Associazione Famiglie Ripabottonesi

 

 

 

 

 


Ripabottoni

così piccolo: così grande

 

 (trascrizione e HTML di Matteo Fiorito)


 

   Lisa Carducci

Ripabottoni

L'ITINERARIO DEL CUORE DI LISA

(articolo apparso sulla rivista altri intinerari-autunno 2004 )

Testo di Lisa CARDUCCI
Foto Lisa CARDUCCI / Tobia PAOLONE

  Quando ero bambina, sentivo i grandi,cioé mio padre con fratelli e sorelle, parlare di Ripabottoni. lo sapevo di vivere in Canada. Allora, con la saggezza dei miei 4 anni, dicevo che, una volta diventata grande anch'io, sarei andata a vedere quel paese lontano che sembrava tanto bello. Fu una delusione per me scoprire a poco a poco che esistessero altri paesi ecittà, perché Ripabottoni si diluiva allora in un'altra dimensione, un'altra realtà che non era più quella del sogno.

                           (la famiglia Carducci in una foto degli anni 40)

È soltanto all'età di 30 anni che hofinalmente visto con i miei occhi la terra dei miei padri, che era anche quella di Arturo Giovanitti, di Paolo Gamba, e più vicino a noi, di Piero Cappuccilli. Mi ricordo la commozione con la quale ho fatto pellegrinaggio da Roma a Ripabottoni via Campobasso, il pesante silenzio dell'aria, i campi assetati, la luce del sole che attraversava le palpebre, l'ombra spietatamente assente, un desiderio dineve all'improvviso, le colline, i monti alti, i fiumi, le curve, i campi ...Mi ricordo i nomi che tintinnavano all'orecchio come una musica celeste: Bonefro, Campomarino, Termoli, Isernia, Venafro, Casacalenda, Larino, Cantalupo, Ferrazzano ...Nel frattempo, erano scomparsi i nonni, ma in me germogliava - che dico! - era sbocciato il desiderio, la passione di essere italiana, molisana, e ripabottonese. Come mia nonna, coltivavo basilico, pomodori e cocozzielli (zucchine). Il geranio, che nel giardino di mia nonna odiavo da piccola per il suo odore, era diventato il mio fiore preferito. E da ogni città italiana che visitavo riportavo una talea (per favore, non ditelo ai doganieri.). Preparavo gli spaghetti di casa, la capunata, il baccalà, i taralli, la scapece, la mbaniccia, i cavatelli, la ciabotta, la past'e fagioli, l'agnello e la capra, che sono tuttora la mia carne preferita. Sono ritornata a Ripabottoni a cercare negli archivi le notizie ancora reperibili sui miei nonni. Vi ho portato i miei figli affinché conoscessero anche loro la storia del nostro sangue. Sono ritornata varie volte nel Molise senza passare per Ripabottoni. Non ero andata al paese dal terremoto del 31 ottobre 2002 e nel luglio 2004 mi aspettavo tutt'altra cosa: palazzi crollati, gente depressa o disperata e livello d'attività zero. Un paese morto. Vi ho trovato invece la forza e il valore della nostra gente: quasi tutte le costruzioni sono state colpite e più della metà delle case sono inagibili. Il nostro paese è tutto di pietra, come rivela il termine "ripa", e così il suo popolo. 

Una fontana "monumento"

(Lisa dinanzi alla fontana monumentale costruita nel 1863)

II nostro paese è ricco di fontane, ma la fontana monumentale della piazza era rimasta profondamente incisa nella mia mente e nel mio animo. Le avevo allora dedicato una poesia incorporando degli elementi d' a fentan d'o gerone e d' a fentan abball', la quale acqua non è potabile. La fontana monumentale costruita nel 1863 era all'epoca un simbolo di ricchezza per un paese come Ripabottoni. Cadute le volute sommitali nel momento del sisma del 2002, la fontana è stata magnificamente restaurata dopo lo smontaggio della parete retrostante, la numerazione di ogni pietra in previsione del rímontaggio e la pulizia a fondo. Vi manca ancora l'acqua, ma il nuovo sindaco, Francesco Panunto, ha affermato che "correrà di nuovo al più presto". In gran parte, i lavori di restauro sono stati finanziati dalla comunità ripabottonese di Montreal, dieci volte più numerosa di quella rimasta in paese (soltanto 650 persone), che vede nella fontana il simbolo della vita che continua nonostante gli eventi sismici. Quando sono giunta al paese la sera del 18 luglio di quest'anno per vedermi conferita la cittadinanza onoraria di Ripabottoni, vedere la chiesa madre stretta in un corsè di ferro ha causato in me un effetto drammatico. Constatare che la fontana tanto amata era già ricostruita è stato un balsamo per il mio cuore. II terremoto non ha ucciso Ripabottoni. Una dozzina di famiglie abitano ancora le "casette" di legno costruite per i terremotati non autorizzati a ritornare a casa propria, ma ci sono delle tendine di delicato merletto alle finestre ed i balconi sono abbondantemente fioriti. La gente è sempre accogliente e sorridente come prima.

