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Parte 9

 

42 - La mente

Ho letto che la mente umana è fonte inesauribile di energia, che, se sfruttata a modo, dà ottimi risultati. Nelle meditazioni riesco ad estraniarmi da tutto quello che mi circonda mi concentro sul respiro col metodo pranayama e vivo momenti di vera pace interiore.

In cima al mio viaggio mentale trovo sempre Dio, che mi illumina e mi sento pronta ad andare avanti sostenuta dalle forze dell'universo, dove non arrivo io, arriva Lui, quel Dio, che ha messo dentro ogni uomo un pezzettino di sé e nel mio pezzettino trovo il coraggio di seguire le leggi della vita, così grande e così bella.

Scopro la magia del pensiero che vive tutto insieme: passato, presente e futuro. Durante l'inverno del 1990 ha fatto un freddo polare ed io ero molto ben coperta, un giorno ebbi l'intuizione di dire:

“Quest'estate farà molto caldo, ma per me, che ho tanto freddo, non sarà tale, perché mi compenserà del gelo di adesso.” Sembrava una barzelletta, eppure oggi, luglio 1991, che ci sono 39 gradi, io non soffro, ma vivo questo caldo con calma e lo trasformo in piacere di godermi l'estate. Sudo anch'io, ma non mi sventolo continuamente e non provoco quindi ulteriori reazioni di accaldamento. Questa non è superstizione, né magia, è solo il voler vedere la vita da un angolo diverso.

Ricordo, subito dopo la nevicata del 17 aprile 1991, d'aver scritto questi pensieri un po' folli:

*«Adesso scrivo 
qualcosa di spiritoso: ALCOOL!, io non ne prendo, ho esaurito le scorte corte e adesso non bevo più.
E i pensieri si snodano nella mente a labirinto, che il cervello non riesce neanche più a contenere.
Ho fatto un sogno, che mi è sembrato talmente vero d'avere il dubbio che non fosse un sogno o forse ho vissuto una realtà talmente bella da sembrare un sogno.
Ma devo abituarmi a sognare la realtà o viverla come fosse un sogno?
È una domanda plausibile?
Si, senza alcool, si! Certamente si!
Sto godendo un attimo di sensazione d'irreale e vorrei essere nella mia grotta sulla Luna e forse ci sto andando.
Che confusione!
I treni sono in ritardo e io devo prendere l'ultimo.
Dove andrò?
Perché non mi sdoppio?
Perché devo stare tutta intera qui, seduta a scrivere?
Perché non posso volare sul soffitto?
Non ne varrebbe la pena, è talmente basso!
Se vado fuori fa freddo.
Starò qui ad aspettare l'estate che torna a vedere se tutto cambia, perché tutto rimanga uguale.
Il tormento è sempre uno e spezzerò la catena per riagganciarla quando sarà il momento.»*

Un esempio di fuori di testa senza alcool né farmaci, che non ha portato alcuna conseguenza negativa.

Per quello che riguarda i sentimenti e le emozioni, tra gli alcolisti esiste un sottile condizionamento, che talvolta mi dà fastidio. Qualcuno suppone che l’alcolista in recupero da poco tempo non sia in grado di amare un partner, perché non ha sufficiente sobrietà o lucidità per definire e vivere l’amore.

Oppure qualcuno suppone che, quando l’alcolista in recupero sta male, è solo perché avrebbe voglia di bere e sta facendo fatica a stare lontano dall’alcool.

A volte invece venivo zittita, perché  avevo parlato troppo e, secondo me se parlavo troppo avevo bisogno di sfogarmi, invece, secondo qualcuno, voleva dire che non ero  sobria.

Queste critiche mi scoraggiavano perché dovevo sempre mettere davanti a tutto il fatto che io sono un'alcolista e questo non potrà mai cambiare.

Mentre vivevo senza alcool, mi sentivo come un'adolescente alla prima esperienza e allora perché non potevo scoprirla a poco a poco, con lo stupore dell'ingenuità?

Perché distruggermi tutto davanti con la fatidica frase: “Ma tu, non devi dimenticare che sei un'ammalata!”

Gli altri non potranno mai accettarci, se noi stessi non ci accettiamo come persone recuperate, con una vita davanti da vivere e da scoprire di giorno in giorno. Non avrebbe potuto diventare un alibi il fatto di essere un alcolista?

Perché avrei dovuto considerarmi sempre una persona dalla mente un po' distorta?

Mi rifiutavo di pensare di non poter commettere un errore da sobria, perché sarei stata considerata poco sobria.

