* INDICE - CONTRIBUTI - GLOSSARIO - ALLEGATI *
a cura di Leonardo Favilli Fonte PTC Provincia di Siena
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Provincia di Siena
Di seguito trovate l'indice degli argomenti ai quali potete accedere attraverso il web, per semplicità e consentire l'immediata consultazione non in rete, abbiamo riprodotto in questa pagina solo il punto 4. argomenti attinenti lo studio in corso. Si consiglia comunque la lettura completa dell'analisi faunistica della provincia di Siena. http://www.provincia.siena.it/ptc/files_html/progetti/ass_terr/ptc/index.html
Analisi faunistica - Indice in giallo gli estratti disponibili in questa pagina
1. Premessa
2. Analisi faunistica
2.1. Metodi di indagine
2.2. Le Aree faunistiche omogenee della provincia di Siena e le specie di Vertebrati in esse presenti
3. Le emergenze faunistiche presenti in provincia di Siena
3.1. Criteri seguiti nella individuazione delle emergenze faunistiche.
3.2. Elenco commentato delle emergenze faunistiche
4.1) Area faunistica omogenea "Aree boscate"
4.2) Area faunistica omogenea "Rimboschimenti di conifere"
4.3) Area faunistica omogenea "Aree a vegetazione erbacea e/o arbustiva"
4.4) Area faunistica omogenea "Aree coltivate"
4.5) Area faunistica omogenea "Zone umide"
4.6) Area faunistica omogenea "Aree urbanizzate"
Bibliografia
Appendice 1: Checklist dei vertebrati fino ad oggi segnalati in provincia di Siena e loro presenza nelle aree faunistiche omogenee
Appendice 2: Elenco delle emergenze faunistiche della provincia di Siena e loro presenza nelle aree faunistiche omogenee
intero documento Analisi faunistica http://www.provincia.siena.it/ptc/files_doc/qc10.doc
ESTRATTO
4. Indicazioni per la gestione delle aree faunistiche omogenee e delle specie animali in esse viventi, con particolare riguardo alle emergenze faunistiche
1) Area faunistica omogenea "Aree boscate"
Le aree boscate più estese della provincia di Siena sono situate nelle valli del Farma, del Merse, nella media valle dell'Ombrone (territori dei comuni di Murlo e Montalcino) e nel comprensorio del Monte Amiata, vale a dire in quelle zone che, allo stato attuale delle conoscenze, risultano faunisticamente più rilievanti per la ricchezza in specie e per l'interesse conservazionistico rivestito da molte di esse. Per queste ragioni è, quindi, opportuno che tali aree siano salvaguardate e gestite al meglio, in modo da preservare il valore faunistico che le contraddistingue.
In questo senso, assume particolare importanza l'adozione di nuovi indirizzi di gestione del patrimonio boschivo, con l'abbandono del governo a ceduo ad intervalli di tempo troppo ravvicinati (in media 14 anni). Questo tipo di conduzione, infatti, determina un generalizzato impoverimento della fauna, conseguente alla scarsa strutturazione e stratificazione del bosco. Occorre, perciò, provvedere ad una ceduazione ad intervalli di tempo più lunghi e all'avvio della gestione ad alto fusto di superfici boscate sempre più estese. Al tempo stesso, devono essere preservati i boschi maturi, oggi limitati a poche località e ridotti a superficie estremamente esigue. Tra essi, particolare importanza assume la salvaguardia dei castagneti da frutto, questi ultimi caratterizzati da entità di rilevante interesse conservazionistico (p. es. picchio rosso minore, quercino, moscardino, ecc.). Un particolare significato assume anche la conservazione delle fasce incolte marginali o intercalate ai boschi. La loro presenza contribuisce a aumentare la biodiversità, creando situazioni ecotonali sfruttabili da numerose entità. Questi ambienti, infatti, sono utilizzati come zone di alimentazione da specie di Mammiferi, Uccelli e Rettili e rappresentano un habitat ideale per la sopravvivenza di invertebrati di interesse conservazionistico, quali i lepidotteri Maculinea arion e Brenthis hecate.
