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Parte 11

 

48 - La ricaduta

Era un sabato di agosto e ci eravamo riuniti in casa mia per parlare di alcolismo con una persona che aveva dei problemi; ero estremamente agitata e non mi era piaciuto parlare di alcool e di ... sesso in un contesto di persone semi sconosciute. Dopo esserci salutati fui presa da una strana ansia, un senso di incertezza che spesso avevo provato, ma sentivo degenerare in me. Tremavo ed ero instabile dentro, ma pensavo fosse solo uno stato di insoddisfazione.

La sera attendevo il mio “compagno” colui che avevo creduto essere il mio "compagno", ma non arrivò ed io andai a dormire dopo aver ingerito due pastiglie di valeriana.

Mi addormentai di colpo, ma verso le 23 mi svegliai per andare in bagno, invece mi diressi in cucina dicendomi: “Ora bevo”. Aprii il frizer e guardai la bottiglia della vodka. In casa non c'era nessuno e neppure io ero partecipe di quanto stava accadendo.

Presi la bottiglia e bevvi un lungo sorso direttamente dalla bottiglia.

Andai davanti allo specchio e mi guardai: l'immagine era sfuocata; tentai di parlare. La mia lingua era diventata quella del mostro, arrotolata, incapace di formulare sillabe, la mia voce era incapace di emettere suoni comprensibili.

La testa cominciò a girare e corsi in bagno per vomitare, ma non riuscii, la testa girava e i miei passi erano lentissimi.

Mi ritrovai a quel tempo, quel tempo che era ormai tanto lontano e ora mi aveva fatto ripiombare nel suo vortice buio.

Ero ubriaca fradicia!

Dondolavo e non connettevo, avevo davanti a me solo un pezzo di essere umano consapevole di aver bevuto e di avere repulsione di quello che aveva fatto.

Subito una preghiera e poi la scrittura di quello che provavo:

26 agosto 1995 ore 23 00

*Ce l'ha fatta! 
Ha bevuto, ha bevuto vodka e adesso ... sono ubriaca. Adesso è davvero finita per me e per lui, che è ammalato e io ...peggio di lui.
Sto vivendo il momento dell'annullamento di me stessa, spero solo di non ricordarmi più nulla domani, spero solo che anche le pillole facciano effetto presto, così dormirò e tutto uscirà dalla mia mente e dal mio corpo, come l'alcool, che ho ingerito e io so che l'ho fatto per lui.
Adesso però mi sento libera, libera di essere ubriaca e di ricominciare domani in una nuova luce, quella di Dio, che mi sta salvando, spero solo di fermarmi.
Dio mio, fermami! Ma doveva essere così e nella mia sciocca presunzione mi sento malissimo; tutto si sta dissolvendo e io dovevo cadere così in basso da annullare ancora me stessa, per un uomo, per il sesso, per tutte quelle cose che avevo rifiutato di affrontare finora.
Grazie Amore mio, eppure sto aspettando che tu mi chiami per dirtelo oppure ... devo fare finta.
Hai sbagliato, mi hai offeso e io, come una stupida sono andata a bere e tu non saprai quanto mi hai fatto bene, perché la tua indifferenza mi ha messo di fronte a me stessa, quella vera, quella che oggi ha bevuto ma domani sarà una persona vera.
Mi vergogno, sono fragile e ho voluto fare la dura, ma sono crollata anch'io come tanti, l'alcool in questo momento è il mio padrone e le pillole hanno addormentato il mio ego.
Ce l'ho fatta, sono ubriaca, ho bevuto, io stasera alle ore 23, ho bevuto e spero che questo serva a qualcuno, che non sono io, perché a me sta facendo malissimo, ma dovevo farlo e l'ho fatto...
L'aver bevuto ora per me è salutare, ma è la mia morte.
Sto morendo per te Amore mio, ho bevuto per te e tu, non lo riconoscerai mai, dirai: “Io non c'entro nulla, non sono responsabile”, eppure adesso tu, uomo della mia vita, capirai tutto il male che mi hai fatto e lo capirò anch'io.
Ho voglia di vomitare, ho voglia di vomitare ... l'uomo...
Non mi sento bene e non so nemmeno dove sono...
Non si risolvono così i problemi!
Spero che Dio allunghi una mano e mi faccia riflettere, non vale la pena per nessuno di ritrovarsi in questo stato, eppure io ci sono e mi rendo conto di essere sempre stata così, ma  vorrei che nessuno mi vedesse e nessuno mi vedrà...
Non sono riuscita ad accettare il tuo voltarmi le spalle, perché io STASERA HO BEVUTO e io stasera sto morendo.
I  miei figli, che amo, non sono contati nulla, ora, non ho più forze ...spero solo di ricuperarle.
È terribile come l'alcool prenda la mano, è terribile come non si possa fare nulla. È terribile e ... mi servirà!
Addio, spero solo di morire, perché il vivere non serve più, non in questo modo.
Io ho bevuto stasera, ho bevuto davvero!
Dio aiutami!!!!
Credevo che esistesse l'amore, ora non più. Sono morta!
Flo*