Ripabottoni, un piccolo Tibet

      (Lisa con il Sindaco prima della consegna della

               cittadinanza onoraria di Ripabottoni)

lo, a Ripabottoni, non sentivo caldo come gli abitanti locali perché sono abituata a Beijing (Pechino, Cina) ad una temperatura molto più elevata e ad un clima umidissimo, d'estate. Insomma, la ricchezza di Ripa è il suo sole e la sua aria pura. Lo dobbiamo all'assenza dell'industria? Sì, ma ci vogliono dei luoghi così, lontano dal caos e dai fumi delle moderne e convulse metropoli. Certi giorni a Ripa pensavo al Tibet, il "tetto del mondo", dove l'uomo è vicino al cielo e dove il sole lo accarezza senza dover attraversare doppi strati di nuvole, e mi dicevo che il Molise è dotato di tante ricchezze: arte, architettura, tradizioni e costumi, cucina, musica, storia, letteratura e natura. Pensiamoci un po': la nostra regione va da 2.500 metri di altitudine a 0 m, dai monti incoronati dalla neve al mare di Termoli, che anche quest'anno ha meritato la biandiera blu europea per la qualità delle sue acque. Sono stata accolta dalla popolazione con la tradizionale ospitalità dei Ripabottonesi. Mi hanno dato l'occasione di conoscere meglio la culla dei miei padri, nonché di approfondire la mia conoscenza della vita in un paese di montagna per l'80% agricolo. Ho trovato lì persone squisite, generose, che si sono rese disponibili per farmi approfittare al massimo di questo breve soggiorno nel paese d'origine, persone pronte ad aiutare e a far piacere.

Grazie a loro, ho potuto visitare, oltre a Ripabottoni, anche Cerro al Volturno, Termoli, Campobasso. A Provvidenti, il paese di mia nonna, ho notato delle case che erano sprofondate o scivolate senza crollare sotto l'effetto del terremoto. A Scapoli ho assistito al Festival internazionale della zampogna e, a Jelsi, alla 199esima Sagra del grano, il 26 luglio, festa di S. Anna.

In mezzo alla comunità ripese ho avuto modo di constatare il coraggio, la volontà e l'unione che le ha permesso di uscire vittoriosa dall'ancora recente evento nefasto. Il terremoto ha colpito le case, non le anime. Anzi, ha ridato loro nuova linfa, dimostrando che non è il numero di abitanti che fa la grandezza di un paese.


 

Viaggio in Molise di Lisa Carducci

(articoli apparsi sul Cittadino Canadese)

Già da tempo cittadina italiana nonché canadese, sono diventata il 18 luglio 2004, cittadina onorifica" di Ripabottoni. I motivi del conferimento sono stati già esposti nell'articolo firmato da Ida Di lanni pubblicato il 18 agosto.

Non é da tanto che il nome di Ripabottoni fa dire qualcosa a chi lo sente, a cominciare dagli italiani che vivono in Italia: "Ripabottoni? Dove si trova? Mai sentito nominare  ...... Purtroppo, il nostro paesello é stato messo sulla carta geografica in seguito ad un triste avvenimento: il terremoto del 31 ottobre 2002.

Durante il mio recente viaggio, quando dicevo che andayo a o venivo da Ripabottoni, si rispondeva prontamente: "Ah! Il terremoto!", seguito da una richiesta di notizie sul passe, sulla gente, sulle case inagibili e ancora da riparare.

Nel treno che mi riportava a Roma per il rientro in Cina, leggevo il bollettino 'Ripabottoni Notizie' che é giunto già a 40 numeri, dalla sua nascita, un anno e mezzo fa. E gli altri passeggeri, vedendo il nome del paese, m'interrogavano.