Tali interventi a lungo termine avranno conseguenze altamente positive sulla fauna e un loro impiego esteso a tutte la aree boscate del territorio provinciale deve risultare uno degli obiettivi principali da perseguire. In particolare se ne raccomanda l'adozione per le aree boscate dell'alta Val di Cecina (territorio del comune di Radicondoli e parte di quello di Casole d'Elsa) e per la Montagnola Senese. Queste aree potrebbero fungere da corridoi faunistici congiungenti, rispettivamente, il complesso Amiata-media valle dell'Ombrone-Valli del Farma e del Merse con i complessi forestali delle Colline Metallifere e del Chianti.
Riassumendo, per la presente unità ambientale si suggeriscono i seguenti interventi gestionali:
- adottare indirizzi selvicolturali che prevedano la ceduazione del bosco ad intervalli di tempo superiori ai 14 anni e all'avvio ad alto fusto di superfici boscate sempre più estese;
- conservare i residui boschi maturi e, in particolare, castagneti da frutto;
- mantenere le fasce incolte marginali o intercalate ai boschi. La loro presenza contribuisce a aumentare la biodiversità, creando situazioni ecotonali sfruttabili da numerose specie animali.
2) Area faunistica omogenea "Rimboschimenti di conifere"
Impiantati per riforestare aree scoperte più o meno degradate, i rimboschimenti di conifere, come detto in precedenza (cf. Cap. 1), si configurano come ambienti di scarso valore faunistico, colonizzati quasi sempre da specie banali. La presenza delle conifere, infatti, provocando l'acidificazione del substrato, determina la progressiva scomparsa del sottobosco, la riduzione della lettiera e la conseguente scomparsa di gran parte della fauna a Invertebrati, con inevitabili ripercussioni anche sulla fauna a Vertebrati. Il loro impianto diffuso in vaste superfici del senese è stato, per esempio, la causa prima della rarefazione o dell'estinzione locale di specie di uccelli di interesse conservazionistico, quali il calandro e il passero solitario. Nonostante ciò le coniferete, per lo meno quelle abbastanza estese e di più antico impianto, possono essere utilizzate per la riproduzione da emergenze ornitiche quali il biancone, il falco pecchiaiolo e il lodolaio, soprattutto, ma non esclusivamente, in mancanza di aree forestate naturali sufficientemente diversificate e ben strutturate.
In conclusione i rimboschimenti di conifere, seppur quasi sempre di modesto interesse faunistico, possono, talvolta, costituire ambienti di una qualche rilevanza avifaunistica. Solo in questi casi può esserne giustificato il mantenimento, altrimenti è augurabile un loro espianto generalizzato e una loro riconversione a ceduo o a pascolo. Interventi in questo senso sono stati recentemente messi in atto nel territorio della Riserva Naturale "Alto Merse" ad opera del Laboratorio di Geobotanica del Dipartimento di Biologia Ambientale dell'Università di Siena, nell'ambito del Progetto LIFE AMBIENTE della Comunità Europea. E' auspicabile che simili operazioni possano in futuro essere estese ad altre zone della provincia. Un impulso a procedere in questa direzione è dato dall'esistenza di strumenti finanziari derivati dalla normativa comunitaria, nazionale e regionale, ai quali è possibile accedere anche da parte degli Enti locali. Ne sono un esempio per tutti il LEADER II, il LIFE AMBIENTE e la Legge 157/92 e il successivo recepimento regionale (Legge Regionale 3/94), concernenti la protezione della fauna selvatica omeoterma.
Riassumendo, per la presente unità ambientale si suggeriscono i seguenti interventi gestionali:
- espianto generalizzato delle conifere, riconversione a ceduo o ripristino del pascolo preesistente.
3) Area faunistica omogenea "Aree a vegetazione erbacea e/o arbustiva".