Chiaramente la scrittura era piena di errori di battitura, che ho poi corretto, ma le sensazioni erano quelle scritte.

Ho capito di essere padrona di me stessa, di aver bevuto per me stessa, improvvisamente e senza ragione.

Per un alcolista, il bere dopo sei anni di sobrietà, è il ritorno al suicidio e io ho bevuto proprio per uccidermi, solo per aver pensato che qualcosa in me non va bene.

Che significato ha tutto questo?

Il rischio era più grave di quanto io pensassi, la mia natura era più fragile di quanto sia la solidità del mio pensiero, ma il programma funzionava e Dio mi aveva aiutata, perché sono stata talmente male da dirmi: “fra me e l'alcool non c'è più nulla da spartire; ho bevuto solo per me stessa, perché sono solo io a non accettarmi, a non accettare un'emozione e non conosco i miei limiti, mi ostino e mi commisero invece che crescere nel mondo e partecipare coscientemente alla vita.

Non accetto la sconfitta, ma ora so di poterla accettare, dopo questa bevuta posso ... fino a quando non riaccadrà…  Sono solo io a gestire la mia vita e tutto ciò mi sta insegnando a vivere senza capricci inutili.”

Avrei potuto chiamare qualcuno prima di bere, ma non l'ho fatto perché volevo bere, non era premeditato, era deciso per quel momento, era meditato e concluso in quel momento.

Non me ne vergogno, sono a rischio, sarò sempre a rischio finché non avrò capito che i sentimenti più pericolosi sono quelli che destabilizzano il pensiero e per me sono stati i sentimenti d'amore malsano, quelli che io nutrivo per chi non poteva condividere il mio pensiero il mio modo di agire di comportarmi, ma non è colpa mia, è solo colpa del mio atteggiamento errato nei confronti della vita e il non saperla affrontare.

Ho superato ostacoli maggiori, mentre per una banalità sono caduta anche io, come un qualunque alcolista, del resto non sono altro che un alcolista a rischio continuo.

È un'esperienza in più, molto amara e molto dura, ma ho accettato questa ricaduta gravissima, perché a monte c'era il mio desiderio di morire e quando avevo parlato di ricadute alle riunioni avevo sempre detto che se avessi riprovato non sarei più tornata, invece il programma degli Alcolisti Anonimi era dentro di me e mi stava salvando ancora.

Il giorno successivo mi sentivo esattamente come il primo giorno di astinenza e non avevo più voglia di bere, la mia mente era abbastanza devastata dalla bevuta della sera prima. Mi tremavano le mani e la pelle e chiamai un'amica che accorse prontamente per capire, per starmi vicino, per portare via il liquore rimasto, non avevo bevuto tutto  (c'era qualcosa di diverso in me, un tempo avrei bevuto tutto, quella sera no, ne avevo lasciato... forse per il giorno successivo!!! Chissà!).

Ho chiesto aiuto e mi è arrivato, se sono salva lo devo al programma, agli altri alcolisti, all’amicizia e, credo, anche a me stessa, perché la mia consapevolezza oggi si è confermata, magari sono sempre stata in astinenza e non aspettavo altro che provare a bere per dimostrare a me stessa che avevo finito di bere.

