STRISCE SULLA LEPRE
a cura di Luca Robustelli
di ritorno dal corso di formazione all'Osservatorio Faunistico di Pordenone
il granchio ricercatore ci invia la sua relazione sulla lepre
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..............lo sapevate che..............
il nome della specie è Lepre Lepus europaeus e che esistono numerose sottospecie
la Lepus europaeus meridiei era originariamente presente in Italia settentrionale
la Lepus italica era presente nell'Italia centro-meridionale
la Lepus europaeus europaeus nell'Europa centrale e ex Yugoslavia
la Lepus europaeus transylvanicus in Romania
la Lepus europaeus hybridus in Germania orientale e Ungheria
oggi, grazie alle massicce importazioni si sono formate popolazioni miste tra le varie sottospecie
le ibridazioni hanno inquinato geneticamente le popolazioni originarie
stravolgendo le peculiarità elaborate dalla selezione naturale nei millenni per ciascuna sottospecie
tutte appartengono alla Classe dei MAMMIFERI
all' Ordine LAGOMORFI e alla Famiglia LEPORIDI
la formula dentaria superiore è : 2 incisivi - 0 canini - 3 premolari - 3 molari
la formula dentaria inferiore è: 1 incisivo - 0 canini - 2 premolari - 3 molari
il peso di un maschio può variare da 2,7 a 4,5 kg. a seconda delle condizioni ambientali in cui vive la popolazione
il peso di una femmina può variare da 2,2 a 4 kg.
i leprotti alla nascita pesano da 90 a 150 grammi
a 3 settimane pesano 600 - 700 grammi e 1 chilo a 5 settimane
pesano circa 2 chili trascorse 11 settimane dalla nascita (due - tre mesi)
una lepre può arrivare al massimo a otto anni di età
la lepre è in grado di riprodursi a 5-6 mesi nel 50% dei casi
sono 41 - 42 i giorni di gravidanza che si può ripetere 3 o 4 volte all'anno
ad ogni parto nascono 2 o 3 leprotti (1-6)
le prime nascite avvengono alla fine di gennaio (e prima)
le ultime nascite avvengono in settembre (e dopo)
il periodo di massima natalità si verifica da aprile a luglio
ogni femmina partorisce circa 6 - 9 leprotti all'anno di questi a ottobre ne sono sopravvisuti 2 - 3
la predazione, gli incidenti e la mortalità accidentale sono eventi "normali" in una popolazione di lepri
gli studi dimostrano che la mortalità dei leprotti nel primo mese di vita varia dal 60 all' 80%
da che cosa dipende la mortalità ?
la mortalità dipende da due fattori, quelli naturali e quelli artificiali
i fattori naturali sono il clima (piogge primaverili o inverni rigidi) le malattie e i predatori
alcune delle malattie sono la coccidiosi, la strongiliosi, la pseudotubercolosi, la pasturellosi e l'EBHS
i predatori sono la volpe, i mustelidi, gatti e cani vaganti, le cornacchie e occasionalmente i falconiformi
i fattori artificiali sono le strade, le tecniche di coltivazione agraria, i pesticidi e i diserbanti
si considera tale anche il bracconaggio e più in generale il disturbo umano che si manifesta
con le trasformazioni ambientali come l'inquinamento idrico o le discariche che aumentano il numero di predatori
adesso possiamo capire cosa determina l' INCREMENTO di una popolazione di lepri
l' INCREMENTO sulla consistenza primaverile di una determinata popolazione può variare dal 25 al 150 %
a seconda dei FATTORI NATURALI dei FATTORI ARTIFICIALI e dei FATTORI AMBIENTALI
il raggio esplorativo di una lepre può arrivare a 300 ettari !
comunque la lepre solitamente vive su un territorio che varia da 3 a 30 ettari
vediamo adesso di capire quanto influisce il FATTORE AMBIENTALE sulla lepre
si è verificato che la DENSITA' delle lepri varia da 2 a 80 soggetti per 100 ettari
in primavera su territori buoni possono vivere da 30 a 50 lepri che in autunno diventano da 60 a 100
sempre in primavera su territori discreti possono vivere da 10 a 20 lepri che diventano da 20 a 40 in autunno
in territori mediocri troveremo 5 lepri in primavera e in autunno da 5 a 10
avete visto che grandi differenze di DENSITA' si possono verificare? Adesso cercheremo di capire quali sono le buone condizioni ambientali per la fauna selvatica e in particolare per la lepre
il territorio meno idoneo per la lepre è risultato essere l'ambiente agricolo banalizzato da estese monocolture, dove la vegetazione spontanea è stata eliminata quasi totalmente
le situazioni più favorevoli sono quelle con alternanza di appezzamenti di dimensioni modeste e marginate da siepi
i germogli verdi dei cereali grano e orzo in primavera e le stoppie con i residui della mietitura in inverno
ecco un breve decalogo per l'agricoltore che vuole aumentare la densità delle lepri nella sua Azienda
<1> riconvertire le monocolture in appezzamenti di piccole dimensioni
<2> diversificare le coltivazioni del terreno e adottare le rotazioni colturali ritardando le arature dei seminativi annuali
<3> creare negli appezzamenti bordure incolte cespugliate
<4> impiantare colture foraggere e prati stabili intercalati con le altre colture, mantenere inerbiti vigneti e frutteti
<5> dovrà ritardare le lavorazioni e conservare appezzamenti con le stoppie dei cereali in inverno
<6> non trebbiare piccole strisce ai margini dei campi di cereali
<7> consentire la permanenza di piccoli appezzamenti a perdere di cereali, cavoli, bietole e altri ortaggi
<8> preservare le colture limitando più possibile l'uso dei pesticidi e dei diserbanti anche con le rotazioni colturali
<9> non effettuare nessun trattamento chimico sulle bordure degli appezzamenti
<10> prestare attenzione prima e durante le lavorazioni ad eventuali siti di cova adottando tutte le cautele per evitarne il danneggiamento
Qui di seguito il grafico tratto dal RAPPORTO SULLO STATO DELL'AMBIENTE IN TOSCANA 1998
in fondo è semplice bastano delle piccole attenzioni e tutti gli agricoltori potrebbero
con un piccolo e costante impegno incrementare la presenza di fauna selvatica
valorizzare il paesaggio
e di conseguenza migliorare la qualità della vita di tutti
..............ciao a presto................
Notizie tratte da Habitat n. 80 - maggio 1998 pag. 43 e 44
Dossier a cura di Franco Perco - Osservatorio Faunistico di Pordenone
a Franco Perco i nostri ringraziamenti
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