I terreni a vegetazione erbacea e/o arbustiva, incolti o adibiti a pascolo, si collocano, assieme alle zone umide (vedi oltre), tra le unità ambientali di maggior interesse faunistico presenti in provincia di Siena. Da essi dipende, infatti, l'esistenza di numerose emergenze tra le più minacciate a livello regionale, nazionale o europeo. Purtroppo questi ambienti, ritenuti a torto insignificanti, perché scarsamente produttivi in termini economici, divengono ogni giorno più rari, distrutti per essere sostituiti da estese monocolture o, nelle situazioni migliori, frazionati in superfici ridotte e spesso ampiamente isolate le une dalle altre.
Per queste ragioni è auspicabile la conservazione di quanto resta di questi ambienti, tramite la proibizione degli sbancamenti e della successiva messa a coltura. Questi interventi si configurano come un'esigenza assolutamente irrinunciabile e non più rinviabile. Nel far questo, priorità assoluta deve essere data alle aree a calanchi e a biancane delle Crete Senesi e della Val d'Orcia. Si tratta, infatti, di elementi geomorfologici peculiari, di elevato interesse naturalistico e paesaggistico. Il loro valore è ben noto e giustifica ampiamente la loro inclusione tra gli habitat prioritari ai sensi della Direttiva 92/43/CEE.
Di vitale importanza è anche tenere a riposo per 3-5 anni (set-aside pluriennale) settori di terreno coltivati i quali, in questo modo, potranno fungere da corridoi faunistici congiungenti aree incolte o a pascolo non continue.
Al tempo stesso è molto importante conservare, ove presente, il pascolo e, possibilmente, adottare misure per incentivare tale pratica. Infatti, il passaggio e il brucamento del bestiame contribuiscono in modo determinante al mantenimento di una vegetazione erbacea bassa, prediletta da molte specie animali.
Non minore rilievo riveste il mantenimento delle siepi e degli arbusteti, utilizzati da numerose specie di uccelli e di mammiferi come riparo o come siti per la riproduzione.
Nel caso particolare della fascia golenale a Santolina etrusca, presente sull'Orcia e sul Formone, anch'essa definita habitat prioritario dalla Direttiva 92/43/CEE, se ne raccomanda vivamente il mantenimento, tramite l'adozione di divieti contro l'apertura di ulteriori cave di ghiaia e di sabbia, o contro il rimboschimento.
Gli interventi sopra indicati permetteranno, non solo di salvaguardare efficacemente i nuclei riproduttivi di occhione, di ghiandaia marina, di calandro, di averla cenerina, di averla capirossa e di ortolano, ma avrebbero conseguenze altamente positive su tutta la fauna vivente in questa area faunistica.
Riassumendo, per le zone incolte e a pascolo si suggeriscono i seguenti interventi gestionali:
- conservare le residue aree incolte e a pascolo impedendone lo sbancamento e la messa a coltura;
- tenere a riposo per 3-5 anni (set-aside pluriennale) settori di terreno coltivati con la funzione di corridoi faunistici;
- mantenere e incentivare il pascolo del bestiame;
- mantenere siepi e arbusteti;
- tutelare le golene del Fume Orcia e del Torrente Formone vietando l'apertura di cave di ghiaia e di sabbia, il rimboschimento o altri interventi suscettibili di provocarne l'alterazione o la distruzione.
4) Area faunistica omogenea "Aree coltivate"
In provincia di Siena le aree intensamente coltivate sono distribuite essenzialmente nelle Crete e nella Val d'Orcia. Impianti specializzati a vite e ad olivo si rinvengono nei territori di San Gimignano, di Montalcino e nel Chianti.
Nel complesso si tratta di ambienti sottoposti al continuo intervento dell'uomo e, quindi, a basso grado di naturalità. L'eccessiva meccanizzazione, l'uso massivo di erbicidi e pesticidi, il taglio della vegetazione arbustiva e arborea marginale alle colture, sono i fattori responsabili dell'impoverimento generalizzato di queste aree, tranne i pochi casi in cui si mantiene ancora una certa mosaicità ambientale dovuta alla presenza di appezzamenti incolti e di filari di siepi e di alberi alternati alle colture.
