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Benvenuti a Barile comune della Basilicata, situato alle falde orientali del monte Vulture a 600 m. s. m. in provincia di Potenza. Sorge su due colline dalle quali si gode un ampio orizzonte fino all'Adriatico. Il nome deriva dalla sua posizione di barrelium (nel latino medioevale <<sbarra>>), cioè un posto di transizione delle greggi, che di li salivano ai pascoli dell'Appennino.

Nel 1152 è ricordato come casale; dal 1478 arrivarono vari popoli che incrementarono lo scarso numero di abitanti. I primi furono gli Albanesi, profughi di Scutari e di Croia seguiti nel 1533 da Greci di Corone. Altri Albanesi si stanziarono nel 1597, e nel 1647, all'epoca di Filippo IV altri Greci, i Mainotti, emigrati da Maina, l'antica Lettura. Così Barile divenne città bilingue suddivisa in nove contrade, in cui convivevano riti e tradizioni latine e greche. i Greci si stabilirono nella contrada del paese detta Pagliari in cui la via principale prese il nome di Maina, mentre gli Albanesi si insediarono sulla parte più alta e settentrionale della collina ancora oggi detta degli Scuteriani. 

I primi rifugi di entrambi i popoli furono grotte scavate nel tufo vulcanico compatto della collina dello Scescio, sulla quale s'adagia il paese nella parte orientale. Erano costituite essenzialmente da un vano e da una grotta retrostante; successivamente si composero anche di più vani sovrapposti e di una o più grotte. Attualmente queste grotte sono adibite a cantine; tali manufatti, garantiscono, infatti, per temperatura e grado di umidità, condizioni ottimali per la conservazione del vino.

I suggestivi luoghi e lo splendido scenario, indussero il celebre regista e scrittore Pier Paolo Pasolini nel 1964 a girare il film dal titolo "Il Vangelo secondo Matteo" facendo recitare esclusivamente personaggi del paese.

L' economia del paese si è basata sempre sull'agricoltura e la commercializzazione dei derivanti prodotti, quindi le colline ben soleggiate, dal terreno di origine vulcanica, sono coltivate a vigneti ed oliveti. Nell'ultimo decennio del Novecento, dopo anni di emigrazione, la cittadina, si è ripresa grazie agli insediamenti industriali del Melfese e alla rivalutazione della pregiata produzione vitivinicola e olivicola. Ciò che oggi è Barile, testimonia il cammino di operosità e di progresso compiuto. Il vitigno Aglianico D.O.C. è tra i 100 vini più apprezzati nel mondo, e il suo vino robusto e corposo accompagna piatti sempre più prelibati. Si rammendano le origini del vitigno dell'  Aglianico sicuramente molto antiche. Introdotto in Italia dai Greci (il suo nome deriva infatti dal termine Hellenica, mutato in Hellanica e quindi Aglianico nel XV secolo sotto la denominazione Aragonese), secondo alcuni in epoca romana concorreva alla costituzione del Falerno, vino celebrato dai poeti dell'antichità classica. Il paese, avente non a caso come stemma un barile, al centro della zona del Vulture quindi in posizione strategica, era un importante mercato anche per i comuni vicini. I grandi produttori di vino del nord d'Italia, assieme a tanti buongustai venivano a prenotare enormi quantità di uva o di vino, così una decina di treni merci al giorno partivano alla volta di Milano, Varese, Torino. 

Gli anziani lo raccontano ancora come se fosse ieri. Le nuove tecniche e la modernizzazione degli impianti non hanno intaccato il prodotto che ha conservato intatte tutte le sue caratteristiche. Dal colore rosso rubino più o meno vivace, da un sapore asciutto, sapido, armonioso, viene invecchiato in botti di rovere. Si consiglia pertanto la sosta presso una delle cantine per acquistare questo pregiato vino che davvero merita adeguato apprezzamento;

Ma per i veri buongustai non tralasciamo l'olio extravergine d'oliva Vulture Dop che assieme al già decantato vino costituisce un' altra fonte di primaria importanza per l'economia barilese. I terreni vulcanici del paese offrono l'apprezzata varietà "Ogliarola del Vulture", da cui si ricava un olio limpido e fruttato, che si caratterizza per il suo basso tasso di acidità. La raccolta delle olive avviene ancora manualmente. Il frutto viene staccato direttamente dalla pianta e portato subito al frantoio dove viene molito e trasformato esclusivamente a freddo in giornata, come impone l'antica tradizione olearia barilese. Un metodo faticoso, ma che riscuote enormi vantaggi. I frantoi oleari presenti operano ininterrotamente per soddisfare anche i tanti palati d'oltreoceano che si giustificano di non poter mangiare senza quello che per loro è diventata una droga.

Il paesaggio di Barile è dominato dai rilievi del monte Vulture, i cui versanti ricoperti di castagneti e, più in quota, a boschi di cerri e faggi offrono uno spettacolo suggestivo specie in autunno, quando le variazioni di colore delle chiome si fanno più evidenti. Le castagne, ultimo dono della natura al comune, ma non di secondo piano, vengono raccolte in ottobre, e grossisti locali provvedono a piazzarle nei migliori mercati italiani, per la mancanza di aziende di trasformazione in loco.