 

49 - Ricomincio a non bere

Dopo quel giorno passò un altro anno, e nello stesso mese di agosto mi ero ritrovata sola in un viaggio che doveva essere di piacere, tanto che cominciai a concedermi un bicchiere di spumante quale aperitivo prima di cena e magari una birra a pranzo. Potevo bere e non accadeva nulla. Non mi ubriacavo.

Ne parlai con la mia Maestra di Reiki e Rebirthing e lei mi disse che poteva andare anche così se non mi disturbava.

Il mio percorso spirituale proseguiva con grande fatica ed emozione, frequentavo un gruppo di rebirthing integrativo, con il quale praticavo la tecnica del respiro continuo e connesso che equilibra corpo, mente e spirito, permette alla mente di lasciar affiorare tutte le emozioni represse e le fa accettare una per volta per poi integrarle o lasciarle andare nel passato.

Respiravo una volta la settimana, l'alcool era ben presente, ma io non bevevo. Il dubbio però si era annidato dentro di me e la presunzione lo alimentava: non sono un'alcolista come gli altri, posso bere senza poi avere la compulsione.

I Fiori di Bach mi hanno dato una gran mano a distaccarmi dall'idea di bere e mi separai dall'alcool per altri nove mesi completamente.

Non si capisce bene perché un alcolista che ha smesso per tanto tempo e conosce bene il programma di A.A. torni a bere, è qualcosa che cova dentro, qualcosa che poi ci si accorge è sempre stato lì.

Il fantasma, la paura di bere, la volontà di non bere, l'allontanamento dal gruppo, tutto ciò mi è stato fatale, ma non così tanto da farmi ritornare nel buco nero e senza fondo del mio stato precedente allo smettere di bere la prima volta.

Ho avuto un compagno di percorso alcolista, poi ricaduto, che mi aveva spezzato il cuore e io, fragile e disarmata del programma di A.A. che unitamente al gruppo avevo abbandonato, ho cominciato a bere per diletto, come un esperimento, ma noi alcolisti sappiamo bene che l'alcool è una cicatrice della nostra anima e dopo averne parlato sono risultati inutili tutti gli alibi addotti.

Infatti non ci sono alibi, ho bevuto alternativamente per circa tre mesi, ma avevo intrapreso un nuovo percorso che mi sarebbe servito ad affrontare la mia dipendenza, le mie paure, la mia angoscia.

Iniziai il corso professionale di rebirthing, e scoprii di avere l'etichetta dell'alcolista, in ogni circostanza parlavo del mio alcolismo, ero protagonista.

La mia presunzione mi aveva portato a voler strafare, bevevo e non volevo essere alcolista, perché non mi ubriacavo, l'etichetta di 'alcolista' mi era utile per le mie giustificazioni comportamentali e l'autoinganno si estendeva agli altri che ingannavo dicendo di avere il controllo sull'alcool.

Gli psicologi ritengono che la dipendenza dall’alcool si può  guarire se si risana la paura di ubriacarsi. Questo ha suscitato una nuova sfida dentro di me  per cui cominciai a dirmi : "Se io non ho paura di bere non mi ubriaco, mi serve una gratificazione alcolica per essere intera".

L'inganno era sottile e pericoloso, ma continuavo a bere senza ubriacarmi.

Il modo in cui sono nata è stato determinante per la scoperta della mia dipendenza. Infatti al momento della mia nascita avevo avuto bisogno dell’intervento dell’ostetrica per poter uscire fuori e questo significa che avrei avuto bisogno di aiuto in varie circostanze della vita. Cosa che si è puntualmente manifestata poiché è sempre arrivato qualcuno ad aiutarmi quando sono stata in difficoltà.