Per questi motivi si ritiene opportuno suggerire una serie di interventi di miglioramento ambientale, necessari per mantenere in loco un buon livello di diversità biologica.
Prima di tutto, per un miglioramento generale della qualità degli ambienti coltivati, risulta necessario incentivare forme di agricoltura a basso impatto ambientale. In questo modo, verrebbe sensibilmente ridotto l'inquinamento provocato dal massiccio utilizzo di diserbanti e di antiparassitari. Nelle zone prive completamente o quasi di vegetazione si consiglia la ricostituzione delle stessa tramite la messa a dimora di filari di siepi, arbusti ed alberi ai margini delle colture e la creazione di boschetti posti a separare una superficie coltivata da un'altra. Le essenze da utilzzare vanno preferibilmente scelte tra quelle autoctone note per l'area. Parimenti auspicabili sono l'approntamento di colture a perdere e la rinuncia al raccolto in piccoli appezzamenti, così come una maggiore rotazione delle colture. Da incentivare è anche la pratica del set-aside pluriennale provvedendo, però, a posticipare ai mesi di luglio-agosto le opere di sarchiatura del terreno. In questo modo verrebbero tutelate efficaciemente le specie che si riproducono a terra, come molti uccelli (p. es. gli appartenenti alla famiglia degli Alauididi, la quaglia e altri galliformi), i quali in questo perido hanno già portato a termine tutte le fasi della riproduzione. In alternativa le operazioni di sarchiatura potrebbero essere evitate o limitate ai momenti in cui la vegetazione è divenuta troppo densa. Questi ed altri interventi finalizzati alla salvaguardia e all'incremento della fauna negli ambienti coltivati (per una rassegna cf. Genghini, 1994) sono contemplati e auspicati anche da normative comunitarie (Regolamento CEE n. 2078/92 "... realtivo a metodi di produzione agricola compatibili con le esigenze di protezione dell'ambiente ..."), nazionali e regionali (Legge Regionale n°3, 12 Gennaio 1994, che recepisce la Legge Nazionale n°157, 11 Febbraio 1992 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio"), che mettono a disposizione fondi ai quali è possibile accedere da parte degli enti locali e dei produttori agricoli.
Riassumendo, per l'unità ambientale delle aree coltivate si suggeriscono i seguenti interventi di miglioramento ambientale:
- incentivare forme di agricoltura a basso impatto ambientale;
- mettere a dimora filari di siepi, arbusti ed alberi ai margini delle colture e creare boschetti posti a separare una superficie coltivata da un'altra;
- approntare colture a perdere per aumentare le risorse trofiche disponibili per la fauna selvatica;
- adottare una maggiore rotazione delle colture;
- incentivare la pratica del set-aside pluriennale provvedendo, però, a posticipare ai mesi di luglio-agosto le opere di sarchiatura del terreno oppure a non effettuarne affatto o, infine, ad effettuale solo quando la vegetazione sia divenuta troppo densa.
5) Area faunistica omogenea "Zone umide"
Le zone umide della provincia di Siena costituiscono ambienti caratterizzati da un elevato grado di naturalità. Ciò è ampiamente dimostrato dal fatto che in esse è concentrato il maggior numero di emergenze faunistiche note per il territorio senese (23 su un totale di 58). Non è un caso che nel Lago di Montepulciano sia stata istituita una Riserva Naturale provinciale e sia presente un'Oasi naturalistica gestita dalla Lega Italiana Protezione Uccelli e che sul Lago di Chiusi sia stata istituita un'area protetta di interesse locale (A.N.P.I.L.). Inoltre, il Fiume Merse ed il Torrente Farma, due dei corsi d'acqua a più elevata qualità ambientale della provincia, sono compresi per la maggior parte del loro corso nel territorio di altre quattro riserve naturali provinciali, quelle de La Pietra, del Torrente Farma, dell'Alto Merse e del Basso Merse.