La creazione di 'Ripabottoni Notizie', passato da due a quattro pagine dal numero 24, é stata una delle iniziative per sostenere il morale delle persone afflitte dopo il terremoto. Chi era afflitto?

Sarebbe meglio chiedere chi non era…Si sa bene che tutti gli abitanti (attualmente 650 persone) del paese hanno dovuto uscire dalle case per motivi di sicurezza. C'é stato all'inizio il "villaggio blu" costituito da tende installate senza ritardo; dopo dieci giomi, una buona parte della popolazione era rientrata a casa propria. Ma se il 62 % delle case sono ancora inagibili, altre persone non hanno tuttora il permesso di ritornare sotto il loro tetto e una dozzina di famiglie vivono ancora (e chi sa per quanti mesi!) nelle case di legno che che sono state costruite per permettere a questi abitanti svantaggiati di non essere costretti a lasciare il paese e di vivere degnamente in seno alla comunità.

Sono stata accolta dalla popolazione con la cordiale ospitalita dei ripabottonesi. Mi hanno dato 1'occasione di conosecre meglio la culla dei miei padri, nonché di approfondire la mia conoseenza della vita in un paese di montagna per 1'80% agricolo. Ho trovato lì delle persone squisite, generose, che si sono rese disponibili per farmi approfittare al massimo di questo breve soggiomo nel paese d’origine ad aiutare e a far piacere. Grazie a loro, ho potuto visitare, oltre a Ripabottoni, anche Cerro al Volturno, Term oli, Campobasso, lelsi, Scapoli, San Vincenzo, Castelnuovo, ecc. A Provvidenti, il paese di mia nonna, ho notato delle case che erano sprofondate o scivolate senza crollare sotto 1'effetto del terremoto. A Scapoli, ho assistito al festival internazionale della zampogna, e a Jelsi, alla 199a Sagra del grano, il giomo 26 luglio, festa di S. Anna. Conserverò di questo viaggio un ricordo interamente positivo.

In mezzo alla comunità ripese, ho avuto modo di constatare il coraggio, la volontà e 1'unione che le ha permesso di uscire vittoriosa dall'ancora recente evento nefasto. I1 terremoto ha colpito le case, ma non le anime. Anzi, le ha rianimate, dimostrando che non é il numero di abitanti che fa la grandezza di un paese.

Sono orgogliosa di appartenere ad un popolo così forte, valoroso, e dalla storia gloriosa, che ha visto nascere dei personaggi come il pittore Paolo Gamba, il professore di medicina Pietro Ramaglia, il patriota Tito Barbieri, il difensore dei diritti umani Arturo Giovannitti, e gli avi del baritono Piero Cappuccilli (nato a Trieste). A Ripabottoni, un futuro sempre migliore.


 

Ripabottoni dopo il terremoto

 Non ero andata a Ripabottoni dopo il terremoto del 31 ottobre 2002 e mi aspettavo tutt'altra cosa, cioè palazzi crollati, gente depressa o disperata e livel1o d'attività zero.

Praticamente, un paese morto. Vi ho trovato invece la prova che la nostra gente è valorosa e forte. Quasi tutte le costruzioni sono state colpite, e più della metà delle case sono state dichiarate inagibili. Gran parte delle strutture sono ancora oggi rinforzate da un sistema di cavi d'acciaio interni o d'impalcatura di legno esterna.

Il nostro paese è tutto di pietra. Vedere la chiesa madre stretta in un corsè di ferro mi ha fatto un effetto drammatico. Pero, la nostra fontana tanto amata è stata già ricostruita, pietra su pietra, ed è un balsamo sulla piaga del paese. Bisogna notare qui che la ricostruzione è dovuto in gran parte ai fondi offerti dalla comunità ripabottonese di Montreal, che è dieci volte più numerosa di quella rimasta al paese. Vi manca ancora l'acqua, ma il nuovo sindaco, Francesco Panunto, si è dimostrato desideroso di vederla scorrere di nuovo al più presto.

Questo è un altro elemento caratteristico della nostra gente. Contrariamente a cio che ho sperimentato in altri "paesi" dell'Italia, i Ripabottonesi non chiedono "Come si vive all'estero? Si sta bene in Canada?". Il motivo è che tutti hanno dei parenti in Canada, negli Stati Uniti, in Argentina o altrove, e una gran parte di loro sono andati all'estero una o più volte. Inoltre, numerosi sono gli oriundi di Ripabottoni che tornano ogni anno a vedere la famiglia. Ne risulta una comunità aperta di mente e informata sulla vita che si svolge in altri posti del mondo. .