All'atto della mia nascita, dopo un lungo travaglio durato circa 10 ore con mia madre che, all’inizio pensava di avere un semplice mal di pancia, mi sono trovata a entrare nel mondo nell'inconsapevolezza più completa, con mia madre che non capiva che io volevo uscire da lì per guardare fuori. Quando si rese però conto di quello che le stava accadendo fece chiamare l'ostetrica, donna autoritaria e decisa, che ha dovuto intervenire all'ultimo minuto per permettere alla mia testa di posizionarsi in modo da poter superare il canale uterino ed uscire nel mondo, ebbene questo aiuto ha determinato la mia mappa del mondo: se voglio uscire allo scoperto ho bisogno di qualcuno che mi tiri fuori, mi serve una mano che mi apra la strada altrimenti posso rimanere nell'inconsapevolezza per anni, così come lo sono stata con l'alcool nel periodo precedente.

Il fantasma c'era, ben visibile e facevo una fatica consapevole a non bere ma avevo deciso di ricominciare a non bere, perché quando mi sono resa conto che, se non l'avessi fatto, sarei ripiombata nel baratro dell'inconsapevolezza, qualcosa mi ha fermato, il messaggio della mia Maestra, di Maghy, il loro affetto così sincero e la loro stima per le mie qualità che stavo perdendo un'altra volta, non perché mi ubriacassi, ma perché stavo perdendo l'interesse per la vita e il consiglio fu :"Flo, ritorna dagli A.A., forse loro ti possono aiutare!"

Avevo firmato un patto quel giorno stesso: sarei ritornata a frequentare i gruppi di A.A. e lo mantenni.

Era il 21 marzo 1997

Avevo raggiunto lo stato di morte interiore, in cui tutto si ferma, le porte sono chiuse, il cammino non si vede più, la disperazione riempie l'anima e la volontà si spegne insieme ai pensieri e ai sentimenti.

Così decisi di lasciarmi morire e il metodo più piacevole anche se lento era di rientrare nel tunnel dell'alcool, ma quella volta era più dura, A.A. era dentro di me, e il libro dei dodici passi del programma attirava continuamente la mia attenzione dal suo posto in libreria, rappresentava il blocco, lo stop ... io lo evitavo accuratamente.

Se poi  ho deciso di ricominciare a non bere è grazie alla comparsa del fantasma, la mia dipendenza che ho potuto affrontare con qualche strumento in più.

Ho smesso di parlare del passato, perché sono diventata una persona diversa, una persona che sa di avere una dipendenza e che la sta lasciando andare, la compulsione si arresta se è dichiarata apertamente, il desiderio si placa con un bicchiere di acqua calda, ho così scoperto ...l'acqua calda.

Ho iniziato a lavorare sulla mia personale straordinarietà accettandola e mi sono ritrovata ad essere una persona eccezionale tanto da non capire più qual era la normalità, secondo il mio concetto che non esiste la normalità, ognuno è diverso e ognuno vive nella sua realtà diversa da quella di tutti gli altri.

Ho iniziato a lavorare sull'accettazione della normalità e mi sono convinta che i vincoli sociali, neurologici e individuali possono essere modificati lasciando manifestare le differenze in ogni gruppo e per ogni persona dando l'importanza a tutti per quello che si valutano senza giudizio e nella condizione di essere diversi anche nell'uguaglianza.

Il mio problema personale, quello dell'alcolismo, mi ha portato a capire di essere uguale a tanti altri e diversa da altrettanti, e da qui la differenzazione del contesto: quando sono nel gruppo di A.A. sono uguale agli altri, non ho cognome, non ho titoli professionali, mentre quando sono nei gruppi di rebirthing sono un individuo con grandi capacità spirituali fra cui l'alcolismo che mi ha dato la possibilità di differenziarmi e accettarmi per quella che sono con tutti i limiti della mia dipendenza che ora posso accettare per liberarmi dalla compulsione.

L'esercizio del rebirthing mi ha permesso di affrontare l'alcool in un modo diverso, prima con la presunzione di poterlo controllare, poi con la resa alla dipendenza che mi permette di sentire il desiderio alcolico che viene accettato dalla consapevolezza di essere un'alcolista, quindi facente parte di un gruppo di molti che hanno la stessa dipendenza e che si riuniscono per parlarne al fine di non esserne più schiavi.