Quando le persone, che non  hanno il problema dell’alcool, commettono degli errori sono considerate stupide o incapaci, quando un alcolista in recupero commette un errore è considerato “poco sobrio”. Questo diventa il “vantaggio” che aiuta a non considerarsi dei falliti, ma anche “l’alibi” di essere in recupero per cui si richiede maggiore tolleranza e comprensione e, in tal modo, non si cresce in sobrietà, ma in autocommiserazione.

Quando l'alcool smette di essere un'ossessione o se ne parla senza esserne turbati oppure non se ne parla affatto e questo è il campanello di resa totale ovvero accettazione della sua esistenza fuori della nostra vita.

 

43 - La voglia di bere

Il desiderio di bere non passa, rimane dentro e prende il sopravvento all'improvviso, ma la certezza di non voler più bere vince, quando il piacere di voler vivere supera quello di voler morire.

Quando scatta la voglia di bere, e a volte mi succede, penso a quanto era buono un certo vino o un certo liquore e decido che il mio desiderio è soddisfatto. Avere voglia di bere fa parte della malattia, è un fatto normale, l'importante è trasformare la voglia di bere in voglia di vivere lucidamente anche quel momento lì.

Se mi veniva voglia di bere, davo per scontato che fosse  normale, ma mi chiedevo: “perché ho voglia di bere?

Ho voglia di gustare qualcosa di alcolico o voglia di sballare di testa?

Ho voglia di annullare me stessa o non ho voglia di affrontare la realtà?”

E scoprivo che la voglia di alcool non è mai fine a se stessa, nasconde sempre quel qualcosa, che poi fa crollare, se non si affronta serenamente subito la situazione.

Mi veniva voglia di bere, quando, dopo una lenta giornata di lavoro anche soddisfacente, mi sedevo sul divano e mi rilassavo. Diventava una gratificazione e mi dicevo: “Berrei volentieri un buon bicchiere di champagne!” e mi rispondevo: “non è il caso di rovinarsi un momento così bello di relax, per annebbiarsi la mente e finire di godere quell'attimo con una inutile bevuta.”

Trasformavo quel tipo di gratificazione in soddisfazione di aver compiuto il mio dovere con piacere ed avevo la mente pronta a non lasciarmi andare

Quando invece mi prendeva la voglia di andare fuori di testa dicevo: “Una bella sbornia dura sarebbe un toccasana!” e la risposta era: “Cosa farei domani, se oggi andassi fuori di testa con l'alcool? Non potrei più tornare indietro e non starei più qui a sognare un’ ubriacatura , che mi riporterebbe al buio senza darmi modo di capire, perché l'ho fatto.”

Mi nascondevo dal desiderio di aver voglia di bere per paura di affrontare la realtà o per annullare me stessa, mi sembrava di essere sempre attenta.

Mi stavo sforzando di accettarmi. Non avevo più bisogno di annullarmi nell'alcool, mi piacevo così com’ero, anche se i miei tormenti intimi affioravano, ma ogni giorno trovavo il sistema di superarli.

Comunque comprendevo il funzionamento di quella malattia, che chiarisco con un esempio facile.

Tutte le domande che mi ponevo io sul perché avevo voglia di bere, non se le sarebbe poste una persona, che non ha il problema dell'alcool.

I non alcolisti bevono o non bevono senza avere conseguenze, ma gli alcolisti in recupero, anche quelli che si ritengono “guariti” hanno sempre l'attenzione rivolta al “non bere”. È questa malattia dell'anima, che porta alla malattia fisica e, purtroppo, è una malattia controllabile, ma inguaribile. Si fa spesso il paragone col diabete, che si può tenere sotto controllo, ma non guarisce mai e va accettato per quello che è, da chi ne è colpito.

La nostra anima sarà sempre guardinga nei confronti dell'alcool o delle altre dipendenze del tipo farmacologico, la nostra anima sarà sempre alla ricerca di quel qualcosa in più, per questo siamo sempre a rischio, perché, anche quando saremo riusciti a sradicare la dipendenza dall'alcool, non potremo permetterci di considerarci “guariti”.

Affioreranno spesso i dubbi del “sono o non sono un alcolista?”, soprattutto col passare del tempo, perché ci si dimentica di aver cambiato stile di vita al nostro vecchio essere.

 

44 - Le emozioni

Per questo devono nascere dentro di noi il senso di libertà, di autostima, di responsabilità della nostra vita e la buona volontà ci aiuta ad aiutarci.

Stavo imparando ad affrontare i problemi uno per volta nell'arco di ventiquattro ore, scoprivo che nell'universo ci sono tanti valori naturali, a cui vale la pena di pensare ogni giorno, almeno un attimo: il segreto della natura, che si svela davanti a noi in ogni istante. Veder crescere i figli, ogni giorno e ogni giorno scoprire che c'è qualcosa di nuovo da dire, veder scodinzolare il cane e capire che anche lui fa parte della vita, guardare un temporale o un bel tramonto e pensare che è tuo e ne vivi le manifestazioni.