Poco dopo il mio arrivo ho assistito al funerale di un concittadino nella chiesa gialla e blu eretta dopo il terremoto. Si trova al centro del paese, sul viale Lombardia nominato in onore degli Alpini, che sono venuti da varie parti del paese ad aiutare immediatamente dopo il terremoto. Inoltre sono state nominate la via Robert Bosch per la ditta che ha offerto delle caldaie e la via dei Volontari della Protezione civile in riconoscimento per i pronti ed effettivi soccorsi prestati al popolo sinistrato.

Dietro a me, in chiesa, una donna cantava con una voce d'angelo. Mi sono girata per vedere chi fosse. Era Delia Vannelli, una delle persone che abitano la dozzina di case tutte di legno, a piano unico, costruite per alloggiare le vittime del terremoto.


 Terra di gente valorosa

La terra ha tremato

Ma non ha vinto

Le trebbiatrici di nuovo attive

La fanno oggi tremare.

Scorrono il Cigno, il rio Maio

E le generose fontane

Diluendo a poco a poco

La macchia novembrina

 Rigogliose le colline

Di smeraldo e oro dipinte

Nutriscono la gente valorosa

Del mio ameno paese

 

Lisa Carducci

(A. Montecastello, 24.7.04)


Eccovi altre testimonianze sul dopo terremoto

La signora Delia Vannelli, di 86 anni, vive con la sorella Maria Giannina, di 91 anni, in una delle case di legno erette per i terre­motati. Le scosse si­smiche non tanto hanno danneggiato la loro casa, che era a pianterreno, ma le lesioni dei piani superiori rendono l'intera costruzione inagibile.

Il primo anno dopo il terremoto, le sorelle Vannelli l'hanno passato al Sogno, un ristorante in fondo alla valle trasformato in rifugio per una cinquantina di vittime. Ogni famiglia aveva una camera privata e divideva la cucina e il salone. Oggi che le famiglie sono state sistemate ad altri posti, Il Sogno, comprato dal Comune, finge da sede del Consiglio comunale, visto che tanto il palazzo comunale quanto l'ufficio postale e l'ambulatorio sono inagibili. Il "supermercato" locale si era trasferito in un garage, fino allo scorso giugno.

Occupa adesso la vecchia palestra, un contrasto interessante tra le merci moderne e le mura antiche.

Della casa di oggi, la signora Vannelli non ha da lamentarsi. Il bagno e l'angolo cucina erano arredati. Gli altri mobili sono stati presi dalla casa occupata prima del terremoto. È riscaldata e lei stessa ha fatto installare l'aria condizionata. Deve pagare soltanto l'elettricità.

"Insomma, si sta bene ­dice Delia Vannelli - pero non è mai come a casa propria. "  Ho visitato anche la casa di Maria Incoronata Ricci e Elio Ciampaglia, anche loro vittime del terremoto. Hanno due figli, Leonardo di 17 anni e Marianna di 13, e dispongono di due camere da letto abbastanza grandi e di una stanza rettangolare che fa da salotto, cucina e sala da pranzo. C'è una camera da bagno completa; la lavatrice è propria. come il frigorifero, i letti ed altri mobili che la famiglia ha ritirato dalla casa diventata inagibile. Possono vivere norrnalmente, cioè con televisione, telefono, computer. Pagano l'elettricità a prezzo ridotto.

Nel momento della mia visita si trovava presente la nipote della signora Ricci, Paola, 13 anni. Con la cugina Marianna si divertiva a scambiare dei messaggi sul telefonino che si trova in mano a tutti in Italia oggi.

Maria Incoronata fa la bidella nella scuola di Morrone. Ha sentito la prima scossa ma la scuola non è stata danneggiata, neanche le altre costruzioni di Morrone. "Quando sono tornata a Ripabottoni, ho visto la gente che correva per le strade..:', si ricorda Maria Incoronata. aggiungendo: "I soccorsi sono arrivati immediatamente: Croce Rossa, Protezione civile, Alpini di Lombardia   I primi giorni li ha passati sotto una tenda".ma. racconta lei "non abbiamo mancato di niente; nessuno, grazie alla reazione corretta e rapida dell' amministrazione. C'erano dei termosifoni elettrici ed avevamo il pasto caldo ogni giorno".