Il Rebirthing mi ha insegnato a non avere paura di bere e quindi ho bevuto e ho scoperto che la paura di bere fa venire voglia di bere, ma il lasciar andare la paura provoca l'abbandono della resistenza all'alcool e quindi ho smesso di bere.

Ho scoperto che  quando arriva la compulsione è perché sto resistendo a qualcosa che voglio fare e preferisco perdere la consapevolezza per evitare di fare o rinviare. Se io ho paura che berrò ancora inevitabilmente la mia mente si metterà in moto per dimostrami che bere fa male al mio corpo e che tornerei nel buco nero in cui ho vissuto per anni e mi convincerà fino al punto di farmi bere ancora, per dimostrarmi che è vero che bere mi fa male.

Mentre, se stacco la mente dalla compulsione affermando che il mio desiderio di bere è dato dalla mia mappa del modo per cui ho sempre risolto i problemi nascondendomi o fuggendo dalla responsabilità della vita, divento libera di non bere e non mi sento costretta a non bere.

Ho così potuto togliere l'etichetta di alcolista perché nel contesto di A.A. faccio parte di un gruppo in cui l'alcolismo non è un'etichetta, ma un modo di stare insieme, un punto in comune e  nel contesto più grande della società totale, accetto la mia condizione di alcolista non dichiarandola, evitando quindi che diventi il mio alibi per essere protagonista o vittima a seconda delle circostanze tutto e solo per essere il centro dell'attenzione.

Posso affermare che Rebirthing ha fatto comparire un fantasma e lo ha reso visibile, il desiderio di bere c'è, ma fintanto che lo reprimo rimane latente, mentre se lo affronto con consapevolezza riesco a convivere con maggiore capacità di non pensare al bere.

Non è ignorando di “non bere” che ci si allontana dalla dipendenza, ma con la consapevolezza del desiderio di bere si accetta di non reprimere e si scopre che il desiderio alcolico deriva da una voglia di inconsapevolezza e da qui nasce la libertà di stare coi piedi per terra.

Inoltre, aumentando la tolleranza aumenta la dipendenza fisica e il mio organismo mi ha manifestato chiaramente di non gradire l'alcool e io l'ho ascoltato.

Adesso, sono sobria da tempo e conservo la mia parte alcolica all’esterno della mia personalità, la sento presente e mi tiene sveglia, posso convivere con lei, ma è separata da tutte le altri mie parti sane che mi aiutano a stare nella sobrietà.

Il cammino è lungo, molto lungo e le ricadute fanno parte di questo percorso, per cui non accusate l'alcolista in recupero di essere fragile, sostenetelo e aiutatelo a vivere anche la ricaduta con amore, con comprensione, l'alcool è una "brutta bestia", chi lo ha provato lo sa bene e non è così facile abbandonarlo, bisogna stare sempre all'erta e ciò costa fatica.

È necessario separarsi dalla propria parte alcolica, ma non si può evitare di tenerla con noi, fa parte della nostra vita, del nostro karma, va tenuta a bada e gli strumenti ci sono, basta utilizzarli ogni giorno ed è necessario condividere con altri per poter vivere nella consapevolezza.

Quando mi viene voglia di bere mi chiedo: "Da cosa voglio fuggire? Cosa voglio reprimere? Cosa temo di tanto grave da voler perdere coscienza?" sembra facile, troppo facile, ma lo è e soprattutto è utile a non fermarsi di fronte agli ostacoli e di fronte alla propria realtà.

Qualcuno mi critica per essere uscita allo scoperto, non vengo accettata da tutti gli A.A., perché ho mostrato la mia faccia in pubblico e ho dichiarato di far parte di A.A., mi dispiace di aver offeso queste persone, ma se nessuno esce allo scoperto come fa la gente che non conosce a capire che ci si può recuperare davvero e parlarne?

Non voglio fare protagonismo, mi piace dare messaggi chiari, voglio salvare me stessa e, se posso, qualcun altro che, leggendo la mia esperienza, raccolga il mio messaggio di speranza a tutti coloro che sono convinti di non potercela fare.

Grazie.

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