a insistere sulle
nostre nozioni di come la natura dovrebbe comportarsi, ma ci poniamo dinanzi alla natura con
mente aperta e ricettiva, troviamo che spesso il buon senso non funziona. Perchè?
Perchè le nostre nozioni, sia ereditarie sia apprese, di come funziona la natura presero forma nei
milioni di anni in cui i nostri progenitori furono cacciatori e raccoglitori. Nel nostro caso il senso
comune è una guida infedele perchè la vita di nessun cacciatore-raccoglitore dipese mai dalla
comprensione di campi elettrici e magnetici variabili nel tempo.
L'ignoranza delle equazioni di Maxwell non fu mai punita dall'evoluzione. Ai nostri tempi è diverso.

Le equazioni di Maxwell mostrano che un campo elettrico rapidamente variabile
(con E sovrapuntato grande) dovrebbe generare onde elettromagnetiche.
Nel 1888 il fisico tedesco Heinrich Hertz fece l'esperimento e trovò di avere generato un nuovo
tipo di radiazione, le onde radio. Sette anni dopo alcuni scienziati britannici a Cambridge
trasmisero segnali radio su una distanza di un chilometro. Il 12 dicembre 1901 l'italiano
Guglielmo Marconi usò onde radio per trasmettere un segnale dalla Cornovaglia a Terranova,
attraverso l'Oceano Atlantico
.

Il collegamento economico, culturale e politico del mondo moderno per mezzo di torri di
radiodiffusione circolare, ripetitori a microonde e satelliti per telecomunicazioni risale direttamente
al giudizio di Maxwell di comprendere nelle sue equazioni del vuoto le correnti di spostamento.
E lo stesso vale per la TV, che ci istruisce e diverte in modo tutt'altro che perfetto; per il radar,
che potrebbe essere stato l'elemento decisivo nella Battaglia d'Inghilterra e nella sconfitta dei
nazisti nella 2a guerra mondiale; per il controllo e la navigazione di aerei, navi e sonde spaziali;
per la radioastronomia e la ricerca di esseri intelligenti nel cosmo;
e per aspetti significativi
delle industrie elettroniche e microelettroniche.

La nozione di campo di Faraday e Maxwell ha avuto inoltre un'influenza enorme nella
comprensione del nucleo atomico, della meccanica quantistica e della struttura fine della materia.

L'unificazione, a opera di Maxwell, dell'elettricità, del magnetismo e della luce in un tutto
matematico coerente ispirò i tentativi successivi, alcuni dei quali coronati da successo,
altri tuttora in stadi rudimentali, di unificare in una grande teoria tutti gli aspetti del modo fisico,
comprese la gravità e le forze nucleari.

Si può ben dire che fu Maxwell a dare inizio all'epoca della fisica moderna.


[1] Carl Sagan, Il mondo infestato dai demoni, Baldini&Castoldi, 1997, pp. 447-453

[2] James Clerk Maxwell (1831-1879), da Wikipedia

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