< Torna a Indice

Parte 10

 

46 - La pazienza

Nulla doveva turbare quel cammino, ma stavo diventando spietata nel giudicarmi e dovevo imparare a perdonarmi per correggermi se volevo cambiare, ma dovevo usare pazienza.

*«Nel fare cose nuove 
ci vuole un po' di rodaggio o forse sono io che ho bisogno di rodaggio o forse devo fare il tagliando, perché sono un po' ingrippata e non riesco a scarburare e ricarburare.
Oggi è un giorno come tanti ed in ufficio è andata un po' meglio di questi ultimi tempi grigi e marroni.
Mi sento trasparente e vuota: è l'apatia, che non mi lascia oggi.
Voglio proprio la Luna, ma la Luna ha da fare qualcosa di meglio che dare retta a me.
Nell'oceano si specchiano le stelle e il sole vi si tuffa alla sera, lasciando evaporare il suo splendore di vita.
Nel mare si riflette la luna, disegnando la sua strada luminosa: ecco il cammino per raggiungerla...sprofondare negli abissi più bui.
Nello specchio mi guardo io e divento donna a un tratto, senza luce, senza aloni... senza sentimenti.
Un giorno mi sono dedicata questa frase: “tu credi proprio che l'acqua ti scivoli addosso senza bagnarti?”
Bella eh!
Solo l'acqua passata non bagna più, neanche me, che mi ritrovo in un angolo di mondo a pensare a quello che è passato e che, non solo non bagna, ma non macina nemmeno...
Rimurginio lento e solitario di un mondo senza fine.
Stridolio di cuore che non riesce a battere normalmente.
Puzza di stantio e profumo di mare.
Umidità di lacrime perse per caso e sapore di sorrisi sinceri.
Mi dispiace di sentirmi apatica, avrei bisogno di tonificarmi, l'azione tonifica, l'apatia deprime.
Sono una pappa molla senza spina dorsale, senza sale nelle vene, senza riso sulle labbra, senza amore nè dolore, senza malinconia...
Dove la terra è bruciata non nascono fiori e dove il cielo è sereno non ci sono nubi e dove il mare è calmo non c'è tempesta.
Sono la terra, il cielo, il mare!!!»*

Quanta pazienza dovevo ancora avere!

Avevo imparato che nelle negatività c'era la spinta a crescere e nelle positività aveva luogo l'oblio di quello che faceva male.

Talvolta mi sembrava troppo comodo credere in Dio, ma ero comodo anche non credere, perché si eliminava il problema.

Comunque fra gli alcolisti si impara anche ad accettare chi non crede in Dio e si accetta la spiritualità diversa da quella che ha chi crede, lo scopo di A.A. è quello di far smettere di bere e di far nascere la spiritualità repressa nelle persone, di qualsiasi natura esse siano.

Il buono e il cattivo sono dappertutto, anche indipendentemente dall'alcool. Gli alcolisti hanno una sensibilità diversa, perché sono esseri fragili e indifesi, che cercano nell'alcool lo scudo per affrontare il mondo e, quando si accorgono che lo scudo è solo un paravento, crollano sotto il peso del loro fallimento e smettono di bere.

Radunarsi in gruppi per risolvere il problema alcolico porta ad una comunione d'intenti tale che trascende l'amicizia, perché esiste e si crea fra gli alcolisti una solidarietà tale che diventa spontaneo aiutarsi a vicenda anche senza conoscersi.

Quando sentivo che zoppico o avevo paura, aprivo il mio cuore agli altri alcolisti e tante volte ho avuto l'aiuto che mi serviva e se, a volte frenavo, avevo immediatamente il coraggio di reingranare la marcia per ripartire. Sapevo di non essere più sola, anche se la solitudine non esiste, esiste l'isolamento che uno si crea per poter stare tranquillo a bere e da questo isolamento si esce e ci si ritrova fra gente che capisce o che non riesce capire.