Anche la rabbia è un'emozione, un'emozione forte, che, durante il periodo alcolico, affiorava pian piano, man mano che bevevo e sfociava regolarmente in un disastro atomico: rottura di piatti e stoviglie varie, lacrime, urla e talvolta ceffoni per finire. Mentre ad un certo punto la rabbia era vissuta come sfogo consapevole di uno stato d'animo sereno, turbato da un fattore esterno. Non c’era più bisogno di piatti rotti e neppure liti sfrenate, bensì una profonda amarezza tenuta a bada dalla ragione e qui mi accorgevo di non esagerare, quando riuscivo a tenere a bada un istinto violento, che normalmente, anche in gente comune, trascende.

Stavo male dentro, ma sentivo di poter vivere anche la mia collera, senza annegarla nell’alcool.

Potevo alzare la voce, ma l'ira non mi faceva perdere il controllo della situazione e nemmeno mi annebbiava la mente in maniera tale da farmi agire sconsideratamente.

Al mondo, nulla è irrimediabile, quando si impara a far funzionare la mente in modo equilibrato.

E sempre mi rivolgevo a Dio, entrato in me, e mi sentivo aiutata e confortata. Il desiderio di cambiare era vivo in me, ma, da dove cominciare?

*«Gesù, fammi rinsavire.
Il buon senso, che non ho mai avuto, dovrebbe sfiorarmi una volta o l'altra.
Gesù, proteggimi da questa angoscia, che mi fa fermare il cuore!
Solo per oggi non ho bevuto e oggi sono tanti giorni in cui tu mi stai accanto.
Amami come sai e infondi nel mio cuore il coraggio e l'umiltà di stare con te e di essere consapevole di sbagliare per l'ennesima volta.
Ricostruisci in me il valore della dignità, la coscienza, abbatti la presunzione e l'orgoglio.
Tieni una mano sulla mia testa e schiacciami!
Perdonami di essere tanto vile da non voler affrontare le situazioni velenose e insidiose.
Gesù ti amo!»*
 

45 - L'instabilità

Ero ancora tanto fragile, avevo molte perplessità, non sapevo decidere cosa fare della mia vita. Ero alla ricerca della pace interiore, che riuscisse a far conciliare il bene con il male. Qual era il confine? Quello che era giusto per me poteva non valere per gli altri e quello che facevo io avrebbe potuto ferire gli altri. Produrre armonia e benessere in me, voleva soprattutto dire trasmetterlo agli altri, a coloro che mi amavano, ma era sempre difficile rinunciare a qualcosa che mi piaceva. Nella mia testa c'era ancora una sana, almeno questa volta, confusione e stavo cercando d'imparare a guardare, ad ascoltare e imitare coloro che mi stavano intorno.

Il confronto con gli altri non finisce mai.  Ero spaventata dalle cose che non conoscevo, perché avevo paura della verità quindi mi rifiutavo di affrontare le difficoltà.

Le battaglie si vincono una per volta!

*«Ho seguito il pensiero 
del vento e mi sono persa nel suo vortice infinito, volando dietro di lui senza meta.
Il mio coraggio si è sciolto nell'acqua di una pozzanghera ed ha lasciato il posto alla paura.
Un cane arrabbiato abbaia ed è l'unico rumore della notte e, quando il sonno mi prenderà, non ci sarà nemmeno spazio per il sogno ed anche il mio cuore dormirà.
Il mio pensiero rumoroso batte nella mente e non permette alla pace di entrare nel mio silenzio.
Vorrei capire il vuoto in me e riempirlo di allegria, che comunque si spegnerebbe subito.
In un lungo viale di terra battuta non vedo la fine e mi volto indietro, ma ho il sospetto di avere un muro alle spalle e non riesco neppure ad andare avanti.
Non mi basta più la luce del sole e il colore delle cose, non mi basta più vivere solamente, non mi bastò più io.
La montagna diventa sempre più alta e sempre più irta, non ne vedo la cima, ma so che è li.
Sono appesa ad una corda ed i problemi degli altri non mi interessano neanche più, mi sento vuota e sconsolata, ma so che è il mio egoismo a prevalere.»*

Dovevo smussare gli spigoli del mio carattere, per vivere ogni momento di gioia o di smarrimento come fatto naturale, senza particolari esaltazioni.

Il futuro è già in noi, così come il passato è in noi ed era così che volevo vivere il presente, distaccandomi dagli eventi dolorosi e preparandomi il terreno fertile, su cui far crescere la sobrietà.

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