L'indubbio valore naturalistico delle zone umide senesi, rende, quindi, assolutamente necessario adottare linee gestionali mirate alla salvaguardia delle specie animali in esse viventi, con particolare riguardo alle emergenze faunistiche.
Per quanto riguarda la fauna strettamente acquatica, risulta di primaria importanza intervenire al fine di incentivare pratiche agricole a basso impatto ambientale, in modo tale da ridurre il più possibile il carico di inquinanti convogliati nei corsi d'acqua.
Della stessa importanza risulta il divieto di interventi idraulici in alveo (escavazioni, apertura di cave, ecc.), la regimazione, la cementificazione e la canalizzazione delle sponde e la razionalizzazione dello sfruttamento delle fonti idriche per scopi idro-potabili. Questi interventi, come meglio specificato in altra sede (cf. Favilli et al., 1997), riuscirebbero di primaria importanza, non solo per emergenze faunistiche quali il gambero di fiume, il cavedano di ruscello, il ghiozzo di ruscello, l'ululone dal ventre giallo meridionale e la rana italica, ma anche per tutta la fauna acquatica. Per la fauna ittica, in particolare, in accordo con quanto sostenuto da Bianco (s.d.), si suggerisce di cessare la pratica dei ripopolamenti sia con trote nelle zone classificate a salmonidi sia con pesce bianco (miscellanea di più specie di ciprinidi) di provenienza alloctona nelle zone classificate a ciprinidi. Tali interventi, infatti, sono responsabili di gravissimi episodi di competizione tra specie e di fenomeni di rarefazione e di estinzioni locale di specie autoctone. Ne è un esempio la recente introduzione accidentale del ghiozzo padano nel bacino del Torrente Arbia. Questo ghiozzo si è già ibridato col congenerico endemico ghiozzo di ruscello e probabilmente ne sta determinando la rarefazione. Ugualmente è di vitale importanza non costruire nuovi sbarramenti (dighe, briglie, traverse, ecc.) che avrebbero effetti deleteri sulle popolazioni ittiche, impedendone la libera circolazione da un tratto all'altro dello stesso corpo idrico e, soprattutto, la disperzione giovanile e le migrazioni trofiche e quelle riproduttive per raggiungere le aree di frega. In alternativa, è desiderabile approntare scale di rimonta sul tipo dei passaggi rustici o dei bacini successivi, una pratica, questa, a tutt'oggi pochissimo praticata in Italia. L'urgenza di queste operazioni è resa ancor più pressante dalla accertata presenza capillare di sbarramenti di varia tipologia in larga parte dei corsi d'acqua provinciali (cf. Loro et al., 1996).
Di non secondaria importanza è anche la salvaguardia di piccole o piccolissime raccolte d'acqua, naturali o artificiali, colonizzate da specie animali talvolta di interesse conservazionistico e, non ultimo, il riallagamento di superfici bonificate limitrofe a zone umide. In questo senso, la prossima costruzione di vasche di laminazione ai margini del Lago di Montepulciano, avrà effetti positivi tanto sull'assetto idrologico del bacino, che sulla fauna acquatica.
Per le specie legate agli ambienti ripariali, fluviali o lacustri, è di fondamentale importanza mantenere una fascia di vegetazione ben strutturata e sufficientemente matura per una fascia perimetrale di almeno 10-20 m. Nel caso specifico dei laghi di Chiusi e di Montepulciano, devono essere mantenuti settori di canneto maturo pur provvedendo, a rotazione, al suo ringiovanimento, da effettuarsi con tagli periodici nel corso della stagione autunnale (settembre-ottobre) o agli inizi della primavera (metà marzo-metà aprile). Al canneto invecchiato sono vincolate emergenze come il tarabusino, l'airone rosso, la salciaiola, il forapaglie castagnolo e il basettino.
