
Esempio classico dell'architettura ispirata alla Controriforma, tanto possente e
bella da essere definita «superba» da
Sthendal, la chiesa di
San Fedele fu costruita per i Gesuiti da
San Carlo Borromeo, che affidò
il progetto al suo architetto preferito, il
Pellegrini. Fedele alle direttive
della Chiesa in materia di architettura religiosa, il Pellegrini creò la
robusta facciata, in cui un vivo risalto plastico è dato dalle cornici, dalle
colonne, dagli elementi decorativi. Il fianco sinistro, invece, a due ordini di
colonne con finestre e nicchie, è molto più sobrio, più pacato.
All'interno, l'unica, grandiosa navata, è divisa in due sole campate da archi
nascenti dalle colonne addossate alle pareti. Nella chiesa sono conservate buone opere
di pittura fra le quali: al primo altare a destra,
Sant'Ignazio in Gloria, del
Cerano; al secondo altare, con la curiosa collocazione delle colonne sorrette
da angeli,
Quattro Santi, di
Bernardino Campi; al primo altare a sinistra,
Deposizione, di
Simone Peterzano. I cinquecenteschi confessionali
intagliati, molto belli, sono opera dei
Taurini, mentre il coro ligneo
intarsiato nell'abside, proveniente dalla demolita chiesa di
Santa Maria della
Scala, è attribuito ad
Anselmo del Conte (XVI secolo). La sagrestia,
alla quale si accede dopo il secondo altare destro, è definita la più
bella di Milano per gli stupendi armadi intagliati.