La figlia Marianna partecipava ad una gita scolastica quel giorno. Paola, invece, era a scuola. e "il secondo piano ha tremato abbastanza forte", dice la cugina. Ho avuto paura". Per le due ragazze è stata la più brutta esperienza della loro vita.

Dopo dieci giorni, la famiglia si è trasferita dalla madre di Maria Incoronata, a Morrone, dove ha vissuto sette mesi. "La costruzione delle casette é stata veloce.

"II 2 giugno 2003 - si ricorda con precisione Leonardo - siamo venuti ad abitare qui". Insomma, riprende la madre, si sono già abituati qui, ormai.

Ripabottoni dopo il terremoto non è diventato un paese morto. Ci sono delle tendine di delicato rnerletto alle fmestre delle casette e i balconi sono abbondanternente fioriti. La gente è sempre accogliente e sorridente corne prima.

 

Un’agricoltotrice al Consiglio

 All'elezione del consiglio municipale di Ripabottoni, nel maggio 2004, tutti gli aventi diritto hanno votato. Nove sono gli eletti del partito al potere e quattro gli opponenti. Dopo il terremoto, i problemi sono aumentati, anche quelli della vita quotidiana. Per esempio, si parla di stabilire un mercatino fisso; i venditori ambulanti nuociono al commercio locale, dicono certi. La dozzina di fontane che fanno l'orgoglio di Ripabottoni sono o senz'acqua, o sporche. C'è stata una campagna per pulirle alla quale ha preso parte con i volontari anche il sindaco. A queste realizzazioni concrete vi è per qualcosa Anna Filomena Zurlo. Appoggia il sindaco Francesco Panunto perché "è un sindaco che fa parlare gli altri e che ascolta. Quando va ad un appuntamento alla Regione, porta. sempre qualcuno con lui."

"Mena" - corne si fa chiamare in tutta semplicità - mi è stata simpatica a prima vista. La sera della cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria, ho espresso il desiderio di assistere alla Sagra del grano di Jelsi alcuni giorni dopo. Subito, Filomena mi ha affermato: "Ci andrai!" Anzi ci siamo andati in dieci!

A vedere questa donna sempre vestita con eleganza, chi direbbe che lavora nei campi? Con il marito e i suoceri, si occupa di 40 ettari di terra che producono grano, foraggio, avena. Nel frattempo, mantiene una figlia universitaria. Fino a poco fa, Mena aveva anche tre nonni a carico. Gli ortaggi sono per consumo domestico. Facendomi visitare la sua proprietà e spiegandomi gli attrezzi agricoli, Mena sfoglia per me il calendario dei contadini. Febbraio-marzo: ripressatura, semina, concimazione; aprile: diserbo; giugno-luglio: raccolta, mietitura; agosto: aratura, e aiuto agli altri che non tutti hanno gli attrezzi necessari. Filomena è anche presidente dell'Azione cattolica. Il movimento prepara dei dolci per gli anziani, organizza delle feste, procede a delle raccolte per i paesi poveri, si occupa di adozione in India, ecc.

Anna Filomena Zurlo rimane una contadina perché ama la campagna. Ha fatto due anni di studi "agrari" a Campobasso, ma le piaceva di più l'agricultura "concreta", nella terra piuttosto che nei libri. Molto occupata, le resta poco tempo da dedicare all'uncinetto, al taglio e alla lettura. Suo marito, Michele (anche lui Zurlo di cognome), lavora alla Fiat a Termoli.

Ciò che Anna Filomena Zurlo ritiene più importante è l'unione della famiglia, i grandi valori famigliari. Anche la madre di Mena ha passato 40 anni con la suocera, che era per lei come una mamma.

Dal censimento del 2000 si contano 187 aziende agricole a Ripabottoni dove lavorano 233 persone. Di proprietà totale sono 29 aziende, mentre 66 sono di proprietà parziale o affittate. Il resto è di uso gratuito o in affitto. Le famiglie sono 307. La media di terra è di 10 ettari; una ventina di aziende dispongono di 40­60 ettari, mezzi e animali. Dei 3.186 ettari del paese, 2.558,21 sono agricoli.

 

l'Angolo del Poeta

leggete la storia della fontana

IL GUERRIERO SANNITA

"Ripabottoni Notizie

homepageripanotizie


Hosted by www.Geocities.ws

1