Sono stata prigioniera dell'alcool e mi sono sentita liberata per volare con le mie ali e camminare coi miei piedi e nuotare con le mie braccia, ho imparato a godere le mie gioie e soffrire i miei dolori, con la comprensione e l'aiuto di coloro che mi amano per quella che sono, con i miei dubbi, le mie certezze, con i miei errori e con le mie virtù. E se quando ho ancora paura di sbagliare, non ne sono turbata, perché ho finalmente imparato a perdonarmi, da essere umano nè migliore nè peggiore di tanti altri.

È una lezione di vita e ci sto impiegando la vita per imparare sempre e non voglio certo fermarmi qui.

Ho avuto tutto davanti a me ed è tutto chiaro e posso usare questo tutto oggi, che è un qualsiasi giorno di un anno qualsiasi, ma solo mio e io, oggi e solo per oggi, non ho bevuto.

 

47 - Premessa

Maggio 1995

Sono passati 4 anni dalla fine della stesura del testo e il cammino prosegue.

Il recupero dall'alcool è un lavoro che dura tutta la vita, perché è in funzione della propria vita e non basta solo “smettere di bere”.

Il mio cammino proseguiva sulla via della sobrietà, con gioie e amarezze, ma tutto in consapevolezza.

Frequentavo ancora il gruppo, che è sempre pronto a dare e a ricevere.

Non “devo” più bere e  non “voglio” bere più, affrontavo i problemi e li risolvevo, nonostante le difficoltà da superare.

Non avevo ancora trovato l'amore che cercavo, ma non avevo perso la speranza, anzi, dopo le ultime esperienze sentimentali (disastrose), ero ancora più spronata a trovarlo, perché c’era.

Avevo tanti interessi, li vedevo, li sentivo, ero pronta ad affrontare la realtà di un'alcolista che esce allo scoperto, avevo sciolto l'anonimato. Sono stata criticata e anche accusata di scarsa umiltà, ma sono tuttora convinta che la gente abbia diritto di conoscere qual è l'esperienza del recupero, anche se dura, ma la gente deve guardare in faccia chi si è ricuperato e sapere che si può uscire dall'alcolismo.

Sempre si parla del vizio del bere, sempre si parla di ubriaconi senza rimedio, ancora è difficile affrontare l'argomento, perché c'è vergogna, perché c'è diffidenza e i medici stessi non sono del tutto convinti della “malattia” dell'alcool.

Ho vissuto sulla mia pelle quanto ho raccontato e non ho voluto raccontare la mia storia di quando bevevo, perché è la storia di tutti, mentre la via della sobrietà, che è la più dura, va spiegata anche se molto meno colorata.

Quando vedo un ubriaco sorrido per quello che dice, ma anche lui potrà trovare la strada del recupero e allora quel giorno rideremo insieme e ci divertiremo sicuramente di più a ridere da sobri.

Bisogna parlare, bisogna dire a tutti che c'è la strada per salvarsi dall'alcolismo, l'argomento “alcolismo” deve smettere si essere “scottante”.

Le Associazioni che aiutano a recuperarsi dall'alcolismo sono molte in Italia e, oltre ad Alcolisti Anonimi e gli Acat (Associazione Clubs Alcolisti in Trattamento) anche le Unità Sanitarie con i NOA (Nuclei Operativi Alcologia) si stanno occupando di tale problema, con la collaborazione degli alcolisti stessi che si offrono come auto-aiuto e volontariato.

Non bisogna vergognarsi di voler smettere di bere.

“Mi ricordo ancora di essere a rischio, mi ricordo sempre di essere un'ammalata, ma non per questo ho perso il diritto ad una vita come tutti gli altri.”

Ho deciso di convivere con il mio alcolismo accettandolo ed è per questo che “da oggi smetto di bere.”

< Precedente: Parte 9                                           Successivo: Parte 11 >

 

Torna a INDICE GENERALE

Vai a INDICE LETTERE

 

"Da oggi smetto di bere" è di esclusiva proprietà di Flo

[Tutti i diritti sono di Floretta Casati]

Hosted by www.Geocities.ws

1