ELEZIONI USA - UPDATES
12/3/2009

Si articola lungo due linee direttrici la ricetta del presidente americano Barack Obama in vista dei due G20 in programma nel prossimo mese: nel fine settimana quello dei Ministri delle Finanze, ad aprile i leader mondiali.

Barack Obama amplia alla scena internazionale il suo atteggiamento interventista. E -pensando al G20- prova subito a mettere la vecchia Europa con le spalle al muro. Obama, che ha firmato tra le critiche la manovra federale da 410 miliardi per il 2009, ha messo nero su bianco due linee guida per il doppio appuntamento del G20: "il primo obiettivo � assicurarci che ci sar� un'azione concertata in tutto il mondo per rilanciare l'economia, il secondo � garantire un'agenda di riforma delle regole, per evitare rischi sistemici di questo tipo", ha spiegato il leader americano, con a fianco il segretario al Tesoro Tim Geithner, che nel weekend voler� a Londra per il summit dei Ministri delle Finanze. Obama attacca pure le tentazioni protezionistiche, ma sa bene che per Washington sar� un successo soprattutto se riuscir� a far passare -ad aprile- un pacchetto di misure coordinate di stimolo sul modello americano, dalla durata pari a quella della crisi. Al di qua dell'Atlantico, la maggior parte dei Paesi europei appare invece pi� orientata a uscire dal G20 con un chiaro mandato di riforma dei mercati finanziari, in particolare per quanto riguarda hedge funds e prodotti derivati.

27/2/2009

E' contenuto in 134 pagine il primo bilancio federale dell'era Obama: che promette copertura sanitaria per tutti e pi� tasse per i ricchi.


Una maxifinanziaria da 3600 miliardi di dollari per il 2010, a fronte di un deficit record 2009 pari a 1750 miliardi, il 12,3% del Pil. Barack Obama annuncia la sua prima vera manovra da presidente, introducendo fin da subito il suo stile. La prima frecciata la riserva al suo predecessore George Bush: "questo budget � onesto, per anni non vi � stata detta la verit�", affonda Obama. E che le priorit� siano cambiate il neopresidente lo rende chiaro fin da subito: sanit�, educazione ed energia sono ora in primo piano, con l'estensione della copertura medica che da sola assorbir� 634 miliardi in dieci anni. 120 miliardi andranno invece alle energie rinnovabili. Gli obiettivi sono chiari e ambiziosi: rilanciare la crescita gi� dal prossimo anno -con una ripresa economica prevista superiore al 3%- e ridurre il disavanzo statale a 533 miliardi nel 2013. Unico punto in comune con Bush, per paradosso, il bilancio della Difesa, che il prossimo anno crescer� di 20 miliardi. Ma chi pagher� il conto, nei prossimi anni? Anche in questo Obama ha invertito la rotta: saranno i pi� ricchi, i percettori di redditi superiori ai 250mila dollari, a veder crescere le imposte. Contemporaneamente salir� al 20% l'imposizione fiscale su capital gains e dividendi. Mentre caleranno le imposte per i ceti medio-bassi della popolazione.

19/2/2009

Un piano per la casa da 75 miliardi di dollari, per evitare il pignoramento dell'abitazione a nome milioni di famiglie. Barack Obama ha lanciato ieri la nuova sfida alla crisi economico-finanziaria.

Instancabile Barack Obama: il giorno dopo aver firmato il maxipiano di rilancio dell'economia da 787 miliardi di dollari, il neopresidente ha messo sul piatto altri 75 miliardi, per aiutare nove milioni di famiglie a pagare il mutuo. Un segnale che ricorda come l'attuale crisi sia nata proprio coi mutui subprime e a causa di un sistema che stimolava a spendere oltre le proprie possibilit�. Il piano si basa su tre pilastri: rifinanziamento per quattro o cinque milioni di proprietari di case, vittime della crisi mutui; creazione di una iniziativa da 75 miliardi per la stabilizzazione di alre quattro milioni di famiglie a rischio, evitando pignoramenti; infine una nuova iniezione di fiducia nei colossi del credito ipotecario Fannie Mae e Freddie Mac. "Questo piano non salver� tutte le famiglie e tutte le abitazioni, ma dar� a ciascuna di loro, ora rassegnata alla rovina finanziaria, una possibilit� di ricostruzione", ha dichiarato Obama parlando a Phoenix, feudo dell'ex rivale John McCain e citt� simbolo del crollo della bolla immobiliare. Il tutto mentre la Federal Reserve -ieri- ha avvertito dell'assenza di segnali di un avvio di stabilizzazione del mercato immobiliare. Proprio la Fed ha dovuto rivedere al ribasso le stime del Pil americano nel 2009, portandole a un range compreso tra -0,5 e -1,3%. "Sugli Stati Uniti grava il rischio di una ripresa debole e ritardata", � l'analisi. Unica nota di ottimismo le stime di crecita per i prossimi due anni, riviste al rialzo.

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L'
INCHIESTA
DI
SERGIO
NAVA
SUI
TEMI
DELLA
PRESIDENZA
IL MAXI
PIANO
ANTI
CRISI:
INTERVISTA
A
JOHN
TALBOTT

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