Tutti questi prodotti contribuiscono alla realizzazione di ottimi piatti, perchè Barile è un paese di buongustai. Quindi, si annoverano, tra i primi piatti: Tumazze ma tugljie, (tagliatelle con la mollica di pane), Shcafftun al ragù, (tortiglioni al ragù), Laganelle al sugo di fagioli completato da pomodoro e carne di agnello stufata, Trittico lucano, condito esclusivamente con ragù e una spolverata di pecorino locale, Taglierini estate vegetariana, Orecchiette al ragù, Pastë e cimërrepë, ( pasta e cime di rapa), Penne con i broccoletti, Orecchiette piccanti con le fave,  Lagane e ceci,  Fave e cicorie selvatiche, Zuppe di legumi con aglio e olio, Zuppe di verdure selvatiche, Cicoria marinata, Farro con le verdure dell'orto, Tumazzë ma qumësht, (tagliolini al latte), Pancotto al pomodoro, tipica zuppa contadina, tra le paste fatte in casa dalle nostre sempre più laboriose donne. Ancora, si annoverano gli Strascinati,  i Cavatelli, le Lagane, Manatelle,  kapelët, (le orecchiette), spesso in coppia con i Ravioli con la ricotta; i Fusilli, la Zuppa di malva, "Dromësat", (polenta di farina di grano), Lijëngtët e pocës, (minestra nella pignatta), ceci e cicerchie. Tra i secondi piatti:  Coniglio al finocchietto, Capretto al forno con verdure di campo, interiora d'agnello all'aceto su crema di patate, Cosciotto d'agnello farcito, Brodetto di carne d'agnello, consumato a Pasqua, Agnello all'aglio, i Cutturiddi, carne di agnello tagliata a pezzetti e lessata con cipolline, sedano e rosmarino, gli Gnumiriddi, e mozzarella, preparati con le interiora di agnello legate con i budellini, che si fanno allo spiedo o in graticola, al forno o in umido, Mignatelli con patate, Pollo ripieno, Carrè in sfoglia di erbe, Spezzatino ai peperoni, Cotolette di caciocavallo, Scaloppine alla provola, insalata d Cpuglin, (insalata di lampasciuoli), Papdind mbushje me tuglijë, (peperoni ripieni con mollica di pane), Pepra te ziere daledale, (peperoni stufati), Ciambotta, (baccalà, peperoni, cipolle, pomodori e peperoncino), Patate sotto cenere, la Salsiccia casereccia o lucanica, con una lavorazione manuale, chiamata "a punta di coltello" arricchita dall'uso di essenze casalinghe come la passata di peperone o dai semini di finocchio selvatico, poi asciugata vicino al caminetto, che bruccia ceppi di particolari legni, la Sugna piccante, condimento di grasso di maiale unito a finocchio, sale e peperoncino con il quale si accompagna il pane fatto in casa e le salsicce e soppressate sia fresche che secche, li Chamaruchiglj, ovvero lumache cotte in salse aromatiche, funghi e tartufi dei boschi del Vulture, Ciambella al capocollo, Pizza alla ricotta e verdure, Frittata ortolana. E... in ultimo prima del caffè...: Calzoni impastati in purea con ceci lessati, zucchero, cannella, e un liquore alle erbe aromatiche, Calzoni, ripieni di marmellata di castagne, Ciambelline ai semi di finocchio, Zeppole lucane, tipiche di carnevale, Cuccia, il Castagnaccio, Fichi secchi con semi di finocchio, le Copete, (pasticcini di pasta di mandorle), i Calzoncelli ripieni di crema di ceci impastata con cacao amaro e zucchero, le Friselle, i Tarallucci ai semi di finocchio, la dolcezza dei Taralli ricoperti di glassa di albume d'uovo e zucchero a velo. I boschi del Vulture sono ricchi di piante aromatiche, molte delle quali utilizzate fin dalla seconda metà de xv secolo come dimostrato da uno studio etnobotanico da parte di un gruppo di ricercatori del Research Group Ethnobiology della school of Pharmacy dell'università di Londrra, sotto la guida di Andrea Pieroni. Erbe alimentari dette "liakra" e quelle medicinali denominate"bare". La ricerca ha sottolineato l'importanza di molte piante ed erbe officinali, ingredienti carichi di arcana suggestione della cucina e utili nella prevenzione delle malattie degenerative legate ai processi di invecchiamento. Salvia, Finocchio selvatico, Cicorie, Malva, Peperoncino, "ghiums", "scrp", "rscedd", "bucc a liepr", usate dai nonni nell'alimentazione, nella medicina, sia umana che veterinaria, nei lavori agricoli, nelle cerimonie rituali, riprendono il ruolo da protagonisti che avevano in passato.

Tra i personaggi illustri che ebbero i natali, ricordiamo i giureconsulti Domenico Moro e Flaminio Ferrone, e il giornalista Vincenzo Turiello.

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