Riassumendo, per l'unità ambientale delle zone umide si suggeriscono i seguenti interventi gestionali:
- incentivare pratiche agricole a basso impatto ambientale, in modo tale da ridurre il carico di inquinanti convogliati nei corsi d'acqua
- vietare interventi idraulici in alveo (escavazioni, apertura di cave, ecc.), la regimazione, la cementificazione e la canalizzazione delle sponde
- razionalizzare lo sfruttamento delle fonti idriche per scopi idro-potabili
- cessare quanto prima la pratica dei ripopolamenti con materiali di provenienza alloctona
- non costruire nuovi sbarramenti (dighe, briglie, traverse, ecc.) lungo i corsi d'acqua. Nel caso di quelle già esistenti, approntare scale di rimonta per la fauna ittica
- tutelare le piccole raccolte d'acqua, naturali o artificiali, potenziali siti di riproduzione di specie di interesse conservazionistico
- riallagare zone oggi prosciugate
- vietare il taglio della vegetazione ripariale per una fascia di almeno 10-20 m dalle rive dei corsi d'acqua
- gestire il canneto dei laghi di Chiusi e di Montepulciano mantenendo settori di canneto maturo, pur provvedendo, a rotazione, al suo ringiovanimento mediante tagli periodici da effettuarsi nei mesi di settembre-ottobre o tra la metà di marzo e la metà di aprile
6) Area faunistica omogenea "Aree urbanizzate"
Gli ambienti urbani costituiscono, sotto molti aspetti, un ambiente ideale per molte specie animali. Nei centri abitati le fonti alimentari sono facilmente reperibili e disponibili in grande quantità. La caccia non viene praticata, e il disturbo antropico è, in genere, limitato. Gli edifici sono ricchi di ripari costituiti dalle cavità dei muri, dai sottotetti, dai solai e dalle cantine. Nei parchi si trovano grossi alberi cavitosi, altrove divenuti rari per il governo a ceduo dei boschi. Orti e giardini sono, spesso, tra le poche aree dove è possibile trovare ancora le siepi. Tutto questo spiega perchè molte specie animali si siano stabilite nelle zone urbane. Non di rado, poi, si tratta di entità di interesse conservazionistico, in diminuzione per la scomparsa del loro habitat naturale, come il passero solitario, la nottola e il pipistrello nano. Ecco, quindi, evidente l'importanza del mantenimento di una buona naturalità degli ambienti urbani.
Per queste ragioni è di primaria importanza diffondere e preservare il più possibile le aree verdi, evitando il taglio dei vecchi alberi. L'allestimento di parchi e giardini pubblici avrà conseguenze positive sulla fauna legata alle formazioni boscate, la quali, in tal modo, potrà avere a disposizione nuovi ambienti da colonizzare. Nella ristrutturazione dei vecchi edifici dovrebbero essere mantenute piccole cavità e, in particolare, non dovrebbe essere chiuso l'accesso ai solai. Ciò risucirebbe di vitale importanza per diverse specie di uccelli (barbagianni, civetta, allocco, passero solitario, ecc.) e di mammiferi (Chirotteri) adattati agli ambienti rupestri o che nidificano in cavità, per i quali la scomparsa dei siti di nidificazione e di rifugio rappresenta un non trascurabile fattore limitante. Per gli Anfibi e i Rettili acquatici è di grande rilievo la conservazione delle piccole pozze e dei fontanili di orti e giardini. Tali ambienti, seppure artificiali, e ritenuti, a torto, banali, vengono spesso frequentati per la riproduzione da specie di un certa rilevanza faunistica, come il tritone crestato meridionale. La loro scomparsa potrebbe avere conseguenze altamente negative per il futuro di questa specie di anfibio, la quale è particolarmente minacciata proprio dalla scomparsa dei siti idonei alla riproduzione.
Riassumendo, per la presente unità ambientale si suggeriscono i seguenti interventi gestionali:
- diffondere e preservare le aree verdi urbane evitando il taglio dei vecchi alberi;
- mantenere piccole cavità sugli edifici e lasciare libero l'accesso ai solai;
- salvaguardare le piccole pozze e i fontanili di orti e giardini, potenziali siti riproduttivi di specie di Anfibi e di Rettili di interesse conservazionistico.